non toglieteci i parchi

La Piattina da qualche giorno va a correre al parco.

Correre forse è un po’ esagerato come termine ( in effetti l’impatto dei suoi piedi sul terreno ricorda piuttosto l’incedere caracollante dell’ippopotamo) ma lei ha la felpa fucsia, l’ipod e tanta buona volontà, e questo basta a farla partecipare alla comunità di romani che la mattina invadono i parchi, e per tutto il giorno, a orari diversi, nei parchi camminano, accompagnano i cani, chiaccherano, corrono, vanno in bicicletta, combattono la solitudine, mantengono la salute e spingono carrozzine.

Senza i parchi la vita a Roma sarebbe insopportabile.

Neanche tutti i suoi tramonti di fuoco, i vicoli, gli scorci di cielo attraverso gli antichi archi basterebbero a consolare i suoi abitanti dal traffico, dal rumore e dalla sporcizia.
Né i filetti di baccalà né una gricia ben fatta li solleverebbero dalla maleducazione diffusa.

Invece al parco respiri, prendi fiato, noti un signore che si è fermato a osservare le gemme sui rami dei tigli e pensi che forse allora nella vita c’è ancora speranza.

I parchi sono la salvezza delle mamme sole, il refugium peccatorum delle festività primaverili con il portafoglio vuoto, dei fine settimana assolati in cui basta un piatto di lasagna sul prato per fare festa, delle estati lunghe e torride, in cui si esce solo la sera, e si va a bere una birra o ad ascoltare un concerto in villa, la villa che è di tutti.

Per questo quando il 14 febbraio una ragazza è stata stuprata al parco della Caffarella la popolazione del quartiere è insorta.
Piattini lo capisce.
Quello stupro è lo stupro di un intero quartiere.
Della sua libertà, della sua fiducia, della sua sicurezza.

La sicurezza.

La sicurezza è un’emergenza che ha un nome e cognome, quasi sempre straniero.
Perché così è più facile.

Perché le baracche, il degrado, l’enorme povertà di sacche sociali ai margini della città, in cui accade di tutto, quelle non sono facili per niente.
Come non lo sono lo sfruttamento reiterato e massiccio della clandestinità, del bisogno, dell’illegalità e dei criminali a buon mercato.

I campi nomadi esistono da decenni.
Forse finalmente sarebbe il caso di trovare una soluzione adeguata a un paese civile, invece di considerare i Rom fuorilegge per implicite ragioni etniche.

Da allora Piattini fa attenzione ai discorsi, ai servizi con i circoletti rossi introno alle facce degli indiziati, ai termini usati, alle spinte invisibili dei dibattiti guidati, delle isterie mediatiche, delle notizie smozzicate che trapelano dai giornali.

Quello che non vorrebbe è sentire il sentimento della paura infiltrarsi tra le vertebre come un brivido, rendere i sensi vigili a recepire minacce dove non ci sono, guardare con sospetto due operai stranieri che mangiano un trancio di pizza su una panchina, rinunciare ad allontanarsi dai sentieri battuti.
E invece lo sente.

La paura è una bestia feroce, che scava labirinti nell’anima e la rende fragile.
Una bestia che attacca, che urla, che dilania.
Che si nutre della sua stessa carne.

La paura è l’arma più pericolosa. Specialmente se finisce nelle mani sbagliate.

Per addomesticarla non servono ronde o proclami, basta ripristinare lo spazio legale.

Lo spazio dove tutti hanno pari dignità, pari diritti e pari doveri.

Non esistono cittadini di serie A e serie B.

La provenienza etnica non è un giudizio sulla persona.

Dove una regola è una regola.

E chi ha il compito istituzionale di farla rispettare, abbia gli strumenti e la dignità per farlo.

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18 Responses to “non toglieteci i parchi”

  • monica says:

    abbiate pazienza di scusare la mia lunghezza!certe cose non dovrebbero stupirci … le conosciamo da tempo.forse andare oltre l’ovvio è trovare quelle tracce. sono cresciuta nell’hinterland milanese, dalla mia finestra (4° piano) nelle giornate più terse vedevo “la mia bela madunina che te brilet de luntan …”.era una casa di edilizia residenziale, costruita dalla banca che ne era proprietaria e la dava in affitto ad un prezzo davvero ridicolo. un bel condominio, pulito, ordinato, con una bella e comoda scala in marmo, box per ogni affittuario etc etc etc, balconi ampi, bei bagni, begli infissi, stanze ampi e luminose 120 mq di tranquillità. vicinissimi, assai vicini e “pericolosi” ….. c’erano i quartieri popolari. grumi di appartamenti abbarbicati gli uni sugli altri, strade strette e con alberi striminziti. finestrine piccolissime, infissi di scarso valore (cartoncino, non certo legno, soffitti bassi, scale misere), soffitti bassi, porticine striminzite, scale che non aiutano il passo per chi sale o scende.chi li ha progettati certo non voleva case da vivere, ma loculi ad un livello sopra del tugurio … da cui forse, si immaginava arrivassero gli immigrati di allora (pugliesi, sardi,calabresi, siciliani e via dicendo). venivano al nord per il lavoro.e forse potevano vivere in posti da schifo, … anche se era gente che veniva dal mare, dal profumo degli alberi e del sole.forse erano diversi da noi.forse.forse meritavano, per qualche colpa insepressa e inconoscibile a tutti, case senza dignita, luoghi già brutti e degradati ancoor prima di vedere un abitante. così è stato negli anni. sono rimasti brutti posti e sono peggiorati.ovviamente nel mio condominio bancario fortunato vivevano molti immigrati, in cui figli sono stati fantastici compagni di infanzia … fortunati loro di essere cresciuti come me in un luogo pensato per fare vivere bene genitori e figli …si poteva pensare … anche allora … come oggi … che un buon posto dove vivere, accogliente, dignitoso, curato sostenga il vivere civile di tutti, con tutti e per tutti?

  • M di MS says:

    Come sappiamo, purtroppo è il mancato rispetto delle regole (da parte di tutti) e la mancata sanzione e creare il clima di paura. Abito a Milano, ma mi sento nel Far West, molto spesso per i milanesi, gente maleducata ed arrogante.

  • Alessandra says:

    Forse meglio dire ” per gli italiani” gente arrogante e maleducata, senza “regionalità”…

  • piattinicinesi says:

    @monica metti il dito nella piaga. quello che vediamo da piccoli, il modo in cui siamo trattati, formano la nostra immagine, la nostra percezione di noi stessi e del mondo.in questo momento alcuni bambini sono iperprotetti, altri lasciati a se stessi, come se fossero meno bambini degli altri, è una cosa atroce…@M hai detto bene, è quello che intendo per spazio della legalità, un concetto che mi sta molto a cuore@alessandra già purtroppo non è solo locale…

  • VereMamme says:

    molto meglio quando metti il dito nella piaga dell’età post-40 che nelle piaghe della paura e del degrado…purtroppo queste non si sconfiggono con una risata…

  • LGO says:

    Non voglio più accendere la tv, sento una rabbia che mi fa male e purtroppo ho solo i bambini intorno, niente su cui potermi sfogare. Perché lo so che non è così, perché io qui ci vivo, perché di sera sono sempre andata in giro. No, non abituo a Giudonia e neanche nelle periferie più buie. Ma chi mi convince che questa campagna razzista non ha nulla a che vedere col finanziamento del piano dell’unione industriali per riempire (il centro) di roma di telecamere?

  • emily says:

    a parte l’invidia feroce x te che hai le energie e il fiato di correre in un parco, nn me la sento di commentare questo post xkè nn ho ancora le idee chiare.vivo in una regione ad alto tasso di razzismo e sono sempre molto attenta su questo argomento.mi riservo di commentare quando le mie 4 cellule cerebrali avranno trovato qualcosa di intelligente da scrivere

  • Rita says:

    Personalmente mi fa più paura pensare a degli adolescenti italiani capaci di violentare una coetanea “amica” loro. Se penso che dovrò insegnare a mio figlio e soprattutto a mia figlia a “stare in guardia”… dire “stai attenta agli sconosciuti” è scontato, ma come si fa a spiegarle che troppo spesso il male arriva da dove non lo si immagina neppure? Bisogna insegnare ai nostri figli a rispettare TUTTI gli altri e augurarsi sempre di non trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato. Tutto questo mi mette un infinita angoscia.

  • Serena says:

    Ciao piattini. Mi piace molto questa tua riflessione, e vorrei condividere un pensiero con te. Io vivo a Stoccolma e l’anno scorso ho letto un paio di articoli sui quotidiani svedesi, che raccontavano di qualche caso straordinario di ragazze violentate mentre attraversavano di notte un parco. Mi ricordo che la mia prima reazione è stata di pensare “ma che stupida! Ti pare che attraversi il parco da sola di notte. Te le cerchi proprio.” Poi però continuando a leggere le reazioni e i dibattiti sul giornale, ho capito che mi trovavo di fronte ad uno di quegli scontri culturali che fanno crescere. Perchè io vengo da un’altra cultura, quella italiana, per cui la paura è talmente scontata, che non ci sogneremmo mai di metterci in una situazione del genere. Allora chi è nel giusto? Chi fa attenzione all’improbabile pericolo nascosto, o chi vive con fiducia il mondo che lo circonda? La percezione del pericolo si basa su molte cose, ma non sempre sono fondate. Quante ragazze pensi vengono violentate mentre attraversano parchi? Ho il sospetto che siano molte meno di quelle che subiscono violenze tra le mura domestiche. Vale veramente la pena rinunciare alla nostra libertà e metterci in prigione da sole?

  • wwm says:

    da gennaio ho deciso di non uscire più da sola di sera con mio figlio. magari capitava di andare a cena da una amica con figli…al massimo ho fatto le 22.00.Poi però rientrare a casa in macchina, con il pancione e un bambino piccolo mi metteva una tale ansia una tale paura che ho deciso che non si fa più.E sono una che si è sempre mossa da sola…Però MIlano mi fa paura. Non mi sento sicura. Mi sentivo molto più sicura a New York a piedi in giro da sola…

  • piattinicinesi says:

    @veremamme e anche queste non si esauriscono in un post…@lgo per educazione familiare la paura l’ho sempre sentita e ho cercato in tutti i modi di lottare contro, ma quando mi sono scontrata qui con le aggressioni il muro più forte l’ho trovato proprio nelle forze dell’ordine. tempo fa non ti avrebbero fatto fare nenache una denuncia, adesso le denunce servono@emily eppure sarebbe interessante sentire da te che vivi nel ricco nordest che cosa provi e pensi, quando sento certi discorsi della lega che fanno solo lì mi sento morire@rita tocchi un argomento dolorosissimo. ne parlava extramamma in un post di oggi e credo che dovremmo ritornarci. in effetti la paura dello straniero serve anche a dimenticare che l’uomo nero spesso è la persona a noi più vicina@serena grazie del tuo commento Serena. in effeti è anche culturale. da noi si ritiene (anche se non li ammette apertamente) chele donne se la cercano, in qualche modo, questo è un pensiero lento a morire. vanno educatio tutti però, non solo le donne. e poi c’è un problema di pericolo reale. se lasci in giro persone senza tutela (come il disperato di oggi) o permetti che per 30 anni persone vivano in un campo nomadi al di fuori della zona legale è chiaro che avrai ripercussioe, anche soloil fatto di creare delle zone franche senza diritti ma anche senza controllo@wwm da cosa dipende? dal pericolo di Milano o dalla sensazione di pericolo di Milano?

  • alleg67 says:

    come sai vivo una realtà diversa e non posso commentare solo nel dire che é la sensazione che si prova a complicare le cose, non solo i fatti, quello che si respira nell’aria!!

  • graz says:

    Mi rifaccio in parte ai commenti di Monica e di Piattini, quando parlano di degrado ambientale come una delle ragioni fondanti del degrado culturale, morale ed etico e terreno fertile per lo sviluppo di comportamenti asociali.Io credo che la situazione attuale abbia radici profonde negli anni passati, quelli in cui governi non necessariamente beceri e retrivi come quello attuale, hanno comunque permesso che l’immigrazione si sviluppasse senza nessuna gestione come se fosse un fenomeno che si sarebbe regolato da solo.Si è consentito che schiere di persone vivessero in condizioni di abrutimento ed i campi nomadi non sono nemmeno gli esempi peggiori. Che dire dei capannoni occupati abusivamente, o degli accampamenti sotto i ponti o sui greti dei fiumi cittadini, o delle soffitte affittate a quattro volte il numero massimo di occupanti magari pure senza servizi funzionanti???E coloro che si sono adattati o si sono dovuti adattare a vivere in tali condizioni, come potevano sviluppare modi da lord inglesi? come potevano pensare che la vita non fosse altro che sopraffazione reciproca quando l’unica strada che gli veniva lasciata era essere sopraffatti o sopraffare qualcuno più sfigato ancora? Io non sono di coloro che pensano che le donne ’se le cerchino’, nel modo più assoluto, ma mi ha sempre colpito la situazione in cui nei quartieri della movida cittadina gruppi di ragazzi belli, accessoriati e, in caso di donne, parecchio discinte si sfiorano con gruppetti o individui vestiti di stracci ed abituati a vivere di espedienti, tre strade più in là.Perchè il ragazzo marocchino piuttosto che rumeno non dovrebbe allungare la mano ad acchiappare la borsetta o il telefono quando se lo trova sventolato davanti? Dovrebbe avere chiaro il limite tra lecito ed illecito? E le cose illecite che subisce e che fa tutti i giorni, quelle dove le dovrebbe catalogare? E se arraffa un telefonino o una borsa perchè non dovrebbe prendersi un passaggio anche su qualche tettuta grande fratella che gliela sventola sotto il naso perchè stasera aveva voglia di vestirsi sexy e se ne fotte se tre strade più in là c’è il barrio più totale??? Insomma, non sto cercando di giustificare niente, per carità. E non dovrei essere così verbosa in un commento. E dovrei scriverne da me invece che infestare di qua. Ma questo è uno degli argomenti che mi stanno più a cuore e non sono riuscita a trattenermi.Nemanco a spiegarmi, mi sa.

  • Raperonzolo says:

    Sai una cosa Piattini, quella della paura è una cosa che noi italiani abbiamo dentro. Una paura tangibile che talvolta ci appare inspiegabile. E’ una paura subliminale, una paura che ci ha permetao dentro lentamente negli anni, crescendo. La paura appartiene alla nostra cultura. E’ la paura dell’assenza del diritto, la paura del trionfo dell’illegalità, la paura dell’assenza delle istituzioni o peggio ancora di uno stato nemico, malato, corrotto; la paura dell’assenza del rispetto. Una violenza subdola e sibillina che si traduce nel vivere quotidiano.Ecco, quella paura da quando vivo qui me la sono lasciata dietro. E mi ci sono voluti anni per capire che era proprio quella paura a spingermi via, perché quando si ha paura si perde anche la speranza. Hai perfettamente ragione: la paura la si sconfigge con la legalità, con uno stato di diritto, con istituzioni solide ed uno stato “pulito” che abbia effettivamente il controllo del territorio. Ma l’Italia al momento è la realtà che è e allora giù ai capri espiatori, e ben vengano se sono rumeni che a chi vuole mantenere lo status quo viene tanto tanto comodo.

  • Serena says:

    Mi trovo molto daccordo con Rapenzolo. Forse perchè vivendo all’estero si cambia prospettiva (che non è mai male). Perchè i telegiornali non parlano delle violenze degli italiani sugli italiani? Il caprio espiatorio fa comodo, eccome, soprattutto se rumeno. Che poi non sia il caso di tenere esseri umani a vivere in condizioni che nemmeno i cani…è tutta un’altra tristissima storia. Gli italiani hanno paura, forse perchè sono sempre stati dominati da qualcuno, e raramente si sono governati da soli, e allora a chi comanda, un popolo che ha paura fa tanto comodo. @piattini. Le donne se la cercano è la classica storia, purtroppo. Noi genitori di maschi abbiamo un compito molto duro per insegnare il rispetto dell’altro sesso. Ma forse anche i genitori delle femmine ad insegnare il rispetto per se stesse.

  • piattinicinesi says:

    grazie tantissimo per i commenti che avete lasciato. mi sembra che le opinioni comincino a convergere@alleg l’atmosfera che si respira è determinante. nel maghreb negli ultimi anni si sta assistendo a un’ondata di islamizzazione, questo vuol dire che anche se alcune persone hanno opinioni diverse si sentono istintivamente giudicate in senso morale nei loro comportamenti e per non avere atteggiamenti di rottura con un consenso esterno cercando di allineare la loro condotta sul modello islamico.è un discorso molto interessante, forse varrebbe la pena ritornarci@graz in effetti il degrado culturale di certe zone periferiche dura da decenni. in Italia non si è mai fatta una politica vera di integrazione con i rom che ora sono di fatto cittadini di serie b ai confini della legalità (nel bene e nel male, senza doveri e senza diritti). ma dall’altra parte c’è anche un modello feminile e di rapporto tra i sessi che si sta imponendo ed è molto preoccupante@rape dal tuo commento, come da quello di Serena, di wwm, vine fuori esattamente questo discorso che spieghi molto bene. qui non ci si stente protetti. e per questo è facile che attecchisca il concetto di ronda. la giustizia fai da te è quella che già funziona da noi@serena è vero che è nostra responsabilità come genitori quella di modificare i comportamenti. anche altre blogger parlano di questo e mis embra interessante riunire le forze e fare ascoltare la nostra voce

  • chiara says:

    Il razzismo non è legato alla provenienza, ma alla povertà.Hai mai sentito dire che qualcuno sia stato razzista con un arabo ma sceicco?

  • piattinicinesi says:

    @chiara soprattutto alla povertà vicino ad alttra povertà. se stai molto bene il povero non ti infastidisce, ma se hai paura di perdere il tuo benessere sì, perchè pensi che lui possa trascinarti verso la sua condizione…

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