Il servizio giornalistico mediatico medio si compone di varie parti.
C’è sempre un’apertura ad effetto, un breve sproloquio di numeri e statistiche, l’intervista all’esperto e quella al politico o alla velina di turno, a seconda del target (da quando le due cose ultimamente coincidono il servizio può andare sia sul tg che sulla vita in diretta, con un certo risparmio per l’azienda).
Ma soprattutto c’è la voce del popolo ( in gergo vox pop) ovvero la domanda a bruciapelo fatta brandendo il microfono sotto il naso dell’incauto camminatore “prego signora, che ne pensa?”
L’intervista in strada è il purgatorio dell’ultimo arrivato, la corvée del praticante.
Serve a placare gli istinti sadici del caporedattore (che vuol dire che fuori sta nevicando? Ti metti i moon boot, la sciarpa di lana e vai a farti la fila all’inps alle 7 di mattina per sentire che dicono i pensionati ) e a dare quel tocco di realismo, quell’atmosfera democratica, quella presa diretta che altrimenti si capisce subito che il servizio è una sòla.
Che poi il caporedattore te lo spiega che non c’è da preoccuparsi di quello che dicono le voci del popolo perché le voci del popolo, a seconda di come le monti, al popolo gli fai dire quello che vuoi.
Perché le voci del popolo, in fondo, sono un vezzo stilistico.
Il filo d’olio a crudo sulla zuppa.
Un’aggiunta.
Perché se a qualcuno gliene importasse qualcosa, di quello che pensa la gente, di fronte a certe risposte avrebbe come minimo un sussulto auditivo.
Per esempio, di fronte alla montagna di richieste di tempo pieno che in questi giorni hanno invaso le segreterie scolastiche il ministro dovrebbe come minimo alzare il sopracciglio, piegare le labbra in una “OOOO” di stupore e forse addirittura porsi qualche domanda, qualche dubbio, e forse addirittura qualche ripensamento.
E invece no.
In compenso il ministro ha tolto gli occhiali, si è fatto le mèche ed ha deciso di ringiovanire il look, aprendosi un canale su youtube.
Lei parla e voi potete lasciare senza problemi i vostri commenti, approvarla, insultarla, o proporre idee geniali.
Tanto non sussulta.
La vox populi, come dicevo, è un vezzo stilistico.
Serve a dare quel tocco di realismo, quell’atmosfera democratica, quella presa diretta che altrimenti si capisce subito che è una sòla.
Ma noi, che siamo svegli, l’abbiamo capito lo stesso.



Mi sa che devi cambiare canale o spegnere la tv…o bruciare quelli di Studio Aperto…
@ale la mia è vita vissuta!
Eh sì, ormai lo spazio tg della vox populi scorre via come un bicchiere d’acqua fresca. Un sottofondo parlato mentre prepari il soffritto. Come il telegiornale del resto. Perchè se dovessi ascoltare veramente le notizie, metterei la testa nel microonde.
ma vuoi mettere il nuovo look???? piattins, questo passa il convento….però mi piaccono le riforme sull’università, o forse solo xkè quelle che riguardano la scola elementare nnmi interessano più. che meschinità che ho scritto…..
mi hai fatto pensare ad una rubrica di studio aperto, credo si chiami “secondovoi” ma io l’ho sempre chiamata “secondo Me” è incredibilmente e palesemente piena di “taglia e cuci” per mettere in bocca alla gente quello che vogliono loro, e la “morale” alla fine del pezzo e adirittura imbarazzante!!!
I tagli all’istruzione sono il suicidio di una nazione. Un paese che si vuole risollevare alza le tasse ai ricconi e aumenta le spese per rafforzare le istituzioni. E non si sta parlando della Russia staliniana ma dell’America di Obama.
@rape’: noi, al massimo, siamo “LA MERICA”.Sì, piattini, ce ne siamo talmente accorti che qui dalle nostre parti stiamo facendo una raccolta-firme per il ricorso al TAR contro la parte di circolare che calcolerà l’organico del prossimo anno scolastico sulle 27 ore (alla faccia delle richieste della ggente).p.s.: permettetemi, sempre buona regola spengere il televisore e buttarlo via “tramite” finestra (se non troppo costoso) e uscire di casa…
Dici, Piattina? Io, quando sono in vena di autoflagelllazione e masochismo, vado a leggermi i commenti agli articoli o ai blog dei giornali on line della destra. Questo è un paese di vecchi, che vedono la tv, e si ricordano di com’erano in gamba quando indossavano il grembiulino e salutavano la Maestra.Sono un pochetto depressa, si vede?
Una mia eventuale intervista non sarebbe mai mandata in onda ,piattini. Anche perchè potrebbe finire col microfono dato in testa all’inviato di Emilio Fido.
Ero io, distratta.
@prima di rispondere singolarmente, vorrei dire che la vox populi mi incanta perché ne conosco i retroscena, vaendo lavorato nell’ambiente. è una cosa che odio perché è appunto uno stile, no serve a niente perché nessuno ascolta veramente o si ascolta quello che si vuole. inoltre in questo periodo di massima apertra mediatica in ogni programma c’è sempre la possibilità i intervenire, esprimersi, dire la propria. per quanto riguarda i risultati: idem come prima@mdims la testa del conduttore, spero!@emily, sulle riform niversitarie avrei da dire qualcosina….se riesco a trovare la forza (se parlo di queste cose mi sale la febbre) magari scrivo un post@rita secondoloro…@rape come sai sottoscrivo in pieno…@desian ecco una buona idea, anzi due buone idee (sulla tv ok, il fatto è che la guardo perché ormai è un mezzo che conosco e che mi fa capire tante cose di questo disgraziato paese)@lgo non essere depressi è da inconsapevoli in questo momento, sono stati furbi e hanno portato l’attenzione sulla disciplina, sul grembiule e sulla maestra unica, distraendo la gente dalle questioni serie@marzi vorrei vedere la scena!!!!
Alla valanga di richieste per il tempo pieno della prima ho partecipato anch’io. Inoltre ho fatto anche volantinaggio e raccolta firme permantenere il tempo pieno gia’ esistente. sabato verranno portate tutte le firme in Regione e mi piacerebbe che fossero poco simbolicamente rovesciate sulla testa del nostro “governatore allineato al governo” . Devo dire purtroppo che del problema della scuola, al “Populi” medio non gliene importa un gran che .infatti dei genitori , non tutti hanno firmato. ciao
@anonimo non è che proprio non gliene frega niente, diciamo che lo chiedono perché ne hanno un estremo bisogno ma molti sottovalutano il pericolo che stiamo correndo di perderlo.purtroppo questa indifferenza verso l’impegno, che poi alla fine è impegno a pensare, a fare anche un gesto simbolico, la vedo anch’io. molti mi dicono, i miei sono grandi e quindi la cosa non mi riguarda più. altr mi vedono come una pasionaria semplicemente perché non prendo per oro colato quello che passa il convento dell’informazione.ormai basta poco a essere rivoluzionari: basta pensare!