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	<title>piattinicinesi &#187; scrivere è il mio mestiere (forse)</title>
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	<description>piattini rotanti, cocci e ricomposizioni creative</description>
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		<title>Filastrocca per scacciare i mostri del buio</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Jan 2012 11:48:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piattins</dc:creator>
				<category><![CDATA[filastrocche]]></category>
		<category><![CDATA[scrivere è il mio mestiere (forse)]]></category>
		<category><![CDATA[favole e filastrocche]]></category>
		<category><![CDATA[filastrocca]]></category>
		<category><![CDATA[mostri del buio]]></category>

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		<description><![CDATA[A fasi alterne, nella vita, c&#8217;è sempre un mostro venuto dal buio che sta lì apposta per darti fastidio. Questa filastrocca, pensata per i bambini, può essere usata anche dai grandi, con grande giovamento.
Filastrocca per scacciare i mostri del buio
Mostro del buio
Che respiri nell’ombra
Se non te ne vai io suono la tromba
Mostro schifoso se vieni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A fasi alterne, nella vita, c&#8217;è sempre un mostro venuto dal buio che sta lì apposta per darti fastidio. Questa filastrocca, pensata per i bambini, può essere usata anche dai grandi, con grande giovamento.</p>
<p><strong>Filastrocca per scacciare i mostri del buio</strong></p>
<p>Mostro del buio</p>
<p>Che respiri nell’ombra</p>
<p>Se non te ne vai io suono la tromba</p>
<p>Mostro schifoso se vieni vicino</p>
<p>Ti faccio annusare il mio vecchio calzino</p>
<p>Mostro sparisci</p>
<p>E se non ti vergogni</p>
<p>Ti vengo a trovare nei tuoi brutti sogni</p>
<p>Così d’ora in poi</p>
<p>Se incontri un bambino</p>
<p>Ti scusi, saluti</p>
<p>E gli fai anche l’inchino</p>
<p>filastrocca di Anna Lo Piano</p>
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		<title>Vanessa la draghessa &#8211; una favola in regalo</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Dec 2011 10:57:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piattins</dc:creator>
				<category><![CDATA[leggere con i bambini]]></category>
		<category><![CDATA[scrivere è il mio mestiere (forse)]]></category>
		<category><![CDATA[favole]]></category>
		<category><![CDATA[favole e filastrocche]]></category>

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		<description><![CDATA[Non amo troppo i give-away soprattutto perché, ve lo confesso, sono davvero troppo pigra per organizzarli. Però siccome avevo voglia lo stesso di regalare qualcosa ai miei lettori, senza i quali non sarei arrivata così serena alla fine di quest&#8217;anno e non avrei fatto tutta una serie di cose che invece ho fatto, insomma per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non amo troppo i give-away soprattutto perché, ve lo confesso, sono davvero troppo pigra per organizzarli. Però siccome avevo voglia lo stesso di regalare qualcosa ai miei lettori, senza i quali non sarei arrivata così serena alla fine di quest&#8217;anno e non avrei fatto tutta una serie di cose che invece ho fatto, insomma per dire grazie a tutti, ho deciso di regalarvi una delle mie favole, scritte ad uso personale per la lettura in famiglia prima di addormentarci.</p>
<p>Vanessa la Draghessa è una delle mie preferite, ne avevo fatto anche una versione a burattino in stoffa cucita da me, e finita chissà dove.</p>
<p>E questo è il <a href="http://www.piattinicinesi.com/wp-content/uploads/2011/12/Vanessaladraghessa1.pdf">pdf</a> da scaricare.  Buona lettura <img src='http://www.piattinicinesi.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
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		<title>Scrivere: la tecnica, il progetto e il colpo di genio</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Dec 2011 16:54:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piattins</dc:creator>
				<category><![CDATA[scrivere è il mio mestiere (forse)]]></category>
		<category><![CDATA[Amelia e zio Gatto]]></category>
		<category><![CDATA[L'invasione dei cloni giganti]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[scuola di scrittura]]></category>

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		<description><![CDATA[A chi pensa che scrivere sia lasciarsi andare al demone creativo rispondo che il demone creativo agisce e ti guida la mano al massimo per venti righe. Se ti sei fumato qualcosa anche di più, ma poi ti abbandona al tuo destino. A volte si scrivono descrizioni, poesie, dialoghi e post in questo stato di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.piattinicinesi.com/wp-content/uploads/2011/12/6405464-giovane-donna-bionda-funziona-con-un-cacciavite-senza-filo-elettrico.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2259" title="6405464-giovane-donna-bionda-funziona-con-un-cacciavite-senza-filo-elettrico" src="http://www.piattinicinesi.com/wp-content/uploads/2011/12/6405464-giovane-donna-bionda-funziona-con-un-cacciavite-senza-filo-elettrico-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>A chi pensa che scrivere sia lasciarsi andare al demone creativo rispondo che il demone creativo agisce e ti guida la mano al massimo per venti righe. Se ti sei fumato qualcosa anche di più, ma poi ti abbandona al tuo destino. A volte si scrivono descrizioni, poesie, dialoghi e post in questo stato di grazia. Ma un romanzo lo scrivi solo se ti leghi alla sedia, e bello stretto.</p>
<p>In qualche maniera la stesura di un romanzo è un lavoro d&#8217;artigiano. Devi avere una bella impalcatura, assi inchiodate con cura, dettagli armonici, rifiniture precise e una certa coerenza d&#8217;insieme, tecnica e stilistica. Ma a differenza di un armadio <em>non sempre</em> puoi progettarlo a tavolino ( notare il <em>non sempre</em>, please) e farti lo schema che funziona da seguire alla lettera. A volte cominci trascinato da una suggestione, da un&#8217;idea e non è che sempre sai dove vai a parare. C&#8217;è la bellissima introduzione di Javier Marìas al suo romanzo &#8220;Domani nella battaglia pensa a me&#8221; in cui racconta proprio questa sensazione di scoperta graduale, il piacere di farsi portare dalla storia in un luogo ancora inesplorato.</p>
<p>E senza questa sensazione non ci sarebbe alcun gusto a scrivere né il panico che provi quando cominci, una specie di stretta alla pancia, come quando ti affacci sul vuoto.</p>
<p>Ma sai anche che se vuoi arrivare alla fine la base e l&#8217;impalcatura le devi avere. A volte sono lì fin dall&#8217;inizio, altre le raccatti mentre  guardi dalla finestra, ascolti una conversazione, guardi un film. (Io per ispirarmi stiro, ma sono perversioni personali). Altre ancora sono i personaggi, con i loro pensieri che si insinuano nei tuoi, che te le suggeriscono. Oppure  non le trovi mai, e i romanzi rimangono traballanti e insicuri. Succede, non è un dramma. A volte li recuperi. A volte devi buttare giù tutto e ricominciare.</p>
<p>Con il secondo episodio di Amelia ero partita bene, e poi mi sono bloccata. Mi sembrava che ci fosse troppa carne al fuoco, troppi pensieri che andavano in direzioni diverse. Poi è bastata una sua frase (come di chi? ma di Amelia, ovviamente, ormai è abbastanza grande per avere idee autonome) e ho trovato la chiave.</p>
<p><em>&#8220;Amelia si chiese se non le stava sfuggendo qualcosa. Da qualche tempo tutto intorno a lei sembrava essere diverso, cambiato. Non è che non si fosse accorta di questa trasformazione, se ne era accorta eccome. Solo che pensava che fosse inevitabile. Il nuovo corso di Telenotizia, zia Giovanna seguita da un cameraman fin dentro casa, Selvaggia che leggeva il telegiornale in cucina, reality sui gatti, cibo che sapeva di ovatta, gente tutta uguale la cui massima aspirazione era indossare un vestito con il marchio di uno col mal di denti, essere in forma, leggere gli scrittori alla moda e andare a fare shopping. Era strano questo? A lei sembrava strano, ma si vergognava a dirlo. Cosa doveva fare, indagare sul perché la gente avesse cominciato ad assomigliarsi tutta? L’avrebbero presa per matta, o trattata per quello che era: una bambina. Ma una bambina che cosa può fare per opporsi a questi cambiamenti? La verità era che questo era il nuovo mondo e lei avrebbe dovuto accettarlo &#8220;</em></p>
<p>Insomma se non riuscite ad avere colpi di genio in maniera autonoma,  almeno create dei personaggi abbastanza intelligenti da averli al posto  vostro.</p>
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		<title>I libri &#8211; Il diario di Edith di Patricia Highsmith</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Nov 2011 11:30:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piattins</dc:creator>
				<category><![CDATA[editing esistenziale]]></category>
		<category><![CDATA[libri e film]]></category>
		<category><![CDATA[recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[scrivere è il mio mestiere (forse)]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[patricia highsmith]]></category>
		<category><![CDATA[romanzi]]></category>

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		<description><![CDATA[Vi avverto. La lettura di questo romanzo è veramente angosciante. E&#8217; angosciante già quando leggi la quarta di copertina, perché intuisci che tutto si svolgerà attraverso le pagine di un diario, e che la suspense riguarda la percezione della realtà della protagonista, che piano piano confonde i piani di verità e immaginazione, scivolando nella follia.
Poi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.piattinicinesi.com/wp-content/uploads/2011/11/240px-Pathigh.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2244" title="240px-Pathigh" src="http://www.piattinicinesi.com/wp-content/uploads/2011/11/240px-Pathigh.jpg" alt="" width="240" height="304" /></a>Vi avverto. La lettura di questo romanzo è veramente angosciante. E&#8217; angosciante già quando leggi la quarta di copertina, perché intuisci che tutto si svolgerà attraverso le pagine di un diario, e che la suspense riguarda la percezione della realtà della protagonista, che piano piano confonde i piani di verità e immaginazione, scivolando nella follia.</p>
<p>Poi è angosciante nello svolgimento, perché ha un ritmo dilatato, ripetitivo, circolare, come spesso sono i ritmi delle storie che riguardano le donne, e in particolare le donne che stanno a  casa. Edith non è casalinga, è una scrittrice, ma siccome lavora da casa vive quel ritmo di routine dell&#8217;accudimento e della manutenzione che secondo me ha dentro di sé il germe di tutte le follie. Ci sarebbe da scrivere un saggio sul ritmo dei romanzi che narrano le donne, e penso che ritornerò di nuovo sull&#8217;argomento.</p>
<p>Ed è angosciante e claustrofobico perché nel corso della storia assistiamo impotenti allo scivolamento di Edith nel proprio mondo, chiuso ad ogni voce estranea, denso solo della propria voce, e in parte scivoliamo con lei, incapaci noi stessi di distinguere in certi momenti ciò che è vero da ciò che non lo è, incapaci di comprendere i vari personaggi, di comprenderli a fondo, voglio dire, perché non c&#8217;è nessuno che ci aiuta a capire cosa accade dentro di loro. Neanche l&#8217;autrice, che volutamente racconta la forma apparente di quel che accade, senza mai addentrarsi oltre il necessario nella complessa psicologia che lega fra loro i familiari e gli amici di Edith. Eppure il senso di attesa, di suspense, resta in tensione fino all&#8217;ultima pagina. Leggendo questo libro, immaginando Edith raccontare la sua vita immaginata nelle pagine del diario, non ho potuto fare a meno di pensare come sarebbe stato questo romanzo in epoca di blog. (Perché sicuramente adesso invece del diario Edith avrebbe avuto un blog, c&#8217;è da scommetterci) . All&#8217;inizio ho pensato che forse la lettura degli altri, i commenti, lo scambio, l&#8217;avrebbero salvata. Adesso però non ne sono più tanto sicura.</p>
<p>Il diario, lo sfogo, il racconto in prima persona rappresentano un grado minimo della scrittura. Non perché non abbia valore ma perché è spesso una visione limitante della realtà, dove io sono il protagonista e il mondo intorno a me è popolato da personaggi che entrano ed escono dal mio solco di luce, che sono positivi o negativi, buoni e cattivi, in base a come mi trattano, e gli avvenimenti hanno senso solo se concentrici al mio ego. Raramente in questo grado minimo riusciamo a metterci davvero nei panni degli altri, ragionare con la loro testa, prendere le loro parti.</p>
<p>Se Edith l&#8217;avesse fatto, avrebbe capito che i comportamenti assurdi dei suoi familiari avevano un motivo d&#8217;essere. Non perché avessero ragione, ma perché le loro ragioni &#8211; l&#8217;insicurezza, l&#8217;inedia, l&#8217;egoismo, la fragilità, il bisogno d&#8217;amore &#8211; erano evidenti e spiegavano le loro incoerenze. E capendoli li avrebbe forse aiutati quando andavano aiutati, e si sarebbe difesa da loro quando era giusto che si difendesse.</p>
<p>Ma Edith non ascolta. Lei costruisce un mondo fantastico dove tutto è come dovrebbe essere perché lei ne sia il centro, e nessuno venga a turbare questa perfezione.</p>
<p>Il secondo grado della scrittura è entrare nella testa di un altro. Immaginarsi ciò che non si è, che non si è mai stato. Essere il nemico, lasciarsi trasportare dalle sue visioni, dai suoi tic, dalle sue debolezze.</p>
<p>E&#8217; come fare il gioco del ribaltamento dei ruoli, senza mai assumere la parte di se stessi.</p>
<p>I mondi creati sono allora meno perfetti, ma molto più interessanti.</p>
<p>Patricia Highsmith, Il diario di Edith, Bompiani</p>
<p>Patricia Highsmith, Edith&#8217;s Diary, Athlantic Monthly Press</p>
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		<title>Editing esistenziale- scegliere le metafore</title>
		<link>http://www.piattinicinesi.com/editing-esistenziale-scegliere-le-metafore/</link>
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		<pubDate>Fri, 04 Nov 2011 15:25:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piattins</dc:creator>
				<category><![CDATA[editing esistenziale]]></category>
		<category><![CDATA[dopo i 40 anni]]></category>
		<category><![CDATA[editing]]></category>
		<category><![CDATA[riflessioni esistenziali]]></category>

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Le formiche di Fabio Vettori


Un paio di mesi fa c&#8217;è stato un momento di grande agitazione alla notizia di un fascio di neutrini che correva più veloce della luce in un tunnel tra la Svizzera e il Gran Sasso. Superman e quelli che abitano nei pressi dei lavori della Metro C di Roma, in particolare, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>
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<dl id="attachment_2215" class="wp-caption alignleft" style="width: 180px;">
<dt class="wp-caption-dt"><a href="http://www.piattinicinesi.com/wp-content/uploads/2011/11/formica-in-barca.gif" mce_href="http://www.piattinicinesi.com/wp-content/uploads/2011/11/formica-in-barca.gif"><img src="http://www.piattinicinesi.com/wp-content/uploads/2011/11/formica-in-barca.gif" mce_src="http://www.piattinicinesi.com/wp-content/uploads/2011/11/formica-in-barca.gif" alt="" title="formica in barca" class="size-full wp-image-2215" width="170" height="126"></a><br mce_bogus="1"></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Le formiche di Fabio Vettori</dd>
</dl>
</div>
<p>Un paio di mesi fa c&#8217;è stato un momento di grande agitazione alla notizia di un fascio di neutrini che correva più veloce della luce in un tunnel tra la Svizzera e il Gran Sasso. Superman e quelli che abitano nei pressi dei lavori della Metro C di Roma, in particolare, non l&#8217;hanno presa bene. Io invece sono rimasta tranquilla. Un po&#8217; perché ormai difficilmente prendo sul serio le notizie che mi arrivano. E un po&#8217; perché a me tutte le categorie spazio temporali, il nesso causa effetto e la linea del tempo mi erano già andate a carte quarantotto, con santa pace di Kant, Einstein e tutti gli altri.</p>
<p>Se quando avete 20 o 30 qualcuno vi parla <i>&#8220;dei suoi primi 40 anni&#8221;</i> come se ce ne fossero di secondi, non guardatelo con aria di commiserazione. Sta parlando perché sa e ha visto cose che voi a 20 o 30 anni non immaginereste mai.</p>
<p>A 40 anni, ve lo giuro, la linea del tempo smette di procedere in linea retta (o curva, o a zigzag, o a ubriaco, ma asempre da A e B) e comincia ad aggrovigliarsi su se stessa, torna indietro di botto, e vi si spiaccica in fronte.</p>
<p>Vi tornano in mente fatti così remoti che pensavate avreste ricordato solo all&#8217;ospizio, affiorano dubbi e dolori così pesanti che manco una peperonata serale, escono dalla sepoltura orde di ex fidanzati, ex amici, ex capi, ex abitini neri nei quali non rientrerete mai più. Vi chiamano anche gli amici delle medie.</p>
<p>Nel tentativo di descrivere il senso di frustrazione che stavo provando ho detto a mia sorella che mi sentivo come una formica chiusa in una bottiglia, una che ha impiegato tutta una vita a capire che il mondo liscio, vasto e trasparente che stava esplorando era in realtà una prigione.</p>
<p>Lei non mi ha consigliato subito di andare a farmi vedere da uno bravo, ma ha detto che questa sensazione ce l&#8217;hanno in molti, e solo dopo mi ha consigliato di andarmi a fare vedere da uno bravo.</p>
<p>Io sono rimasta lì nella bottiglia, consapevole che intorno a me c&#8217;erano molte altre formiche in bottiglia.</p>
<p>Non era una bella metafora, ammettiamolo.</p>
<p>Così, non sapendo come uscire dalla bottiglia, ho deciso di cambiare metafora.</p>
<p>Mi è venuto allora in&nbsp; mente il nastro della mia vecchia macchina da scrivere, quando lo riavvolgevi per vedere se avevi ancora inchiostro per scriverci di nuovo.</p>
<p>E ancora meglio la seconda stesura di un romanzo. Quando hai buttato giù una prima versione che è grezza e sporca, e non ha una fine, e se ce l&#8217;ha non ti convince tanto. Per cui cominci a rivedere tutto dall&#8217;inizio, cambi le parole, i giri di frase, certe battute. Ti lasci andare e trovi i fili che reggono tutto, e ti porteranno alla fine.</p>
<p>Ecco, dopo i 40 a volte può essere una seconda stesura.</p>
<p>Solo che più che fili io qui vedo una coppia di dadi. Sempre di tirare si tratta, ma stavolta non sono io che devo farlo.</p>
<p>Aspetto di vedere che viene fuori, e come succede nei romanzi a puntate mi adeguo ai colpi di scena.</p>
<p>Perché stavolta la trama può essere slabbrata, incoerente o totalmente folle, ma non è più il tempo di tenere, è il tempo di andare.</p>
<p><b>Messieurs, faites vos jeux.</b></p>
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