Adamo era un ciabattino

Quando Piattini era piccola anche lei qualche volta incappava nelle ire materne.
Che erano rapide e furiose come certi temporali estivi.
Lampi di rabbia e tuoni di parole, non privi di una certa creatività letteraria.
Piattini aveva i suoi peferiti.
Per esempio: “ti appiccico al muro come Gatto Silvestro” la faceva impazzire.
Avrebbe voluto sempre comportarsi male per sentirlo ripetere, e nell’immaginazione lasciarsi scivolare sul pavimento sottile come una sfoglia di pasta.
Però ce n’era uno migliore. Uno che valeva solo nelle grandi occasioni.
Quelle di liti furibonde, silenzi ostinati, capricci insormontabili.
“Se non la smetti ti lancio una tappina”
La tappina era la pantofola.
Sua mamma avvicinava la mano al tallone e faceva il gesto di sfilarsi la scarpa.
Era un momento temibile e agognato. Come la discesa delle montagne russe.
La tappina anche se arrivava non ti faceva niente: era leggera
Ma c’era una forza enorme in quella minaccia. Una forza che era la forza di sua madre ed era bello sentirlo.
E c’era la forza di tutte le donne della famiglia.
Perché pure la mamma di sua mamma lanciava le pantofole quando era arrabbiata.
E la mamma di sua nonna idem.
E così prima. Per generazioni e generazioni.
Forse si fa al sud. Forse solo in Sicilia.
Forse l’hanno portato gli arabi, questo antico gesto di rivolta.
Anzi sicuramente sono stati loro.
Perché quando la Piattina ha visto Muntazar che lanciava la scarpa a Bush ha riconosciuto l’enormità di quella minaccia.
Una minaccia che non fa male sul serio. Ma esprime con forza tutta la propria rabbia.
Forse anche sua madre da piccolo gli lanciava le tappine.
E sua madre prima di lei, e così via.
E sicuramente scavando indietro nel tempo, con Muntazar troverebbero qualche antenato in comune.
Un pirata, un mercante, un guerriero giramondo.
Uno che lanciava scarpe.
Perché anche lei oggi si sente ispirata.
E non è che manchino i bersagli.

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20 Responses to “Adamo era un ciabattino”

  • lasimo says:

    credo che per i musulmani abbia una valenza fortissima. immagino sia l’offesa più terribile. perchè la scarpa calpesta il sudiciume ed è terribilmente impura.le ciabatte della mamma, secondo me, anche se sono scagliate con rabbia non contengono disprezzo.

  • monica says:

    sai che è un post splendido!.che bella questa offerta di relativizzare, smitizzare ma al tempo stesso rendere un evento nuovamnete mito, saga epopea dell’umanità che si ribella lanciando ciabattate. il mito si smitizza nel quotidiano familiare ma che si porta dietro archetipi e narrazioni, per rimpolparsi di significati nuovi.la ciabattata a bush fa effettivamente ridere, è un gridare che quel re lì è nudo, goffo ed inutile (non fosse i 6 anni di carcere che il giornalista rischia).è il gesto dell’adulto che redarguisce un bambino.è la riduzione a nulla di un potere a favore di un nuovo potere.la ciabattata, non è in realtà un gesto davvero violento, e nemmeno impotente …. al contrario.gesto che alla fine dichiara che un re così lo si può solo prender a ciabattate, il re è morto viva il (nuovo) re.e che il popolo sovrano usi più spesso le ciabatte …ho una lista di “ciabattandi” bella lunga, anche io. :-)

  • piattinicinesi says:

    @lasimo sì, è vero. per questo mi piace pensare che la minaccia sicula derivi da quello, poi è ovvio che il paragone è volutamente paradossale ;) @monica il re è nudo, hai detto bene. in questo momento che Bush non è èiù il vero capo, che ha perso il potere il gesto perde il suo connotato di violenza e diventa beffadopo il vaffa di Grillo, evviva la ciabatta di Muntazar

  • Monica says:

    he, he, anche mia mamma mi lanciava le ciabatte… in pieno Piemonte da piemontese da 1.000 generazioni! è proprio un gesto universale!io con le infradito di paglia, ai miei 3 tigrotti gli farei un baffo…

  • giancarlo says:

    Anche mia mamma (nata nel profondo veneto) lanciava le ciabatte.

  • piattinicinesi says:

    @monica e giancarlo se scopriamo che si fa dapertutto lo istituiamo gesto nazionale

  • desian says:

    Buongiorno Piattini,io risento persino il profumo del sugo che sobolle: sì direi proprio che si può istituirlo gesto nazionale. Anzi, una giornata celebrativa per Muntazar e per questo gesto così poco violento ma assolutamente efficace.

  • zauberei says:

    Ficherrimo post piattina!Oggi mi pare davvero onorevole avere ner dna il genoma del lancio di pantofolina.Mia padre contava.Non ho mai scoperto cosa accadesse dopo il tre.Era cattivissima. :)

  • monica says:

    peraltro il povero dabliu è apparso ancor più sprovveduto che nella visione offertaci da m.moore in 9/11.un imbecille che scansa le ciabattate …turba solo che fino a poco prima fosse il “capo del mondo”ah!

  • emily says:

    anche mia madre lo faceva ma aveva uno zoccolo come ciabatta…..:)

  • alleg67 says:

    il gesto della mamma é una cosa, quella del giornalista un altra!!(io non patteggio per bush)

  • maria rosaria rossini says:

    ma quanta simbologia c’è nell’uso che si può fare del termine scarpa!e quanto azzeccato è il gesto di lanciarla, scarpa o ciabatta che sia, per rendere “vagamente” l’idea che spinge, mamme, nonne, giornalisti, a metterlo in atto!levarsi un sassolino dalla scarpa, essere una scarpa vecchia, fare le scarpe a qualcuno, avere il cervello dentro le scarpe…mi sembra che cadano tutte a pennello per chi merita una “punizione” e per chi la voglia infliggere!

  • ncesca says:

    Molto significativo questo post!Mia mamma invece, in casi rari e gravissimi, spaccava sul tavolo i piatti di pasta asciutta (nutrimento principale di mio fratello adolescente)!

  • Flavia says:

    mia madre mi inseguiva col battipanni. ma si usano ancora i battipanni?io conto, come il padre di zauberei, e pezzetto per non farmi arrivare a tre (che poi non so neanch’io cosa viene dopo il tre) è disposto a tutto. magari bastasse contare UNOOO, DUUU…. per far sparire dalla faccia della terra i vari Bush.

  • piattinicinesi says:

    @desian allora facciamo domani che è il mio compleanno, così ci provo più gusto a tirare le ciabatte@monica infatti ha detto che ra bravo a scansare (i pensieri)@zaub wow, io devo contare almeno fino a cinque e già si sa cosa succede dopo…niente@emily ahia! ma aveva anche buona mira?@alleg chiaro che è un paradosso, ma forse a Bush una ciabattina la vorremmo tirare tutti, con affetto e simpatia si intende, come una mamma ;) @maria rosaria abbiamo ampliato la scarpitudine, grazie !!!!@ncesca anche quello un gesto altamente simbolico@flavia il battipanni per noi era solo una minaccia virtuale, davvero bastasse contare….

  • Raperonzolo says:

    Ahahah!!! La ciabatta contro Bush che si erige a simbolo messianico. Mi hai ricordato Life of Brian dei Monty Python. Troppo forte.

  • marzipan says:

    Muntazar è tutti noi. La mia mamma lanciava ciabatte con precisione millimetrica e ci prendeva sempre. Non mancava poi di maneggiare con maestria il battipanni (sui battipani di casa mia si potrebbe fare un post). Una volta ho fatto arrabbiare mio padre così tanto che mi ha tirato dietro un sacchetto di patate.

  • piattinicinesi says:

    @rape non me lo ricordavo questo pezzo, vuoi dire che Muntazar mi ha citato i monty pyton? wow@Marzipan dai un post sul battipanni ci vuole, comunque il sacchetto di patate è fantastico…ma da quanti chili?

  • Monica says:

    ah, sì, ora mi ricordo quella scena della ciabatta “messianica” e tutti che vanno in giro con una ciabatta sola!!!mamma che ridere!!! grazie Rapé, quanto ho amato quel film (che non ho mai visto in Italia, of course)

  • marzipan says:

    Piattini, il sacchetto era piccolo, circa due chili, e non ho riportato danni. In compenso una volta il mio ex ha tirato una matita al fratello infilzandogliela nel polpaccio. Dalle nostre parti all’epoca si lanciava molto.

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