Bambini al museo? Non so i vostri figli ma i miei, di fronte alla proposta “andiamo al museo” chiedono immediatamente “ma si può almeno giocare?“. Questo perché grazie alle esperienze positive avute in alcuni musei scientifici, non associano il concetto di museo esclusivamente a una serie di stanze impolverate e di teche piene di oggetti misteriosi e inutili, ma anche a un luogo dove si può toccare tutto, fare esperimenti, ed essere giustificati per l’impulso irrefrenabile di correre di qua e di là. Ma in un museo d’arte, che giochi si possono fare senza rischiare di imbrattare o distruggere qualcosa?
Un piccolo assaggio di come si possa giocare tra i quadri l’avevamo avuto alla mostra di Edward Hopper al museo del Corso, a Roma, la primavera scorsa. All’ingresso i bambini avevano ricevuto un taccuino, con fogli bianchi e schizzi di Hopper, e una matita. Il fatto di potersi mettere a disegnare in mezzo alle sale del museo (vorrei segnalare che la sala dove c’era un giochino da fare con gli schizzi di Hopper, era stata presa d’assalto anche dagli adulti) li ha tenuti occupati. Non male. Avere esperienze del genere aiuta i bambini a prendere confidenza e a non rifiutare a priori l’idea di fare qualcosa che apparentemente piace solo ai propri genitori, capaci di stare ore fermi a fissare un quadro (e non mi parlate di educazione all’arte. Nessun bambino vuole stare fermo a fissare un quadro. Se gli piace l’arte, come minimo vuole provare a ricopiarlo, il quadro).
Ma delle idee ancora più divertenti le abbiamo trovate questa estate, e voglio riproporle. Magari vi fanno venire in mente qualche modo per applicarle (ehi, mi so rivolgendo anche a voi, curatori delle mostre. Noi figliomuniti mica smettiamo di amare l’arte dopo aver procreato, lo sapevate?).
Entrambe sono una sorta di caccia al tesoro. La prima l’abbiamo trovata al Museo Munch di Oslo. Avevamo poco tempo (Oslo è carissima, non potevamo permetterci di dormirci) e quindi la scelta era tra il museo delle navi vichinghe o appunto, il Munch. Inaspettatamente c’è stato un sollevamento popolare della parte bassa della famiglia al grido di andiamo a vedere “l’urlo!!!!!!!”. Che i miei figli fossero esperti di urla non era certo una novità, ma questa passione per l’urlo di Munch davvero non me l’aspettavo. Qualcosa mi dice però che tutto questo interesse non derivasse tanto da questa versione dell’urlo
quanto da quest’altra, decisamente più pop
Comunque che importava? Intanto eravamo dentro, e mentre mi scervellavo per capire come riuscire a visitare tutte le sale prima che cominciassero a imitare Homer, la signorina all’ingresso ci ha dato un foglio ripiegato (tipo quaderno) al cui interno era stata disegnata la mappa del museo, con le sale numerate. Una sorta di cluedo insomma, ma senza delitto e soprattutto con un accessorio fantastico: una striscia di sticker (e voi conoscete tutti il fascino degli sticker, vero?) .
La caccia la tesoro funzionava così: su ogni sticker era riprodotto il dettaglio di un quadro di Munch, che bisognava cercare tra quelli appesi e incollare sulla mappa nella sala corrispondente.
Nel giro di pochi minuti il museo si è riempito di gruppi di ragazzini (ma anche adolescenti) che andavano avanti e indietro a cercare i quadri giusti. Bisognava avere occhio, non era facilissimo (ma neanche impossibile). In tutto hanno impiegato un paio d’ore, e con High abbiamo visto e rivisto i quadri che ci piacevano, e siamo anche riusciti ad ascoltare un po’ delle spiegazioni della guida inglese.
Incoraggiati dall’esperienza, ci abbiamo riprovato al Moderna Museet di Stoccolma. Il museo è fantastico, sia a livello di struttura che di opere esposte (dalle prime avanguardie ai giorni nostri).
Anche lì abbiamo trovato un gioco che ha tenuto impegnati i ragazzi. Si trattata di individuare alcune opere (una per ogni sala) e rispondere a delle domande, scegliendo tra varie risposte. Sui testi avrei qualcosa da ridire, perché non erano sempre appropriati e lasciavano troppi dubbi ai bambini, che di solito amano definizioni precise e non risposte aperte o possibiliste, ma ci siamo lo stesso divertiti a rispondere e a trovare i nostri quadri preferiti. E il preferito bisognava disegnarlo….









Non avendo figli grandini (la mia non ha ancora un anno) non mi sono mai accorta di queste proposte per bambini: sono intelligenti ed azzecate!!!
Devo far caso se anche qui da noi, in Germania, i musei sono ugualmente organizzati… nel caso te lo segnalo
segnala, segnala, ci conto, eh?
Mi ero persa questo post meraviglioso! E pensa un po’ te che io lo faccio sempre da sola. Mi stampo le immagini dei qudri che so esserci alla mostra. Li foro e ci metto un anello. L’ometto deve cercarli e via via sfilarli dall’anello.
Un abbraccio
Ma questa idea degli stickers è formidabile!!!Ti dispiace se settimana prossima ci faccio un post linkando questa tua meravigliosa scoperta?
bellissima questa idea dell’anello. ho notato che con questa caccia al tesoro i bambini si sono divertiti, hanno acquisito un approccio favorevole al museo e hanno comincato a riconoscere e a guardare in modo nuovo i quadri. purtroppo a meno di non fare un vero e proprio atelier è inutile cercare di appassionarli con grandi lezioni di pittura. loro hanno bisogno di fare.
linkalo pure, mi fai un immenso piacere, e se vengono fuori altre idee fammi sapere. l’arte per i bambini è sempre stata una mia fissazione
Grazie Anna, le idee sono tante. Settimana prossima vedo di concretizzare e scrivere un po’ di cose e poi ti avverto. Bellissima anche l’idea che hanno realizzato a Firenze in occasione della Mostra Uno sguardo nell’invisibile, di Magritte, Ernst, Balthus. Mi mangio le mani che alla fine non siamo riusciti ad andare. Siamo sempre in giro e poi non riesco ad andare ad eventi ella mia città!;-) Oltre a laboratori per famiglie nel fine settimana e la giornata dedicata al passeggino avevano previsto una vera valigia di cuoio da distribuire all’ingrsso (con tanto di etichette varie) piena di attività creative dai tre ai dodici anni. Ti lascio il link:
La valigia metafisica
La trovo un’idea bellissima e soprattutto anomala per l’Italia. Che ci si stia dando una mossa anche noi? Un saluto
credo che qualche cosa stia cominciando a muoversi. speriamo che si estenda anche ai musei tradizionali e che vada a incidere anche sulla concezione degli spazi urbani, ma forse sto sognando troppo.
ho dato un’occhiata al link ma non ci sono tantissimi dettagli. aspetto con ansia di leggere i tuoi prossimi post
Al Guggenheim, dove il grosso sono esposizioni temporanee e probabilmente è troppo faticoso cambiare ogni volta la guida per bambini, questa è strutturata sulla ricerca delle forme geometriche nell’architettura del museo stesso.
Così sfruttano al meglio quello che hanno.
I bambini si sono divertiti, anche se hanno apprezzato anche Picasso e Kandinski
mi devi raccontare, quello degli usa in famiglia è un sogno nel cassetto