la scala dei valori

“Domani pubblico il post sui core values” dice Flavia
“Quale, quello in cui dici che vorresti tappezzare casa tua con i cartelli dei valori tipo mission aziendale?” chiede Piattini.
“E sì”
“Quello dove si capisce che noi due abbiamo gli stessi valori tranne l’azione, che non l’avevo mai pensato che era una cosa importante e che poi però quando ho letto il tuo post ho capito che era stato un grande errore e quindi adesso a ripensarci ho deciso che l’azione la voglio aggiungere anch’io tra i miei valori?”
“Eh sì proprio quello”
“Ottima idea” dice Piattini “mi è piaciuto molto quel post. Secondo me questa dei core values è una questione fondamentale.”

E sì. Perché i valori fondamentali della nostra vita sono il nostro faro nella notte, quello che ci guida quando intorno a noi gli altri punti di riferimento hanno esaurito la loro energia, sono l’albero maestro al quale ci appoggiamo quando la tempesta ci spinge in tutte le direzioni, tranne che in quella verso cui volevamo dirigerci.

E Piattini di tempeste in questi anni ne ha vissute parecchie.
Fino a ritrovarsi un giorno di un anno e mezzo fa a chiedersi cosa le era rimasto a cui potersi aggrappare, per ritrovare la rotta.
Perché era triste, immensamente triste, e davanti a sé vedeva un mare neropece.
“Ma che ti manca?” le chiedevano “in fondo hai un lavoro, due figli, un marito…Magari vai in palestra, ti prendi una vacanza, esci con le amiche”
Ma Piattini non voleva andare in vacanza, né in palestra, e sapeva che neanche una serata con le amiche le avrebbe tolto quella malinconia di dosso.
La malinconia di non fare quello che avrebbe voluto.
“E cosa vorresti fare, allora?”
“Non lo so”

Però non lo so è in genere una risposta che non porta a niente, e pure in quel caso il rischio era quello di infognarsi in un labirinto di inutile malcontento.
Per cui Piattini si mise a pensare. Pensò a quali fossero i valori davvero importanti nella sua vita, e buttò giù una lista.

“Ehi Flavia, ti va bene se domani pubblico un post di risposta a questa storia delle priorità della nostra vita? Avrei delle cosucce personali da raccontare…”
“Sì, Piattins, mi va bene, solo attenta alla terminologia: i valori sono quelle cose che non cambiano – si evolvono, ma restano la tua mission nella vita, come sono alla base di una mission aziendale, la lista delle priorità serve invece ad organizzare giorno per giorno i tuoi progetti, che servono a realizzare i tuoi valori.
“Ah, ok”

Piattini dice ok però c’è una questione che non le torna.

Perché lei, quel giorno di un anno e mezzo fa, quando ha buttato giù la lista dei valori ha stilato comunque una classifica.
E non era per fare una citazione della top five di “Alta fedeltà” di Nick Hornby, ma era proprio un’esigenza interiore.
Lei doveva dare una priorità ai suoi valori.
Che poi, guarda un po’, al momento in cui devi buttare giù nero su bianco quello che per te è più importante nella vita vengono fuori strane cose.
Per esempio ancora qualche mese prima se qualcuno le avesse chiesto qual è per te la cosa più importante nella vita lei avrebbe risposto senza alcun dubbio la libertà.
Di pensiero, di parola, d’azione.
Quando passi la vita ad occuparti di paesi che violano i diritti umani lo capisci quanto sia importante la libertà, a cominciare da quella che ti dà un passaporto.
Però lei non aveva scritto libertà.
Aveva scritto etica.
L’etica.
Ovvero agire secondo un principio morale, seguendo la distinzione tra giusto e sbagliato.
Non dire in un servizio le cose che ti impongono di dire.
Intervistare chi ti dicono di intervistare. Arrivare alle conclusioni imposte dall’alto.
Non parlare di immigrazione, di diritti delle donne, e poi avere in casa una donna immigrata che ha dovuto lasciare i suoi figli per occuparsi dei tuoi.
Non parlare di ambiente senza trovare il tempo di fare la raccolta differenziata.
Non parlare di educazione senza riuscire a farsi pienamente carico dei propri figli.

I figli.

Nella scala di valori al secondo posto dopo l’etica.
Lì dove qualche tempo prima avrebbe messo la conoscenza, la sete di viaggi, di scoperte.
Perché conoscenza si sviluppa anche in profondità. E crescere i figli è l’avventura più eccitante della vita, il viaggio più imprevedibile e misterioso.
Il solo che valesse la pena di intraprendere. Gli altri potevano aspettare. Ci sarebbero state altre occasioni. (anche se poi quando le hanno proposto di andare in Algeria c’è andata di corsa, era un’occasione…)

Però c’era una cosa che non poteva aspettare.
Questa andava al secondo posto pari merito. Non c’era una o l’altra. Non si poteva scegliere.
Il bisogno di raccontare era impellente.

Nel film di Mira Nair “il destino nel nome” la protagonista, una giovane donna indiana, ha una grande passione per la musica.
Poi un giorno un promettente ingegnere la chiede i sposa e la porta negli Stati Uniti. Lei cerca di adattarsi a quella vita, cresce i figli, sviluppa una identità da emigrata.
Quando il marito muore e i figli sono grandi lei deve pensare a come sopravvivere. Non è più la moglie di nessuno, la madre di nessuno, dopo tanto tempo ha la libertà di scegliere chi vuole essere, a cominciare dal luogo di residenza.
Decide così di tornare in India, e lì ricomincia a suonare.

Perché per alcune persone la creatività e l’arte sono elementi fondamentali della propria identità.

La Piattina da quando era piccola era una scrittrice.
Passava il tempo a inventare storie e girate film.
Però poi aveva avuto paura.
Questa di scrivere le era improvvisamete sembrata una idea balzana, poco seria.
E quindi l’aveva accantonata, rimandata, soffocata.
Eaveva fatto altro.

Ma prima o poi le identità negate si ribellano.
E ci costringono ad ascoltarle.

Solo che decidere di mettere la scrittura, la creatività allo stesso livello dei propri figli è una cosa forte, inaudita, sciagurata per una madre.
O almeno per la figura di madre socialmente accettata.
Qualcuno a sentirla esprimere così liberamente la sua scala di valori le ha infatti subito consigliato di aspettare, di rimandare, di rinunciare.

Ma tapparsi le orecchie e ascoltare soltanto se stessi è una grande liberazione.

Uno riesce a vedere la vita come un mare un po’ più limpido.

A ritrovare la rotta.

E lo spazio per tutto.

Ma certo ci vuole un buon piano d’azione, e una visione razionale dei propri limiti (che poi vorrebbe dire racconti sì, romanzi basta, almeno per ora) e l’inserimento definitivo dell’azione (per tradurre in pratica le idee e vederne i frutti) tra i propri core values

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20 Responses to “la scala dei valori”

  • Raperonzolo says:

    Per la scala dei miei core values uso il parametro “situazione estrema”. Faccio piazza pulita di tutto, creo un mondo che ripiomba su se stesso, faccio svanire tutte le certezze e quanto diamo per scontato. Cosa salvo? Cosa mi resta quando è andato tutto in frantumi?1) Le persone che amoPerché le persone vengono prima del resto.2) L’eticaPerché è il perno del mio modo di essere.3) L’armoniaPerché senza di essa la vita fa male.Paradossalmente per me la scrittura non è un core value. Talvolta è un’esigenza, altre volte un piacere. E’ una cosa che c’è ed è parte di me. Non è una cosa che dovrei salvare in una situazione estrema. E’ la cosa che mi salverebbe.

  • wwm says:

    Tu e Flavia mi state dando un bel compitino…Ho letto il tuo post. Ho spento il computer. Ho pensato. Ho letto un paio di cose su VereMamme. Credo di essere in un mare di confusione e di insicurezza. Certo ci sono valori fondamentali per me…ma ora ho bisogno di fare forse come dice Raperonzolo. Piazzia pulita. Mente libera. Rimettere i pilastri al loro posto e andare avanti.

  • emily says:

    “fare la scala” è un momento obbligato x tutti, fare il punto della situazione e capire la figura del puzzle che si vule realizzare. io 5 anni fa mi sono chiesta? ma come voglio vedermi tra 10 anni? cosa voglio aver cambiato? cosa voglio aver imparato? e ho preso decisioni importanti, xkè è vero che la vita ti costringe a pensare senpre alla quotidianeità, al presente, al just in time (wowowow una parola in inglese da me…nevica!) ma ogni tanto bisogna fare i programmi a lunga scadenza. i miei arrivano fino al 2015, poi ci penserò

  • Silvia says:

    “Non era più la madre di nessuno”“Ma prima o poi le identità negate si ribellano.E ci costringono ad ascoltarle.”Il riassunto di questo bel post.Ci penserò su (non ne avevo abbastanza di riflessioni, mannaggia a te).Sulla seconda frase posso però già dire che mi sento combaciante alla perfezione, senza “bolle d’aria”.Ed è per questo che voglio diventare Tutore Prenatale.Un abbraccio.Silvia

  • Verde says:

    aio. c’ho bisogno di pensare un pò prima di commentare.

  • desian says:

    I miei valori sono io. No, un momento, non è delirio, spiego: i miei valori sono il mio mondo sbucciato dell’egoismo (e non sempre ci riesco), il mio mondo è quello che condivido con le persone che amo (e non sempre ci riesco…), le persone che amo sono quelle su cui esercito, in primis, la mia etica (e non sempre ci riesco), l’etica è ciò che mi insegna (ogni giorno, con estrema estrema fatica) a dire no, a sapermi fermare prima.Insomma i miei valori, ad oggi almeno e da qualche anno a questa parte, sono la capacità di fare i miei “esercizi”, di imparare, ascoltare, incazzarsi e perdonare e soprattutto evitare le classifiche perché le cose, per me, arrivano loro col giusto ordine. E non scambiatemi per mistico, non lo sono affatto!ciao

  • Jolanda says:

    Si, è vero. Quando non segui il tuo istinto, la tua natura, alla fine comunque ci perdi. La tua passione vera è la scrittura. La mia è il mondo dei bambini, le loro “cose”, i loro “libri”, il loro “modo di vedere”… Non ho voluto ammetterlo. Ho studiato farmacia, mi son detta “Quello sì che è un lavoro serio!”. E poi? Poi ho finito di studiare e per anni ho cercato di evitarla questa farmacia. Ho fatto ricerca, ho lavorato in una ditta di pubblicazioni mediche… e poi, finalmente, ho dato libero sfogo alla pasione, che mi ha dato, insieme ai figli, le vere soddisfazioni. Sono fortunata, lo so, nella vita non a tutti è data la possibilità di seguire la propria passione. Sarà per questo che non voglio mollare e ora seguo la mia passione con convinzione, tenacia, cocciutaggine e tanta ironia!

  • Rita says:

    La mia passione sono prima di tutto i miei figli e poi creare, inventare, giocare con i colori e con la fantasia…c’è un solo problemino…purtroppo servono anche i soldi e la mia passione non riesce a darmene.

  • Flavia says:

    Per esempio mia madre, a sessant’anni, dopo una vita da casalinga ha cominciato a prendere lezioni di pittura “perchè disegnare era una cosa che mi piaceva tanto da ragazza” – e adesso sono già vent’anni che ci sforna capolavori (e questa cosa alimenta tutte le sue energie). Perchè ha aspettato tanto? cosa scatta nella testa? ecco – meglio farlo scattare il prima possibile. Se uno ha la fortuna di avere per lavoro una passione, o riesce a fare della propria passione un lavoro, fantastico. Ma qualunque sia il modo in cui ci si sente di esprimere se stessi, è una forma altrettanto importante di guadagno e realizzazione interiore, sempre.allora “cours, Piattins, cours!”…insegui la tua passione…

  • BiancaSperandio says:

    cosa succede in un pomeriggio di pioggia e influenza?che invece di scrivere (chè è più di un mese che non combino nulla) o di preparare scatoloni (chè dovevo aver traslocato da tempo) me ne vado in giro per blog. in uno di questi c’è un link e di blog in blog arrivo qui. e così è tutto il pomeriggio che vi leggo.e quello che ho letto mi ha fatto bene.soprattutto questi post sui valori, sulla passione, sulle identità negate.sono dieci anni che nego la mia.che ho fatto altro. sempre altro. ed ora inizia a fare veramente male.per questo leggervi è stato bello: perchè la forza di cambiare quando “tutto va bene” ha bisogno di esempi.ps: certo anche il post sulla ds è stato prezioso: bello scoprire che certe cose non capitano solo a casa nostra! :)

  • piattinicinesi says:

    allora, innanzitutto grazie per i commenti. sono tutti così belli e densi che stasera mi hanno davvero scaldato il cuore. non è facile scavarsi dentro e poi dire, ecco per me è così, sono queste per me le cose essenziali. quando ricevo questi commenti non ho più dubbi che aprire il blog sia stata una delle cose migliori che ho fatto “per me” negli ultimi mesi. e adesso in dettaglio.

  • piattinicinesi says:

    @rape non sai quanto stia sognando in questo periodo un pomeriggio di té e chiacchere insieme, sai quante cose verrebbero fuori…credo che entrambe ci siamo scontrate e ci stiamo ancora scontrando con questa presenza della nostra vita e di noi stesse. è la consapevolezza del posto da darle che è importante, più della cosa in sé, credo…@wwm credo di capire…un anno e mezzo fa avevo l’impressione di essere trascinata lungo una strada non scelta da me, gli eventi avevano preso il sopravvento e io mi affannavo per adattarmi ala situazione. solo che c’è un momento in cui bisogna prendere in mano le redini, decidere noi la strada. questo non vuol dire rinunciare ad adattarsi, ma farlo con più consapevolezza.

  • piattinicinesi says:

    @emily mi sembra importantissima questa cosa che dici. siamo talmente presi dalla quotidianeità che ci sfugge l’essenziale. a volte è vero che sono i momenti difficili che ci costringono a pensare, ma la riflessione andrebbe fatta a prescindere… come mi vedo tra 10 anni… ci penserò ;) @silvia sarai bravissima!!!@verde :) )))@desian i miei valori sono io mi sembra bellissimo. in effetti è così, è il nostro power case ;) @jolanda è vero che dopo una certa età uno fa più follie che da giovane, la smette di inseguire le cose “serie” e ragiona con la passione l’entusiasmo e la determinazione. ma sarà ormonale????

  • piattinicinesi says:

    @rita ma sei sicura che non riusciresti a guadagnare con quello che fai? le tue creazioni sono stupende!@flavia non ti rispondo come vorrei adesso perché mi partono come niente un paio di postarelli. rifletto su quel “perché ha aspettato tanto?”, c’è materiale per un romanzo…@bianca ho letto il tuo blog, che è un romanzo, in realtà…molto bello, ma mi piacerebbe sapere qualcosa di più di te ;)

  • bstevens says:

    cara piattini… nei tuoi post riassumi cosi tante emozioni, che non mi riesce difficile credere quanto scrivere e “raccontare”, per te, sia linfa vitale ed imprescindibile. condensi parte di te, in quel che scrivi.dunque tra i tuoi core value, in fondo, metti i tuoi figli, gli altri (l’etica… ) e te stessa. tre perni importanti, che io ora ho banalizzato ma di cui capisco a fondo tutta la complessa essenza.. un abbraccio. forte. BRAVA. b.

  • wwm says:

    E’ che mi fa così paura…Non so cosa rispondere al “cosa vorresti fare”. Quali sono le mie passioni? Affronto la vita. Giorno per giorno. Affronto la scelta che ho fatto. A volte non penso neanche sia stata una scelta. Me lo ricordo bene quel momento. Mi avevano appena offerto un lavoro molto ambito. Non sapevo neanche cosa dovevo fare e loro lo sapevano ma avevano detto “vogliamo scommettere su di te”. Me la sono fatta sotto e sono “scappata” in Ecuador dall’uomodeltunnel. Sono rimasta incinta e poi è arrivato tutto il resto come un’onda gigantesca. Sono felice di quello che sto vivendo ma mi sento scombinata. E sono profondamente convinta di dovermi mettere a posto per poter essere una buona madre. E SO di per certo che essere madre è l’esperienza più difficile e meravigliosa che io stia vivendo.Scusa per il lungo commento!!!!

  • piattinicinesi says:

    @bstevens sì, in fondo è così, un triangolo. grazie per l’immagine. mi aiuterà a visualizzare alcune scelte e azioni…:)))@wwm ho provato anch’io cosa vuol dire seguire una persona all’estero per amore, e so quali sono i rischi. ci si appoggia, ci si adatta forse troppo, e in seguito si tende a recriminare (prima o poi lo si fa, anche poco…) l’importante è saperlo, sapere che è un’esperienza comune a tutti, e fare uno sforzo per ritrovare il proprio baricentro (leggi del personaggio di Marta nella fiscion, ci ho messo tanto di vita vissuta…)

  • Eva Ricciuti says:

    La scala dei valori…non so per me al momento è un pò una discesa libera…UN SUPERSLALOM

  • Anonymous says:

    Ciao Piattini! facciamo come se avessi tempo di fare una pausa tra la centinaia di esami da correggere per lasciarti il commento di cui ti parlavo su VM (altrimenti verrà ad aggiunggersi alle tante cose che volevo fare ma finite nel dimenticatoio!) :-) )) … bhé, ecco più o meno la natura del mio problema con il “fare” evidenziato:)Come te, l’azione non mi era mai sembrata un valore “chiave”, almeno non l’avrei mai fatto stare insieme a quelli più importanti! eppure … a pensarci bene, di fatto, lo è sempre stato (ma senza rendermene conto, coscientemente cioè) Mi spiego: la questione dei valori chiavi sollevata da Flavia mi ha fatto riflettere nuovamente sui miei e costretta ad un esercizio sintetico (il cui non è il mio forte -sono più analitica) alla fine del quale mi sono resa conto che l’unico valore chiave per me era l’Amore: l’amore per la libertà, la conoscenza, per l’umanità. E dopo aver letto anche il tuo post sull’argomento, mi sono detto: “anche io ho sempre trascurata l’azione!”… ma poi, a pensarci bene, mi sono detto: “ma di quale azione stiamo parlando, nel mio caso?!” … e sono arrivata alla conclusione che l’azione è sempre stata presente, au coeur même di cio’ che per me conta di più. Se è vero che lascio tante cose mai fatte, non sono quelle che contano di più! Ti faccio qlche esempio:quando si parla di libertà: vivo dove e come mi pare, mi infischio di cio’ che puo’ pensare o dire la gente, il solo limite che impongo alla mia libertà è quello dettato dalle mie convinzioni morali, ecc…quando si parla di conoscenza: il mio cervello è come uno stomaco affamatto a cui devo dare da mangiare costantemente, e cosi’ FACCIO…Non vorrei farla troppo lunga…! :) ma è difficile esaurire tale argomento in solo qlche righe, eh!? … cmq, leggendoti mi sono venuti tanti pensieri! Conosci certamente Soeur Emmanuelle… alla domanda “cos’è Amare?” lei diceva: “Amare, è dare il meglio di sé”! bene, condividendo pienamente, mi rendo conto che cio’ che faccio (anche come mestiere), chi sono e come mi comporto con gli altri corrisponde con i miei valori chiavi. Invece, cio’ che non faccio, sono le cose che forse ritengo meno importanti, quelle che “possono” aspettare, cose pratiche, materiali (la spesa, i conti, cose amministrative, the heater che da più di un mese sta li’ nel salotto aspettando che mi decida a portarlo dal tecnico…! e sta pure cominciando a fare freddo anche qui! lool) Scusa per il mio italiano un po’ cosi’-cosi’, che oggi, non mi viene facile .. :) Ti auguro un buon weekend!Isa.

  • valewanda says:

    Arrivo tardi a questo tuo post, talmente bello e difficile che mi lascia spiazzata, qui, davanti, pc, senza sapere cosa rispondere. Ma una cosa la so: sono mamma, certo, ma credo che il mio primo posto sia rimanere me stessa, sempre, non farmi soffocare, continuare con costanza a seguire le mie vie, le mie letture, i miei lavoretti, i miei film, le mie amiche. Nonostante tre figli, il sonno, la stanchezza, e tutti che dicono: “Ma fermati, una volta tanto, mettiti a letto alle nove e riposa!”. No, la soddisfazione di avere sonno ma di essere rimasta la Valentina di sempre, quella no, non me la leverà nessuno.

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