“Quando vivevo in India,ogni giorno mi arrampicavo sull’albero di mango che cresceva dietro la mia casa, e se i frutti erano rossi e maturi, li mangiavo facendo schioccare forte la lingua. Adesso, in Italia, se faccio rumore con la bocca o mangio con le mani, la mia maestra dice che mi comporto come un maiale. E dice anche che quando piove devo aprire l’ombrello. Ma io, in India, quando soffiavano i monsoni, correvo apiedi nudi sotto la pioggia e giocavo con le pozzanghere, e facevo a gara con i miei amici a chi raccoglieva più chicchi di grandine. E se non c’era abbastanza legna per accendere un fuoco bruciavo la cacca secca della mucca e mi scaldavo. In Italia, i bambini dicono che la cacca fa schifo. Ma forse dicono così perché non sanno che è un ottimo concime per far crescere i pomodori e l’insalata dell’orto.”
Comincia così un libro delizioso: “Sognando l’India” di Emanuela Nava (Piemme).
Un libro che ogni tanto vado a cercare, sullo scaffale di mio figlio, perché sento che ne ho bisogno.
Di solito è uno di quei giorni in cui la nostra vita mi sembra d’un tratto stupidamente frenetica, i bambini sono stanchi, annoiati, o tristi, e io comincio ad avere dubbi su cosa voglia dire essere una brava mamma.
Allora rileggo la storia di Khurshid, nato e vissuto in Bihar e poi adottato a Milano, da una scrittrice “con i capelli da strega”. Una scrittrice che dà voce a suo figlio e gli fa raccontare la sua India, con i ricordi e le storie fantastiche, ma anche con il suo punto di vista straniante sulle abitudini delle famiglie italiane che vivono in città.
“certe volte alle quattro e mezzo del pomeriggio, quando esco da scuola (…) me ne starei volentieri spaparanzato di fronte alla Tv. Oppure andrei a casa di un compagno a giocare. Ma tutti i miei compagni al pomeriggio seguono qualche corso (…) e siccome i corsi costano un sacco di soldi, se all’ultimo momento decidono di bigiare e pestano i piedi, le mamme si arrabbiano e li portano lo stesso.”
In India invece, si gioca a calcio con una palla di stracci, bambini di tutte le età, tutti insieme perché non c’è nessuno che ti chiede l’età e il certificato medico.
Ci si arrampica sugli alberi, si tagliano a metà le scatole di fiammiferi e si collezionano le figure al posto delle carte dei Pokemon, ma si collabora anche alla vita della famiglia.
“In Italia i bambini non fanno un fico secco: non apparecchiano, non rifanno il letto. Così i loro genitori li trattano come dei neonati e per punizione non li lasciano mai andare a scuola da soli. E gli raccontano anche un sacco di sciocchezze: attenti al lupo, alla strega, all’uomo con l’anello al naso. Io in India trasportavo il fieno sulla testa, seminavo l’orto, friggevo le frittelle piccanti. Un giorno con i miei amici ho costruito persino una barca”
Andare sicuri nella vita vuol dire sopratutto avere coscienza del proprio ruolo, anche se è un ruolo bambino.
Mi è capitato di leggere per lavoro i report di Save the children sullo sfruttamento del lavoro minorile.
La distinzione era chiara tra lo sfruttamento, da condannare, e il lavoro dei minori da incoraggiare nelle sue forme migliori, ovvero la partecipazione all’economia e alla vita familiare, che in alcune società è indispensabile, e dà anche dignità e importanza al minore.
Il fatto di vivere in una società del benessere non vuol dire trattare i nostri figli come sultani.
Un bambino che ha un piccolo compito in casa, che viene responsabilizzato e che a poco a poco acquista coscienza delle sue capacità sarà sicuramente un bambino più felice e più sicuro di sé.
Questo libro dovrebbero leggerlo le maestre, per capire perché a volte i bambini che vengono da fuori hanno tanta difficoltà a stare fermi dietro un banco, e perché si stupiscano di cose che a noi sembrano normali.
I genitori adottivi, per trovare una strada all’empatia con il proprio figlio.
I ragazzi , per sapersi guardare con altri occhi, per cercare modi alternativi di trovare la propria felicità.
Qualche politico, magari, che pensa che fuori dall’Europa non ci sia niente da imparare.
E noi mamme, per capire che oltre la scuola eccellente, il corso di musica e quello di calcetto, la felpa elegante e la playstation nuova, i nostri bambini hanno soprattutto bisogno di sapere che sono al mondo per essere felici, e far felici gli altri.

mamma e insegnante precaria… penso proprio che domani faccio un salto in libreria per comprare questo libro. Grazie del suggestivo suggerimento!
Grazie del suggerimento. E adesso penso subito a qualche piccolo compito quotidiano da dare al mio piccolo Fagio, che tutti i giorni mi mostra quanto in realtà stia diventando grande.
Grazie per il suggerimento e per le tue preziose riflessioni. Questo tema mi sta molto a cuore.
Anch’io lo voglio! Io da sempre sogno l’India, soprattutto dopo esserci stata e ogni tanto racconto qualcosa ai miei figli. Ma la loro prospettiva è talmente diversa che troverebbero più eccitante la storia di Khurshid che non la mia.
vero, tutto vero
Finalmente un libro per bambini con una storia interessante!! Me lo appunto, domani cercherò con le “belve” di andare in libreria…
metto subito in wishlist…
grazie!
evviva, bel post!
Ma anche senza andare in India… di che anno sei Piattins? Io classe ‘67, e me le ricordo al parco da piccola le file per la fontanina dell’acqua, la ressa dei bimbi accaldati che bevevano a piene mani, mani che secondi prima erano sull’altalena, nel prato, addosso a un cane. Ora quella fontanina e’ deserta, e se qualche piccoletto la indica, subito scatta il moto di panico “no no no noooo! aspetta, non bere da li’ mammina, tieni, ti ho portato la tua bottiglietta di Evian”… com’e’ che siamo cambiati cosi?
PS: a scuola i miei bimbi non hanno i banchi, studiare e’ ancora un gioco, e vanno fuori a ricreazione che piova o nevichi. Quando li vado a prendere con le ginocchia sbucciate, i ricci disordinati, la maglietta infangata e gli occhi che brillano, penso che lasciare l’Italia sia stata una mossa furba. E senza andar lontano, basta attraversare la Manica.
Riflessioni davvero molto interessanti. Pemso spesso a queste cose, anche vedendo la differenza, in oratorio, tra i bambini figli di italiani e quelli figli di immigrati. E anche le differenze di atteggiamento tra le mamme die due “gruppi”.
Una delle cose che colpisce di più è tra l’altro la velocità con cui questi cambiamenti sono avvenuti.
@federica ci sono varie cose su cui un’insegnante può lavorare, cibo giochi, rapporto con gli adulti…specialmente in classi miste può essere un lavoro interessante (ama ci sono anche altri testi volendo. mi sa che ogni tanto ne tiro fuori uno sull’argomento)
)
@mdims anche portare i tovaglioli a tavola può bastare, io faccio fatica ogni giorno per far mettere a posto le loro cose, ma a poco a poco…
@laura lo so, aspetto scambi di idee
@eniko le favole del testo sono molto carine, e ogni tanto cambiare prospettiva sulle storie non è male. sull’India abbiamo la passione comune
@giardigno
@chiara a partire dai 7 anni
@caia mi sa che hai la biblioteca pronta!
@supermam 66 ma alla fine, quindi coetanee. noi eravamo più responsabiizati e un po’ più liberi (ovviamente dipendeva dalle zone) chiaro che qui si parla di famiglie di grandi città, poi si possono fare le dovute distinzioni, ma sicuramente l’idea di sviluppo personale e indipndenza che c’è in altri paesi da noi manca. la cosa interessante però, è che per una volta non ci confronta con il modello anglosassone (o quello nordico) ma con quello indiano. l’effetto è straniante e io credo molto nello straniamento di prospettiva
@donmo è vero, alcuni cambiamenti sono degli ultimi anni. è molto interessante che chi ha esperienza diretta di famiglie di varie culture ne parli, e sappia tirare fuori il buono da ognuna, e favorire lo scambio, buon lavoro e per eventuali confronti..sono qua
e’ vero, lo straniamento di prospettiva ti da’ molto. Pero’ non sono sicura della sua forza argomentativa, al di la’ di quella evocativa. Se l’aria profuma di cardamomo, coriandolo e cumino, posso permettermi di stare col naso in aria a sognare. Ma se profuma di origano, prezzemolo e aglio, il naso lo abbasso, e mi guardo addosso.
Maybe
Un libro che dovrebbero leggere tutti, genitori, insegnanti, figli, per riflettere, porsi domande e cercare di capire…
E sarebbe di aiuto a molti genitori naturali a vivere l’esperienza di padre e di madre con minori ansie e maggiore serenità.
@supermam eh eh, mi fai ridere perché io lo straniamento culturale della mia via l’ho provato andando più a sud del mio sud e imparando da lì. quando parlo di straniamento non intendo il dépaysement orientalista dell’altrove, ma piuttosto grardarmi con gli occhi dell’altro per vedere le mie stranezze e alla fine capirmi meglio. ho scritto qualcosa sotto il tag omeopatia culturale, forse lì riesco a spiegarmi meglio. comunque il discorso è interessante, da riprendere…
@cautelosa è vero che soprattutto mi suscita domande alle quali non avevo pensato prima, ed è molto importante. e anche la riflessione sulla genitorialità naturale o adottiva è molto interessante e molto molto bella
Suggerimento e osservazioni molto interessanti. Mi piace leggere con i bambini e mi procurerò il libro. Grazie!
che dire piattins? che sono d’accordo su tutto. che la soddisfazione di un lavoro ben fatto che serve agli altri e al benessere di tutti è una cosa che nn si può imparare che facendolo.
Non è certamente un buon momento per cercare di favorire lo scambio tra culture, specialmente se i portatori delle medesime arrivano in Italia sui barconi.
Ma (come diceva il Saggio) “quando il gioco si fa duro…”.
Per cui cercherò di prendere in parola il tuo consiglio, grazie!
Post interessante come sempre, Piattins. Anch’io cerchero’ questo libro, grazie per il suggerimento.
Il mio Leo frequenta una delle tante materne italiane montessoriane. Al di là dei disparati giudizi sul metodo, a metà mattina per merenda e a pranzo la regola vuole che i bimbi a turno servano le “pietanze” (termine un po’ antico). Ho saputo che alcune mamme si sono lamentate perché trovano la pratica “servile”. Io so solo che Leo, che è tra i piccoli, il giorno che ha “servito” per la prima volta, è tornato a casa e con gli occhi pieni di orgoglio, mi è corso incontro: “Mamma, lo sai che oggi ho fatto il cameiee?!”
@piattins: OK, vado, leggo e torno
@mammacattiva: lamentate? pratica servile???? Da costringerle tutte ad ascoltare per 10 ore di fila <>Non Insegnate ai Bambini<> di Gaber.
Ehi, ma qui stiamo parlando di portare piatti e bicchieri a tavola, di mettere a posto i propri giochi e poi di andare a giocare e sporcarsi di terra e polvere (…che tira vento e poi magari piove…), come di un ricordo dei bei tempi andati che dobbiamo riscoprire confrontandoci con altre “genti”??? Diamoci veramente una regolata…
Questo libro merita sicuramente di essere letto, proprio per la necessità di educare i nostri figli a quel cambio di prospettiva che, prima o poi, permetterà almeno a loro di abbandonare brutti termini come “tolleranza”, per sostituirli con “normalità della diversità”. Ma il suo contenuto non può essere: “che bella idea, da domani quasi quasi faccio rimettere a posto i giocattoli da solo al bimbo!”, accidenti, questo dovrebb essere quotidianità assodata.
@Supermam Già già…Giro giro tondo cambia il mondo.
@Silvia gc Non mi/ci fraintendere. Raccontando questo vissuto volevo proprio sottolineare come, nonostante l’impegno quotidiano nell’educare al cambio di prospettiva, siamo costantemente contraddetti da pratiche comuni e diffuse. Forse i blog, certi blog mammeschi radunano persone illuminate e evolute, ma io nella vita reale vedo spesso bambini maleducati, viziati che poco condividono il contenuto di questi libri meravigliosi. Quindi ben venga anche il buon proposito di un bimbo di tre anni a servire un bicchiere di latte o ad aiutarci mettendo in ordine.
Bellissimo post, Piattini, che fa molto riflettere.
Abbiamo talmente “paura” di fargli fare una qualsiasi cosa che finiamo per non fargli fare niente. Io a 6 anni preparavo sempre il caffé dopo pranzo… confesso che a Figlio-uno non mi sono mai neanche sognata di farlo avvicinare al gas.
Hai proprio ragione, dobbiamo farci un’esame di coscienza e darci una regolata.
Un libro e un post illuminante.
c’era un pediatra in quella trasmissione in cui sono stata, che ha detto un paio di cose semplici semplici che continuiamo a dimenticare. “i bambini hanno bisogno di spazio vuoto per loro, non continuamente occupato da noi con i nostri progranmi.” “I bambini devono solo GIOCARE”. In effetti tutti i cuccioli, di tutte le razze, giocano facendo cose che li fanno sentire grandi, e proprio così li fanno crescere. mamme che si lamentano perchè i loro figli hanno servito a tavola, oddiomio. altro che Gaber, da far trasferire in India per qualche annetto, e non certo tra i ricchi.
bel suggerimento davvero. appena la mia vita riprenderà un ritmo più normale, credo proprio che mi leggerò questo libro.
inoltre penso proprio che responsabilizzare i nostri figli e dare loro dei compiti sia davvero importante, come scrivi tu.
avevo però bisogno di questo post per ricordarmelo!!!
Ciao Piattini, a casa nostra l’idea di riordinare la stanza è fuori da ogni logica, ma lo capisco sono io la prima casinista a non riordinare, che posso pretendere da mio figlio? Perciò mi sono concentrata su altree cose, come apparecchiare. A casa nostra lui apparecchia e io sparecchio, cerco di coinvolgerlo nello stendere i panni e nel prendersi cura da solo della sua igiene e vestizione (che ho scoperto con un maschio non essere cosa facile). Da qualche settimana inoltre se devo fare piccole commissioni che non mi tengono lontana per più di 10 minuti lo lascio a casa da solo (ormai ha quasi 7 anni). Responsabilizziamo ’sti figli sennò un giorno ce ne pentiremo!
@do minore poi mi farai sapere
@emily il lavoro ben fatto che serve a tutti, l’hai detto benissimo
@donmo io direi invece che è proprio il momento giusto per farlo. il momento giusto è quando è difficile, non quando è facile
@laura
@mammacattiva spesso alcuni bambini imparano a fare qualcosa per gli altri solo a scuola, ed è un peccato, ripsondo così anche a
@silvia gc silvia hai ragione che sembra un’assurdità detto così. ma io vedo che in molte famiglie si dà importanza a una serie di cose che invece sono secondarie nell’educazione di un figlio. il libro porta alla luce alcune assurdità del nostro modo di vivere e di pensare (anche cibo, rapporto con gli adulti, non ho potuto dire tutto) per quanto riguarda il lavoro sembra quasi ridicolo fare polemica sull’apparecchiare la tavola, ma ti assicuro che non ne conosco molti di bambini che lo fanno. al di là di queste piccole cose c’è però il fatto più importante di partecipare alla vita familiare. far rientrare i regali in un busget, aiutare il papà o la mamma a fare un lavoro importante, partecipare ai preparativi per le vacanze, risparmiare o non chiedere giocattoli se si sta attraversando un momento difficile. la società del benessere vuol dire che i nostri figli non devono accompagnarci a pescare, ma se ogni tanto accettano qualche dovere, impegno o sacrificio per il bene di tutta la famiglia credo che sia un insegnamento importante
@rape credo che in ogni caso ci sia stato un cambiamento culturale, poi con questa storia della sicurezza abbiamo paura di tutto…
@flavia mi picae quel pediatra, anche io sostengo lo spazio vuoto, la noia e la fantasia. già a 10 anni molti bambini non sono più capaci di giocare come bambini perché passano da un’attività all’altra e quando si fermano sono davanti alla tv. credo che sia veramente un’ingiustizia privarli di questa possibilità di crescita
@wwm tu tra l’aktro ti confronterai con un modello ducativo diverso. sicuramente vedrai anche cose interessanti come il fatto che i bambini sono spinti a fare lavoretti anche da piccoli (o si vede solo nei film?). quando parlo di scambio cultrale intendo proprio che bisognerebbe prendere il meglio da ogni modello
@gloglo ne hai trovata un’altra di disordinata cronica. da quando sono a casa il pomeriggio insisto molto sull’aiutarci tutti e tre. ho spiegato loro che da sola non ce la posso fare e che a turno dobbiamo fare qualcosa l’uno per l’altro.
non è facile però funziona.
@mammacattiva in particolare e poi @piattini, si, si, avete ragione, ma proprio non ci sto al fatto che l’idea di responsabilizzare un figlio fin da piccolo, in modo equilibrato e proporzionato, sia qualcosa che ti fa venire in mente un post su un blog… però, se così è, ben venga…
comunque il libro me lo compro, perchè ieri ho dovuto spiegare al Sorcetto che l’acqua è un bene prezioso e non va sprecato (aveva dimenticato il rubinetto aperto, per circa 5 minuti, con mio orrore!) perchè ci sono bambini che per aiutare le mamme fanno parecchi km a piedi per prendere l’acqua… Credo proprio che uno sguardo sul mondo faccia bene a tutti.
@silvia forse il fatto che uno senta di doverne scrivere vuol dire che la cosa non è così scontata, è sicuramente triste, perché dovrebbe essere assodato ma io scrivo anche di razzismi, di pregiudizi sulle donne, di scuola che non funziona. e neanche queste sono cose scontate, ahimé. a rifletterci mi viene un po’ di tristezza, anzi molta
Piattini, perdonami, non era affatto una critica al post, tutt’altro. Mi sono stupita che l’attenzione della discussione conseguente si spostasse su un’aspetto che mi sembrava secondario, ed invece venisse preso un po’ come una “rivelazione”.
A me aveva colpito di più lo straneamento di prospettiva, il cambiare punto di vista, il “mettersi nei panni di”, il “camminare tre giorni con i mocassini di un altro”, come abitudine mentale. Il concetto di insegnare ai bambini che c’è tutto un mondo fuori e che non è affatto distante e non è “altro”, è solo da un’altra parte e spesso molto vicino.
Anche sostenere che nel nostro Paese tutti i bambini sono tenuti in una artificiosa bambagia, non è del tutto corretto: di bambini con ginocchia sbucciate, capelli spettinati, fango sulle magliette ed occhi che brillano, ce ne sono tanti anche qui e sono anche figli di italiani, sono soprattutto quei figli di italiani che neanche si accorgono se il loro compagno di scuola è nato in un altro Paese, perchè che differenza fa? Se continuiamo a raccontarci che siamo tutto un Paese classista, chiuso, provinciale e razzista, finiremo per darci una scusa ed esserlo sempre di più.
Mio figlio, qui, in questa Italia razzista, l’anno scorso ha avuto una maestra di colore e se a lui dici “di colore” ancora oggi non capisce a cosa ti riferisci e pensa che stai parlando del colore della maglietta che hai addosso. Adesso sta a noi conservare la sua “purezza” mentale e permettergli di sapere che la fuori non va sempre tutto liscio. Sono certa che anche libri come questo ci aiutano a spiegare quanto è grande e diverso il mondo.
Grazie Piattins.
@silviagc il “mettersi nei panni di”, il “camminare tre giorni con i mocassini di un altro”, come abitudine mentale. è esattamente questo, vedere la nostra vita attraverso quella degli altri ci fa riflettere. comunque il fatto che la discussione sia andata soprattutto sulla responsabilità dei bambini vuol dire che c’è una difficoltà in questo ( e dalla mia esperienza direi che c’è, anche se è chiaro c’è un po’ di tutto) e che dobbiamo tenerne conto.
Mi è venuto da sorridere leggendo il post perchè appartenendo ad un altra generazione sono stata davvero fortunata a vivere la mia infanzia giocando sotto l’acqua alla ricerca dell’argilla naturale per costruire i nostri giochi per quando tornava il sole. I miei figli d’estate li portavo in abruzzo nel paesino in montagna dove con la cacca delle mucche ci si faceva la brace per cuocere le patate! Bellissimo post.
@Silvia gc: lo so che i bimbi in Italia non sono tutti nella bambagia. Eppero’ io ogni volta che torno mi sento il dito puntato contro, gli sguardi addosso, come se non proteggessi abbastanza i miei preziosi fragilissimi gioielli. E mi sono sinceramente rotta le scatolette belle di dovermi sempre portare appresso gli scritti di qualche psicologo infantile per provare scientificamente che non e’ che faccio le cose solo perche’ sono la solita “strana”. E che lo psicologo sia italiano, ovviamente, senno’ il tribunale per la custodia dei minori non accetta la testimonianza in quanto di parte. Oh.
… disse lei, ancora illusa di non essere paranoica.
Bel post, piattins, grazie.
Parlando di una prospettiva diversa a cose che per noi sono normali, hai mai letto PAPALAGI???
E’ il resoconto sugli usi e i costumi dell’uomo bianco (il papalagi, appunto), fatto da Tuiavii, capo indigeno delle isole della Samoa, dopo un suo viaggio in Europa agli inizi dello scorso secolo. In uno dei miei molteplici lavori ho tenuto un laboratorio con bambini di II elementare proprio basato su questo testo e la reazione dei bambini fu decisamente positiva.
Su quanto tu dici relativamente al coinvolgimento dei bambini nella vita domestica non potrei davvero essere più d’accordo. Il problema purtroppo è che spesso la vita è talmente affannosa che finisci per non trovare il tempo e/o la concentrazione per fare tutte le cose che idealmente andrebbero fatte. Finisci per tagliar corto, fare te che fai più in fretta.
Trattasi di grosso errore, posso testimoniarlo “dall’alto” di due figli di 21 e 24 anni!!
/graz
@supermambanana: alla fine hai veramente ragione… è che in fondo mi scoccia parecchio che sia così e vorrei che non fosse un atteggiamento tanto diffuso. Almeno a te capita solo quando torni, a me tocca discutere piuttosto spesso con le signore che passeggiano a villa Pamphili perchè non corro da mio figlio quando cade dalla bici, per rialzarlo e curarlo amorevolmente, ed invece aspetto che lo faccia da solo… Ovviamente corrono loro in mia vece…
Vabbè, ma questa è un’altra storia…
Ohh, grazie al cielo non sono sola! Fra i miei ricordi più belli dell’infanzia c’è LA PASSEGGIATA, spostarmi da sola per le vie del mio paese (industriale e caotico come pochi). Ora chiedo, a quale età le mamme/nonne/accompagnatrici/papà mollano il guinzaglio al piccolo?
Quando è pronto per camminare sul marciapiede da solo?
E in bici? E nei cortili dei palazzi (che spesso espongono vere e proprie leggi anti-bambino)? E negli oratori? Al fiume (per chi ce l’ha)? Nelle case abbandonate? E quelle in costruzione (veri e propri set del divertimento)
Alzi la mano chi manderebbe realmente il proprio figlio fuori casa da solo, anche solo in cortile, senza
telefonino, con la solita raccomandazione, a casa alle 7!
Forse sono andata fuori tema, ma mi ribolle il sangue pensare a come ci siamo ridotti, alleviamo carlini da salotto, bambini sotto il peso delle nostre paure, insicurezze, ansie. Siamo in una società civile , con asili senza pericoli, angoli, scale, case a misura di bambino, piste ciclabili, giochi omologati , i parchi tirati a lucido, coscienza ambientale, coscienza alimentare, culturale, politica, geografica, e poi?
Di piccoli tarzan è pieno il mondo, ma Tarzan aveva perso i genitori naturali, era cresciuto solo nella giungla, con gli animali.
Educare è anche guardarsi in faccia, marito e moglie e non fare agli altri quello che non vorrsti fasse fatto a te, TOGLIERE IL GUINZAGLIO.
Ps.Piattinis leggerti è un piacere, c’è un’armonia incredibile tra forma e contenuto, la forma è contenuto e il contenuto è forma, praticamente due che si baciano!
Molto bello questo post! Il cambio di prospettiva è sicuramente funzionale alla crescita personale e all’accettazione del diverso.Che in finale porterebbe ad un maggiore spirito di accoglienza, cosa di cui si ha un gran bisogno ora in Italia (ma non solo). Vivendo all’estero lo subiamo in continuazione, e dobbiamo spiegarlo spessissimo a nostro figlio. Si dovrebbe essere obbligati a trascorrere un periodo della propria vita in un paese straniero, una specie di servizio civile per un mondo migliore
Colgo l’occasione per segnalare a Mannu un’iniziativa di alcuni comuni italiani di cui avevo letto sul giornale: ’’A scuola andiamo da soli’’ per permettere ai bambini di riprendere possesso delle strade.
@Serena: lo sai in cosa consiste? accompagnare il bambino in un punto x nelle vicinanze della scuola dove lo aspetta la maestra che, con il resto della classe, tutti in fila per benino, lo accompagnerà a scuola! Un altro bellissimo progetto! Un altro disgraziatissimo passaggio del testimone! Un altro paravento, un’altra scusa!
Un altro secchiello di sabbia per infilarci la testa dentro. Io in casa ne ho sempre uno di riserva, non si sa mai!!!
Mannu se è così è una gran tristezza. Mi ero illusa che venisse fatto con un’altro spirito. Volendo vedere un lato positivo, almeno diminuisce il numero di macchine in seconda fila davanti al cancello della scuola
(Piattini scusaci per l’invasione. Ora stiamo abusando della tua ospitalità.)
@Bella Prof, sono dei bellissimi ricordi di libertà che spesso purtroppo i bimbi cittadini non hanno
@supermam in effetti in italia siamo un tantinello esagerati anche rispetto ai nostri vicini di confine a nord
@silviagc appunto qui ci si stupisce anche se si dà il tempo al bambini di rialzarsi da solo se cade…specialmente nel momento dei primi passi e delle prime cadute, quando è importante non fare una tragedia se si rotola un po’…
@serena e anche @graz papalagi e quindi lo sguardo dello straniero su di noi come il viaggio o il rasferimento che ci mettono in contatto con modi di vivere e valori diversi sono fondamentali. per me è stato importante sia vivere a sud (mondo arabo) che farmi un po’ di anni a Parigi e conoscere mamme americane e tedesche. cerchi di prendere il meglio da tutti
@mannu e anche @serena non invadete affatto! anzi sono molto contenta di questo confronto, e delle informazioni che lasciate
@mannu mi piace tantissimo quello che scrivi. a poco a poco sto lasciando che i bambini imparino a spostarsi da soli, a fare piccole cose. qui in zona i bambini cominciano a muoversi da soli in prima media. ma devono arrivarci preparati, i qualche modo, o no?