
- Ma quante cose fai? – chiede l’amica fuori scuola vedendola affannata.
Piattins la guarda di traverso. Che fa, sfotte?
Non lo sa forse l’amica che cercare di avere un lavoro è molto ma molto più faticoso che lavorare?
Non smetti mai, praticamente, dici di sì a tutti e non rifiuti niente neanche se ti arriva mentre sei in gita sul lago.
Al massimo ti apparti e scrivi sull’iphone del marito, e poco importa se fino a un attimo prima l’avevi messo alla gogna perché non riesce più a vivere scollegato.
Scrivi e taci, e speri che taccia anche lui, che ti risparmi almeno l’umiliazione.
Che poi non solo ti tocca motivarti da sola, ma ti tocca farlo lavorando da casa, senza neanche il conforto dello sfogo alla macchinetta del caffè e lo scarico di responsabilità sul capo, visto che il capo sei tu. E se prima ti lamentavi di dover ritagliare quella mezz’ora per organizzare babysitter e ragazzini ora sei sollecitata ogni quarto d’ora dal sibilo della lavastoviglie, dalla lavatrice che è arrivata alla centrifuga, il telefono che squilla – signora ce l’avrebbe un minuto? e tuo figlio che anche oggi ha avuto mal di pancia – tanto mamma sei vicino alla scuola, che ti costa venirmi a prendere?
A me non costa niente.
Solo che a un certo punto le to do list e i quaderni con gli appunti hanno formato una pila traballante, che è caduta giù fragorosamente, e Piattins ha dovuto ricominciare da capo, e a furia di ritardare e procrastinare gli impegni li ha concentrati tutti in una sola settimana. Una follia. Roba da afferrare la valigia e scappare il più lontano possibile. Soprattutto da se stessa. Che è una pazza isterica, sempre nervosa e senza un briciolo di pazienza.
- Signora c’è un problema con suo figlio.
- No – ha pensato Piattini – no. questa doveva essere una riunione a scuola di cinque minuti e basta, solo cinque minuti e poi vado via.
- E lei deve fare qualcosa.
Piattins ha guardato la maestra e ha pensato che i cinque minuti erano già passati da un pezzo e che in effetti era vero, lo sapeva anche lei che doveva fare qualcosa per riportare suo figlio giù dal mondo iperuranico dove vive la maggior parte del tempo, in quel rifugio della mente sicuro e protetto dalla realtà che anche lei conosce bene, visto che ci ha passato dentro metà della sua vita. Ma non è che non stava facendo niente. Erano cinque anni che faceva qualcosa ogni giorno. Ogni giorno. Ogni. E adesso ad un tratto non era servito a niente.
- Perché nella vita, signora, il carattere conta più dell’intelligenza
- E’ vero – ha detto Piattins – siamo d’accordo.
- E suo figlio è troppo distratto. Ma a che pensa?
- a che pensa? – ha ripetuto Piattins automaticamente
Ma dentro di sè stava pensando con terrore – non è che parla di me? Non è che ha capito benissimo che in realtà il problema sono io?
Passi tutta la vita a combattere contro il tuo carattere e quando pensi di aver imparato cominci a combattere contro quello dei figli.
Fatica.
Molta fatica.
E frustrazione sottile, di quella che ti scava i collegamenti nervosi e che a un certo punto, basta una parola di troppo, un gesto scontroso, un bicchiere rovesciato sul tavolo, e urli.
Quel tipo di urlo, intendo, proprio quello.
Aaaaaaaaaaaagh
I ragazzi l’hanno riconosciuto subito e si sono ricomposti, in silenzio.
Quello è un urlo che non ammette repliche.
Beh, non le ammette per 10 minuti.
Poi si può ricominciare a discutere.
Non è come l’urlo aaaaaaaaaaaghhhhhhhhhhaaaaaaaaaaaggghhh che ci vogliono anche due ore alle volte per riprendersi.
L’urlo Aaaaaaaaaaaagh ha un effetto a breve termine.
- Ma allora ce lo leggi lo stesso il libro stasera ? ha chiesto Power dopo 10 minuti esatti sfoggiando le fossette
- Sì che ve lo leggo – ha detto Piattins conciliante
Coaì si sono seduti tutti e tre sul divano e hanno letto il trattamento ridarelli di Roddy Doyle.
Hanno letto la storia del signor Mack e ilsignor Mack, li ha fatti tanto ridere.
Perché anche lui, come Piattins ,era tanto nervoso, perché i biscotti gli parlavano nella testa dicendo cose noiose che lo facevano innervosire.
Ed è per quello che si è arrabbiato con i figli, il signor Mack.
Proprio come Piattins.
Anche lei aveva un sacco di cose noiose nella testa.
Anhe se forse non erano i biscotti a parlare.
- A cosa stai pensando?- le ha chiesto High quando è tornato.
- Al mio trattamento ridarelli – ha risposto Piattins – è chiaro che ne avrò anch’io uno.
- Perchè?
- Perchè ho urlato ai bambini, e tutti quelli che urlano i bambini subiscono il trattamento ridarelli
- Con la cacca di cane? – ha chiesto High
- Forse – ha risposto Piattins – o forse con un’altra cosa.
E così è stato. Ma questo è un altro post.



ok adesso lego la parte numero due, intanto devo dirti che il tuo "ordine perfetto " e la tua organizzazione "millimetrica" è pari alla mia siamo due perfezioniste!