Precariato: dall'Italia strategie di successo

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John Cable, il corrispondente per l’Italia dell’Economist, stava per scrivere l’articolo più importante della sua carriera. Dopo mesi di ricerche e appostamenti, finalmente il premier italiano gli aveva concesso un’intervista in esclusiva. L’appuntamento era per quella sera, nella villa del Cavaliere.
Quando Cable arrivò, in perfetto orario, il tramonto si apprestava a colorare di tinte infuocate le piume degli struzzi che correvano nel parco. Mr Berlusconi lo aspettava in piscina, sorseggiando un Martini. Il bianco dei suoi denti era in perfetta armonia con la camicia di lino aperta sul petto.
“Mi fa piacere rivederla, Mr Cable!” disse Berlusconi invitando il giornalista ad accomodarsi al suo tavolo.
“Anche per me è un piacere, Mr Berlusconi” disse Cable sedendosi “la trovo in splendida forma”.
Era vero. Dieci anni di governo l’avevano ringiovanito. Ogni anno che passava aveva più capelli e meno rughe. Una cameriera tailandese portò dell’altro martini, e Cable accese il registratore.
“Allora” disse Berlusconi con un lampo negli occhi “il suo giornale ha finalmente cambiato idea su di me”.
“Il mio giornale si è dovuto arrendere all’evidenza” rispose Cable. “La sua strategia alla fine è risultata vincente. Governo stabile da dieci anni, crescita del pil, contenimento dell’inflazione, ripresa della crescita demografica, disoccupazione inferiore al 2%… da non credere”
“E invece bisogna crederci! Il modello Italia è diventato un punto di riferimento a Bruxelles, è già in vigore in Turchia e nel Golfo Persico, e il mese prossimo aspettiamo un team di esperti dalla Cina che vogliono valutare la possibilità di esportarlo anche da loro…meglio di così”
“E già, ma io da lei vorrei sapere come ha avuto questa idea, e quali sono i punti su cui si basa”
“Guardi, è facile… Sono partito da una constatazione. Nel 2008 i lavoratori erano precari perchè c’era troppa gente che voleva lavorare. Volevano lavorare tutti! Ovviamente era una cosa impossibile e per questo le aziende, per venire incontro ai lavoratori, erano costrette a farli lavorare un po’ alla volta, con delle turnazioni…”
“I contratti a progetto…”
“Sì, Mr Cable. I contratti a progetto… Un nobile tentativo delle imprese di venire incontro al popolo, che il popolo non ha capito. Ma tanto si sa, il popolo non capisce mai niente…”
“E quindi è stato allora che lei ha avuto la sua idea”
“Esattamente, Cable esattamente. Io allora mi sono detto, non possono lavorare tutti, qualcuno deve stare a casa. E visto che quelle che si lamentavano di più erano le donne, che dicevano sempre di essere stanche, io ho detto, siete stanche? beh allora statevene a casa, così vi riposate! E di colpo abbiamo risolto il 50% del problema disoccupazione”
“Ma questa scelta è stata accompagnata da una strategia più ampia, mi sembra”
“Molto più ampia, sì. I nostri punti sono formazione continua , separazione delle carriere e rete sinergica di pressioni “
“Ci può spiegare meglio questi tre punti?”
“Certo. Il primo punto, la formazione continua, è un percorso che accompagna la donna dalla prima infanzia all’età adulta. Durante questo percorso vengono proposte due filiere, la filiera cicciobello e quella winx. La formazione è duplice fino ai 18 anni, poi si comincia a scegliere una delle due e la si porta avanti con una specializzazione. Abbiamo anche master di primo e secondo livello”
“Mi faccia un esempio”
“Beh, per quanto riguarda la filiera winx abbiamo il master in velina, quello in subalterna accondiscendente, il corso breve di squillo, e poi c’è la novità, un dottorato in archeologia casalinga, che cerca di recuperare certi stilemi della moglie borghese pre 68, una formazione che sta avendo molto successo ultimamente”
“E la filiera cicciobello?”
” Beh, quella è unica. Abbiamo solo aggiunto una specializzazione in “madre tosta” per quelle donne che comunque hanno bisogno di sentirsi realizzate. Impone sedute massacranti di masochismo ma pare abbia molto successo in certi ambienti.”
“Ma le carriere sono separate”
“Assolutamente, una volta ottenuto il diploma cicciobello non si può più tornare indietro. “
“ma cosa vuol dire rete sinergica di pressioni?”
“Ah bè questa è veramente la chiave del nostro successo. Attraverso i mezzi di comunicazione di massa imponiamo modelli in contrasto fra loro, generando un impasse culturale che impedisce alle donne di coordinarsi e prendere decisioni razionali. Un sistema perfetto per garantire lo status quo. “
“Sono confuso”
“Lo vedo, Mr Cable. Però guardi è facile… in fondo lo si è sempre fatto. Noi mostriamo alle donne che ci sono situazioni peggiori: per esempio l’imposizione del burka, lo stupro di massa, la tratta delle bianche. Quindi loro si sentono grate per non dover subire la stessa sorte. Però mostriamo loro anche dei modelli di perfezione irraggiungibili se non attraverso regimi alimentari da carestia, allenamenti in palestra simil marine e interventi di chirurgia estetica radicali. In questo modo, sentendosi frustrate, perdono un sacco di tempo a farsi belle e si distraggono dalla politica. Le dirò che negli ultimi anni le intellettuali di sinistra, quelle cozze occhialute e senza trucco, sono quasi scomparse, per fortuna.”
“E poi?”
“E poi investiamo tantissimo sulla contro autodeterminazione. Tutte quelle storie sul corpo mio, la casa mia, lo stipendio mio. Noi invece abbiamo spostato l’attenzione sul maschio. E in questo abbiamo trovato dei perfetti alleati nei nostri antichi oppositori. Possiamo dire di aver eliminato per sempre i contrasti fra destra e sinistra. Vuole qualche esempio?
Eccola accontentato. L’aborto? Non è una scelta della donna ma un’imposizione del maschio. La contraccezione? Idem. Le terapie ormonali? Ma non vedete che i medici sono tutti uomini? Per quelle di sinistra la buttiamo più sull’ecologico e sull’impatto ambientale delle confezioni di medicinali. In questo modo le poverine si convincono che il corpo libero è quello naturale, senza scelte invasive, e si affidano a Dio e al proprio compagno. E anche per il resto è così. Perchè lavorare se c’è qualcuno che pensa per te? Guardi, anch’io se fossi una donna, penserei solo a trovare un marito ricco.”
“Ma quale filiera sceglierebbe?”
“No guardi” rispose il premier con un balenio accecante dei denti “questo lo lascio indovinare a lei”
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3 Responses to “Precariato: dall'Italia strategie di successo”

  • Anonymous says:

    meno male che silvio c’è….

  • anna says:

    Anonimo, non rimanere anonimo.Come vedi sono stata realistica, tra dieci anni la frittata e’ fatta anche con la complicit� della sinistraanna

  • Anonymous says:

    Molto bello!

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