maschi contro femmine

Di ritorno da campo scuola i miei figli sono tornati più maturi, indipendenti e consapevoli.

Parlando con loro ti rendi conto che hanno fatto molte esperienze, e che sanno tantissime cose in più.

Quasi tutte, a dire la verità,  riguardano barzellette zozze e parolacce, ma ce ne sono alcune (poche) che riguardano i fatti della vita.

-Mamma, ti devo dire una cosa, se non ti offendi – ha detto Figlio Filosofo.

- Offendermi? perché dovrei offendermi? – ho risposto temendo il peggio.

- Al campo scuola abbiamo fatto una gara maschi contro femmine…

- Che gara?

- Una gara con  un sacco di cose…salto in alto, pallavolo, tiro alla fune, corsa, quizzone…

- Quizzone? tipo con le domande?

- Sì con le domande… e insomma alla fine hanno vinto le femmine.

- E qual è il problema? A te dà fastidio che abbiano vinto loro?

- No , non è questo. E’ che appena hanno vinto hanno cominciato a dire “abbiamo vinto noi, vi siete fatti battere da delle femminucce” …. Io non capisco. Stanno sempre a vantarsi che sono forti, che sono brave, che sono le migliori. Si arrabbiano quando qualcuno dice che sono inferiori ai maschi,  e poi però quando vincono invece di pensare che è normale (visto che sono le migliori) ci prendono in giro perché ci hanno battuti. Praticamente è come se fossero razziste nei confronti di loro stesse. Ma tu che ne pensi?

E che devo pensare? Penso che è proprio così, e non avrei saputo dirlo meglio.

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Una collana, una storia: perle di vetro

Questa collana l’ho ricevuta in regalo per un compleanno.

Sono state tre amiche a regalarmela.

Uno di quei piccoli gruppi che si formano nella socialità scolastica e di quartiere, sulla base dell’entusiasmo di condividere il quotidiano e forse anche di darsi un po’ di supporto reciproco.

Questi legami somigliano ai fili che tengono unite le perle. Da soli sono fragili, insieme reggono il peso.

Nel tempo però  i fili della mia collana hanno cominciato a farsi più sottili, e a scappare da ogni lato.

Ho provato a mettere un rinforzo, ad arrotolarli più stretti, ma non è servito.

Anche con quelle amiche è stato lo stesso.

I legami più veri sono quelli che resistono alle prove, al tempo, alle mani che strappano, alle cadute, alle dimenticanze sul comodino e nella borsa.

Gli altri durano il tempo che impieghi a ricordarli attraverso una perla di vetro, e poi basta.

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Il papà algebrico

- Mamma?

- Sì piccolo power, dimmi

- Ti faccio un gioco coi numeri

- No, con i numeri nooo!

- Sì dai pensa un numero…compreso tra uno e due

- Come tra uno e due, che gioco è?

- Dai pensa

- Va bene…. ho pensato..

- Ora aggiungi 6

- 6?.. fatto

- Scommetto che ti è venuto o 7 o 8, è vero?

- 7 o 8? certo che mi è venuto o 7 o 8. ah ah sì, bravo, che furbone che sei, dai vai a fare questo gioco anche a papà…

- Papà?

- Sì piccolo power dimmi

- Ti faccio un gioco coi numeri

- Che bello, coi numeri, sì, dai!

- Pensa un numero…compreso tra uno e due

- Tra uno e due?…va bene

- Ora aggiungi 6

- …fatto

- Scommetto che ti è venuto 7 o 8, è vero?

- No

- Come no? Non ti è venuto né 7 né 8?

- No, mi è venuto 7.25

- MA HIGH, COME HA FATTO A VENIRTI 7.25?

- Semplice, ho pensato a 1.25…è un numero compreso tra 1 e 2, no?

Mamma letterata versus papà algebrico 0 a 1.

Ma questo, ve lo giuro,  è solo il primo round.

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bambini allergici

Mamma non respiro”.
Negli ultimi 6 anni avrò sentito questa frase almeno una trentina di volte, a volte la mattina appena sveglia, altre magari dopo aver incautamente comprato un pacchetto di patatine a un gusto strano, spesso durante una riunione di lavoro.
Mamma non respiro”. O anche “mamma mi prude qua , qua e qua” o anche una volta, al telefono “signo’ se sbrighi che suo figlio c’ha l’occhio de fori!” perché le maestre, a Roma, sanno come trasmettere il pathos.
Nel tempo, comunque, anche la madre più ansiosa impara a convivere con un figlio allergico.
Quando lui le dice “non respiro” pensa che se è in grado di comunicarlo, vuol dire che per il momento respira ancora, e questo già è un fatto: spesso un po’ di antistaminico è sufficiente a risolvere il problema.
Impara a convivere con l’imprevisto (quando ci sarà a prossima crisi, e perché?) e con l’incertezza della medicina.
Perché se qualcuno pensa che per fare stare bene un allergico basta tenerlo lontano dalle cose che gli provocano allergia, allora costui non sa niente della vita.

Noi siamo andati al Sant’Andrea. Ci avevano detto che c’era un ottimo reparto pediatrico ed in effetti appena entrati abbiamo avuto una buona impressione. Le pareti erano intonacate di fresco e non c’era polvere nei corridoi (il che per un reparto di allergologia è già qualcosa).

Gli fanno le analisi, ci fanno un sacco di domande e poi ci congedano dandoci un foglietto con gli alimenti da evitare.

- Come gli alimenti da evitare? – chiedo io – ma se ancora non sappiamo a cosa è allergico.

- I risultati dei test non aggiungeranno molto, anche perché quelli possono cambiare.

Eh sì, perché le allergie sono mutevoli. Premesso che la maggior parte delle persone allergiche è allergica agli acari e a qualche polline, le allergie alimentari cambiano nel tempo, assumono forme strane.
- Pochi cibi confezionati era la prima regola del foglietto. Non sono tanto i singoli elementi a creare problemi, infatti, quanto i microcomponenti, gli addensanti, gli emulsionanti, che spesso provengono da altri composti. Un caos.
- E, in caso di allergia, niente arance, cioccolato, pomodoro e uova.
- Anche se lui non è allergico a questi elementi?
- Anche se non è allergico, perché sono cibi ricchi di istamina.
- Ok
- E adesso?
- Adesso arrivederci, e si tenga del cortisone in casa.

Nel tempo abbiamo imparato un po’ di indispensabile fai da te. E’ chiaro che non parlo di casi gravi, di bambini che devono stare sempre sotto controllo medico, non mi permetterei.
Parlo di casi come il nostro, di un bambino sano, che cresce bene, ma che ogni tanto ha una crisi, e la crisi deve essere monitorata, perché potrebbe diventare pericolosa.
Nel tempo ho imparato che le allergie sono un mix di tante cose, in cui la componente psicologica la fa da padrone.
Noi abbiamo un eritema a ottobre che segna l’inizio dell’anno scolastico, uno alla fine della scuola che segna l’inizio delle vacanze, e una punta tra febbraio e aprile in concomitanza di pollini, fine dell’inverno e stanchezze varie.
È come se la pelle diventasse il filtro di tutte le emozioni, lo specchio di tutti i movimenti dell’anima.

Un litigio e spunta un eritema, un’ansia e mi viene la tosse, se mi manchi mi manca anche l’aria.

I bambini allergici sono bambini troppo sensibili, che ancora devono farsi la corazza.
Noi alla corazza ci stiamo lavorando.
Intanto abbiamo tolto tappeti e tende, compriamo cibi semplici, e abbiamo imparato a leggere i segnali del corpo.
Che dicono, a leggerli bene, più di tante parole.

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Ansiosa a chi?

Piattins è una che è nata con la sciarpa e il cappello. Una che anche d’estate ti puoi prendere il mal di gola. Dopo il latte almeno tre ore prima di toccare l’acqua con il mignolo del piede, l’altalena evvabbene ma non andare troppo forte, non ti allontanare, è pericoloso, cadi, puoi cadere, sei caduta? Te l’avevo detto io. READ THE FULL ARTICLE >>

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