A parte certe sere al tramonto, quando il sole infuoca il Circo Massimo, e i gabbiani portano reminiscenze marine sul lungotevere, Roma è per lo più una città sporca, cattiva e piena di lavori in corso che sembrano non avere mai fine.
Gli scavi per la metropolitana, tanto per dirne una, per giustificarsi che ci andavano con il cacciavite a fare i tunnel, li hanno dovuti rinominare indagini archeologiche. Epperò scherzando scherzando alla fine i reperti che sono saltati fuori erano così tanti, che gli scavatori hanno dovuto pure farci un museo apposta per contenerli tutti.
Perché l’antichità va bene, ma nel mondo moderno impiccia.
E se uno non c’ha la passione per le cose antiche ma il problema suo è che deve fare una consegna a Tuscolana, la distesa dei Fori con tutte quelle pietre più che altro gli dà noia, e se potesse la raderebbe al suolo, e ci farebbe una corsia di sorpasso per lo scooter.
Se uno non ci ha la passione per le cose antiche tutta quella bella campagna intorno a Roma con i resti del neolitico e i pini secolari la svecchia un po’ con due o tre centri commerciali, 2 milioni di appartamenti e una viabilità moderna, di quelle a implosione multipla.
Se uno non ci ha la passione, ovviamente.
Perché se uno invece la passione ce l’ha, come certi stranieri del settecento (e pure qualcuno dell’ottocento) che quando venivano a Roma si incantavano a vedere gli archi e i mausolei che spuntavano in mezzo alla cicoria e alle pasture, allora si costruisce la sua casa dove quell’antico lo può vedere ancora. Sotto un acquedotto, per esempio, o sugli argini di un fiume, in posizione defilata, quasi periferica, ma dove ci ha la vista sulla Storia, tipo Menenio Agrippa e quella roba là. E si dà il caso che pure questi del duemila che ci hanno la passione siano stranieri, anche se meno nordici, ma più sudici ed estici.
Solo che adesso per la vista sull’antico si paga, e allora a questi barbari ogni tanto gliela fanno pagare, e pure cara.
L’ideale sarebbe imitare altri, più furbi e non meno barbari, che la vista ce l’hanno sulle antichità dell’Appia.
A quelli, per la vista sulle antichità, glie fanno lo sconto.
E comunque allo straniero nordico e nebbioso di adesso, che conosce il latino meglio dei latini attuali, l’antichità gli piace ancora, e la prende pure a modello per le sue città ultramoderne e multiculturali. Che però si capisce che quella è un’illusione storica. Cioè una di quelle immagini finte che uno si crea nella sua testa quando guarda le cose attraverso lente della distanza temporale e pure spaziale. Perché se uno la lente la girasse dalla parte della vicinanza temporale e pure spaziale, gli potrebbe anche capitare di ritrovarsi al Pigneto o a Borgata Finocchio, in una tranquilla serata di primavera, in mezzo a un happening multiculturale piuttosto movimentato, e allora sono sicura che lo afferrerebbe al volo che quelle illusioni storiche che si era creato nella testa sua erano per l’ appunto solo illusioni.
Perché lo straniero nordico non è stupido, è solo nordico.
E questa della lente è una cosa che bisogna farci molta attenzione, perché la troppa vicinanza rende la percezione appannata e pure un po’ distorta, ed è finito che più di uno che è stato messo a capo di tutta questa antichità di colpo si è sentito un condottiero maximo sulla biga, e ha cominciato a vaneggiare di circhi e di insulae popolari, banchetti privati, are scoperte e orde di legionares, provocando il tripudio dei centurioni al Colosseo, e il meno tripudio davanti ai Fori del tipo sullo scooter che doveva consegnare la pizza a Tuscolana. Ognuno ci ha i problemi suoi.
Se uno non ci ha la passione è pure difficile mettersi a spiegare la storia di Roma in modo glorioso, anche se sarebbe compito suo spiegarla, perché fa il maestro o il professore. Ma la verità è che a raccontarla bene, la storia di Roma non è tanto gloriosa. Sembra piuttosto una telenovela di quelle pesanti: incesti, vendette, sotterfugi, figli illegittimi, agnizione, stupri e rapimenti. Ce n’è per tutti i gusti.
Se uno non ci ha la passione e deve spiegare la storia di Roma alla fine se la cava con il disegno dei gemelli allattati dalla Lupa: Forza Roma e Forza Lazio.
Se uno non ci ha la passione.
Se uno invece ci ha la passione, come la maestra Enrichetta Bum Bum Terminator (ordine delle maestre Bumm Bumm, categoria delle conservative pasionarie et disciplinative teatranti) magari pensa pure a ritardare il pensionamento pur di portare 20 scalmanati in giro per questa città caotica, e spiegargli che era caotica pure ai tempi di Marziale.
Se uno ci ha la passione e la cultura si entusiasma a spiegare la nascita degli Horti, la storia delle aree verdi, immutate da secoli, e si illumina all’idea di fabbricare un triclinio a grandezza naturale con i cartoni del supermercato.
Se uno ci ha la passione e la cultura.
Se uno invece ci ha solo la passione tanta ma la cultura poca fa quello che può.
Per esempio dedica un anno di materna allo studio della gloriosa capitale.
E ci porta pure li regazzini in pulman , per le strade della gloriosa capitale, per fargliela vedé.
Che certi bambini di periferia il Campidoglio se gli dice bene lo vedono direttamente quando se sposeno.
“Che ti è piaciuto di più della gita Piccolo Power?” chiede Piattini al rientro dalla gita.
“La merenda”
“Ma cosa avete visto?”
“Venezia”
“Venezia?”
“Sì ma non c’era l’acqua”
“Ah, e poi?”
“La via Pietrini”
“La via Pietrini, ecchedé?” ha chiesto Piattini alla maestra Ciambella.
“Via Pietrini? Aaaaah, forse voleva dire sampietrini. Sa a via Nazionale sul pulman abbiamo ballato un po’ … i sampietrini sono rimasti impressi a tutti”
Piattini non ha voluto sapere dove fossero rimasti impressi questi sampietrini .
Se uno ci ha la passione senza la cultura alla fine dell’anno fa vestire tutti i regazzini quattrenni e cinquenni della scuola materna da antichi romani, e gli mette pure in testa una coroncina d’alloro vero, rubato nel cortile della parrocchia accanto, e li schiera a testuggine nel cortile assolato.
“E mo’ cantate , forza su belli, che poi se magna….” dice la maestra Tantopecantà
E i quattrenni, obbedienti, glie danno fiato.
“Semo l’alunni de sta scola bella….”
Mentre cerca di intravedere uno spigolo di Piccolo Power dietro il muro compatto delle mamme filmanti, Piattini ha l’intuizione che il duro lavoro delle maestre Ciambella, Panzerotto e Tantopecantà sulla gloriosa capitale ha prodotto una versione aggiornata e altrettanto gloriosa della società dei magnaccioni.
“E le maestre famo innamorà”
Piattini intuisce anche che con questa prima strofa tutti i suoi tentativi di bandire il romanaccio dal lessico di Piccolo Power e riportarlo ad un italiano forbito sono miseramente andati in fumo.
Ma il peggio deve ancora arrivare.
“Ma che ce frega, ma che ce importaaaaa, se la maestra c’ha detto bastaaaaaaa
e noi glie dimo, e noi glie famo, noi quest’artranno nun ce tornamoooooo zumpapa’….”
Se uno ci ha la passione, ma non ci ha la cultura, quello che vede della romanitas è questo qua.
E non si può manco dire che non ci abbia ragione.
Che il checcefrega e lo zumpapà fanno parte pure loro della romanitas, e pure più delle statue e degli ac
quedotti.




Ciao piattini, Io sono di Venezia, per cui a questa stagione sono esausta di qualunque tipo di turista che si intrufola in ufficio chiedendo perchè lavoriamo in una chiesa ! Ma che chiesa! Ormai facciamo lo slalom tra vu comprà, cacche di cane e negozi di paccotiglia cinese! Mio figlio è dall’asilo che in gita lo portano a vedere il bosco di Mestre, insomma con tutto quello che c’è da vedere a Venezia !
ho letto il tuo post sulla pasticceria e credo di esserci capitata durante il nostro viaggetto familiare a fine settembre scorso (due giorni di sole meraviglioso, una vera fortuna!)il bosco di Mestre deve essere il massimo dell’esotico secondo le maestre.
O Piattini mia. Essere romana e avere due figli non romani fa un effetto strano. Ogni tanto Figlio-uno se ne esce con frasi tipo “ammazzate che freddo!” oppure “arieccoce” dette con accento romaeschinglese. Mi fa spaccare dalle risate! Certo che cultura ’ste scuole materne romane. Qui all’asilo al massimo li portano mezza giornata in una fattoria e in prima elementare allo zoo
@rape quindi dici che dovrei guardare con occhi diversi la maestra tantopecantà? vedi che servono i commenti, l’ho già rivalutata…
Piattini, ti devo fare i complimenti.Perchè ho letto il tuo post tutto d’un fiato, e l’ho bevuto come una fresca aranciata estiva (qui fa caldo…), e poi, alla fine, ho riso come non mai. Ho pianto dal ridere, perchè sei troppo forte. E io ce dovrei porta’ li fiji miei li???
sarà, ma a me la romanitas del “checcefrega e zumpappà” mi fa spaccare dal ridere!!!…Vuoi mettere con sti’ longobardi tutti seriosi da “memento mori”??!!??
che ridere, piattini, ce li vedo i ragazzini a cantare il romanesco.. comunque io, cultura o no, quando vengo lì e mi perdo tra le viuzze del centro, sono incantata dalla bellezza…
Detto da terrona trapiantata: una cosa è la “romanitas”, una cosa è la “romaneschitas”.Entrambe pregevoli ma profondamente diverse, se uno c’ha la cultura!Grande Piattini, bellissimo post!!http://unavitaquasinormaleanzi2.blogspot.com
@lisa viecce viecce, pure, che te faccio vede un po’ de roma@ms comuque alla festa trombina ci sarei voluta venire pure io. però è vero che se devo giudicare da certe pubblicità dell lega con il longobardo armato tra le nebbie non so cosa scegliere…@valewanda roma è bellissima, è vero, ma è davvero difficile godersela per chi ci vive@eva la differenza tra romanitas e romaneschitas mi sembra genialela considero una possibile chiusura alternativa al post
ma che bel racconto !io per i romani c’ho un debole…e un po’ pure per i tuoi figli !
@la simo
)))
pensa che se dovessi rientrare in Italia, sceglierei Roma per andarci a vivere, quindi devo cambiare idea??Pero’ dai, queste maestre si sono fatte un mazzo tanto per portare a spasso dei marmocchi per una città tanto bella..no? é giusto che ne approfittino vivono li’..!!
di sicuro rispetto a certi quartieri di Rabat o Casablanca Roma sembra la svizzera, ma rispetto ad altri sembra proprio….Roma!Le maestre sono state brave, le ho solo prese in giro per la versione quattrenne dei magnaccioni. e comunque a piccolo power gli mancava solo il checcefrega per essere perfetto.
A Piattì te faccio la riverenza e tanto de cappello perchè quanno te metti a scrive sei mejo de li mejo parolieri de stò blogghe…maccheddicco de tutto er uebbe!Bacioni
ah lemo’, grazzie assai. me pijo li complimenti e me li metto in saccoccia, che de sti’ tempi quarche pacca su ‘e spalle ce sta bbene.
oh piattini, mi hai strappato un sorriso sincero. Forse la romanitas delle canzoncine non ti piace tanto, ma io invece adoro roma e i romani, quindi dai, non può far male
))
@verde dopo tutti questi commenti positivi roma è stata ufficialmente riabilitata. propongo la società dei magnaccioni come nuovo inno nazionale, si adatta bene, mi sembra
Piattinaer bildungsroman de un romano passa anche da questo eh, non te cruccià.Lo Zumpappà è una categoria dello spirito.e domani vedo se riesco a fatte un post su codesto concetto dello zumpappà e del mio battesimo in merito, quando regazzina, mi issarono su un carretto con dei vitigni di plastica e delle botticelle anch’esse di palstica, a cantare“la società de li magnaccioni” – naturallement:)
@zauber sarà forse allora che io non sono mai riuscita a prenderla veramente la patente da romana e allora rosico.la categoria dello spirito zumpappà la attendo con ansia.ci vorrebbe pure la foto tua picciridda, per essere completi