L’amica B è a Roma per qualche giorno, e come al solito facciamo lo slalom tra gli impegni per riuscire a vederci.
Tra di noi da qualche anno ci sono 1500 kilometri, il che rende impossibile una frequentazione quotidiana. Ma mi consolo pensando che a Roma la vita è così complicata che anche abitare in un altro quartiere rende impossibile la frequentazione quotidiana, e spesso anche quella mensile.
Con B. ci siamo conosciute al liceo, una scuola cattolica e ottocentesca che ha determinato buona parte della nostra vita. Per esempio non credo sia stato casuale che entrambe dopo varie peregrinazioni alla fine abbiamo sposato degli scienziati, e per di più colleghi.
In quella scuola monumento le nostre insegnanti erano altrettanto monumentali, spesso ripescate con grande sforzo da qualche scavo archeologico. La professoressa di matematica e fisica era un’autentica cariatide, sottratta nottetempo a un tempio greco per venire a sorreggere la nostra precaria istruzione. Rideva poco, sollevando appena le labbra per non strapparsi la pelle delle guance, e non portava i guanti bianchi per pura decenza, limitandosi, durante le interrogazioni, a tenerci a debita distanza batterica. Il suo cruccio maggiore era che riuscissimo a esprimere i concetti scientifici in un italiano fluente e appropriato, e per questo avevo sempre 8, pur non avendo acquisito alcuna capacità di ragionamento logico. Per quanto riguarda la fisica, il nostro sapere era avanzato, sapevamo tutto delle ultime scoperte, ma solo perché le studiavamo sugli articoli di giornale, e avendo ormai da qualche tempo toccato con mano quale sia il livello scientifico del giornalismo italiano, posso tranquillamente affermare di non aver mai capito un granché dell’argomento.
Ma la cariatide, senza saperlo, almeno con me e con B. ha raggiunto il suo scopo.
“In società le vere signore devono saper parlare di tutto” ci diceva per giustificare il suo metodo.
E noi in società abbiamo parlato, e con cognizione di causa. Non so se sia stata la mia conoscenza del sincrotrone a conquistare Highlander, ma tant’è, l’acchiappanza c’è stata. In quanto a lei, non ha avuto meno fortuna. Il suo elfo irlandese è molto carino, e di grande compagnia, non c’è che dire. D’altronde il nostro amore per i viaggi non poteva portarci che a matrimoni esterofili (che Highlander sia alieno ormai è cosa certa) così come è stata l’ignoranza della professoressa di francese a determinare la nostra grande passione per questa lingua. E’ stato solo per metterla in imbarazzo, infatti, che gli ultimi due anni di liceo abbiamo studiato così tanto da raggiungere livelli linguistici invidiabili, al punto che la poveretta si è rimessa sui libri pur di evitare le continue figuracce. In fondo come studentesse pestifere eravamo pur sempre delle brave ragazze. E così alla fine siamo andate entrambe a vivere a Parigi. Solo che B. si è trasferita proprio quando io sono ritornata a Roma, dopo tre anni nella ville lumière. Ogni volta che ci vediamo per me i rimpianti sono due: di non essere nella stessa città e di non essere più a Parigi. A parte il fatto di essere piena di francesi, Parigi è la mia città ideale, quella in cui riesco ad essere veramente me stessa. Con B. ci raccontiamo le nostre abitudini, il nostro quotidiano, e ci guardiamo crescere. Lei è stata coraggiosa. Ha approfittato del trasferimento per fare quello che aveva sempre desiderato, occuparsi di bambini, e da due anni si occupa dei suoi a tempo pieno. I nostri figli si vedono una volta l’anno, e ogni appuntamento è una scoperta.
I suoi parlano tre lingue. E’ straordinario vederli passare con naturalezza da un italiano addolcito dal francese all’inglese sincopato del papà elfo. Ma ieri il grande ci ha messo ko con un’imitazione irresistibile di Sarkozy ubriaco.
Salutandoci di fronte a un gelato, come ogni anno abbiamo fatto progetti per il futuro. Due i capisaldi. Dimagrire e vivere, almeno per un po’, nello stesso posto. Illusioni? Forse. Ma la vita è piena di sorprese, chissà …


Vivo la medisma situazione on la mia amica del cuore N., solo che entambe viviamo a Roma e la frequenza dei nostri incorntri è ahimè la stessa dei vostri.Che ti sia di concolazione: vivere a Roma è talmente complicato che anche vedersi sia pure una volta al mese, è impresa titanica.
come te ho amiche nella città natale che vedo ad appuntamenti fissi. ultimamente però gli incontri diventano impossibili, quando arrivo in città, le amiche sono sempre iperimpegnate, tra figli lavoro etc etc. quindi riesco a mantenere i contatti solo grazie alla nostra amata rete. Ma purtroppo, quelle che nonostante il mondo vada avanti si rifiutano di adeguarsi usando internet, con me hanno chiuso. Non nel senso che non le voglio più pfrequentare, ma nel senso che non riesco più a parlare con loro. parlarsi al telefono è impossibile per orari che non coincidono mai e quindi la rete sarebbe la sola salvezza. ma per molti è ancora un mondo a parte, purtroppo
@eva, eh, si Roma è un disastro. certe volte conservo i pensieri e le emozioni per poterli condividere al primo incontro. è come se il tempo scorresse su binari diversi con le persone. ci sono gli amici quotidiani, quelli mensili… quello che conta ovviamente è l’intensità. con B ogni volta viene fuori tutta la nostra vita, è per questo che ho messo un amarcord nel titolo..@the italian mom, hai ragione, il web è a volte l’unico modo di tenere i contatti. pero’ è piu’ facile se da subito e’ un’abitudine. in fondo io e B ci siamo conosciute in tempi preistorici quando al massimo c’erano i segnali di fumo. nonostante entrambe usiamo il web, non siamo riuscite ad utilizzarlo fra noi come mezzo di comunicazione…pero’ dovremmo, decisamente.
come ti capisco!!quando rientro in italia, é sempre per brevi periodi, anzi giorni, e cerco di vedere tutti, senza tralasciare nessuno e scambiarci aneddoti , condividere ancora qualche cosa, pero’ non ho la tua stessa fortuna gli amici di adesso sono quelli che conosco da 15 anni o giu’ di li’, non sono quelli della scuola!!Parigi, la mia città preferita, appena possiamo ci andiamo, io l’adoro!!noi, in casa parliamo italiano , ma mischiamo un bel numero di parole in francese, per cui puoi ben immaginare!!Pero’ é vero molte della ns età non vogliono sentire parlare del web, ma perché? é cosi’ strano?buona serata, grazie per il link, ti voglio linkare pure io..;!! posso?!!baci!
@alleg67: beh, 15 anni non sono malaccio! ti ho linkata con piacere, come ti ho detto sono molto curiosa della tua storia