Quello che resta lo dicono i poeti: “I giusti” di J.L. Borges

Un uomo che coltiva il suo giardino, come voleva Voltaire.
Chi è contento che sulla terra esista la musica.
Chi scopre con piacere una etimologia.
Due impiegati che in un caffè del Sud giocano in silenzio agli scacchi.
Il ceramista che intuisce un colore e una forma.
Il tipografo che compone bene questa pagina che forse non gli piace.
Una donna e un uomo che leggono le terzine finali di un certo canto.
Chi accarezza un animale addormentato.
Chi giustifica o vuole giustificare un male che gli hanno fatto.
Chi è contento che sulla terra ci sia Stevenson.
Chi preferisce che abbiano ragione gli altri.
Tali persone, che si ignorano, stanno salvando il mondo.

(Jorge Luis Borges ”La cifra”.  Trad. dallo Spagnolo di Domenico Porzio collana Lo Specchio,  Mondadori 1982)

Sempre, nel giorno della memoria, mi torna in mente questa poesia di Jorge Luis Borges, che lessi per la prima volta anni fa e alla quale, ohni tanto, aggiungo un rigo tutto mio, tanto che a volte mi dimentico che è sua, e la ripeto in testa con parole tutte diverse.

La condivido perché ognuno aggiunga i  giusti che ha avuto la fortuna di conoscere.

Bookmark and Share

La scuola media a tavola

Siamo in crisi. Non io direttamente, o sì io per altre cose almeno, ma è in crisi mio figlio, ed io di conseguenza, perché mi tocca parare i colpi, essere paziente e dare pure qualche risposta.

Di solito a tavola, mentre azzanna il pranzo come se non mangiasse da secoli, al ritorno da scuola.

Dicono che la scuola media sia l’anello debole del sistema scolastico italiano, che andrebbe riformata, modernizzata. Parlano di crediti, di competenze, di esami finali.

Con Federico, a pranzo, parliamo soprattutto di come si sente lui, di come la vede lui la scuola. Vengono fuori cose che forse non interessano ai tecnici ministeriali, ma che sono lo specchio di come vadano le cose da queste parti, in un qualunque quartiere quasi periferico di Roma.

La cosa che ha capito da tempo, per esempio, è che a scuola ci sono due gruppi: i buoni e i cattivi. Nei buoni sono compresi quelli che hanno la sufficienza, non importa quale. Nei cattivi gli altri. La prima media serve a recuperare chi nel secondo gruppo ha qualche possibilità. Non si boccia quasi mai in prima, ma si assegna un cartellino giallo, una sorta di aura negativa che pesa sulle teste di alcuni. Arrivati alla seconda media, il cartellino comincia a pesare come un masso, perché in terza bisogna arrivarci bene. C’è l’esame alla fine e basta rallentamenti.

La seconda media è critica perché spesso sono gli stessi ragazzi che si assegnano da soli il cartellino giallo. Sono in genere quelli che arrivano con poche nozioni di grammatica, un italiano approssimativo infarcito di dialetto, situazioni familiari scombinatissime. Camminano in equilibrio su un filo sottilissimo, desiderosi di punti di riferimento. Se li trovano, si appoggiano e trovano lo stimolo per rientrare nel sistema, altrimenti il sistema lo irridono. Scoprono che a fare i buffoni e gli smargiassi non si perde niente rispetto a quello che hanno già perso, ma in compenso si guadagna stima e ammirazione dai compagni, che a quest’età sono sensibili ad ogni forma di vanteria.

La paura che la categoria dei cattivi faccia perdere punti al proprio bravo ragazzo rende i genitori delle medie sospettosi e classisti. Al momento dell’iscrizione (che cade in questi giorni) ne senti di tutti i colori, e scopri che esiste una realtà di cui non sapevi nulla: le classi blindate. Nessun dirigente scolastico lo ammetterebbe mai, ma in alcune scuole le classi blindate esistono eccome. Basta scorrere i nomi dell’appello. Per esempio non trovi mai stranieri.

Il fatto è che in molti sono convinti che la presenza di ragazzi stranieri in classe sia un problema. L’esperienza insegna il contrario. A parte il fatto che spesso il concetto di straniero è relativo, visto che molti di questi ragazzini sono nati a Roma e ti tirano dietro i morti esattamente come gli altri, non è che nelle loro case si parli peggio italiano di come lo sento parlare nelle case dei “nativi”. E in genere sono più responsabili, maturi, e vogliosi di riscatto. Sanno che per loro niente è scontato.

Però i genitori delle medie sono più contenti di sapere i figli nelle classi blindate. E molti professori, di tutta questa diversità, complessità e apertura sul mondo,  non sanno che farsene. Un tesoro sprecato.

E ogni giorno a tavola ascolto le lamentele di un dodicenne che dice che a scuola si annoia, che vorrebbe fare altro, approfondire questo o quello che però non sono nel programma. In parte ha ragione. In parte, ve l’ho detto, sono tutti un po’ sbruffoni a questa età, e si sentono migliori del resto del mondo. Li devi capire, ascoltare, ma devi anche essere più avanti di loro in quello che piace a loro, perché altrimenti ti guardano come un capitello corinzio, una cariatide ammuffita, e hai finito.

Smarriti, insopportabili, egoisti e fragilissimi, in una stessa classe trovi il bambino e quello che sembra un uomo, mentre le ragazze sono avanti, avantissimo, eppure a ricreazione giocano a battimani.

Non li invidio i professori delle medie. Il loro è un compito difficile. Però a volte a parlarci ti sembra che vivano in un mondo tutto loro, dove contano più i consigli di istituto della vita reale.

Non sanno niente di internet, dei film, dei libri, della musica. Che invece è il vero mondo di questi ragazzini. Più vero delle famiglie. Più di se stessi.

Di crediti e competenze non ne so niente. Quello che so è che in questa delicata età di passaggio la cosa peggiore è che perdano l’autostima, la fiducia nel mondo adulto, nella possibilità di trasformarsi, essere educati, fare in futuro qualcosa che li faccia essere soddisfatti di ciò che sono.

Ogni giorno a pranzo invito Fede alla resistenza. Gli dico di trovarsi altro, fuori, se a scuola non trova niente. La scuola però, deve rispettarla. Nella vita non sai mai dove capiti, e devi capire quando è il tempo di adattarti, agire di diplomazia o fare Masaniello.

Per ora riponiamo le speranze nel liceo, poi si vedrà.

Bookmark and Share

In giro con i bambini: le Domus romane di Palazzo Valentini

Non è una novità che cose interessanti possono diventare ancora più interessanti se presentate bene. L’archeologia non fa eccezione a questa regola. E soprattutto per bambini e ragazzi la presentazione è fondamentale. Per loro, in fondo, quelle che noi guardiamo con occhi incantati sono pietre, e anche piuttosto brutte e disposte in malo modo.

Riuscire a dare loro l’idea che quelle pietre sono la traccia di persone, magari di bambini come loro vissuti centinaia di anni fa, non è cosa facile. Per cui se siete a Roma in vacanza, o ci abitate e per una volta volete dare una scossa ai vostri pigri week-end, vi consiglio di non perdervi la visita delle Domus Romane di Palazzo Valentini.

Si prenota on line, o al numero +39 06 32810 (7,50 gli adulti e 5,50 i bambini, ma ci sono riduzioni per i possessori di tessere varie,  controllate) e poi ci si presenta all’ora stabilita all’ingresso di Palazzo Valentini, storica sede della provincia, in via IV Novembre 119.

Accompagnati da una guida, scenderete nei sotterranei, dove è stato allestito un camminamento che vi porterà a scoprire le domus che si trovavano in questa zona. Attraverso un pavimento trasparente è possibile vedere le terme della domus, la palestra, le varie stanze, e anche le diverse stratificazioni che si sono succedute nel tempo.

Ma non vi limiterete a vederle, le rivivrete. infatti un sistema di proiezioni vi farà apparire una finestra nel punto in cui era situata al tempo in cui gli abitanti della domus passeggiavano nel cortile interno (e li vedrete passeggiare nel cortile esterno), affreschi e pitture sulle pareti e sul soffitto, l’acqua nella piscina dove i romani facevano il bagno. Sentirete le voci dei bambini che correvano sulle scale, o che giocavano nella palestra. Assisterete ad un terremoto, vedrete ricostruire mosaici e scoprirete tutto sul riscaldamento delle terme o sui sistemi di costruzione in epoca medievale.

Il tutto sarà accompagnato dalla voce di Piero Angela, che uno degli ideatori del progetto. In pratica vi sembrerà di stare dentro una puntata di Superquark.

Ve lo consiglio per i bambini a partire dagli 8 anni, ideale ovviamente per quelli di quinta che cominciano a studiare storia romana, ma bellissimo anche per i più grandi.

Se poi avete a carico un dodicenne, sappiate che anche lui si divertirà, anche se alla fine della visita negherà in tutti i modi che anche un solo minuto della visita gli sia interessato. Ma quello non dipende dalle Domus Romane ma dall’età. Lo sapete, no?

Ideale in questo periodo perché è al chiuso. Anche in estate però, portatevi un golfino, che è terribilmente umido.

La chicca finale è che si entra nel bunker che Mussolini si fece costruire qui sotto per nascondersi. Molto suggestivo. ( Se vi interessano in bunker sappiate che ce n’è un altro a Villa Torlonia). Alla fine c’è un passaggio obbligato al bookshop, quindi preparatevi alla richiesta di qualunque cosa e pensate in anticipo ad un’alternativa convincente per i pargoli.

Se andate, fatemi sapere se vi è piaciuto, e che ne pensate.

Io intanto preparo la prossima gita.

Bookmark and Share