Bambini di città

Mancano pochi giorni all’inizio della scuola e ancora venti pagine del libro delle vacanze. Che è bellissimo, colorato, pieno di filastrocche, di giochi e di natura.

-       Mamma sto facendo l’esercizio del contadino Gino.

-       Bravo Giovanni – mugugno mentre rivedo un comunicato, rispondo alle mail, cerco l’albergo per la trasferta e bevo il caffè.

-       Certo non ho capito perché tutti i contadini si chiamano Gino…

-       Fossi in te non mi lamenterei, ha solo quattro lettere

-       Sì, ma qui c’è scritto che Gino ara. Ma che vuol dire?

-       Vuol dire che passa l’aratro sulla terra per creare dei solchi.

-       Allora è questa la figura? – dice mettendomi il libro tra il naso e la tazzina di caffè.

-       Ma no, Giogiò, qui Gino sta seminando i fagioli..

-       Ah, e la zappa qual è? Tipo una chiave inglese?

-       Ma no, scusa, questa è la zappa…lo vedi che sta zappando? Che c’entra la chiave inglese?

-       E che ne so? Ma io che ne so di queste cose….sto andando a casaccio.  E il coniglio lo posso fare rosa?

-       Rosa? Non credo che esistano i conigli rosa

-       Ma sì ce ne sono un sacco

-       Al negozio di peluche, forse, mica in fattoria. Non ti ricordi che li abbiamo visti quest’estate?

-       Mmm. Ok, se proprio vuoi non lo faccio rosa. Comunque le galline le ho colorate tutte, perché c’era scritto così.

-       Ma le galline sono quattro, e tu hai scritto che sono cinque.

-       E perché c’è anche questa, non la vedi?

-       Questo? Ma è un tacchino!!!!!

Non vedo l’ora di arrivare al capitolo sugli alieni. Credo che avremo meno difficoltà.

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15 Responses to “Bambini di città”

  • Mammafelice says:

    Mi ricorda Nestore, che da piccolo, quando ha visto la sua prima mucca, ha esclamato:
    - Mamma, guarda che cane grande!

    Io lo sfotto sempre dicendogli che è un bimbo di città… speriamo con Dafne di fare più incursioni nella natura!

    • piattins says:

      eh eh, io ho toccato la mia prima pecora a disneyland, figurati un po’. ma insomma, i miei figli di animali ne hanno visti, è che non fanno l’associazione forse, o forse sono le illustrazioni del libro?

  • Gloria says:

    Sono le illustrazioni… Noi abbiamo da 3 anni un peluches che ancora non abbiamo capito se è un cavallo o una mucca. Fai un po’ tu!

  • Che ridere! Le mie bimbe ultimamente mi chiedono di continuo il gatto, il cane, il coniglio da tenere a casa…. come si fa? non possiamo nemmeno, vietato dal contratto d’affitto. Ci toccherà adeguarci, comprare un pesce rosso, e andare dalla nonna a familiarizzare con gli animali (o in qualche fattoria seria!)

    • piattins says:

      se avete la nonna campagnola è perfetto. da noi per problemi di allergia niente animali, e a me dispiace molto. personalmente vorrei un gatto :)

  • Serena says:

    Anna, però questo è un po’ il segno che i libri di testo scolastici sono stati fatti nell’800 quando queste erano le cose conosciute dai bambini. Ormai i bimbi sono bravissimi su molto altro, che non per questo è meno importante. E che Giovanni non sappia cosa significa arare, mi sembra anche normale, magari però sa cosa è un download, che forse nella sua vita gli tornerà anche più utile. Se lo scopo è quello di contare 4 oggetti, sono certa che invece di 4 galline possono disegnare qualcos’altro. Tra parentesi forse qualcuno mi può spiegare perché i compiti delle vacanze per un seienne, dovrebbero prevedere la colorazione di galline. Della serie: basta che ti tengo impegnato in qualche modo. O mi è sfuggito qualcosa?

    • piattins says:

      E in effetti per questo ho fatto la battuta sugli alieni. Giovanni parla di sensori, di passaggio di livello, di modalità, ma giustamente non sa cos’è una zappa, e malgrado l’anno scorso abbia fatto il vino con i compagni in classe schiacciando l’uva (la maestra però ci ha consigliato di non berlo, non rispondeva delle conseguenze) non riesce a collegare tutto questo con il concetto di potare le viti. non me la prendo con chi fa i libri. Ci sono bambini che hanno esperienze di vacanza campagnole, per i quali ciò è normale. Mi fa ridere e anche riflettere che per lui questo mondo sia veramente estraneo, alieno più degli alieni sui quali sembra sapere tutto. (quando mi ha detto che esistevano i conigli rosa mi si è aperto un mondo. non fa la differenza tra i conigli dei cartoni e quelli che vede davvero). Insomma, credo che quest’anno metto un orto sul balcone.
      Per quanto riguarda l’esercizio, non era solo un problema di colore. Aveva delle istruzioni tipo colora alcune galline, colora tutti i cavalli, non tutte le mucche. insomma un problema di insiemistica e quantità. da questo punto di vista devo dire che il libro è molto carino e fatto bene.

  • Serena says:

    ok, allora ritiro il mio commento acido sull’utilità dell’esercizio proposto, A volte mi sveglio un po’ troppa critica in corpo ;)
    Però anche l’insiemistica insegnata con gli alieni, forse la capiscono meglio. O forse le varie fasi della vendemmia, spiegate come livelli di gioco? ;)
    Insomma a volte ci si ostina ad usare linguaggi e simboli che sono troppo lontani dal quotidiano dei nostri bambini, e aggiungono una difficoltà inutile che rende più ostico l’apprendimento. Usiamo quello che conoscono per insegnargli l’insiemistica, e portiamoli in gita in campagna per sapere di che colore sono i conigli veramente. Sono certa che entrambe le cose funzionerebbero meglio :)
    Poi è chiaro che i bambini hanno difficoltà a generalizzare certi concetti, e anche se vedono i conigli nella fattoria una volta, ne hanno visti molti di più nei cartoni animati, e la differenza tra realtà e fantasia è sempre sottile. Infatti, per me i conigli rosa esistono veramente. Chi sono io per dire il contrario? :D

    • piattins says:

      gli autori hanno diviso le settimane dell’estate secondo i luoghi in cui si possono passare le vacanze. chiaramente in italia c’è un po’ di tutto, per cui ci sono tanti bambini che hanno esperienza quotidiana di polli e galline e altri no.
      sinceramente non mi dispiace che giovanni si trovi di fronte parole come arare o potare, almeno ne sente il suono :-)
      però chiaramente mi rendo conto che manca davvero un’esperienza di questo tipo. a roma da qualche anno hanno cominciato a nascere gli orti in città. ci sono molti radical chic che ne hanno preso uno, mi pacerebbe sapere come fanno a conciliare la vita ittadina con il fatto che la sera vanno a zappare la terra delle zucchine, magari sarebbe una buona idea per un post. so che alla materna e in qualche scuola elementare fanno dei piccoli esperimenti coltivando piante e piccoli orti, e immancabilmente ogni anno c’è la gita alla fattoria didattica. eppure mi rendo conto che noi cittadini siamo proprio distanti dal tempo agricolo, da quel tipo di esperienza pratica. per cui la vita della campagna rischia di essere filtrata dai cartoni, dai film o dai libri, o ancora dalle immagini bucoliche della pubblicità. eppure non è un problema solo moderno. in questi casi ripenso sempre alle idealizzazioni settecentesche dell’arcadia, della natura felix e di quanto i contadini immersi nel fango, con la schiena spezzata, fossero lontani da quelle immagini di pastorelli lindi e giocondi. insomma i peluche ci sono sempre stati :)

  • rossamente says:

    Quando vivevo a Napli, per guadagnare qualcosina lavoravo come insegnante di dopo scuola, nella scuola elementare del quartiere!
    Un giorno c’era da fare un esercizio di matematica (avevo la quarta e la quinta elementare) che trattava proprio di ortaggi e contadini.
    Ebbene sul discorso conta e vendi e compra un bimbetto di dice “signorì ma io non ho capito questa cosa dell’orto!”
    io “perchè non l’hai capita?”
    bimbo: “non ho capito cos’è l’orto! a che serve?”
    io ” come a che serve?” e gli spiego le cose, mentre parlo mi blocca e mi dice, deciso e anche un po’ indignato: “no! no! signorì! la verdura cresce nel supermercato! l’ho vista un sacco di volte, non diciamo fesserie!”
    la mia reazione?
    @___@
    Quei bambini di quinta elementare, nel 1998, non avevano assolutamente idea di cosa fosse la campagna e di come crescessero frutta e verdura… che tristezza nel cuore!!!

    • piattins says:

      sentita a un laboratorio scientifico sull’alimentazione (durante il lavoro per barilla)
      - bambini chi sa farmi un esempio di cereale?
      - io! coco pops!

  • Raperonzolo says:

    Povero piccolo power!
    Il coniglio rosa… ahahah!

    • piattins says:

      mi ha anche parlato di banane rotanti. ho capito che non distingue la realtà dei cartoni da quella vera. ma forse ha ragione lui

  • la staccata says:

    Solo quattro lettere e banane rotantiiiii? Ma quanto lo adoro il tuo blog! Non ci trovo mai cose scontate!

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