I libri di quando ero bambina – #non ditelo ai grandi

Non è facile decidere quale, più di altri, è stato il libro che ha segnato la mia infanzia.

Ci sono stati i libri di avventure di mio padre, per esempio. Edizioni degli anni 40 e 50 di Salgari, Verne, Wells. Fantascienza, viaggi ai confini del mondo, e figlie di corsari assai combattive hanno nutrito la mia immaginazione e scalzato qualunque Cenerentola. Poi c’è stata Pippi, che per me era una bambina in carne ed ossa, che abitava al piano di sopra, si faceva chiamare Maria Laura e aveva un’idea balzana per ogni giorno dell’anno. Con Astrid Lindgren ci sono cresciuta, dai Fratelli Cuor di Leone ad Emil fino a Kati e Britt Mari, libri che lei aveva pensato per le sue nipoti  ”ragazzine” (ma ragazzine svedesi, quindi assai emancipate). Poi c’è stata Jo, ovviamente, paradigma femminile e sentimentale di tutta la mia generazione.

Però nel tempo, e soprattutto negli ultimi anni, mi rendo conto che un libro, in particolare, ha segnato tutta la mia vita, la mia coscienza ed il mio immaginario. E questo libro è “Quando Hitler rubò il coniglio rosa” di Judith Kerr.

Siamo a Berlino, primi anni ‘30. Hitler è cancelliere del Reich ma non ha ancora preso il governo assoluto e l’antisemitismo è strisciante, ma non ci sono ancora le leggi razziali. Anna è una bambina ebrea, ma la sua famiglia, intellettuale e benestante, non si è mai posta il problema della religione. E’ il resto del mondo che le fa prendere coscienza della sua diversità, quando il padre, per le sue idee e la sua origine, è costretto a fuggire, e lei, con la madre e il fratello Max, poco più grande, deve raggiungerlo. Comincia un viaggio senza fine  dalla Svizzera alla Francia per poi approdare a Londra, in un’Europa dove è sempre più difficile trovare scampo.

Ogni volta c’è un ambiente diverso a cui adattarsi, una lingua da imparare, e scopre a sue spese cosa vuol dire essere aiutati, ma anche rifiutati.

Per me Anna è stata la prima delle ragazze della Shoah che ho incontrato sui libri. Tra lei, Anna Frank, e Anna Weiss della serie Tv Olocausto, mi sembrò che chiamarmi Anna anche io fosse una specie di segno del destino, e che in qualche maniera anch’io c’entrassi qualcosa con quel dolore e quella ingiustizia. Non mi sentivo spettatrice ma protagonista, in qualche modo, coinvolta in prima persona.

E mi rendo conto che uno dei poteri della letteratura è proprio questo, farti identificare con l’altro, far cadere le barriere, vivere un’altra vita, mille altre vite, con altri occhi e altro cervello. Da allora ogni storia di fuga, di discriminazione, di perdita della propria libertà mi ha ricordato la storia di Anna.

Lo ha fatto anche qualche mese fa, quando ho conosciuto una famiglia egiziana costretta a lasciare la propria vita tranquilla, ordinata, benestante, perché il padre aveva scritto degli articoli compromettenti.

E allo stesso tempo lo ha fatto, gioiosamente, ogni volta che ho cambiato paese. Perché nella tragedia Anna ha uno spirito leggero, curioso, e voglia di vedere altro. E la passione per le lingue e le storie, che costituiscono per lei (come per me) il grimaldello per entrare in qualsiasi mondo nuovo, per quanto ostile.

Così l’altra sera, mentre cercavamo un libro da leggere con Giovanni, gli ho proposto “il coniglio”, come lo chiamiamo adesso, che conservo ancora nella vecchia edizione BUR di quando ero bambina. Così di nuovo Anna ci accompagna in questa fase nuova, tra la presa di coscienza e la leggerezza del viaggio, e con lei appena arrivata a Parigi impara, come feci io alla sua stessa età, le prime parole di francese.

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Questo post fa parte un progetto di comunicazione legato alla  La settimana del libro per ragazzi nel corso della Bologna Children’s Book Fair. Dal 22 al 27 marzo il padiglione 33 della Fiera è aperto al pubblico e alle famiglie alle famiglie con eventi, laboratori, incontri, mostre e una gigantesca libreria internazionale dove poter sfogliare (e comprare) le ultime novità in fatto di editoria per bambini.

Sarebbe bello se altri scrivessero e diffondessero, su blog e social network, i titoli che hanno segnato la loro infanzia.

Il nome scelto per l’evento è Non ditelo ai grandi, dal titolo del saggio sulla letteratura per ragazzi di Alison Lurie  Don’t tell the Grown-Ups: The Subversive Power of Children’s Literature. E’ l’hashtag su twitter #nonditeloaigrandi