Mi ero ripromessa di cominciare la settimana con dei post carini e ottimistici, però anche se ormai cambio canale in preda al disgusto quando c’è il telegiornale (qualsiasi telegiornale) non posso fare a meno di leggere e reagire a quello che leggo.
(anche sui blog, ne parlano Mammamsterdam e Emily, se qualcun altro ha affrontato l’argomento me lo faccia sapere perché mi interessa)
La settimana scorsa una ragazza di 19 anni, di origine marocchina, è stata uccisa dal padre perché non si comportava come avrebbe dovuto. Completo il concetto: non si comportava come avrebbe dovuto comportarsi per tutelare l’onore della famiglia. La madre, interrogata sull’accaduto, risponde che perdona il gesto. In pratica, rientra nell’involucro del codice morale a cui appartiene, in cui la rottura delle regole, la violazione dell’onore porta alla necessità di ristabilire l’equilibrio attraverso il delitto.
Sulla questione si sono scatenati ampi dibattiti. Direi giustamente, perché è una questione delicata, che porta a chiedersi se l’etica dipenda dalla cultura, se sia possibile una convivenza, una integrazione fra culture che rischiano di collidere.
Ma è secondo me una questione che andrebbe inquadrata in una prospettiva più ampia, che è quella della legge.
Non c’è dubbio che le comunità si riconoscano in una serie di valori comuni, di principi fondanti della propria identità, a partire dai quali si definiscono le norme che regolano la convivenza civile della comunità stessa.
Senza queste norme c’è il caos, e l’anarchia.
Ora io, pur essendo uno spirito libero e decisamente refrattario alle imposizioni, credo molto nelle regole di convivenza civile basate sul rispetto reciproco.
Soprattutto adesso che siamo un’unica grande comunità, in cui le patrie e le residenze sono mobili, labili e mutanti, in cui le azioni commesse dall’altra parte del mondo si ripercuotono velocemente e senza scampo anche a casa nostra.
E per fortuna non sono la sola a crederci, visto che in quanto genere umano abbiamo sviluppato secoli di pensiero razionale sull’etica, e addirittura (ma solo recentemente, dopo esserci impauriti di fronte al lato oscuro della nostra anima) una carta dei diritti umani, ovvero una lista di principi comuni ai quali tutti i popoli sono chiamati ad aderire.
Questo vorrebbe dire che ognuno può essere libero di vestirsi, mangiare, pregare come vuole e avere lo stile di vita che preferisce, ma che è tenuto a rispettare alcuni principi.
Che l’essere umano ha una sua dignità. Che ha diritto alla vita. Che la violenza e l’omicidio sono da condannare, per esempio.
Sembrerebbe facile, scontato.
Sembrerebbe.
In realtà su questi punti l’unanimità viene meno anche troppo spesso.
Ci sono esseri umani che improvvisamente sembrano avere meno diritto degli altri. I rifugiati, per esempio, quelli che provano a fuggire dalla guerra e vengono respinti alla frontiera. I nemici, i terroristi, i possibili assassini dei nostri figli che per ragioni di sicurezza possono essere giustiziati e torturati.
Anche i morti lontani sembrano meno morti. Ogni giorno muoiono centinaia di persone (tra cui molti bambini) nelle guerre di Iraq e Afghanistan. Ma non se ne parla. Non si dice neanche che sono guerre.
La morte e la violenza non sono un fatto oggettivo.
E la violenza di genere lo è ancora meno.
C’è un bellissimo libro di Johanna Bourke, edito da Laterza, che si chiama “Stupro” ed è la storia sociale e legislativa della violenza di genere in occidente negli ultimi 150 anni.
E’ un libro molto interessante, del quale consiglio la lettura.
Dopo averlo letto, è facile rendersi conto come la violenza di genere, quella commessa sulle donne, per intenderci, è ancora più soggetta a una serie di interpretazioni, giustificazioni e manipolazioni.
Di volta in volta lo stupratore (o omicida) viene “giustificato” (ovvero magari viene anche condannato, ma non senza avere cercato delle giustificazioni al suo atto basate sul dato che la vittima della violenza sia una donna) dalle condizioni avverse, dal contesto sociale o culturale, o dal comportamento della donna.
Oppure viene doppiamente condannato a titolo esemplare, specialmente quando appartiene a una comunità straniera o a un ambiente che di conseguenza subiscono la “condanna” insieme a lui.
In ogni caso la violenza di genere non viene considerata una violenza e basta.
Gli stupratori, gli assassini non vengono condannati o assolti per la violenza ma per una serie di circostanze secondarie, che hanno a che fare con le interpretazioni della sessualità, dell’onore, della famiglia, della religione, dell’etica e della sicurezza nazionale.
Ma non delle donne in quanto esseri umani.
Che finiscono nel novero delle vittime quotidiane delle giuste ragioni, delle alte motivazioni, e della banale e becera strumentalizzazione politica.

sono assolutamente d'accordo con te. la cosa che rende ancora più amara e triste questa storia (che lo è già tanto di per se') è la speculazione che ne è stata fatta per remare contro l'integrazione.
cose del genere, fino a qualche tempo fa, accadevano anche nel "nostro" Meridione e in modo diverso, la mafia punisce i traditori – anche in seno alla propria famiglia – allo stesso modo.
La mia prof di italiano diceva che la nostra libertà finisce dove inizia a ledere la tua. comunque. perdi ogni ragione. ogni ideale deve cadere se a farne le spese sono gli altri.
la legge dovrebbe tutelare le singole libertà.
dove inizia a ledere quella degli altri. ecco cosa volevo dire
scusa, sono sgrammaticata stamattina
@panz soprattutto per il fatto di essere una donna del sud che sa cosa vuol dire rientarre nelle regole dell'onore, e avendo vissuto, studiato e lavorato per anni nel mondo arabo era impèortanet per me cominciare a fare dei distinguo. la cultura non giustifica ne va strmentalizzata, saremo liberi qando riusciremo a condannare un atto di violenza per quello che è
brava piattins lucida equilibrata e vibrante come al solito.
la violenza genera violenza, di questo ne sono sicura da sempre.
Io nn ho ricette, credo che ci siano già strumenti legislativi, credo che però nessuno abbia voglia di applicarli.
grazie della citazione, è sempre un onore!!!!
E' un problema di "controllo": l'amore verso i figli direttamente proporzionale al loro grado di sottomissione (soprattutto nel caso di figlie femmine). La perdita di controllo che giustifica ogni atto riparatorio.
E' una delle caratteristiche che ha distinto la storia dell'umanità, indipendentemente dalle culture.
Ecco, mi piace pensare che la nostra odierna civiltà occidentale si distingua proprio in questo: nell'amore che prescinde il controllo.
Ecco le società multietniche funzionano e sono possibili solo là dove la legge è una sola per tutti: quella basata sui diritti degli individui, indipendentemente da sesso, età ed etnicità.
Altro che cose "loro", sono cose "nostre".
non ho niente da aggiungere perchè sei stata precisa e vibrante. è l'inizio di un nuovo ordine cavalleresco? per la condanna della violenza in quanto violenza?
grazie, s-
Purtroppo la violenza sulle donne è un problema mondiale e non solo culturale o religioso. Sarebbe bello potere dire che ci sono dei "barbari" che fanno certe cose, ma che la cosa non ci tocca (finchè stanno a casa loro). In realtà se vediamo le ragazze tenute prigioniere dal proprio padre, come in Austria e Australia, vediamo che la mentalità del padre-padrone è diffusa in tutti gli strati sociali e le religioni. Sono solo le donne, con la loro forza che possono spezzare questo giogo e liberare se stesse e le loro figlie. Non capisco come si possa perdonare chi ti toglie una figlia, il bene più prezioso per una madre.
Sono d'accordo con te, ma talvolta è un assurdo problema di cultura, religione e quindi integrazione che comunque andrebbe affrontato e risolto, i
Sono d'accordo con il post e i vostri commenti. Devo dire che però ultimamente faccio molta fatica a parlare di queste cose, anche sul mio blog. Non è che voglia necessariamente affrontare argomenti solo leggeri, ma ho un enorme senso di impotenza che sta montando dentro di me. Anche in relazione ad altre tematiche femminili. Ho come la sensazione di scivolare sugli specchi, che tutto questo nostro parlare non riesca a trovare la giusta realizzazione nella vita pratica delle "donne" in generale. Ma perché?
C'è ancora molta strada da fare per vedere riconosciuta la dignità di ogni essere umano e la sua "libertà", intesa come libertà di scelta, di azione, di poter disporre, in ultima analisi, della propria vita.
Purtroppo le donne sono quelle che maggiormente pagano il prezzo di mentalità autoritarie e retrive che pretendono di avere il controllo su di esse. Senza giungere a situazioni estreme come nella vicenda della giovane Sanaa, ma con continua, infinita violenza.
Credo che poco si possa fare parlando oggi (e comunque quel poco va fatto tutto), le leggi come avete detto voi ci sono e basterebbe rispettarle e farle rispettare.
Io ripongo molta fiducia nell'educazione. I piccoli/e e meno piccoli/e di oggi devono essere sempre educati al rispetto totale dell'altro. Forse così domani andrà non dico bene, ma meglio.
Vengo adesso da un convegno dove hanno proiettato un filmato della Caritas sull'immigrazione. Siamo usciti sconvolti dalle testimonianze registrate di quelle persone. Quello che passano per arrivare qui, le violenze, gli stupri, le umiliazioni. Ancora non riesco neppure a pensare, ho solo una domanda che mi martella in testa: ma noi che facciamo?
@emily gli strumenti ci sono più o meno, ma devono evolvere ed essere applicati
@rape sono d'accordissimo sulle società multiculturali. in quanto al controllo dei figli è certamente così, con l'aggravante che le donne restano sempre proprietà e merce di scambio, anche della propria identità
@silvietta mi piace l'idea dell'ordine cavalleresco. direi di sì;)
@matilde fai bene a ricordare che esiste in tutte le culture perché è archetipico. la madre non perdona veramente secondo me, ma se condannasse dovrebbe uscire dal cerchio dei valori di riferimento e fare una rivoluzione interiore che non si sente di fare
@kekkasino il problema va risolto, ma secondo me alla radice, riconoscendo l'atto violento come tale e non come di genere
@mdims il senso di stanchezza prende un po' a tutti. diciamo che su questo tema ho ragionato quasi ininterrottamente da quando stavo all'università, quindi alcune cose sono, come dire, sedimentate e scriverne mi libera e mi fa stare meglio, è come mettere un punto, chiarire una situazione per avere una base da cui ripartire
@cautelosa dici bene. non si parlerà mai abbastanza della violenza quotidiana, perché si tende a rimuoverla
@sonia anche io ci credo, per questo era importante per me chiarire la mia posizione sulla vioelnza, perché quando educhi devi partire da quello, dal nocciolo. tutto il resto è una conseguenza
@bella proff me lo chiedo spesso anche perché di fornte ai film sull'olocausto siamo tutti pronti a commuoverci, ma fa male pensare che il nuovo olocausto lo stiamo vivendo adesso
Io non lo so se quella madre abbia davvero perdonato un attto così orribile, una figlia sgozzata dal padre. Non lo so se, come dici tu, l'ha fatto per non dover compiere una faticosa rivoluzione interiore, o se abbia DOVUTO dire di aver compreso le motivazioni del marito per non subire ripercussioni a sua volta.
E' un dubbio che non riesco a dirimere.
vistodalei.splinder.com
@vistodalei hai ragione, è molto difficile da dire,e sono possibili entrambi i casi. la cosa peggiore è che in ogni caso il risultato non cambia
Avete voglia di leggere un libro
che parla delle donne nella storia ?
Io lo ho trovato molto interessante :
Chi ha cucinato l'ultima cena? Storia femminile del mondo
Autore Miles Rosalind
Il titolo e' simpatico , ma il libro e' serio.
ciao Lu.
@lu ne avevo sentito parlare. me lo consigli?