Figlio Filosofo è andato da solo all’edicola a comprarsi il Topolino, mercoledì scorso.
C’è andato perché voleva assolutamente il primo pezzo del nuovo aggeggio componibile allegato al giornaletto, e c’è andato solo perché sua madre a poco a poco gli sta concedendo piccoli spazi di autonomia. Figlio Filosofo si occupa del suo apparecchio per i denti, sta imparando ad usare le chiavi di casa (molto utile quando Piattini rientra dalla piscina con un Power Ranger addormentato in braccio, due borse, e gambe lesse da maratona acquatica con bambini aggrappati al collo: Mamma! Stiamo facendo il Megazord!) e qualche volta resta a casa da solo.
Mercoledì Piattini lo ha controllato dal balcone, lo ha visto avvicinarsi all’edicola (sullo stesso marciapiede, di attraversare non se ne parla, per ora) chiedere il prezzo, pagare e riportare a casa trionfante il suo fumetto.
A guardarlo così, ha pensato Piattini mentre si sporgeva tra i rampicanti, con quella figura esile e scura, lo sguardo serio, le labbra sempre un po’ imbronciate, sembra già grande.
A guardarlo così uno lo vede già proiettato nel futuro. Figlio Filosofo va bene a scuola, fa la verticale, rimane sott’acqua per due minuti, costruisce robottini di lego e castelli col kapla, sa chiudere un circuito ed elencare le ere geologiche in ordine temporale. Ancora un paio d’anni e avrà superato sua madre in tutto, compresa l’altezza.
Ha occhi profondi sul mondo Figlio Filosofo, raggi x dell’anima e delle contraddizioni del reale.
Quel modo di guardare lo ha avuto fin da piccolo, fin da quando scrutava i passanti appeso a un marsupio, impenetrabile come una sfinge.
Non è un impulsivo.
Lui quando fa una cosa si prepara: la vuole fare bene.
Passa ore in silenzio – ascolta? pensa? – ma quando alla fine parla le sue parole sono come una sentenza.
Tanto per capirci: la sua prima frase l’ha pronunciata a due anni e mezzo, però dentro ci ha messo un congiuntivo.
Piattini si è spesso ritrovata ad attendere i giudizi di suo figlio con un misto di trepidazione ed ansia, perché le buone critiche indicano sempre la strada giusta ( e non solo in macchina).
Recentemente, invece, ha cominciato a temere i suoi vaneggiamenti.
Discontinuità del tempo in cui lui si perde in dimensioni sconosciute.
Gli occhi sgranati su altri mondi, orecchie sorde a qualunque richiamo.
Danze d’eccitazione rituali e spregio del pericolo.
E proprio adesso che comincia ad acquisire maggiore autonomia.
Che va a dormire dagli amici. Che frequenta il centro estivo.
Che parte anche, magari per un fine settimana.
Piattini l’ultima settimana ha rischiato diverse volte l’infarto, e ancora non sa se è stato peggio oggi, quando lo ha trovato in bilico su un cornicione di cemento, sopra la rampa di scale che porta al garage, o la settimana scorsa, quando insieme ad altri compagni di avventure è uscito sul balcone passando dalla finestra del bagno. “Mamma, sono passato anch’io!” ha urlato estasiato Piccolo Power “FF mi ha preso in braccio”. Piattini sul momento ha rimosso, ma quando poi a tarda sera si è affacciata dalla finestra del bagno, e ha misurato la breve distanza che separa il davanzale dalla ringhiera esterna del balcone, non ha chiuso occhio né quella notte né quelle seguenti, e le è sparita la voce. Non è più riuscita neanche a scrivere sul blog, che è tutto dire.
Figlio Filosofo in questo periodo è più distratto che mai. Perde le cose, perde la cognizione del tempo, perde le staffe, spesso si perde in un bicchier d’acqua.
Sua madre invece perde la pazienza, e urla.
Lo fa perché è in ansia. Perché pensava – chissà- che crescere fosse un percorso lineare e invece è una strada contorta, piena di deviazioni, di saliscendi e di curve a gomito che tornano indietro e poi improvvisamente fanno balzi in avanti.
Urla perché quando ci sono due figli vorresti che quello grande lo fosse in modo assoluto e non solo relativo.
Perché ha paura di non riuscire a proteggerlo.
Urla perché lui le somiglia in questa distrazione, in questo rifugiarsi in mondi di sogno.
In questo disordine devastante che è spesso soltanto la mancanza di consapevolezza di ciò che ci circonda. Il totale disinteresse per ciò che malgrado tutto rimane troppo in superficie.
E non c’è cosa più detestabile che vedere negli altri i propri difetti.
Però poi pensa che semplicemente suo figlio è un bambino. Ed è tipico dei bambini comportarsi come tali. Sovreccitarsi, misurarsi in imprese stupide e pericolose, sfidare i grandi, creare il caos e non riuscire ad assumersi pienamente le proprie responsabilità.
Che senso avrebbe altrimenti essere bambini?
E poi è meglio che si prepari.
Tra qualche anno i suoi figli saranno adolescenti dotati di una buona dose di incoscienza e di un limite per lei ormai impraticabile di resistenza agli urti fisici e alle delusioni amorose.
Nessun adulto è tale se non ha vissuto in pieno questa fase della propria vita. Se non gli rimane per sempre quella scintilla di follia, di soave incoscienza, di capacità di rigenerarsi che sono gli antidoti all’ingessamento spirituale dell’età matura.
Però Piattini spera anche che i suoi figli imparino anche a tenere le redini dell’incoscienza. Quel sano istinto di autoconservazione che permette di non perdersi completamente, ma di tirare i freni prima di sbattere contro il muro.
Quella buona dose di etica che è l’unico vero viatico nel terreno accidentato della vita.
Tutto questo pensa Piattini mentre guarda Figlio Filosofo addormentato sul divano.
Addormentato come un bimbo piccolo, con la bocca e le braccia aperte.
E anche lei, a quarant’anni suonati, è ancora alle prese con il sottile equilibrio tra follia e ragione, tra lo sguardo a raggi x e le lettere della banca, i mondi immaginari e le buste della spesa.
Se bastasse un Tuttocittà a non perdersi, non sarebbe poi così divertente.


Ah postarello autoterapeutico vesto qui!Io dicevo, ma com’è che la PIattina non scrive?Ma che ci avrà tanto da fa la PIattina?Ci aveva da fa l’anzia! e ci credo – io sto in ansia solo per il gatto santo cielo, pensa te con due figli…Però mi è piaciuta la parte concusiva del post, e ho pensato a questo fatto che i bimbi da bimbi hanno queste due cose – il corpo e lo spazio – e devono imparare a suonarli. Devon sbucciarsi i ginocchi, devono camminare sui fili, devono saltellare e piagnuola re e fare le piroette. E le scale. e gli arpeggi e i solfeggi.Poi così suonano meglio:)
Mi hai turbato Piattins, ma tanto tanto. Ora che il Topo è ancora piccolo e sotto controllo (si fa per dire…) non mi era mai capitato di fare simili pensieri, ma il tempo corre e presto mi lascerò sconvolgere anch’io dal taglio del cordone ombelicale, che prima o poi arriva, purtroppo!Un abbraccio.
@zauber visto eh? nvidiosa?;)sono contenta che ti sia piaciuta la conclusione. ieri sera mi sono sentita meglio anch’io@ms tutto arriva a suo tempo. godiamoci i minuti e le ore della loro crescita. in fondo cresciamo anche noi con loro
sono sensazioni che provo anche io con grandepargolo, 7 anni e tanta voglia di essere grande. mi sono scoperta molto meno chioccia di quel che pensavo, e (così penso io, chissà se lui la pensa allo stesso modo) desiderosa di lasciargli gli spazi di cui ha bisogno a questa età. si cresce, cara piattini, non solo loro, ma noi cresciamo a vista d’occhio.bellissimo post!
Cara Piattini!leggerti è proprio un gran piacere! Mi comunichi – in modo intenso e lieve – emozioni e complicazioni di un mondo per me “lontano”..per il momento…Grazie! ed in bocca al lupo per il tuo romanzo!Sabrinaps: abbiamo giocato insieme nel lontano 1974 (abitavamo nella stessa casa)….ho condiviso la scuola con tuo fratello per due anni per tornamene – ahimè – a Torino.Ma gli Anni Romani sono indelibili!
Che meraviglia questo post! Bravissima.Figlio-uno è ancora così incommenurabilmente bambino che ancora non sono approdata a questo ragionamento. Quanto a infartie urli… beh… come avrai letto me la cavicchio benino.
Piattini mannaggia, è proprio impegnativo aver dei bimbi eh…nn avrò mai il coraggio di averne, io mica sono saggia come te!! aufff…
Io ci penso spesso, finchè sono piccoli è semplice tutto sommato proteggerli da se stessi, ma quando iniziano a crescere davvero si va in ansia. io spero solo che i miei figli non si facciano tutto il male che ci siamo fatti noi, perchè noi posso dire che siamo stati molto aiutati dalla fortuna, ma non sempre va così bene. La cosa che mi fa star male è che non potrò far niente per impedire loro di “giocherellare a pallacon il proprio cervello.Cercando di lanciarlooltre il confine stabilitoche qualcuno ha tracciatoai bordi dell’infinito.” (De Andrè)
tuo figlio sembra la versione maschile di mia figlia.che dire…mi ritrovo molto in questo tuo post e personalmente mi sto mettendo a dura prova per non essere “troppo presente” e per ingoiare le mie angoscie lasciandole il giusto spazio per crescere.un po’ ci riesco…ma probabilmente per quando raggiungerà l’adolescenza mi avranno già internata !
che bel post, come sempre.Uff, ecco un’altra vertigine da un altro blog. Mi mettete paura, ecco cosa mi mettete. Mi mettete addosso una roba che mi ci vorrebbero le bombole del palombaro per respirare pensando al futuro.E comunque brava, un po’ di introspezione, un po’ di autoanalisi, un bel po’ di coraggio.
A 50 e passa sarai ancora così, pronta a sognare, a guardare la nipote giocare e giocare con lei con la stessa leggerezza, anzi a volte sarai tu a proporle giochi “pericolosi”.Il bello verrà quando cominceranno le prime cotte, quando soffrirai con lui
@the it mom, abbiamo bambini di età simili, so che capisci quello che provo, e non so se è lo stesso per te,ma l’ansia va e viene, e spesso dipende anche dalla nostra@sabrina certo che mi ricordo di tescrivimi in privato, vedrai che riusciamo a rivederci!@rape ma guarda che mi hai fatto soffrire parecchio con quelle storie al campeggio. tra il suo mondo sognante e il tuo senso dell’orientamento mi hai ricordato situazioni analoghe!
@verdina non bisogna essere saggi, ma incoscienti. per questo bisogna fare i figli da giovane
@serialsì effettivamente c’è anche questa paura. per questo dico che è importante avere un equilibrio interno, anche da piccoli o da adolescenti (anche minimo) per non farsi troppo male (almeno in quello che possiamo evitare con la volontà)@lasimo all’adolescenza non volgio neanche pensarci, comunque confrontiamoci, l’unione fa la forza!@lisa è anche il fatto di ritrovarmi spesso da sola ad affrontare le situazioni che me le rende più difficili. per questo ti sono molto vicina e ti incoraggio ad accorciare le distanze dove e come possibile
@ziacris grazie grazie grazie in questo momento della mia vita leggerti mi da molta serenità
Ciao, è la prima volta che capito qui e mi sono persa a leggere questo post. stupendo. e destabilizzante.perchè mi rendo conto che fin’ora è stato facile, davvero facile. E spero solo di essere pronta quando arriverà il momento in cui dovrò stargli accanto e lasciarlo andare…adesso, solo adesso, riesco a capire fino in fondo mia madrebarbara
Sai che c’è? Lo ami. Semplicemente. Mi piacerebbe un giorno avere la forza e la bravura per scrivere cose così apparentemente su mio figlio ma in fin dei conti su me stesso.Sì, la scrittura è terapeutica. Sempre. Da Dante a Sarah Kane.E.
Bellissimo e commovente Piattini questo pezzo sulla crescita dei nostri figli. Era da un pò che non leggevo il tuo blog (spero che mi scuserai!) ma scopro ogni volta che leggerti mi mette pace dentro, mi fa sorridere, riflettere e incacchiare anche.Questa volta però mi sono solo commossa e ho pensato che manca poco davvero poco alla tappa dell’adolescenza e anche se il mio cucciolo ancora non smania per avere autonomia ed indipendenza i piccoli bracci di ferro che ogni tanto imbastisce non sono altro che le sue prime prove di crescita.Grazie per aiutarmi a rifletere.Paquita
Piattini, hai scritto un post bellissimo !!!Mia figlia ne ha quasi 10, ma posso assicurarti, che ho ansie e paure come te, certe cose poi non poso lasciarglele fare in Marocco, e non si tratta di protezione , ma di consapevolezza, perché pure io non le faccio, altre volte vorrei recidere di piu’ il coedone pero’ mi rendo conto che non é pronta, mentre in altri momenti é lei a chiedermelo, ed io cerco di lasciarla andare, voglio che stia bene con se stessa, che si senta sicura di se stessa, sempre ed ovunque!!! Per cui, coraggio, credo che tu stia facendo un lavoro bellissimo!!