Piattini sabato se ne stava sotto l’ombrellone circondata da tre pile di giornali, tra cui un sampietrino travestito da rivista femminile, le riflessioni di Bridget Jones spacciate per magazine scientifico e l’ultimo numero del Power Ranger Tribune.
Malgrado il solenne proposito di non muoversi dalla sdraio fino a totale decifrazione di qualsiasi elemento segnico presente sulla cellulosa, le continue richieste di pizza rossa, acqua, cocomero e soldi per il biliardino, con il loro potente contraccolpo emotivo (a ragazzì, e mò basta!) le stavano rendendo l’operazione piuttosto difficoltosa, per non dire impossibile. Neanche l’inserto moda per la taglia 34 e l’oroscopo di Brancola Nelbuio erano riusciti a catturare la sua attenzione, e stava quasi per ributtare tutto in fondo alla borsa del mare quando inaspettatamente l’occhio le era caduto su un articolo dal titolo accattivante, corredato da foto ancora più accattivanti di ragazzoni palestrati dalla faccia buona, intenti a giocare con pargoli non loro.
Mannies, si chiamavano questi ragazzoni babysitter, e secondo il giornale in certi ambienti ben informati questo era un trend che andava forte. Le mamme, single o accompagnate, la tata la preferivano col dopobarba.
Ora Piattini poco si curava se questo trend fosse davvero forte o solo un fenomeno isolato, di quelli per intenderci che servono a dare lo spunto per un articolo estivo, perché lei di quell’idea aveva già sentito parlare anni prima.
Era stato FF, allora quattrenne, a sollevare la questione: “Ma perché, mamma, le maestre devono essere solo femmine, le babysitter solo femmine, le insegnanti di ginnastica solo femmine? Io vorrei un maestro maschio!”
A FF erano bastate un paio di lezioni in piscina con un istruttore per capire che quel rapporto fatto di scherzi un po’ bruschi, di sicurezza, e anche di ammirazione, poteva essere molto piacevole, e che era qualcosa di cui sentire la mancanza.
Perché a nessuno viene in mente di mettere in discussione che una pluralità di figure di riferimento (pluralità dico, non confusione) per un bambino sia una condizione positiva. Ciò che una brava maestra insegna a scuola in termini di socialità, convivenza civile ed educazione (per non parlare della formazione culturale) una madre non può farlo. Casa è casa e scuola è scuola. A scuola ci si confronta all’esterno, con qualcuno diverso da noi del quale dobbiamo conquistarci la fiducia e l’affetto. Che magari coglie di noi lati che in famiglia rimanevano oscuri. Che ci spinge a tentare strade inesplorate. Ma spesso si dimentica che in questa pluralità di figure spesso quelle maschili difettano per numero, eppure sono altrettanto importanti. Educatori, animatori, istruttori sportivi, allenano alla vita a modo loro, che è il modo maschile.
E per crescere, c’è bisogno di entrambi i modi.
Piattini rifletteva, e si rendeva conto che l’articolo l’aveva colpita anche perché era successo qualcosa, qualche giorno prima, che aveva dimostrato ai suoi occhi la verità di quell’affermazione.
Era successo un pomeriggio. Uno di quei pomeriggi estivi funestati dal caldo e dalle chiacchere, lucidi e immoti come coperchi d’alluminio sull’acqua che ribolle.
-Piccolo Power è caduto dalla passerella!
La notizia era arrivata da lontano, e di corsa, sulle gambe di un ragazzino. Per questo Piattini non aveva saputo se crederci, sospettare lo scherzo, o preoccuparsi davvero.
Poi quando aveva visto Power ferito, spaventato e minuscolo in braccio al Bellantonio, , Piattini aveva capito che si era fatto male davvero. Ma forse non così tanto da dare in escandescenze.
-Signora Piattini, è solo un’escoriazione.
Così aveva detto il Bellantonio.
-Un’escoriazione – aveva ripetuto Piattini mentre i pensieri in volute tortuose le giravano a raffica nel cervello scavando tunnel senza uscita – un’escoriazione. E intanto guardava l’ascella di suo figlio che sembrava un pomodoro grattugiato.
Il Bellantonio, uomo di grande intuito paterno e maritale, aveva subito capito che Piattini, pur nella sua apparenza dignitosa e calma, lasciata sola con un Power urlante di dolore e piuttosto sanguinolento non avrebbe retto il colpo.
Per cui, senza inutili proclami, aveva sciacquato la sabbia dalla ferita, l’aveva disinfettata per bene, e tra uno scherzo, l’offerta di un gelato proibito (proibito da Piattini) e un complimento al coraggio le aveva restituito un Power provato, ma anche piuttosto sereno.
Piattini aveva completato il lavoro con una razione tripla di coccole.
Che l’intervento del Bellantonio fosse stato determinante, era indubbio. Ma a provarne l’efficacia, nei giorni seguenti, era stato proprio Power.
-Dov’è Bellantonio? si informava la mattina scendendo in spiaggia.
- Vado a far vedere la mia collana di conchiglie al Bellantonio – comunicava a pranzo.
- Mamma, se non è seduto alla capanna allora vuol dire che gioca a Beach Volley, andiamo a vederlo!
Piattini passava così ore ad ammirare il Bellantonio sul campo di Beach Volley, immaginando i commenti spietati alle sue spalle. Chi avrebbe creduto che fosse Power e non la sua pingue madre ad incantarsi per quei muscoli ben scolpiti, i riccioli fluenti (mamma, Bellantonio ha i capelli come i miei! Anche a lui gli vanno all’insù) e le prestazioni pallavolistiche? (Comunque Piattini riconosce che ci sono spettacoli peggiori ai quali si è sottoposta per amore dei figli, a sto’ giro non si può lamentare).
- Insomma Power, il Bellantonio ti ha fatto sentire sicuro quando ti sei fatto male?
- Sì mamma, soprattutto quando mi ha preso per il mento così. Mi piaceva tanto.
Ma la teoria andava confermata, e sfidando le previsioni di Brancola Nelbuio che garantivano ai nati del suo segno grande fortuna, Piccolo Power è caduto di nuovo, questa volta dal letto.
- High, c’è qualcosa che non va, forse sarebbe meglio portarlo al pronto soccorso – ha suggerito Piattini la mattina dopo.
- Ci penso io – ha detto High, deciso.
Quando è tornato, Power aveva una fasciatura intorno al torace che gli bloccava spalla e braccio.
- Guarda mamma, mi hanno proprio incappottato.
- Fratturina alla clavicola – ha spiegato High – ne avrà per venti giorni.
A Piattini per poco non le è venuto un colpo, ed è stata grata ad High di esserci andato da solo, al pronto soccorso. Lei cura mal di pancia, vomiti e diarree, mette supposte, misura febbri ed è capace di passare notti intere seduta con un figlio in braccio, ma non sa se avrebbe resistito impassibile alla visione di infermieri e dottori che le insalamavano il figlio in una rete di bende e ovatta.
Non che per High sia stato facile.
- Se penso alla sua espressione mentre lo fasciavano…le ha raccontato sgomento.
E la scorsa notte, quando lei in un dormiveglia agitato ha sognato di cadere, anche lui si è svegliato, forse per lo stesso sogno.
Ma lui è il padre. Ha un modo diverso e maschile di affrontare le cose.
Stamattina gli ha fatto un calendario con i giorni da cancellare, meno venti al taglio delle bende.
Gli ha fatto accettare la cosa nel modo giusto.
E anche per Piattini è stato più facile, adeguarsi.
-Mamma ma adesso me la posso togliere?
-No tesoro, tra venti giorni.
- Ma non posso stare così!
- Ma sì che puoi, e poi sembra un’armatura…..
(Assertiva Piattini, così, brava!)
Se non fosse che la notte, finalmente, è tutto un fiorire di coccole mammesche, che fanno bene anche a lei.











bellissimissimo post!!!concordo in pieno, mio figlio grande ha il maestro a scuola e sono contenta per il rapporto che riesce a instaurare con gli alunni. Ne hanno bisogno, soprattutto adesso che stanno crescendo.
Ho letto l’articolo sui Mannies ieri sera e ho riflettuto e riflettuto, complice una notte funestata da bimbo in preda a incubi terrificanti.E mi sono chiesta: lascerei i miei figli ad un Mannies? Ad un qualsiasi Mannies? O solo a quelli usciti da quelle scuole? Forse solo a quelli qualificati. Perchè? Spauracchi di ogni genere. Però io non faccio testo perchè non li lascerei nemmeno alle Nannies…mi sento tranquilla solo a saperli al nido.Si diceva nell’articolo che i Mannies funzionano bene e sono richiesti li dove manca la figura maschile di riferimento.Questo si potrebbe essere uno spunto buono.
@theitmom ce ne vorrebbero di più, purtroppo per una serie di ragioni il mestiere dell’educatore nel nostro paese è diventato un lavoro di ripiego e squalificato, e quindi ….solo femminile!
@silvia è chiaro che vengono fuori spauracchi vari, soprattutto adesso che veniamo bombardati da situazioni di insicurezza. comunque se lo spunto era il manny, la riflessione verteva sull’importanza della figura maschile a livello educativo. C’è il padre, ovviamente, (qando c’è) ma sono convinta che la pluralità di riferimenti sia importante. Uno zio, un fratello grande, un nonno sono altrettanto importanti. E ricordiamoci che volente o nolente spesso i padri sono presenti a tempo parziale nella vita dei propri figli. qualche maschietto in più non ci sta male!
Ciao piattini, bentornata
L’ho letto anche io l’articolo sui <>mannies<> e come idea non mi dispiace, ovvio che, come dice silvia, di fronte all’idea di lasciare i miei figli con qualcuno si agitano funesti pensieri, però sono d’accordo con te sulla necessità della presenza di una pluraliotà di figure, non solo maschili, ma anche femminili (ad esempio, per una bambina, la zia giovane, che le concede cose che mamma non le concede – con limiti, ovvio-). Le famiglie larghissime, non allargate, di una volta forse rappresentavano tutto il campionario della varia umanità, adesso che le famiglie sono monadi, è un po’ più complesso.
@serial la famiglia monade è proprio una iattura, sono d’accordocomunque il post, più che invocare la figura di un babysitter maschio, voleva essere soprattutto un invito ai padri per essere presenti come educatori, e alle madri a delegare una parte dell’educazione a figure maschili vicine.
Piattini molta saggezza in questo tuo postIn Canada sono già diversi anni che c’è un progetto per mettere delle quote azzurre sui maestri elementari. Lo fanno perchè in questo modo si propone una figua maschile positiva – senza che sia un campione de Judo, e si previene il problema del bullismo. Uomo fico con logos ecco. Non è sbagliato.
@zauber uomo fico con logos! wow, lo voglio!!!!!!
Piattini, bentornata.Condivido il tuo punto di vista della positività di qualche figura maschile in più nella vita dei nostri figli. Mia figlia si affeziona moltissimo alle figure maschili: preferisce il nonno alla nonna, il bagnino alla zia, il papà delle amichette alla mamma delle amichette.Però non credo che la scarsa presenza negli asili di uomini sia dovuta solo al maschilismo della nostra società :credo anche che sia dovutta al fatto che nei primi anni di vita i bambini hanno bisogno principalmente di cure affettive, attenzioni necessarie di istinto materno. Si chiamascuola materna non a casao, mica paterna. Io per prima non sarei così tranquilla nel sapere che all’asilo mia figlia venga accompagnata in bagno da un uomo, ecco. e non mi piacerebbe che venisse coccolata e consolata da un uomo se piange per nostalgia o per dolore di qualsivoglia tipo.
scusa tutti gli errori, non ho riletto. sono assediata dai miei figli.
per i primi anni posso essere d’acordo anch’io, diciamo fino ai tre, ma gi dai 4/5, specie per i maschietti, l’esigenza è reale.calcola sempre che quando scrivo parlo sempre da una prospettiva personale, che è quella di una madre di due maschi di quasi 5 e quasi 9 anni. sicuramente qualche anno fa non avrei notato tutto questo, e avrei parlato della loro educazione in modo diverso…di sicuro alla scuola elementare l’esigenza è legittima
Grande ritorno, Piattini. Concordo pienamente con te. Qui in Inghilterra i bambini alle elementari cambiano insegnante ogni anno. Figlio-uno fin’ora aveva sempre avuto maestre, ora quast’anno però ha un maestro. Sono stata molto contenta. Offre la possibilità di un rapporto diverso anche in ambito scolastico.
@rape sarebbe interessante verificare le diverse teorie e abitudini nei vari paesi, che ne dici?
qui alla materna maestre femmine, poi invece incominciano ad esserci maestri, e molti prof dopo.Avendo una figlia, preferisce decisamente le femmine, anche se mio suocero, mio marito sono molto presenti e lei, in parte ne richiede oltre alla presenza nel fare delle cose insieme, come andare a pranzo da soli, al cinema, giocare a bowling, trovo che sia un bene e anche vedere le cose con una prospettiva differente!!
mi è venuto subito in mente una puntata di Friends nella quale Rachel assumeva per sua figlia un Mannies. Il babysitter perfetto che poi, tra mille scene e battute divertentissime, ha dovuto licenziare perchè il padre si sentiva in competizione!In effetti credo che il problema possa sorgere per i padri…
@alleg67 mi interessa molto conoscere l’opinione delle mamme di bambine, soprattutto se in fase evolutiva, anche lì. comunque , il confronto con il maschile è importante@wwm di recente mi è capitato di vedere Quando la coppia scoppia, un film degli anni 70sul divorzio, le famiglie allargate, dove Montesano era alle prese con la gelosia nei confronti del nuovo compagno dell’ex moglie.La questione della gelosia riguarda però anche le madri e le nannies, molto più spesso di quanto si creda e si voglia ammettere, non è mai facile confrontarsi con altri modelli…