Videocracy: riflessioni a margine

sic2009videocracyIn questi giorni i bimbi sono al mare con i nonni e Piattins ne approfitta per …lavorare.
Venerdì però è andata al cinema, perché ogni tanto qualche film bisognerà pur vederlo nella stagione in corso, in modo da avere argomenti di conversazione anche con chi continua ad avere una vita mondana, o no?

Comunque stavolta la scelta è caduta su Videocracy.

In parte perché è un film documentario e Piattins ha una vera passione per questo genere.
Un film documentario è come un reportage, nel senso che parla di cose reali, ma usa una struttura narrativa, emozionale. In genere l’autore ha una tesi di fondo, è di parte.
Non ha (o non dovrebbe avere) la pretesa di esaurire l’argomento, ma vuole aprire una breccia, osservare da un’angolazione nuova, suggerire, stimolare, far pensare.

Guardando sulla rete il trailer di Videocracy mi ero chiesta quali informazioni avrebbe aggiunto a ciò che sull’argomento avevo già letto o sentito.

Alla fine del film mi sono accorta che più che darmi delle informazioni totalmente nuove mi aveva fatto riflettere su alcune cose che già sapevo, che avevo sentito, su informazioni di cui disponevo ma che non ero riuscita a ricollegare fra loro completamente.

Un esempio?
Eccolo.
Il legame profondo tra la figura di Berlusconi e quelle di Lele Mora e Fabrizio Corona.

Il film fa vedere chiaramente come un sistema che si basa sull’apparire ha il suo risvolto oscuro nella ricattabilità delle proprie apparizioni.

Ovvero si diventa disposti a tutto sia per andare in televisione che per uscirne, per essere esposti su una rivista ma anche per non far pubblicare le proprie foto compromettenti o semplicemente brutte.

Sentire Fabrizio Corona che si definisce un Robin Hood dei tempi moderni fa un certo effetto.

Ma lo fa anche vedere schiere di ragazzi e ragazze che si mettono in fila per farsi la foto con lui.

C’è anche un’altra cosa che mi ha colpita.
Negli ultimi tempi abbiamo reagito sul ricatto sessuale fatto alle donne, sulla mercificazione del corpo delle donne.
In Videocracy però, sul terrazzo a picco sul mare della casa bianca di Lele Mora (puro horror) c’erano soprattutto ragazzi fra i 20 e i 30 anni palestrati, tatuati e totalmente alieni al congiuntivo, che consapevoli delle difficoltà di cavarsela nella vita con un contratto a progetto e più in generale lavorando, avevano deciso di puntare tutto sulla carriera di tronista, fratellista, contadino o isolano.

Ne farò dei personaggi – ha detto Lele Mora.

Guardandoli, pensando ai mie figli, maschi come loro, mi è venuta una stretta al cuore.

Soprattutto quando uno dei protagonisti del film, un ragazzo della provincia di Brescia che da anni le prova tutte (ma proprio tutte) per diventare famoso si è lasciato andare ad una confessione.

Le ragazze sono facilitate, diceva. La danno, e ottengono qualcosa in cambio.
E un ragazzo? Se a me chiedessero una prestazione sessuale in cambio del successo, lo farei?
Questo si chiedeva, in tutta sincerità. E la risposta, in altrettanta sincerità, è stata sì.

PS Ringrazio i commentatori del blog, e “stimolata” dalle loro osservazioni aggiungo qualche link, che non fa mai male

Discorso di Obama agli studenti suggerito da LGO, un suggerimento quanto mai opportuno

Il video di Citizen Berlusconi che si trova integralmente su You Tube.
Fa capire molto bene come l’intreccio tra politica e media possa avere derive pericolose.
L’Italia in questo momento è un laboratorio di queste derive (un po’ come lo è stata a suo tempo per il fascismo, ahimé) perché evidentemente manca di argini.
Qui metto il trailer.

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=jl-yIkUh5fg&hl=it&fs=1&]

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25 Responses to “Videocracy: riflessioni a margine”

  • Rita says:

    non ho visto il film ma mi hai incuriosita per quanto riguarda quello che molti ragazzi e ragazze sono disposti a fare per un po' di notorietà e qualche spicciolo giuro che mi si stringe il cuore.

  • Igraine says:

    Bello, visto ieri. Si puntava troppo su Corona, però. Io mi chiedo sempre: cosa ha permesso l'ascesa di Berlusconi? Quando ho visto Andreotti accanto a lui (nel film), ho capito. Forse in Italia manca una coscienza civile, e anche un'istruzione seria, amore per la cultura. Altrimenti l'amore per il Drive In non si spiega…

  • Igraine says:

    E poi noi (credo) al tornio non ci abbiamo mai lavorato. Chissà, forse è così massacrante che ti spinge anche a vendere il c… per fare altro. Peccato che il ragazzo non abbia pensato di studiare per fare altro. Ma come dici tu, ora come ora rimedierebbe uno stipendio più precario che in fabbrica, probabilmente.

  • emily says:

    io sono stanca di rimanere allibita d fronte a queste cose. se c'è gente che guarda amici, uomini e donne, la fattoria e tutti questi programmi idioti significa che è questo che vuole la maggioranza e che è questo quello che ci meritiamo, compreso mister b votato, rivotato e osannato. ma simo davvero sicuri di tirar su dei figli diversi dal resto dela società? io ho figli più grandi dei tuoi e me lo chiedo ogni giorno.
    che modelli proponiamo? che alternative diamo? che discorsi sentono? che succede intorno?
    insomma, sono depressa stasera si sente?

  • Mammamsterdam says:

    Stiamo tentando di contattare il produttore per inserirlo in Cinemissimo, il festival diu film italiani che stiamo organizzando per ottobre. Ma non ci si filano, peccato.

    insomma, aspetto con fiducia di poterlo vedere qui.

  • cautelosa says:

    Questa è, secondo me, l'eredità peggiore del periodo berlusconiano, cominciato ben prima della sua "discesa" in politica: aver propagato come valori principali il successo, il denaro, la bellezza, la gioventù…
    E aver più volte sottolineato, direttamente e indirettamente, che qualsiasi mezzo è lecito per raggiungerli, anche vendere il proprio corpo.
    Di questi "principi" così interiorizzati da tante persone, soprattutto giovani, ci libereremo con difficoltà anche dopo la scomparsa dalla scena pubblica del premier. Purtroppo.

  • LGO says:

    Domanda retorica. Se uno fa di tutto, ma proprio di tutto, per avere successo, è da quel dì che l'ha deciso di essere disposto a prestazioni sessuali.
    E deve avere una vita misera assai per divertirsi a fare il tronista o il contadino, come dici tu. Mi farebbe una gran pena, se non mi facesse ricordare questo delirio collettivo in cui viviamo, e allora mi fa paura.
    Guarda, a volte non so che darei perché ci fosse qualcuno che si RIFIUTA di andare in tivvù. Se poi ce lo dicessero, però ;)

  • desian says:

    Domani sera vado a vederlo. Una riflessione sulle tue riflessioni, però, vorrei farla ugualmente (non sul film, quindi).
    Forse in questo Paese abbiamo anche perso una sana idea che sorregge il genere umano da milioncini di anni. In pochi decenni di tv commerciale e tanto berlusconismo e populismo di ogni parte, abbiamo dimenticato che per ottenere qualsiasi cosa c'è da fare FATICA. Studiare costa fatica, lavorare costa fatica, cambiare il proprio destino sociale costa fatica, fare figli e allevarli con un poco di coscienza costa fatica.
    Qua invece ci stanno insegnando, da anni ormai, che più ottieni cose gratis o con cambi "leggeri" (leggi favori e/o prestazioni varie) è più sei ganzo, furbo, di successo.
    Tentazione che vale per tutti: troppo spesso sento persone che si dichiarano di una certa parte politica o, semplicemente, etica ammiccare a guadagni facili, successo facile. Vita facile.
    Recuperassimo un po' di sano "costo" del vivere. Non si campa di "facilitazioni" alla via del successo. E successo di che poi?! Meditiamo.

  • piattinicinesi says:

    @rita già, il film però se puoi vedilo prima o poi perché comunque vedere certe cose fa effetto
    @igraine in effetti il film non parla di una serie di cose che sarebbero pure interessanti. all'inizio ero rimasta un po' male, ma poi ho riflettuto sul fatto ch come dico nel post, un film non può dire tutto e quindi racconta una parte della storia. è vero che punta moto su Corona, ma ho trovato interessante che lo considerasse il rovescio della medaglia di un sistema. Corona ha sfruttato anche la sua prigionia per diventare un personaggio, è un po' l'emblema di questa situazione. se poi uno riflette che vende a Berlusconi le foto di sua figlia e lui le ripubblica sui suoi giornali aumentando le vendite….
    @igraine e desian vi rispondo insieme sul punto della fatica. secondo me la cosa peggiore è avere tolto la speranza. il fatto che uno lavora e fatica per ottenere un risoltuto, per migliorare la propria situazione. invece quando vedi che lavorando non ottieni niente e che invece basta andare in televisione per ottenere moltissimo la tentazione viene. inoltre il modello proposto è quanto di più bieco possa esseri, uno che non sa fare niente, che possibilmente si comporti anche male e sia disposto a fare qualunque cosa pur di farsi notare. il ragazzo del film è dolcissimo, a me ha fatto molta tenerezza. ha un lavoro che fa bene, è cintura nera di karate e ha un certo successo nella sua zona come cantante. in una società normale potrebbe esser suffciente. invece lui ha un problema di identità. non si riconosce come individo, non stima quello che fa se non in prospettiva dell'apparire in tv. lui sente che esisterà solo quando sarà riconosciuto come personaggio televisivo. è questo che trovo terribile. è come se fosse in una specie di pozzo oscuro, confinato in una identità parziale. è questo che mi ha colpita più di tutto il resto

  • piattinicinesi says:

    @emily io non sono affatto sicura, no. non li voglio diversi ma felici, e con la speranza di poter agire sulle cose, di poter cambiare, di vivere nella giustizia, in pace con le proprie aspirazioni.
    @cautelosa hai ragione, il modello è stato interiorizzato, chi è nato dagli anni 80 in poi conosce solo quel sistema
    @mammasterdam ma come non vi si filano? grprgr
    @LGO c'è un intervento di Travaglio su you tube in cui racconta di una ragazza che ha rifiutato….certo praticamente diventa un'eroina

  • Gloglo says:

    Qui a Torino c'è un solo cinema che lo proietta e solo la sera. Con la suocera via fino a fine settembre sarà dura riuscire ad andare a vederlo. Ma mi incuriosisce. Probabilmente farà riflettere, ma devo dire che già i commenti a qesto post portano a riflettere su molti aspetti.

  • LGO says:

    Piattini, e Desian: avete letto il discorso di Obama agli studenti?
    Ecco, adesso proviamo a pensare a quello che farà la Gelmini e mettiamoci a ridere. O a piangere.

  • Anonymous says:

    Ciao, ti leggo spesso, anche se non ho mai commentato.
    Nel mio blog ogni tanto parlo, in modo ironico, dei cosidetti VIP, che trovo spesso terribili per i modelli idioti che trasmettono.
    Ho scritto diverse volte di quella che io chiamo la saga di Corona, che trovo un esempio terribile per chiunque.
    Che, però, piace, è seguito, portato ad esempio da chi crede basti niente per fare soldi ed essere famosi, nuova divinità tra i giovani.
    Non ho visto il film, ma credo davvero che se non si trasmettono ai giovani l'amore per ciò che si fa, per lo studio, per il lavoro, la cultura, per il sacrificio, ci saranno sempre più tronisti, letterine, schedine e via dicendo.
    Argomento molto ampio, che, sicuramente richiede un ampio discorso!
    Complimenti, il tuo blog è proprio bello.
    http://vistodalei.splinder.com

  • Renata says:

    Ieri ero a tavola con dei colleghi, sullo schermo televisivo si vedeva Cloney con la Canalis. Opinione condivisa era "con uno così ci starebbe chiunque, se poi ti apre le porte del successo o nel suo caso te le spalanca…" E' questa la nostra società, forse più corrotta di altre che ci hanno preceduto o forse dove proprio grazie alla TV certi concetti sono stati enfatizzati. Spero che i miei figli crescano con altri valori, ma non è facile spiegare che anche "facendosi il mazzo" non si arriverà mai dove la furbizia e la mancanza di scrupoli portano.

  • orma says:

    Io sono cresciuta con l'idealizzazione del lavoro, pensavo che lavorando e facendo "fatica" si sarebbe avuto il giusto ritorno.
    Mi sono scontrata duramente con la realtà e dopo anni di lavoro essere ancora in "nero", nero vero e quindi il tuo lavoro è invisibile, non lo puoi nemmeno mettere sul CV e quindi non avere molte speranze per cambiare lo status quo è davvero frustrante.
    Non mi spoglierei, nè mi venderei per un lavoro, però trovo che le politiche del lavoro riconoscano solo l'ingiustizia e la precarietà, salvo poi rendere difficile il vivere quotidiano da precari o invisibili.

  • Anonymous says:

    Dopo aver postato un kick da oscar l'ultima volta, oggi provo a fare il bicchiere mezzo pieno. Intendiamoci, la penso esattamente come voi ed ho tutte le paure e lo schifo e anche la disperazione che emergono da tutti i commenti che mi precedono.
    Ma è anche vero che noi siamo persone, e al contempo siamo media, visto che siamo tutti qui sul web a dirci delle cose, e magari mezz'ora fa eravamo sul sito di Repubblica a firmare la petizione sulla libertà di stampa assieme ad altre 300.000 persone. La tv è e resta ancora il mezzo di comunicazione più potente, ma non è la vita (così come ahimè non lo è Internet, ché saremmo tutti più ironici e di buonumore, più aperti e democratici e trasparenti). Io credo che se i pubblicitari dichiarano impossibile ripetere l'affermazione di prodotti-totem come il Martini o la Coca Cola perchè al giorno d'oggi non esiste più la possibilità di rincoglionire la gente a suon di comunicazione di massa (Flavia che prossimamente passerà di qua mi perdonerà il lessico non proprio da libro di marketing) sia altrettanto impossibile plasmare le menti e la società. Noi non siamo il futuro di questo paese, siamo il presente e lo cavalchiamo anche poco giacchè di 30-50enni ce n'è gran pochi in giro ai posti di comando. Io credo che chi sta crescendo oggi, come i nostri figli, con una moltitudine di mezzi a disposizione e una finestra sul mondo sempre aperta riuscirà ad affermare modelli diversi. Noi siamo stati bombardati dalla tv deficiente e siamo qui a dimostrare che non ci ha annullato del tutto, almeno non come individui (certo non abbiamo prodotto sto granchè di movimenti). I nostri figli avranno il nostro messaggio + una serie di mezzi che grazie a noi impareranno ad usare in modo critico. Certo, accanto a loro ci saranno i figli dei nostri coetanei non sopravvissuti al bombardamento, dei quali a) una parte sarà totalmente rincoglionita e aspetterà papi e mami che li sistemino e che sono a loro volta rincoglioniti b) una parte andrà contro i suoi genitori per partito preso remando quindi nella giusta direzione c)una parte sarà troppo annoiata e si autoeliminerà – droghe alcol piromania d) una parte sopravviverà con la furbizia… Ma è così che le minoranze diventano maggioranza….
    mariangela (oggi un pò delirante)

  • supermambanana says:

    forse quello che perdiamo spesso di vista e' che non e' che la televisione cosi' ce l'abbiamo solo noi, insomma per dire pure in inghilterra c'abbiamo big brother (ultima stagione quest'anno evviva!!! un calo di ascolti pazzesco… ma vabbe non divaghiamo) e l'isola e Xfactor e tutto cio' che volete non ci facciamo mancare gnente per carita'.

    E pero'.

    E pero' ci sta una cosa importante che manca.

    "Cosa faro' da grande? La televisione o la politica, decidera' Papi".

    Questo manca.

  • Mammamsterdam says:

    Ricordo, per chi non lo sapesse, che Big Brother è un format inventato in Olanda. Ma come è poi degenerato in Italia, potevamo riuscirci solo noi.

  • Raperonzolo says:

    C'è un quesito che mi tormenta: la società italiana è il frutto di 30 anni di videocrazia, oppure 30 anni di videocrazia sono il frutto della società italiana?
    E' troppo facile responsabilizzare i singoli individui, per quanto aberranti e per quanto potenti. Non bisogna dimenticare che questi individui sono loro stessi frutto di un contesto e si muovono all'interno di un contesto che gli consente di fare quello che vogliono, perché quello che vogliono è in armonia con l'uomo e la donna medi.
    La cultura italiana si è sempre contraddistinta per il forte individualismo. Un individualismo che al meglio ha prodotto dei genii e al peggio un egotismo, egoismo, arrivismo, sciovinismo, esibizionismo sfrenati che si manifestano a tutti i livelli della società.
    Il problema è un problema di fondo della cultura italiana per come si è evoluta nella storia e non solo negli ultimi 30 anni.

    @supermambanana – E' vero, qui in UK abbiamo il grande fratello e anche i tabloid. Non dimenticare però che c'è anche la BBC, che è la migliore televisione del mondo per palinsesto e contenuti.

  • supermambanana says:

    @Raperonzolo, certo era questo il mio punto, la societa' che non marcisce non e' quella puritana ma quella in cui ci sono altre forze, guarda caso la TV di stato (di stato, attenzione, NON di governo!!!), altre voci che bilanciano le voci dall'altra parte.

    C'e' un'altra cosa poi che mi e' venuta in mente dopo, pensando alle TV commerciali in UK. Mi ricordo che una volta sentii in Italia un'intervista a quelli di Striscia, che commentavano sulle nuove veline (quali non so). Dicevano, certo sono ancora arrugginite nel ballo e nei tempi ma sono appena arrivate, si faranno. Ora dico: vi pare una cosa normale questa osservazione? A me, vi confesso, no, perche' qui 'prima' di arrivare a fare la prima apparizione in TV ti sbatti a imparare a ballare, se devi ballare, cantare, se devi cantare, presentare, se devi presentare, recitare, se devi recitare etc. Mica impari "sul campo". Mica sei presa solo per le tette. Oh dico, ma davvero questa e' un'idea troppo rivoluzionaria??

  • supermambanana says:

    mi e' partito il tasto pubblica troppo presto, volevo dire…

    Che allora il problema anche qua e' di noi, dell'audience, e del fatto che accettiamo personale non qualificato (perche' una presentatrice che non sa presentare e' come un tassista che non sa guidare per cio' che mi riguarda) che non badiamo al fatto che c'e' un disservizio (se il tassista va a 10 allora perche' non sa come mettere le marce io mi incazzo), perche' se noi come audience comunicassimo con forza che vogliamo persone competenti, al diavolo il 'bello della diretta' con buona pace dell'inossidabile Pippo, anche l'intrattenimento si alzerebbe di qualita'.

    Piattini, scusa per la logorrea e per aver rubato troppo del tuo spazio

  • piattinicinesi says:

    @gloglo se puoi non lo perdere, però vedrai che presto uscirà anche in dvd
    @lgo l'ho messo in calce al post ;) grazie
    @fujiko ho letto tutta la tua saga di Corona, ma lo segui passo passo! allora ti confido che Corona dietro la sua scrivania ha un quadro che raffigura il deposito di zio paperone!
    @renata @orma in questi anni mi sono scontrata personalmente con l'importanza delle raccomandazioni e delle conoscenze, e anche con l'importanza di piacere. quindi quella sensazione di amarezza di sconforto la conosco bene. è chiaro che bisogna pensare anche a un riscatto…

  • piattinicinesi says:

    @supermam rape mammasterdam e mariangela
    vi ringrazio molto per i commenti, nessuno ruba spazio ma anzi arricchisce la discussione.
    è vero bisogna vedere il bicchiere mezzo pieno, e cercare di aggrapparci agli spazi liberi che abbiamo. Rape hai perfettamente ragione quando dici che non è colpa di un solo indivisuo. quello che si è creato è un sistema videocratico che si è cominciato a formare negli anni 80, quando la gente era stufa dell'impegno, c'era nell'aria una cultura edonista e soprattutto sono venute fuori le migliori ehm qualità italiche. ma è un sistema al quale bisogna stare attenti, che bisognerebbe arginare
    per rispondere, in particolare sul fatto che anche in altri paesi esiste il Bib Brother, metto nel post un link a citizen berlusconi.
    io non sono contro il grande fratello, di forme di ingrattenimento cretine ce ne seono molete e una in più o una in meno non cambia molto. sono contro il fatto che non esista un 'alternativa in tv. che mister B abbia anche le riviste, i libri e i quotidiani. sono contraria al fatto che la gente che ragiona è sempre meno. sigh
    questo non vuol dire che io non voglia battermi, che rinunci alla lotta, però sono consapevole di quello che ho davanti

  • Anonymous says:

    Piattins credo che tu abbia centrato il punto, così come supermambanana nel primo commento. Il problema si chiama conflitto di interessi ed è quello che fa dire a rape che non si sa più se è nato prima l'uovo della videocrazia o la gallina dell'italia di oggi. Certo è il controllo sul mezzo TV quello che ha permesso di arrivare a così tanta gente in modo così superficiale e certo è che questo è avvenuto perchè lo stesso mezzo non proponeva niente di diverso, almeno non sui suoi canali più popolari.
    Ho discussioni quotidiane con mio marito sullo schifo dell'Italia di oggi, eppure io mi rifiuto di pensare che non c'è nient'altro. L'Italia è ANCHE qualcosa di diverso e non lo dico per patriottismo ma per non disperare e anche per rispettare la nostra storia di paese che non è sempre stato individualista anche se certo quantomeno nel 95% del suo territorio è privo del benchè minimo senso civico, di appartenenza, di rispetto e valorizzazione di ciò che è di tutti.
    mariangela

  • Mamma Cattiva says:

    Commento ora perché appena rientrata dalla visione di Videocracy. [faccio accodation ;) ] Immaginavo che sarei uscita incazzata e lo confermo, sono incazzata. Che sfida tirare su dei ragazzi in un contesto di valori corrotti. Coraggio per avviare un'impresa? Macché, il coraggio è quello di avere figli e sperare che non cadano nel tranello del risultato senza impegno e sudore (quoto il pensiero di Desian). Avete notato che per tutta la durata del Tg sulla TV nazionale dobbiamo sorbirci i numeri del Superenalotto? Nella mia adolescenza (anni 80) anche io "volevo fare la modella". Ero carina, avevo studiato danza (e pure seriamente) e mia madre amava l'arte dell'esibirsi, quindi mi appoggiava. È stata una cosa effimera, spenta sul nascere perché ad ogni possibile tappa trovavo la richiesta di un certo voto a scuola, di essere promossa, di finire qualcosa di iniziato. E quella tentazione di apparire è stata surclassata dai miei impegni di studente. Non mi è stato proibito ma sono stata solo portata gentilmente su altre priorità. Stasera il documentario mi ha mostrato i risultati di quegli anni in cui ero immersa anche io. E oggi, nonostante abbia scelto la mia strada ho paura, paura che i miei figli non sappiano scegliere.

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