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	<title>piattinicinesi</title>
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	<description>piattini rotanti, cocci e ricomposizioni creative</description>
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		<title>Libri magici senza bacchette</title>
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		<pubDate>Mon, 07 May 2012 12:52:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piattins</dc:creator>
				<category><![CDATA[leggere con i bambini]]></category>
		<category><![CDATA[libri e film]]></category>
		<category><![CDATA[recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[andrea bouchard]]></category>
		<category><![CDATA[libri 8-12]]></category>
		<category><![CDATA[libri per bambini]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo aver tanto parlato di maghetti &#8211; e rassegnatevi perché non ho finito &#8211; oggi vi parlo di due libri in cui si raccontano storie magiche, ma senza maghi, scuole, o bacchette.
La magia è quella delle relazioni, del sentirsi in armonia con ciò che ci circonda, siano persone, animali, o persino oggetti. E&#8217; quella dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.piattinicinesi.com/wp-content/uploads/2012/05/magica-amicizia.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2539" title="magica-amicizia" src="http://www.piattinicinesi.com/wp-content/uploads/2012/05/magica-amicizia-190x300.jpg" alt="" width="190" height="300" /></a>Dopo aver tanto parlato di maghetti &#8211; e rassegnatevi perché non ho finito &#8211; oggi vi parlo di due libri in cui si raccontano storie magiche, ma senza maghi, scuole, o bacchette.</p>
<p>La magia è quella delle relazioni, del sentirsi in armonia con ciò che ci circonda, siano persone, animali, o persino oggetti. E&#8217; quella dei sogni, e della passione e del coraggio che ci vuole per realizzarsi. E&#8217; quella dell&#8217;amicizia che lega per sempre dei perfetti estranei, che rende più forti, che ci fa uscire dal guscio di solitudine che ci portiamo dietro come una zavorra, e rischia di soffocarci.</p>
<p>I libri sono <em>&#8220;Acquadolce&#8221;</em> e <em>&#8220;Magica amicizia&#8221;</em> di Andrea Bouchard, e sono adatti a bambini di età compresa tra gli 8 e gli 11 anni circa, con un po&#8217; di elasticità, ovviamente, e vanno a inserirsi in quella lista di letture per questa bella e complessa fascia di età di cui parlavo in <a href="http://www.piattinicinesi.com/le-eta-di-lettura-8-12/">questo post</a>.</p>
<p>Proponeteli a bambini bambini, quelli per intenderci che amano la natura, odiano vivere in città, parlano con gli animali e sono capaci di vedere elefanti e serpenti in un cappello dall&#8217;aria floscia. Ma proponeteli anche ai bambini che sembrano già grandi, quelli con l&#8217;aria da saputi, o da bulli senza paura. Perché sotto qualunque scorza si nasconde un bambino bambino capace di giocare con le parole e con i sogni. E poi leggeteli voi, perché anche se siete adulti e stressati dal lavoro, non mi venite a dire che non vi è rimasto dentro neanche un pezzetto di bambino bambino.</p>
<p>Sono libri con belle storie, intreccio, avventura. Ma hanno un linguaggio semplice, si leggono in un attimo e sembrano scritti da una mano piccola, anche se il loro autore è in realtà piuttosto alto e massiccio. Ma fa il maestro e a furia di stare tutto il giorno con i bambini alla fine si vede che si è ricordato quali sono i pensieri che hai prima che la vita te li confonda  tutti.</p>
<p>Le storie non voglio svelarle nei dettagli , per non togliervi la sorpresa. Vi lascio solo l&#8217;incipit di <em>Magica Amicizia </em>e il link al sito di <a href="http://www.acquadolcedolce.info/il-blog-di-andrea-bouchard/">Andrea Bouchard</a>.</p>
<p>NATA SOTTO IL  SEGNO DEI DOLCI</p>
<p>“Uuuuuhhhmmm!”</p>
<p>L’ambulanza avanzava velocissima, passando col rosso e facendo le curve  su due ruote.</p>
<p>“Uuuuuhhhmmm!”</p>
<p>“Non puoi  andare più forte?” chiese l’infermiere al collega al volante.</p>
<p>“Sto  andando a tavoletta”.</p>
<p>“Eh lo so;  ne hai già mangiate cinque”.</p>
<p>“Dammene  un&#8217;altra!” ordinò l’autista nervoso.</p>
<p>“Sono  finite” rispose l’infermiere, col camice tutto sporco di cioccolato.  “Però ci sono i bignè, il torrone e l’uovo di     Pasqua”.</p>
<p>L’autista  addentò un torrone bianco alle nocciole, mentre il collega scartava un  uovo alto due metri.</p>
<p>“Uuuhhhmmm!”</p>
<p>Non era la  sirena dell’ambulanza a produrre quel suono, ma le loro bocche che si  gustavano quelle delizie.</p>
<p>Nella  parte posteriore c’era una signora con una grande pancia, che diceva:  “Vi prego, prendete un’altra fetta della mia torta     ai pinoli”.</p>
<p>Un medico  le teneva il polso con una mano e con l’altra mangiava un gelato a sette  gusti. Il marito aveva sulle gambe un     vassoio di paste e in mano un’enorme coppa di fragole con la panna.  Il pavimento era cosparso di caramelle.</p>
<p>La donna,  con un lecca lecca in bocca, disse: “Grazie, grazie, continuate così;  voglio che mia figlia nasca veramente buona e     dolce”.</p>
<p>Arrivarono  all’ospedale e la mamma, mentre veniva trasportata in barella, parlava  al cellulare: “Pronto? E&#8217; il forno     Torta-alla-tua-porta? Per favore con urgenza un tiramisù e un  pandoro al limone, alla sala parto numero sette”.</p>
<p>Prima di  partorire pregò i medici di mangiarsi almeno una fetta di pandoro. “Ma  le matte capitano tutte a noi?” borbottò il     capo sala mentre si lavava le mani con l’aranciata.</p>
<p>Venne alla  luce una bellissima bambina, con la pelle bianca come la panna e gli  occhi color cioccolato. La mamma la prese e se     la strinse al viso, con un sorriso grande come il sole: “E’  incredibile! Profuma di pandoro al limone! Viene voglia di leccarla!”</p>
<p>La bambina  rispose con un sorriso esagerato.</p>
<p>In quel  momento entrò un impiegato con un registro: “Signori genitori  buongiorno, come volete chiamare la neonata?”</p>
<p>&#8220;Pandora!&#8221;  gridò la mamma.</p>
<p>Un attimo  dopo accadde qualcosa di molto strano. La piccola Pandora vide il  dottore alzare il braccio per fare un’iniezione alla mamma e si     spaventò; fissò la siringa che avanzava e il suo cuore si mise a  battere forte per la paura. Quando il medico infilò l’ago si sentì  “splash”: la siringa era sparita e al suo posto c’era un     cannolo alla crema, mezzo spiaccicato sul sedere della mamma.</p>
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		<title>Filastrocche &#8211; Il mostro sotto il letto</title>
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		<pubDate>Sat, 05 May 2012 07:47:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piattins</dc:creator>
				<category><![CDATA[filastrocche]]></category>
		<category><![CDATA[scrivere è il mio mestiere (forse)]]></category>
		<category><![CDATA[favole e filastrocche]]></category>
		<category><![CDATA[filastrocca]]></category>

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		<description><![CDATA[Il mostro sotto il letto
Nessuno mi crede, ma sotto il mio letto
La notte ci dorme un orrendo nanetto
che frigna e che puzza perché non si lava
è basso, grassoccio e coperto di bava
Si acquatta nell’ombra e fa lo smargiasso
Pronto a saltare sul mio materasso
Si agita e scalcia per tutta la notte
E se non sto attento mi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il mostro sotto il letto</strong></p>
<p>Nessuno mi crede, ma sotto il mio letto</p>
<p>La notte ci dorme un orrendo nanetto</p>
<p>che frigna e che puzza perché non si lava</p>
<p>è basso, grassoccio e coperto di bava</p>
<p>Si acquatta nell’ombra e fa lo smargiasso</p>
<p>Pronto a saltare sul mio materasso</p>
<p>Si agita e scalcia per tutta la notte</p>
<p>E se non sto attento mi prende anche a botte</p>
<p>Adesso ho deciso la faccio finita</p>
<p>Il mostro lo mando alla zia Margherita</p>
<p>A nonna Elvira, alla cugina Costanza</p>
<p>Basta che dorma in un’altra stanza</p>
<p>Non voglio ospiti nel mio reame</p>
<p>Soprattutto se hanno le squame</p>
<p>Ma io non sono re né scudiero</p>
<p>E questo purtroppo non è il mio maniero</p>
<p>E’ solo che dormo in un letto a castello</p>
<p>E il mostro qui sotto è,  ahimé, mio fratello</p>
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		<title>Tutto quello che so l&#8217;ho imparato da Harry Potter &#8211; la ricerca del padre, e l&#8217;assoluto della madre</title>
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		<pubDate>Fri, 04 May 2012 13:54:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piattins</dc:creator>
				<category><![CDATA[libri e film]]></category>
		<category><![CDATA[tutto quello che so l'ho imparato da harry potter]]></category>
		<category><![CDATA[albus silente]]></category>
		<category><![CDATA[archetipi genitoriali]]></category>
		<category><![CDATA[harry potter]]></category>
		<category><![CDATA[i padri in harry potter]]></category>
		<category><![CDATA[lily potter]]></category>
		<category><![CDATA[padri]]></category>
		<category><![CDATA[padri in letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[sirius black]]></category>

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		<description><![CDATA[Qualche giorno a Londra ci ha di fatto rituffare nel tunnel dell&#8217;harrypotterismo. Ci siamo rivisti tutti i film per l&#8217;ennesima volta, li abbiamo confrontati con i libri, abbiamo verificato anche i dettagli su wikipedia. Il più ferrato rimane sempre e comunque Federico, che io, quella memoria per ricordarmi i due milioni di dettagli che si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.piattinicinesi.com/wp-content/uploads/2012/05/BlackTapestryHarrySirius.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2523" title="BlackTapestryHarrySirius" src="http://www.piattinicinesi.com/wp-content/uploads/2012/05/BlackTapestryHarrySirius-300x198.jpg" alt="" width="300" height="198" /></a>Qualche giorno a Londra ci ha di fatto rituffare nel tunnel dell&#8217;<em>harrypotterismo</em>. Ci siamo rivisti tutti i film per l&#8217;ennesima volta, li abbiamo confrontati con i libri, abbiamo verificato anche i dettagli su wikipedia. Il più ferrato rimane sempre e comunque Federico, che io, quella memoria per ricordarmi i due milioni di dettagli che si ricorda lui, non ce l&#8217;ho. <strong>Comunque stavolta l&#8217;argomento su cui discutevamo erano i padri</strong>.</p>
<p>Tutti quelli che Harry Potter cerca nei sette libri come sostituti e guide del padre che ha perso da bambino. La malinconia per la perdita di una felicità alla quale avrebbe avuto diritto è uno dei tratti distintivi del personaggio di Harry, anzi, di più, è uno dei suoi &#8220;moventi&#8221;. La sua spinta ad agire, ad affrontare l&#8217;avventura. Questa spinta si rivela nel momento in cui Silente ( il mentore ) gli fa capire che non può continuare a rimanere fermo davanti allo specchio dei desideri, dove gli appaiono le immagini dei suoi genitori. Nello specchio c&#8217;è il passato, ma anche il dolore che lega, che trascina in fondo, che blocca. Lui invece deve andare avanti, ed agire. E il suo andare avanti sarà una crescita progressiva che passerà anche dalla ricerca di un sostituto per quella figura perduta. Hagrid, Sirius e Silente sono le personificazioni di diversi aspetti del paterno. Hagrid è la protezione, la forza, la cura quasi materna. Sirius il modello da raggiungere, il fascino, il pari a pari, mentre Silente è la guida spirituale, il saggio.</p>
<p>Ma il percorso di crescita verso l&#8217;età adulta comporta due passaggi fondamentali. Il primo è la perdita. In qualche modo non si cresce mai davvero finché non si affronta il mondo da soli, e non è un caso che buona parte degli eroi leggendari o narrativi siano orfani. Il secondo è anch&#8217;esso una perdita, ma più sottile. E&#8217; la perdita dell&#8217;illusione della perfezione. Il momento in cui ci si rende conto che chi abbiamo davanti nasconde lati oscuri, difetti, bassezze. Hagrid e Sirius sono stati accusati di delitti e rinchiusi nella prigione di Azkaban. Su Silente esce un libro che ne racconta la giovinezza piena di ombre. E&#8217; giusto fidarsi fino in fondo? Harry in vari momenti dubiterà di loro. Ma anche quando ne scoprirà la sostanziale innocenza dovrà ancora dubitare delle loro debolezze, altrettanto pericolose. La passione per le creature mostruose di Hagrid, che lo porta a mettersi nei guai, un atteggiamento sprezzante da parte di Sirius , in particolare nei confronti di Kreacher, l&#8217;elfo domestico, la cui conseguente ostilità sarà proprio la causa della morte del suo padrone. Le straordinarie capacità di Silente e la sua vanità intellettuale, che da adolescente rischiano di trascinarlo verso la magia oscura. E soprattutto l&#8217;arroganza di James Potter, padre &#8220;naturale&#8221; di Harry, che sebbene una volta adulto si sia comportato da eroe nella lotta contro Voldermort, da ragazzo è stato una sorta di bullo, tanto fiero delle sue qualità, della sua provenienza familiare e delle sue amicizie, da torturare  Severus Piton, sottoponendolo a terribili angherie.</p>
<p>Ma la perdita porta ad una conquista più grande. Da una parte perdendo il tutore si è costretti ad affrontare la vita con le proprie forze, dall&#8217;altro la perdita dell&#8217;illusione di perfezione porta ad una più profonda accettazione della natura umana. Ognuno di noi deve fare un percorso attraverso le proprie ombre per raggiungere la maturità. Harry , arrivato all&#8217;età adulta può trattare da pari i suoi &#8220;tutori&#8221;. Esemplari sono l&#8217;aiuto che dà ad Albus Silente nella missione di recupero dell&#8217;Horcrux nella grotta e nella discussione con Remus Lupin, il suo ex insegnante affetto da licantropismo, che ha paura di affrontare la vita e di vivere pienamente l&#8217;amore con Tonks.   Questa parità non vuol dire rinuncia all&#8217;amore dei padri, ma solo alla protezione intesa come rifugio, come schermo dal mondo. E anche all&#8217;approvazione come conferma di ciò che valiamo. La maturità è la capacità di prendere forza dall&#8217;amore dato, indipendentemente dalle qualità della persona, e di imparare sia dalle virtù che dai difetti di chi ci ha preceduto. Una misericordia e una comprensione umana che si estendono anche a personaggi ambigui come Severus Piton (che meriterebbe un post a sé) e al padre di Luna, che li tradisce perché disperato nei confronti della figlia.</p>
<p>Se devo confrontare le figure del paterno con quelle del materno direi che le madri (e le donne in generale) in Harry Potter hanno molte meno sfumature. Non perché non ci siano dei bei personaggi, dotati di forza. Al contrario. Ma perché sono meno contorte, subiscono meno passaggi nell&#8217;ombra. Come se la Rowling inconsciamente (?) riconoscesse loro una maggiore dirittura. Nel bene e nel male, seguono la loro strada. E il materno appare come assoluto. O la madre decide di prendersi cura del proprio figlio, come fa la madre di Harry, che arriva a sacrificare la propria vita per difenderlo oppure rinuncia del tutto a farlo, come la madre di Voldemort, che addirittura rinuncia alla propria vita, suicidandosi, perché non riesce ad affrontare il proprio futuro.</p>
<p>Ci può essere misericordia per le oscurità dell&#8217;anima (Narcissa Malfoy, madre di Draco, e personaggio negativo, arriverà a tradire Voldermort rischiando la sua vita per salvare quella del figlio) ma non per la rinuncia al proprio ruolo, alla dichiarazione d&#8217;amore incondizionata alle persone di cui dobbiamo prenderci cura.</p>
<p>Insomma, per un insegnante che volesse intraprendere un percorso sui ruoli genitoriali in letteratura, il materiale non manca di certo.</p>
<p>Se vi interessa questa lettura pop filosofica di Harry Potter potete leggervi anche questo post sulla <a href="http://www.piattinicinesi.com/tutto-quello-che-so-lho-imparato-da-harry-potter-la-profezia/">Profezia</a>.</p>
<p><em>PS In qualche modo questo post partecipa al dibattito sui padri e sulla cura affrontato da Serena e Silvia su <a href="http://genitoricrescono.com">genitoricrescono</a>, anche se terribilmente in ritardo sul mese di aprile o in anticipo su un altro mese. Se la questione della genitorialità vi interessa, lì trovate diversi materiali e spunti interessanti. Buona lettura!</em></p>
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		<title>Basta Compiti!</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Apr 2012 11:00:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piattins</dc:creator>
				<category><![CDATA[idee]]></category>
		<category><![CDATA[non entrate in quella scuola]]></category>
		<category><![CDATA[sopravvivere ai compiti]]></category>
		<category><![CDATA[basta compiti]]></category>
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		<description><![CDATA[Basta compiti! è un&#8217;invocazione urlata, strepitata e rabbiosa che echeggia a casa nostra da almeno 7 anni, da quando cioè Federico ha cominciato la prima elementare. Qualche anno dopo suo fratello si è aggiunto alla protesta disperata, e da allora la tentata (e fallita) rivoluzione  la fanno in due. Certo i miei figli non sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.piattinicinesi.com/wp-content/uploads/2012/04/DSC_0245.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2515" title="DSC_0245" src="http://www.piattinicinesi.com/wp-content/uploads/2012/04/DSC_0245-300x198.jpg" alt="" width="300" height="198" /></a>Basta compiti!</em> è un&#8217;invocazione urlata, strepitata e rabbiosa che echeggia a casa nostra da almeno 7 anni, da quando cioè Federico ha cominciato la prima elementare. Qualche anno dopo suo fratello si è aggiunto alla protesta disperata, e da allora la tentata (e fallita) rivoluzione  la fanno in due. Certo i miei figli non sono i soli a protestare. Da quando frequento la scuola da genitore ne ho sentite di tutti i colori. Dalle mamme che si informano fuori della scuola su cosa &#8220;hanno&#8221; (loro, le madri stesse) da ripassare per il giorno dopo, alla dritta per la ricerca su wikipedia, a quanto è difficile colorare nei margini. Anche tra i genitori si trovano i rivoluzionari, quelli che bisogna dirlo alla maestra che la smetta di dare i compiti che noi tre giorni a settimana abbiamo lo sport. A quelli che sono più realisti del re. In una classe c&#8217;è stata una rivolta perché i genitori volevano più compiti, ed ho sentito con le mie orecchie altri che motivano la preferenza per una sezione rispetto ad un&#8217;altra perché lì i professori davano  più compiti. &#8220;Mio figlio, figurati, studia fino alle 9 di sera!&#8221; Nella loro testa, è chiaro che più compiti ed uno studio prolungato a casa vogliono dire maggior profitto e preparazione più completa. Insomma, nella scuola di quartiere, la questione dei compiti solleva se non più, almeno altrettante accese discussioni del risultato del derby.</p>
<p>Per questo quando dall&#8217;ufficio stampa di Sonda è arrivata la mail che presentava un saggio di Maurizio Parodi dal titolo <a href="http://www.sonda.it/basta-compiti/"><em>&#8220;Basta compiti! Non è così che si impara&#8221;</em> </a>ho colto al volo l&#8217;occasione, e mi sono offerta di recensirlo (a modo mio, si intende). Il libro è diretto a studenti, genitori ed insegnanti. In effetti il linguaggio è diretto e privo di tecnicismi, non bisogna essere pedagogisti per capirlo. Allo stesso tempo però il modo in cui è impostato non lo rende un manuale consultabile per trovare risposte ma piuttosto un libro di idee e dubbi per porsi delle domande. Soprattutto nella seconda parte che riporta un dibattito sviluppatosi  nel corso dell&#8217;anno scolastico 2009/2010 sul network Ning, la scuola che funziona, creato e diretto da Gianni Marconato.</p>
<p>Di dubbi questo libro ne pone parecchi. Intanto c&#8217;è la domanda sui compiti. Servono, non servono? Chi è a favore sostiene che dovrebbero servire come prova di verifica , in un contesto non scolastico ed autonomo, di quello che si è appreso a scuola. Ma non sempre è così e qui arriva il nodo cruciale. A scuola appunto si dovrebbe imparare, ma che vuol dire in effetti? A pag 74 del libro Parodi elenca una serie di &#8220;idee&#8221; precostituite sull&#8217;insegnamento dalle quali egli evidentemente dissente : <em>bisogna insegnare molto affinché qualcosa resti, al loro ingresso a scuola gli alunni sono ugualmente ignoranti e non diversamente competenti, l&#8217;insegnamento è una serie di momenti nei quali si trasmette conoscenza alla classe attraverso la parola del docente, è possibile, anzi dovuto, che gli studenti imparino la stessa cosa, nello stesso momento e nello stesso modo&#8230;</em></p>
<p>Se l&#8217;insegnamento è una &#8220;trasfusione di conoscenze&#8221; da insegnante ad alunno attraverso un racconto verbale è ovvio che una parte degli alunni non verrà trasfusa. Ancora peggio, spesso parte dell&#8217;insegnamento è delegata allo studio a casa. Studio che per chi è in situazione svantaggiata (familiare, culturale, ma anche di difficoltà di apprendimento) si rivela difficile se non impossibile, con la conseguenza di approfondire lo svantaggio e determinare l&#8217;esclusione.</p>
<p>E&#8217; come se la questione dei compiti fungesse da catalizzatore per riflettere sulla reale funzione della scuola, sulla sua capacità di inclusione e promozione sociale, sull&#8217;apprendimento creativo (con riferimenti a Rodari, Freinet, de la Garanderie, e una bella intervista finale a Maurizio Maggiani, maestro e scrittore, in cui racconta dei &#8220;suoi&#8221; compiti), e sul rapporto con con le famiglie degli alunni, spesso difficile. Quest&#8217;ultimo punto è cruciale, è come se negli ultimi tempi si fossero perse di vista le competenze specifiche di ciascun ruolo: i genitori spesso pretendono di correggere il lavoro dell&#8217;insegnante, o sentono di doverne colmare le lacune, facendosi  insegnanti essi stessi, ma dall&#8217;altra parte molti insegnanti rimproverano alle famiglie di aver abdicato al loro ruolo di educatrici, delegando alla scuola anche l&#8217;insegnamento delle più elementari norme di buona educazione e vivere civile.</p>
<p>Per quanto mi riguarda, sulla questione compiti ho anch&#8217;io la mia personale esperienza, formata attraverso la mia di studente, poi quella di sostegno a ragazzi con problemi di apprendimento, di genitore, e dei laboratori di storie che faccio con i bambini, nei quali lavoriamo con la fantasia, senza categorie di bravi e ripetenti.</p>
<p>1. I primi 2/3 anni di elementari l&#8217;esercizio è fondamentale. Avendo imparato un alfabeto diverso in età adulta, mi sono sorpresa nel riconoscere nelle difficoltà dei miei figli, le stesse che avevo provato io alle prese con  lettere  e segni che bisogna imparare a domare. Scrivere qualche riga a casa o fare i compiti durante l&#8217;estate è proprio necessario. Come è necessaria la leggerezza. Non vi stressate e non fatene una tragedia, e non vi fate venire in mente di aggiungere altri compiti da soli. Se proprio volete partecipare leggete questo post dal titolo esplicativo <a href="http://www.piattinicinesi.com/idee-creative-fare-i-compiti-senza-accorgersene/">fare i compiti senza accorgersene</a> e fatevi venire qualche idea.</p>
<p>2. I bambini e i ragazzi che vanno male a scuola in genere si sentono inadatti alla situazione. Quello che succede lì dentro è totalmente alieno. Non riescono a capire cosa vuole l&#8217;insegnante, cosa devono fare perché quelle parole, quella sequenza di concetti che agli altri appare logica acquisti un senso anche per loro. A volte non trovano il senso perché il mondo della scuola è totalmente sconnesso anche dalla loro vita fuori. Non ne capiscono il motivo, l&#8217;utilità. Ogni volta che si ha a che fare con un ragazzo problematico bisogna lavorare proprio su questa ricerca del senso di stare chiuso in una classe  a sentire gente che parla. Altrimenti è inutile dare pagine in più e minacciare ripercussioni. Finirà col convincersi sempre di più che studiare non fa per lui.</p>
<p>3. Per evitare questo stallo bisognerebbe poter valorizzare le competenze in entrata di cui parla anche Parodi. Far prendere loro coscienza di quello che sanno fare, di quello che vorrebbero fare , di come farlo. Altrimenti la loro auto-valorizzazione finisce per passare attraverso atteggiamenti di ribellione fine a se stessa, chiusura, bullismo, apatia.</p>
<p>4. Se la scuola serve a qualcosa invece è proprio per comprendere che ognuno ha qualcosa da portare al gruppo e che queste competenze vanno condivise, passate, trasmesse. Troppo spesso invece il tentativo di uniformare il livello ad uno standard medio che non corrisponde a nessuno lascia fuori troppi. Anche i bravi, la cui capacità di capire quali sono i meccanismi dell&#8217;apprendimento potrebbe essere messa a disposizione degli altri in una logica di condivisione e non di classifica.</p>
<p>3. Negli ultimi anni i tagli alla scuola hanno messo a dura crisi i progetti di inclusività che erano stati portati avanti a partire dagli anni &#8216;70. Meno insegnanti di sostegno, meno compresenza degli insegnanti di ruolo per spalleggiarsi ed integrare le lacune e le difficoltà. Alle medie le distanze si approfondiscono. E sto sentendo discorsi legati alla scelta del liceo (classico per i bravi, poi lo scientifico, e poi tutto il resto) che pensavo essere relegati ad una cultura di generazioni fa, magari  provinciale, non certo da grande città.</p>
<p>Poi mi sono venute in mente una serie di strategie e di idee che ho imparato in questi anni. E magari nei prossimi post ve ne parlo <img src='http://www.piattinicinesi.com/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> </p>
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		<title>Filastrocca del lunedì: Un vampiro nel frigo</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Apr 2012 07:51:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piattins</dc:creator>
				<category><![CDATA[filastrocche]]></category>
		<category><![CDATA[scrivere è il mio mestiere (forse)]]></category>
		<category><![CDATA[favole e filastrocche]]></category>
		<category><![CDATA[filastrocca]]></category>

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		<description><![CDATA[IL VAMPIRO NEL FRIGO
Da ieri, nel mio frigo
Ci abita un vampiro:
È un tipo molto ambiguo
Di nome Vladimiro
Alto, secco e bianchiccio
Con due occhi beffardi
Ispira raccapriccio
Appena  lo guardi
Ha le orecchie a punta
Le unghie smozzicate
La chioma grassa ed unta
Le braccia tatuate
Mi fa scherzi terribili
Con le sue dita abili
Dispetti da bertuccia
Con quei denti a cannuccia
Io torno da scuola
E non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>IL VAMPIRO NEL FRIGO</strong></p>
<p>Da ieri, nel mio frigo</p>
<p>Ci abita un vampiro:</p>
<p>È un tipo molto ambiguo</p>
<p>Di nome Vladimiro</p>
<p>Alto, secco e bianchiccio</p>
<p>Con due occhi beffardi</p>
<p>Ispira raccapriccio</p>
<p>Appena  lo guardi</p>
<p>Ha le orecchie a punta</p>
<p>Le unghie smozzicate</p>
<p>La chioma grassa ed unta</p>
<p>Le braccia tatuate</p>
<p>Mi fa scherzi terribili</p>
<p>Con le sue dita abili</p>
<p>Dispetti da bertuccia</p>
<p>Con quei denti a cannuccia</p>
<p>Io torno da scuola</p>
<p>E non c’è la coca cola</p>
<p>Mi giro e di botto</p>
<p>È sparito il chinotto</p>
<p>Appena vado in gita</p>
<p>paf…via la granita</p>
<p>eh no! mi son voltata</p>
<p>e ha preso anche l’orzata!</p>
<p>Infilo le ciabatte</p>
<p>e si beve il mio latte</p>
<p>Ha una sete insaziabile</p>
<p>quel mostro insopportabile</p>
<p>Mi svuota il figorifero</p>
<p>quell’essere pestifero</p>
<p>Ma se adesso si lamenta</p>
<p>basta col tè alla menta</p>
<p>Se ora soffia e rutta</p>
<p>basta succo di frutta</p>
<p>Se la pancia gli è esplosa</p>
<p>basta con la gazzosa</p>
<p>Mi dispiace Vladimiro</p>
<p>ma anche se sei un vampiro,</p>
<p>ti tocca bere purtroppo</p>
<p>pure il mio sciroppo!</p>
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