Negli ultimi due anni la percentuale delle coppie in difficoltà nella mia cerchia di amici è aumentata tanto da superare il 90%. Forse è generazionale. Dieci anni fa era diverso. O ci amavamo di più, ci capivamo di più, oppure semplicemente eravamo troppo occupati dai figli piccoli e dal lavoro per chiederci se eravamo felici. Ci bastava arrivare alla fine della giornata.
Ho amici uomini e amiche donne, e ascolto entrambi.
Gli uomini a volte si lamentano di non essere apprezzati, amati, considerati e coccolati. Altre volte si rifugiano in tane reali e metaforiche. Passano in bagno, al lavoro, alla playstation o in palestra quasi tutto il loro tempo libero.
Le donne parlano molto fra di loro. E si lamentano, ovviamente. A volte vorrebbero cambiare la propria vita, ma non sanno come. A volte la cambiano davvero. Se cercano un uomo, quasi sempre hanno la sensazione di trovarsi di fronte a un deserto di esseri amorfi, svuotati di ogni mascolinità.
E allora gli uomini le accusano di non sapere quello che vogliono, o di aspirare al principe azzurro, che non esiste.
Infatti non esiste. Ma non credo che nessuna (o quasi nessuna) delle donne della mia età (45) e anche più “adulte” sogni ancora il principe azzurro. Non aspiriamo certo ad essere rinchiuse in qualche castello a girarci i pollici (per quanto una settimana ogni tanto di vacanza in castello con una pila di libri appresso non mi dispiacerebbe).
Ieri parlando con l’amico E., che mi fa compagnia in questi ed altri ragionamenti da quasi vent’anni, ho finalmente capito. Le donne cercano il coraggio. Lo cercano in se stesse, nelle amiche, e anche negli uomini. Questo coraggio, come lo intendono le donne, ha più di un’accezione.
E’ il coraggio di guardare avanti, di tenere la testa dritta di fronte al futuro. Il coraggio di schierarsi, di seguire una passione, la propria strada, di non farsi influenzare, di avere un’idea propria sulle cose o semplicemente, un’idea ogni tanto. Il coraggio di mostrarsi teneri, fragili, spauriti, di parlare dei propri sentimenti. Di non vedersi solo come un lavoro, un ruolo, una gratificazione, uno stipendio, una macchina. Il coraggio di prendersi delle responsabilità. Di dire che va male. Di dire che è finita senza scappare in altre storie, silenzi, viaggi e ipocrisia.
Il coraggio di fare l’amore qui ed ora. Senza miti, senza confronti, senza altri pensieri. Prendersi il tempo come se il tempo fosse infinito, o stesse per finire adesso.
Senza mantelli, né corone, né cavalli. Che sinceramente da queste parti non c’è neanche spazio dove metterli.



Leggere i tuoi post Anna, mi fa sempre molto bene. Sei riuscita a centrare un punto che non riuscivo a focalizzare, ma è esattamente quello di cui sento di avere bisogno.
Grazie!
in effetti non riuscivo a focalizzarlo neanche io, almeno fino a ieri. meno male che ogni tanto c’è qualche spiraglio di luce.
e se si ha bisogno di questo coraggio con tutte le sue accezioni già prima dei 40 e ancora con i figli piccoli, che si fa?
grazie. sei stata illuminante
Silvietta dimmelo tu cosa si fa, anzi magari scrivilo e me lo segnali, che ho tanto bisogno di leggere altri pensieri.
Concordo pienamente e vivo tutto cio’!
Bello.
e forse in quel caso serve il coraggio di avere pazienza…
Mi riconosco molto nelle lamentele maschili! lol
A volte, riuscire ad essere felici sembra proprio impossibile, coraggio o meno
Un bacio!
Lamentele maschili e pazienza femminile. Una bella accoppiata, Isa. Non facile, per niente. Un giorno ci facciamo una lunga chiacchierata e ci confrontiamo sulla questione
Cara Anna, sono piu’ giovane di te e sicuramente con meno esperienza, ma credo di capire dal tuo post che quel che tu hai messo a fuoco come msncanza di coraggio sia, a parer mio, la mancanza della capacita’ di fare delle scelte. Fare una scelta significa considerare cio’ che viene prima e cio’ che verra’ dopo ed in base a questo scegliere serenamente una strada. Serenamente significa che non avrai rimpianti, perche’ quando hai fatto quella scelta era, per te, la migliore. Non e’ facile compiere delle scelte e bisogna educarsi a farle, cominciando da quelle piccole per passare poi alle grandi: e’ un processo di maturazione. Vuol dire essere protagonisti della propria vita. Sempre a mio parere, questa incapacita’ non e’ prettamente femminile, ma e’ anche maschile, solo che quella maschile si camuffa meglio essendo spesso le donne ad essere da traino per le scelte principali della vita (matrimonio, figli ecc ecc). Ti lascio citando Lord Baden-Powell: 2 chiavi per essere felici: 1_ vivere la vita come un’avventura; 2_ fare felici gli altri. Buon fine settimana!
è in parte la capacità di fare scelte, ma non solo. è proprio lo slancio, l’energia. vivere la vita come un’avventura mi piace
Quoto piattins, sei una grande … Io under40 con un marito over50…coltivarsi con coraggio è una strada da percorrere senza risparmiarsi
Credo sia non propriamente attinente, ma un po’ sì. E’ che leggendoti mi è venuto in mente ciò che ho scritto di recente. E’ parte di una testimonianza che probabilmente inserirò nel libro. Non so se la inserirò davvero(hai presente quel magnifico post che hai scritto tempo fa sul coraggio di tagliare, nella scrittura…)in ogni caso mi è proprio venuto voglia di postarla qui. Spero di non essere inopportuna. E’ lunga, per un commento. In ogni caso cancellalo senza problemi:
Gli uomini non crescono
Sai che c’è, che rinuncio. Rinuncio a sperare che questa mia sia la generazione di donne che cresce di pari passo con gli uomini. Lo vedevo già con mia nonna, vedevo bene che era più adulta di mio nonno, ma al tempo davo la causa al fatto che mio nonno era di tre anni più giovane e in quei tre anni collocavo tutte le discrepanze che – seppur adolescente – osservavo. Mia nonna era una giocherellona, in realtà, molto più del nonno, ma al dunque, quando si trattava di essere autorevoli – nelle scelte della vita, o nelle piccole cose quotidiane – era evidente chi dei due era la persona adulta. Con i miei genitori non c’è stata nemmeno l’alibi degli anni: mio padre ha cinque anni più di mia madre. Anagraficamente. In realtà ne ha dieci in meno. E mio marito, il padre dei miei figli, che ne ha ben nove – di anni – più di me è un uomo che attende sia io a prendere ogni decisione, per poi a volte esserne infastidito e accusare me di averlo fatto. Mentre sono qua, che allatto la terza figlia, e tento di governare il naturale caos di una famiglia numerosa insieme alle stanchezze di troppe notti insonni, lui fa i capricci per la mancata festa di compleanno di un suo amico. Eppure già l’invito, formulato con frasi adatte tra i tredici e i diciassette anni, avrebbe dovuto eliminargli in un istante il pensiero di partecipare a una rimpatriata composta da persone la cui adolescenza è mai sopita. Pertanto rinuncio poiché crescere i miei figli e crescere anche lui è fatica improba. Lo osservo quando tutto fiero racconta che sa cambiare i pannolini, preparare un biberon, stendere il bucato. Lo osservo e taccio sulla frase che ogni volta spunta urgente sulla punta della lingua. Vorrebbe uscire, io invece la lascio lì: troppe volte l’ho pronunciata invano. Capirà mai che il punto non è più quello di cui lui si inorgoglisce? il punto sarebbe fare tutte queste cose perché lui stesso le ha pensate e non perché gliele ho suggerite. Quel che ci stanca è il carico del pensarle , a volte più del farle. Uso il plurale perché quando mi confronto con le mie amiche in troppe raccontiamo la stessa storia, e non mi riferisco a donne che hanno fatto della casalinghitudine il loro mandato, ma piuttosto a donne totalmente sconcertate dal ritrovarsi – ancora – nel XXI secolo – a pronunciare ritrite parole. Le stesse che ascoltavo da mia madre e dalle sue amiche, mentre giuravo che a me no, non sarebbe accaduto. Così sono di fronte alla più dolorosa delle rese: getto la spugna alla speranza di una complicità a due. Rinuncio, ti dicevo. Ma lui rinuncia a me. Volevo un uomo per marito, un altro figlio non ci sta più. Non ho più spazio. Come non ho spazio per il desiderio. Lo sapranno mai gli uomini quanto desiderio si schianta nel gorgo delle loro adolescenze infinite?
MARILDE QUANTO TI CAPISCO…..MA IO HO DECISO DI GETTARE LA SPUGNA….MI STO SEPARANDO PUR AVENDO DUE BAMBINE E NESSUN’ALTRA STORIA MA HO PERSO STIMA E RISPETTO PER UNA PERSONA CHE AMAVO MA CHE NON MI VEDEVA…L’ALTRO FIGLIO.
è proprio vero Marilde, quanto desiderio si perde!
mi colpisce molto che quando scrivo questi post così personali diventano poi tanto universali, e ognuno ci riconosce un po’ di sé. gli uomini dovrebbero comunque capire una volta per tutte che non è il maschismo che fa l’uomo, ma un modo coerente di fare le cose, di essere presenti.
E infatti, quando ho scritto la storia della donna che mi ha raccontato l’ episodio che ho postato, pensavo che al di là della storia di ognuna di noi, tratta però un tema collettivo alle nostre generazioni. Per esempio, nelle donne intorno ai 50 come me, le grandi discussioni con i compagni/mariti vertevano/vertono sul “pensare” in autonomia a una serie di cose pratiche.
In ogni caso, cara Anna, questa è stata un’occasione per salutarci. Spero presto di tornare più attiva in rete. Tu continui a scrivere in un modo che mi incanta.
Non per niente … Etimologia di CORAGGIO: dal lat. coraticum o anche cor habeo, aggettivo derivante dalla parola composta cor, cordis cuore e dal verbo habere avere = HO CUORE
forse l’ho gia’ scritto qui, o altrove, ma se questi post ci somigliano tanto, se tutti ci ritroviamo li’, allo stesso quadrivio, alla stessa ora, come ad un appuntamento cosmico, non sara’ che sono passaggi obbligati, come lo svezzamento, solo che non ci sono fiumi di manuali sopra e di tate-lucie che sanno tutto su tutto?
credo che sia così, indubbiamente, e forse lo è anche di più per le donne la cui vita è scandita volenti o nolenti da cambiamenti fisici, mentali e ormonali piuttosto evidenti e invadenti, che non si possono negare o sottovalutare, se si vuole vivere pienamente. meno male che non ci sono tate lucie a insegnarci le “regole”, anche se ultimamente tutti vogliono farci il make over (ultima frontiera del reality, ci devo scrivere un post sopra) . credo che la possibilità di tracciare da sole la nostra strada, sebbene a fatica, sia una grande forma di libertà alla quale sarebbe uno spreco rinunciare.
Rispondo d’impulso, anche se mi piacereppe digerire meglio. Colpito, incasso. Questi blog sembrano fatti per mamme che hanno bisogno di guardarsi in faccia, io apprezzo, non trovo corrispondenza tra gli uomini, e mi spiace, ma mi spiace di più la mancanza di reciprocità. Timidamente suggerisco che siamo diversi, non necessariamente peggiori. Dico una banalità affermando che da qualche decennio la figura maschile viene “massacrata”, io ero all’università quando Marco Ferreri con il suo “ciao maschio” ci metteva con tanta crudezza davanti allo specchio. Ma è possibile che siamo TUTTI adolescenti? e che la risposta sia solo che ci piace così perché si sta meglio? Non ho una risposta, non cerco giustificazioni, non mi sento neppure “diverso” dagli altri, ma non mi piacciono neppure le generalizzazioni.
p.s. massacratemi pure, ho le spalle larghe
besos
Egidio, questo è un post che non ho scritto per le donne ma per tutti. Idealmente lo dedico più agli uomini che conosco e che vedo spesso, sempre più spesso, smarriti e infelici. Desiderosi di attenzione, di amore, ma che non sanno chiederlo, e si convincono che le donne vogliono cose impossibili. E’ solo questo, un’esortazione a essere se stessi, ad esserci, veramente, a prendere la vita con slancio. Poi certo che gli uomini non sono tutti uguali.ma spesso i rapporti sfilacciati ed esauriti tendono a togliere la forza vitale. è soprattutto un invito a ritrovarla, questa forza vitale, rivolto anche alle donne, che spesso si lamentano ma senza sapere esattamente perché. qui non si massacra nessuno. al massimo una pacca sulla spalla
Ci sto ancora pensando su… Ci sono tanti temi in questo post.
Per ora l’attenzione mi si è concentrata su quel commento sulle scelte. Scegliere senza rimpianti è impossibile, per chiunque: uomini e donne. Scegliere serenamente molto difficile: se sei davvero sereno nel lasciare andare qualcosa, sei già oltre la scelta. Il punto essenziale è sapere che un rimpianto ci sarà, ma saper resistere alla malinconia del rimpianto. Sapersi portar dietro le malinconie, senza che diventino tristezze o, peggio, malattie.
Gli uomini, in genere, hanno meno dimestichezza con la malinconia e la trattano come fosse un fallimento o un problema insormontabile. Devono risolverla ad ogni costo. E invece basterebbe portarsela dietro come compagna benevola, che ti aiuta a ricordare le strade che non hai preso e tutte le cose che potevi essere e non sei stato. Ma non importa.
Gli uomini, in genere, hanno coraggio per agire, ma non per sopportare. E quando son costretti a sopportare, in genere, crollano: magari sprofondano nella tristezza, nello sconforto o scappano.
Le donne si barcamenano meglio tra azione e sopportazione. Tengono meglio la strada…
Non aiuta neanche il diffuso clima culturale per il quale se hai un rimpianto sei un fallito, se hai un rimorso sei un vincente. Eppure, secondo me, i rimorsi fanno molto, molto più male dei rimpianti.
E comunque, tenere la strada non è facile per nessuno.
sono d’accordo sul fatto che i rimorsi fanno molto più male dei rimpianti. devo dire che riguardo alle scelte, mi ha sempre salvato una certa lucidità nell’osservare le cose per cui anche dopo tempo, magari pensando a quello che avrei potuto fare, mi dico che quasi sempre ho fatto tutto quello che potevo in quel momento, anche in base alla maturità che avevo allora. secondo me conta molto anche essere sinceri con se stessi, fino in fondo, e portarsi dietro tutti i sentimenti come compagni. mi piace la tua riflessione sulla malinconia e anche sulla sopportazione (ricordi il post su penelope?) una sopportazione sempre attiva, però.
Sopportazione attiva perchè è solo una componente. E’ come se agli uomini, in genere (lo ripeto sempre, che le generalizzazioni mi preoccupano), mancasse quella componente: quella del portarsi appresso i bagagli per lungo tempo.
Insomma, a decidere e a fare scelte siamo un po’ buoni tutti. E’ portarsi dietro gli umori che derivano da quelle scelte e dalle strade non prese che difetta, in genere, all’universo maschile.
Un po’ di coraggio in più nell’affrontare quello che non sei stato, che poi, tutto sommato non è mica così grave.
Anna, i tuoi post sono sempre semi messi nella terra fertile, scatenano un sacco di pensieri, e mi pare di essere solo l’ultima della lista. Questo in particolare mi ha fatto molta fatica perché tocca delle corde che è difficile trovare, che in tanti teniamo nascoste per evitare danni e dolori. Però oggi ti ho pensata leggendo questo pezzo di Vecchioni sulla moglie, pubblicato dalla 27° ora del Corriere:
>> L’amore ci ha rincorsi e ci ha afferrati per la collottola nei momenti più difficili e disperati, ci ha tenuti per un pelo davanti a fossi che credevamo voragini, ci ha impedito con tutte le sue forze di prendere il mare l’uno o l’altra, sulla barca di una nostra giovinezza, di una nostra solitudine rimpianta quanto ingannevole. Si è sbattuto come un dannato, mascherandosi, saltando fuori all’improvviso da dietro gli angoli, tirandoci per i vestiti e per l’anima, e offendendoci pure, che chissà chi gliene dava il diritto. Ne abbiamo sentita tutta la forza, la convinzione, la preghiera, la speranza, l’irriducibilità, quasi il suo pensiero fosse…
http://27esimaora.corriere.it/articolo/e%E2%80%99-un-intruso-alienoma-chiamatelo-sempre-amore/
Chiara, l’articolo di Vecchioni (che tra l’altro amo molto e che ha accompagnato come colonna musicale e di parole molti anni della mia vita) è bellissimo. E tra l’altro capisco bene quello che vuole dire, avendo io amato la stessa persona per più di vent’anni. Quel prenderti alla collottola so cos’è. Ho sempre pensato che il progetto di vita a due dovesse avere radici profonde, in qualcosa che travalica il semplice innamoramento, l’infatuazione, anche le affinità a volte. Chiamo questo qualcosa il nocciolo duro dell’amore. Quella forza che rimane sempre anche quando tutto sembra dividerti, e che è un riconoscimento vero dell’altra persona, un pensare anche a quella persona come diversa da te insieme a te stesso che sei altro da lei, eppure pensare a entrambi contemporaneamente come coppia, anche se non come coppia tradizionale, di ruoli definiti. come coppia con proprie regole, ritmi, segni, destino. Nella mia vita sono stata fortunata. Sono stata amatissima. ho amato anche, è vero, molto profondamente, ma del mio amore sono responsabile, di quello che ricevo solo grata. Non credo che l’amore si meriti o si conquisti. Quando si riceve è un regalo e basta. Il coraggio di cui parlo è proprio quello di farsi afferrare alla collottola, resistere alla vertigine, e cercare la felicità, anche se questa vuol dire ammettere che si è soli, che le cose non sono come prima, sono diverse, che bisogna essere diversi. Mi fai venire voglia di scrivere qualcosa sull’amore delle lunghe durate, e anche di essere afferrata ancora una volta
ecco, visto che anche il mio amore dura da piu’ di venti anni, aspetto con ansia questo altro pezzo di vita mia messo per iscritto da te
il giorno che ci vedremo sul serio ne usciranno delle belle
più che io te la fa venire Vecchioni direi! Sottoscrivo quello che dici, sull’amore, la collottola e tutto il resto – e comunque l’immagine dell’amore che ti prede e ti scuote fisicamente è molto bella, molto vecchioniana direi
Io di anni ne ho meno (27) ma mi sento di condividere in pieno quello che hai scritto nel post e, anche se non avevo focalizzato bene il punto (come anche altre hanno scritto) è esattamente il coraggio che cerco, nelle sue mille accezioni. Ed è vero, è un discorso che muove delle corde profonde, che fa riflettere e chiedersi quanto la persona che abbiamo vicino sia in grado di darci quello di cui abbiamo bisogno… continuerò a seguirti e aspetto anch’io un pezzo sulle storia di lunga durata, nonostante l’età vivo una storia decennale!
è una cosa fisica, come l’orgasmo. gli uomini arrivano al culmine e si devono fermare, le donne possono ricominciare. loro, gli uomini, arrivano a un punto in cui finisce la loro evoluzione (matrimonio-figli-casadiproprietà-motosehanno50anni), le donne possono/vogliono risalire sulle montagne russe. a volte li capisco, sarebbe anche bello fermarsi. no, sarebbe comodo, non bello. ma il fatto è che una donna si è già fermata a lungo, dopo i figli, mentre l’uomo che le stava vicino continuava ad andare, e lei quel tempo lo deve recuperare, anche per capire che cosa è diventata, per ri-conoscersi dopo la pausa di identità. e se poi si scopre diversa da come si ricordava? sì, ci vuole un sacco di coraggio per ri-conoscersi. figuriamoci se possiamo accettare che quelli che ci accompagnano non ne abbiano.
mi sembra un’analisi molto giusta e densa. è vero che ci sono tempi diversi nella vita, e non sempre ci si riesce ad allineare sullo stesso fuso. e si rischia per questo di separarsi molto più di quanto non si creda. è vero che a questa età ti prende un po’ l’ansia di recuperare, o comunque di fare cose diverse. è la vita che ti mette di fronte al fatto che devi fare cose diverse, a volte te lo sbatte proprio in faccia. grazie, comunque, mi aiuti a vedere ancora meglio.
cara anna, sia il tuo post che i commenti di tutti mi hanno colpito tantissimo. Mi sono separata 8 anni fa, all’epoca 3 figli di cui due gemelli adolescenti e uno più piccolo, e le cose, onestamente, non sono andate meglio dopo la separazione: inaspettatamente, dopo aver dedicato la mia vita a supportarlo in tutto e per tutto, mio marito si è rifiutato di mantenere i ragazzi e ha inaugurato la stagione dell’assenza totale… da quel momento in poi si è scatenato un uragano che ha travolto la mia, la nostra vita. Tralasciando i dettagli, giocoforza ho dovuto abbandonare gli status a cui ero abituata e cominciare a cercare un senso a tutto quello che vivevo. Ho cominciato partendo da me, sforzandomi di vedere la vita con occhi diversi e ho capito di aver commesso molti errori. Anche se agli occhi di tutti ero sempre stata una madre e una moglie perfetta, ritenevo però che la mia visione della vita fosse anche l’unica possibile… e allo stesso tempo ho capito che non ero stata capace di parlare/chiedere/lottare per le cose che giudicavo veramente importanti… e nel corso del matrimonio, durato 16 anni, avevo troppe volte rimandato chiarimenti che forse avrebbero potuto aiutare, concentrandomi sui figli e godendo di una solidarietà, tutta a parole di amiche donne, che a loro volta si lamentavano continuamente, aumentando la sensazione di infelicità invece di aiutarmi a separare problemi veri da problemi risolvibili… Insomma oggi, dopo aver cambiato totalmente la mia vita e affrontato di tutto, credo che ci aiuterebbe (ci=noi donne) rispettare i tempi diversi, abbassare le aspettative, cercare qualcosa che unisca invece di dividere… sopratutto qualcosa di bello che non dipende dall’avere, ma dal sentire “insieme”. Mentre credo che aiuterebbe gli uomini nel rapporto con le compagne un po’ di progettualità in più, occuparsi in toto di alcuni aspetti vorrebbe dire uscire da quella scarsa definizione che all’interno delle mura familiari fa sentire le donne più che sole, prigioniere.. Chiudendo, vorrei comunque dare la mia solidarietà a entrambi, perché ritrovare il filo degli affetti è determinante per sopravvivere alla devastazione sociale che attraversiamo e che credo si riflette sulle vite di tutti noi.
grazie Sabina, ci vuole sicuramente coraggio per ripensare la propria vita e riprenderne le redini. Sono molto d’accordo sui pericoli della solidarietà a spada tratta. A volte sarebbe meglio nell’amicizia aiutare l’autocritica piuttosto che incoraggiare il crogiolamento nel conflitto. Ci vuole una riscossa da emtrambe le parti, una voglia di mettersi in gioco, che si può fare diversamente e meglio..
Scusate la nota forse stonata, tra l’altro non ho letto tutto nel dettaglio perche’ ho sentito odore di autocompiacimento e m’e’ venuta l’orticaria. Ma perche’ gender-izzare sempre tutto? Io conosco tanti uomini coraggiosi e tante donne che non crescono. Sarebbe opportuno e utile smettere di dividere oggetti, attitudini e pure pensieri in cose da femmina e cose da maschio.