
“Ma come si fa a scrivere un romanzo?”
Questa domanda Piattini se l’è sentita fare tante volte, insieme a
“Ma come si fa a scrivere un romanzo con due bambini?”.
La risposta non è facile.
Piattini diverse volte ha parlato della creatività, della passione per la scrittura, del difficile riconoscimento di questa passione e della dura battaglia che ha combattuto per portare a termine il malefico.
Ma non è mai entrata nei dettagli.
Non ha mai svelato cosa avviene nella stanza dello scrittore quando si accanisce sui tasti e dialoga con le sue creature, dimenticando che deve fare la spesa.
Cosa avviene quando si rende conto che non riesce ad andare avanti, quando vorrebbe fare in mille pezzi quello che ha scritto, quando il computer si impalla e il lavoro dell’ultimo mese si perde nel magma virtuale della rete.
Volete saperlo? Volete davvero saperlo?
Allora andate avanti.
Per quelli di voi che pensano che lo scrittore sia un folle invasato, la cui mano viene guidata da una forza divina vorrei dire che….è proprio così.
Ma solo qualche volta.
La maggior parte del tempo lo scrittore la passa a rimuginare con i suoi personaggi, a prenderli a sberle, ad ascoltarli.
Si interroga sulla trama.
Funzionerà? È abbastanza verosimile? Cosa potrebbe fare x perché y faccia quest’altro?
Qualunque cosa lo scrittore sperimenti nella vita reale, viene subito rielaborata dalla sua immaginazione compulsiva in termini letterari.
La smorfia di qualcuno durante un litigio, una delusione, un colore terso di cielo mattutino, la fame, il freddo, un sogno fatto prima di addormentarsi. Tutto.
Ma come si fa a conciliare questa ossessione con le richieste dei figli, la vita matrimoniale e quella professionale?
Si fa.
Dolorosamente, con fatica, e di tanto in tanto con folle esaltazione, si fa.
Ma certo un po’ d’aiuto non guasta.
Sia Marilde Trinchero nel già (da me) citatissimo La solitudine delle madri che Elena Liotta in a Modo mio parlano del tempo interrotto della creazione femminile.
Un tempo sbocconcellato in cui il flusso della creazione è costretto ad arrestarsi più e più volte, per fare spazio alle esigenze della vita quotidiana.
La ripresa del movimento, dopo queste interruzioni, è quanto di più faticoso e frustrante si possa immaginare.
Va bene che siamo esperte di equilibrismo acrobatico, ma una stanza tutta per sé, ogni tanto, è davvero un’altra cosa.
Piattini questa stanza l’ha avuta.
Per brevi periodi. A volte così brevi da star male appena finivano.
L’ha avuta chiedendola, strappandola, imponendola, soprattutto a se stessa.
Ma l’ha avuta anche come dono prezioso da suo marito e dai suoi figli.
Che hanno capito che scrivere può anche essere una cosa seria.
Per mesi e mesi di seguito High, durante i fine settimana, si è preso i bambini e li ha portati in giro, mentre la mamma scriveva.
Un anno se li è addirittura portati al mare per due settimane, lasciando Piattini da sola a Roma, a scrivere.
Trovarsi da sola, senza orari né obblighi, faccia a faccia con lo schermo del computer, è stata un’esperienza bellissima.
Piattini scriveva, e più scriveva più sentiva che le parole trovavano naturalmente la loro strada, il loro spazio sul foglio.
I personaggi prendevano forma, vita, le apparivano davanti.
Piattini non mangiava.
Digiunava per ore.
Poi d’un tratto decideva di fermarsi, di prendere tempo.
Camminava, leggeva, rimaneva sul divano a guardare il soffitto, ascoltava la musica.
Come in un respiro la sua mente prendeva aria e la ributtava fuori in forma di scrittura.
Quei giorni erano preziosi perché erano rari.
Ad essi seguivano lunghe pause forzate per stare dietro a tutti, per seguire i suoi figli , per permettere a High di dedicarsi al suo lavoro e di partire.
Sono stati preziosi perché malgrado le infinite crisi di disperazione le hanno fatto capire che quella determinazione, quell’abbandono fiducioso e libero al flusso creativo, non sarebbero stati possibili prima della sua maternità.
Perché ha capito che la scrittura è come un figlio appena nato.
Ti chiama e urla finché non gli dai retta.
E’ impossibile ignorarlo, far finta di non sentirlo.
E questo l’ha aiutata a sconfiggere ogni senso di colpa residuo.
Anche nei momenti peggiori.
Anche quando qualche altra mamma cercava di farla sentire in colpa, le diceva “potresti aspettare che i tuoi figli siano grandi”, “oppure a quest’ora dovresti già aver finito” oppure semplicemente “non capisco”.
“Non è obbligatorio capire gli altri” – rispondeva Piattini – “in fondo è già abbastanza difficile capire se stessi”.
Ma in fondo ci rimaneva male.
Perché in fondo, uno spera sempre nel sostegno degli altri.
Poi però un giorno, quando erano passati già due anni e il romanzo giaceva senza vita e si erano quasi perse le speranze di rianimarlo, Piattini cominciò ad appassionarsi ad una rubrica che usciva su Internazionale.
La teneva Louise Doughty e si chiamava “Scrivere un romanzo in un anno”.
In un anno? Louise Doughty, madre anche lei, nella premessa teneva a specificare
” quanto ci si mette a scrivere un romanzo? (…) in tutta onestà devo dirvi che, se non ne avete mai scritto uno e avete un lavoro o una famiglia o – dio non voglia – entrambi, calcolate circa tre anni per finirlo.”
“Allora sono ancora in tempo” pensò Piattini e riprese a scrivere con più lena.
Il sostegno, quando lo si incontra, bisogna prenderlo.
Sia che questo sostegno vi arrivi sotto forma di un articolo, di una stanza tutta per sé, della pazienza del proprio marito, o del messaggio di vostro figlio che scrive “la considereza di maama, è bella e mi vuole bene”, prendetelo.
Ma cos’è la considereza, Power?
“che mamma è brava a scrivere, e mi vuole bene”
E questo conferma, per chi ancora non fosse convinto, che le due cose possono andare benissimo insieme.



brava piattini!!! continua a scrivere!!!è vero che a volte ci si vuole sentire sostenute nelle proprie passioni.Io una volta ho “confessato” ad una psicologa (che non era la mia psicologa, ma che lavora in un centro che ha frequentato mio figlio) che adoravo scrivere e che, segretamente, avevo scritto un romanzo. Lei mi stroncò dicendomi che dovevo pensare alle cose serie e trovarmi un lavoro…io strappai tutte le pagine scritte con tanta fatica…ora che ci penso…che tristezza!Vai avanti piattins, sei grande!!!Un bacioSara
Anch’io, parlando a ragion veduta, so che si fa. Oltre all’avere un marito santo però occorrono anche entrambi i figli a scuola a tempo pieno e un’ispirazione sublime del tipo che non riesci a staccare la penna dal foglio. Se manca anche solo una di queste componenti direi che i tre anni sono una tempistica assai ottimista, a meno dell’esaurimento nervoso
“Non è obbligatorio capire gli altri, in fondo è già abbastanza difficile capire se stessi”. Cara Piattini, questa te la copierò, e me la rivenderò ogni volta che mi sentirò dire “non capisco”.Ti faccio i miei complimenti per il tuo lavoro, che poi mi sembra anche la tua passione, e per la capacità che hai di tenere insieme amore (per i figli e la famiglia) e passione (per te stessa e per la tua scrittura).“E questo conferma, per chi ancora non fosse convinto, che le due cose possono andare benissimo insieme.”
COnfermo e sottoscrivo tutto. Anche io per scrivere ho bisogno di tempo e calma, e l’ispirazione – quando arriva – ci mette ore a raggiungere la mia testa.Quando arriva è ormai ora di cambiare Viola, preparare la pappa, mettere a posto, o magari semplicemente dormire (e ora le notti insonni non posso permettermele).Che dire, Piattini… insistiamo.Quando il mio ragazzo esce di casa e sa che starà tutto il giorno in ufficio lo guardo e gli dico “beato te”!Lui non capisce.Anche io come te sono stata toccata dal brano di Marilde sul tempo interrotto.Forse, a parte il sonno e il tempo per curarmi e vedere amici, è la cosa che mi manca di più.
grandioso post, Piattini...anche a me piaceva quella rubrica..ma non mi ha fatto iniziare a scrivere un romanzo!
Perché ha capito che la scrittura è come un figlio appena nato.Ti chiama e urla finché non gli dai retta.E’ impossibile ignorarlo, far finta di non sentirlo.beh, questa tua frase la faccio ingigantire e me la appendo di fronte al letto,così da averla di fronte agli occhi, sempre, anche chiusi. Per quanto la trovo sacrosanta.
Post davvero saggio e continua a scrivere indipendentemente dal tempo che ci metti
!!!Io non sono di certo una scrittrice (all’attivo solo due fiabe per i miei piccoli e nemmeno troppo originali
), ma vorrei tanto avere uno spazio tutto mio per dipingere, modellare, creare e “pasticciare”. Almeno il pc puoi chiuderlo con un clik e sfruttare così anche pochi minuti di libertà, io con il tempo che ci metto a sistemare l’attrezzatura, appena son pronta è già ora di smettere e pensare ad altro
!!!!
miei cari, in una giornatina così così questi commenti mi hanno davvero risollevata.adesso vado a prendere i piccoli (tempo interrotto) e stasera vi rispondo con calma, promesso.
Bellissimo post. Sei un esempio molto calzante e concreto.
E’ ovviamente inutile che io commenti sul tempo interrotto. Che è un tipo di tempo che ho avuto modo di conoscere bene. Si può fare, però, dici bene, e a volte mi pare che alternare la stanza tutta per sé alla pressione dei tempi da distribuire sia anche una cosa utile. La pressione della scrittura che “urla” per uscire. E anch’io ho incontrato tante donne che hanno fatto commenti poco felici. Un giorno però una mi chiese”dove stai andando?”, e io “a casa a stirare”. Lei, severa, mi rispose “Non stirare, è un lavoro inutile, scrivi”. Per timore di dimenticamermene l’ho stampato e appeso ben visibile.
piattinisono davvero commossae mi vergogno anche un po’, perchè non riesco a riprendermi dalle lacrime…ma il tuo post ha toccato corde così vive in me che…non so, non riesco a scrivere altro adesso, forse più tardi, ma grazie
Ciao, non vorrei guastare l’idillio però vorrei ugualmente ricordare che esistono ancora posti in cui le donne sono scientamente oppresse: parliamo anche dei casi in cui il marito non riconosce alla donna la possibilità di realizzarsi e fa di tutto ogni giorno per ostacolarla. Permettetemi di non commuovermi per una donna che fa fatica a tenere testa a tutto, ma solo di ammirarla. Vi invito a guardarvi intorno e alleviare le situazioni di bisogno.Solo per non far diventare questo bellissimo blog un posto sdolcinato e fuori dal mondo. Vi saluto tutte (posso chiamarvi care amiche, visto che vi seguo silenziosamente da qualche tempo?)
@mammamanga la nostra creatività va sempre coltivata. se poi questo deve diventare un lavoro o rimane una nostra passione è un fatto secondario. prometto che parlerò anche di questo, del confronto con le critiche. @rape anche io ho sforato i tempi, in effetti, però sono contenta di averlo fatto@ondaluna grazie@wonder è molto dura, specialmente all’inizio, e con i bimbi molto piccoli. io però ho cominciato a scrivere il malefico con Power di 9 mesi. non potevo aspettare ancora. uno lo sente quando non può aspettare. in quel caso scrivevo la mattina, FF era alla materna e Power lo lasciavo tre ore con una babysitter. quelle tre ore erano vitali, quando non le ho più avute mi mancavano come l’aria@laura ehe eh non è mica facile! però la consiglio a tutti, fa capire molte cose e aiuta anche a leggere meglio@desian da alcuni tuoi commenti capisco che anche tu scrivi. ma facciamo a scambio di letture?@rita lo capisco. parlo di scrittura ma mi riferisco alla creatività in generale, atutto ciò che non ha una utilità economica e sociale, ma che fa tanto bene@rossana
@marilde è vero e io sono contenta di aver provato entrambe le coseper quanto riguarda le camicie da stirare, mentre scrivevo il romanzo ovviamente non l’ho fatto. (lavoro, famiglia e anche le camicie? non esageriamo!) adesso stirare mi aiuta a concentrarmi, ma appena comincio il secondo (lo so dentro di me che voglio farlo) è la prima cosa che elimino!@caia se ti ha tocato vuol dire che hai vissuto o vivi una situazione simile, aspetto…@anonimo caro anonimo hai ragione, epr questo per me era molto importante scrivere questo post. soprattutto per ringraziare mo marito senza il quale non avrei scritto proprio niente. lo ringrazio soprattutto per aver avuto fiducia in me anche quando io l’avevo persa
Ciao, sono da poco una tua silenziosa lettrice e oggi mi faccio vedere.Mi è piaciuto molto questo post, complimenti!Una speranza per tutte. Anche per me che mi sento già una miracolata perché ho riguadagnato il tempo per leggere qualche pagina alla sera e lo rubo qua e là per giocare col mio blog…
)
Ciao Piattini, come non capirti quando le sensazioni che descrivi sono le stesse che provo, anche se io non sono così brava a metterle per iscritto. Perchè quello che a te succede con lo scrivere a me succede con altro, dove quando ho il tempo di fare non ho l’ispirazione e quando ho l’ispirazione l’orologio mi ticchetta che l’erede esce da scuola.La nostra creatività la lasciamo sospesa a mezz’aria nella speranza che quando ci sarà finalmente il tempo da dedicarle lei sia ancora lì, o continuando a dire a un figlio “un attimo e arrivo” e farli diventare mezz’ora…Si fa alla fine si fa, inciampando e tentennando e mettendoci il triplo del tempo, ma ci arriviamo. Sempre. Un abbraccio
che bello quello che scrivi piattina ! ma lo sai che mi sono davvero emozionata ! io, egoisticamente, da fruitrice di letteratura, penso che le persone che hanno questo dono, il dono della scrittura, debbano sentirsi un po’ in dovere di metterlo a frutto, di condividerlo, e ogni volta che finisco un buon libro ringrazio infinitamente l’autore che si è sacrificato e ha sofferto anche per arricchire me.
@mamma in 3 d grazie e benvenuta, mi fa sempre piacere quando un lettore silenzioso si palesa. è importante recuperare il proprio tempo, qualunque uso se ne voglia fare@gloglo so che mi capisci. e pensa che per il mio bioritmo comincio a carburare veramente proprio verso le 15.30, quando è quasi tempo di andare a prendere i piccoli. le cose migliori le scrivo in quella mezz’ora!@simo grazie, è vero. egoisticamente hai anche bisogno, proprio bisogno fisico di condividerlo.
Il tempo interrotto della creazione femminile; sai quante volte mi sono ritrovata ad interrogarmi su questo, su quanto diversamente influisca il fatto di essere uno scrittore uomo, al quale per mestiere è concessa la quotidiana estraneazione dal nucleo familiare, rispettata e tutelata come un bene prezioso, e quanto influisca il fatto di essere donna, dal momento che, avendo una famiglia, questa estraneazione regolare è praticamente impossibile? Quanto sacrifica la letteratura alla condizione della donna, eternamente divisa tra lavoro e famiglia? Eppure. Da mamma credo che proprio l’immersione quotidiana nella realtà sia la più potente fonte di ispirazione: ti si acuiscono i sensi, soffri, impari… Certo, credo anch’io che le cose possano prendere un’altra piega solo quando i figli sono a scuola il mattino. Finchè hai i bimbi piccoli a casa, come succede ancora a me, la difficoltà insormontabile è quella di riuscire a ’scaldarsi’ per tempo; io comincio a produrre qualcosa (testi o anche semplice studio) dopo almeno un’oretta di concentrazione. Ma quando ti capitano, diciamo, due, tre ore consecutive in cui sai per certo che non ci saranno interruzioni? A me per ora mai, nemmeno la notte. Non a priori
Quindi dormo, almeno sto in piedi il giorno dopo… Ed ecco che, per mantenere o riscoprire lentamente (come nel mio caso) il gusto per la scrittura, arriva in soccorso il blog. Perchè un post non ha una lunghezza predefinita; può essere anche di poche righe. Tutto diventa fattibile, perchè ti abitui a concentrare il succo della quotidianità in poche righe. Limi e ceselli con una spontaneità che forse prima ti veniva più difficile fare; i pensieri ti si presentano già, a monte, in forma diversa, più essenziale. Eserciti il dono della sintesi. In fin dei conti, i racconti brevi non sono sempre stati un terreno fertile per le scrittrici/mamme? Tu e alcune altre mamme blogger con questo dono state continuando una tradizione, con nuovi mezzi
In bocca al lupo per il romanzo, non demordere!
Piattini, mi fai sempre tenerezza. E ti invidio, pure, perchè io questa urgenza non l’ho mai provata. Infatti il mio blog agonizza e io lo guardo agonizzare con indifferenza. Adesso che il tempo lo avrei, lo uso per studiare forsennatamente.
Bellissimo post.beh, io spero con tutto il cuore di trovare modo e tempo di creare anche dopo ( o morirò dentro)…voglio pensare che i miei futuri figli in qualche modo mi regaleranno nuova ispirazione (tempo permettendo, ma quello arriverà… spero)…ditemi….sono una illusa??In fondo lo stanno già facendo….
@mammalisa quando i tuoi figli saranno a scuoa, riprenderai fiato, ma il tempo della creazione sarà sempre leggermente più corto di quanto vorresti. va bene così. il romanzo l’ho finito (ci tenevo a specificarlo anche per incoraggiare le eventuali scrittrici in difficoltà) e adesso sta vivendo la sua strada. per ora non ne affronto una ltro e mi godo la scrittura breve. il blog è una preziosissima palestra. a me sta insegnando molto @marzipan studiare è una cosa bellissima l’ho fatto tanto che per adesso basta, me lo riservo per una età diversa, in questo momento invece ho voglia di creare
@passodoppio e ti assicuro che i filgi sono davvero uan fonte infinita di ispirazione!
Voi parlate della scrittura come per me è disegnare, mi sento molto vicina a voi tutte!In qualche modo cerco di ovviare a questa urgenza portandomi dietro un quaderno per gli appunti, mentre aspeto la mia bambina che abbia finito nuoto o al parco mentre mangiano la merenda e stanno 10 minuti fermi, io mi perdo nelle evoluzioni della mia matita…e poi aspetto la sera beata…silenziosa!!!!
illuminante.come spesso accade. io scrivo -tantissimo – tutto nella testa. libri no, non sono la mia misura, ma mi ritrovo in questo scrivere (come solo pensiero) fluido e spezzettato, tra i fili della vita, passando il ponte sul po, la radio che si sfuma in un cd, gli echi di un post, i pannolini da prendere. forse mi basta perchè sono i pensieri spezzettati che voglio trattenere …la mia stanza è la mia mente.trovare il tempo, un desiderio …
Cara piattina, sull’argomento scrivere sono purtroppo un velleitario con ancora parecchia strada da fare
nel mio curriculum (eh eh eh!) ci sono tre o quattro raccontini buttati nella mischia di altrettanti concorsi letterari e che nessuno, giustamente
, ha mai degnato di nota.Mi piacerebbe molto fare a scambio di letture (in realtà come lettore sono onnivoro e ossessivo) ma, dal canto mio, non avrei molto da scambiare
ciao!
Cara Piattins, che sollievo leggere quello che io provo tutti i santi giorni! Come ti capisco…io sono appena tornata da sei giorni (sei,6, capisci? tutti insieme, attaccati, è la prima volta che ci riesco)di chiusura in una casa di un’isola bellissima dove ho portato solo il mio pc e il mio cane, il tutto per portare a termine un romanzo iniziato due anni fa, che riprendo in mano ogni due, tre, otto mesi, che quando ricomincio a ritrovarne il filo, ecco che devo andare a prendere un figlio col mal di pancia a scuola, mettere su un minestrone, caricare un bucato e stenderne un altro, fare la spesa, fare la fila alla posta, pagare l’assicurazione scaduta, preparare la cena per otto ospiti, e tante altre attività mammesche da conciliare poi con sette ore quotidiane di lavoro-pagnotta. Così, a casa, sono costretta a scrivere dopo mezzanotte, quando la casa dorme e solo lavastoviglie ronza. Figurati la mia felicità in questa vacanza dove ho avuto una vita monastica, ma i miei protagonisti sono schizzati avanti di una trentina di cartelle!Fammi sapere del tuo romanzo, voglio esserci alla prima presentazione, mi raccomando…una dedica sulla mia copia e…in bocca al lupo!
@chiara prima o poi io e te dobbiamo fare qualcosa insieme@desian uno di questi giorni scriverò qualcosa sulla strada da fare per la scrittura, lo prometto. ma se vuoi mandarmi qualcosa da leggere sarò ben contenta di darti la mia opinione. ti avverto però, sono una critica ferocissima (anche con me stessa)@manuela il tuo commento mi riempie di gioia, grazie