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	<title>piattinicinesi &#187; bloggerland</title>
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	<description>piattini rotanti, cocci e ricomposizioni creative</description>
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		<title>Donnexdonne: le buone prassi</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Jul 2011 12:11:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piattins</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ Ma le donne riescono  a fare squadra? Questa è in sostanza la domanda che si è posta una delle blogger più attive del web, Monica di Pontibetani, (lei, modesta, dice che è a causa del precariato) qualche settimana fa. Per rispondere, ha rivolto la stessa domanda alle altre donne del web. Oggi, 21 luglio, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.piattinicinesi.com/wp-content/uploads/2011/07/logo-21-luglio.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2140" title="logo-21-luglio" src="http://www.piattinicinesi.com/wp-content/uploads/2011/07/logo-21-luglio-264x300.jpg" alt="" width="264" height="300" /></a> <strong>Ma le donne riescono  a fare squadra? </strong>Questa è in sostanza la domanda che si è posta una delle blogger più attive del web, <strong>Monica di <a href="http://pontitibetani.org/">Pontibetani,</a></strong> (lei, modesta, dice che è a causa del precariato) qualche settimana fa. <strong>Per rispondere, ha rivolto la stessa domanda alle altre donne del web</strong>. Oggi, 21 luglio, blog e social network brulicano di idee, esempi, riflessioni, spunti e conclusioni più o meno ottimiste. Vi invito a <a href="https://www.facebook.com/pages/MomCamp/154929168239?v=wall#!/event.php?eid=174242775973070">leggerle</a>, perché devo dire che ho trovato ben poco di scontato, e molto di interessante.</p>
<p>Nella quaranticinequennale  esperienza in un corpo e in un cervello che rientrano nella generica categoria del femminile, ho concluso che <strong>la solidarietà tra donne e la capacità di fare squadra esistono, eccome, a patto di attuare le buone prassi, appunto. Il problema è che fin da piccole ci insegnano solo quelle cattive.</strong></p>
<p><strong>1.</strong> <strong>Sii compiacente</strong>. Molti genitori sono disposti a passare sopra le ribellioni e lo spirito di contraddizione di un figlio maschio, se non addirittura ad esaltarlo. Ma le intemperanze e la vivacità di una bambina sono assai meno tollerabili. La docilità, la remissività e l&#8217;accoglienza sono considerati doti femminili. Poi però bisogna fare i conti con le parole non dette, le rabbie soffocate, i tentativi di libertà rimandati. E soprattutto bisogna fare i conti con la paura di litigare che molte donne hanno.  Abbiamo paura che mettere in discussione le azioni, i giudizi o il modo di esprimersi dell&#8217;amica, della sorella, del partner o della collega voglia dire mettere in discussione, e quindi rovinare irrimediabilmente, il rapporto stesso. Bisognerebbe  imparare fin da piccole a partecipare alle discussioni anche se si sostengono tesi farlocche o visibilmente impopolari. Esprimere i propri desideri, le proprie frustrazioni, e i sentimenti in modo propositivo, cercando una soluzione anche con chi ci sta intorno.</p>
<p><strong>2.</strong> <strong>La più bella del reame</strong>. L&#8217;invidia non appartiene solo alle donne, questo è certo. Ma dovendo confrontarci con un continuo modello di perfezione quando incappiamo nella donna che lo incarna tendiamo ad assumere un comportamento bipolare: se è un&#8217;attrice, scrittrice, cantante che magari ripsecchia  i nostri valori la esaltiamo. Se è la vicina di casa cerchiamo in tutti i modi di smascherarla, di scoprirne i più reconditi difetti, e ci auguriamo che in fondo in fondo, dietro questa apparenza patinata, sia miseramente infelice.<em><strong> </strong></em>Bisogna<em><strong> </strong></em>convincersi che la perfezione non è un valore ma un sottoprodotto del marketing delle principesse.  Se riuscirete ad accettare questa verità vi si apriranno più orizzonti che a Neo di Matrix. E uscirete con la vicina senza controllare ogni cinque minuti se cade dal tacco 12.</p>
<p><strong>3. Tutù o kung fu?</strong> Qualche lezione di danza non ha mai rovinato nessuno. Però ricordiamoci che non è l&#8217;unica attività fisica adatta alle bambine. Oltre agli sport individuali in cui bisogna dimostrare grazia, leggerezza, fascino e soavità (lasciamo perdere se per farlo ci siamo dovute allenare in palestra quattro ore al giorno, quello che conta è dare l&#8217;impressione finale di una libellula senza peso) ricordiamo che esistono gli sport di squadra, dove bisogna imparare ad avere coscienza del proprio corpo nello spazio e nel gioco insieme agli altri, e gli sport di contatto, dove si impara la gestione dell&#8217;aggressività. Sempre di più nelle palestre vedo bambine forti, scattanti, consapevoli delle loro qualità e del proprio corpo. Un corpo che agisce, non  che si esibisce.</p>
<p><strong>4. Categorie. </strong>Alzi la mano chi non c&#8217;è caduto dentro con tutte le scarpe almeno una volta nella vita. La single, la divorziata, la mamma, la mamma divorziata, quella che ha scelto di non avere figli, la mamma devota, la mamma in carriera, la manager, quella che fa il part time, quella di sinistra e quella di destra, quella impegnata e quella no, quella che è giusta e quella che è sbagliata.</p>
<p>Personalmente preferisco pensare che le donne siano individui in continua evoluzione. Ognuna segue un suo percorso sta a galla, sbaglia, ci riprova e cerca di fare quello che può.  Le categorie forse servono a posizionare prodotti e idee, ma di sicuro non a noi.</p>
<p><strong>5</strong> <strong>Celodurismo della sfiga</strong> Dobbiamo essere perfette, ma ad esserlo troppo rischiamo di incontrare la vicina di cui al punto 2. Da sempre intorno alle donne gira un mondo (e un&#8217;economia) di amuleti, fatture, spiritismi, scongiuri e prodotti magici. Molte tra coloro che si considerano evolute attuano, senza accorgersene, la tecnica dell&#8217;esaltazione della sfiga come protezione dal malocchio. Malanni dei bambini, difficoltà sul lavoro, l&#8217;autobus che non passa, le vacanze, il rientro a scuola, il freezer rotto. Qualunque miseria quotidiana assume la valenza di una catastrofe cosmica. Ora non dico che non ci siano periodi di una pesantezza intollerabile, e altri in cui le difficoltà si accumulano senza dare tregua, ma di solito chi affronta problemi reali tende ad essere più concreto e silenzioso. La possibilità di sfogarsi, una battuta e magari un aiuto pratico sono quello che mi aspetto dalle amiche. Ma attirare l&#8217;attenzione con una serie di disastri gonfiati non è tollerabile. Eppure ci sono tanti rapporti tra donne (a due, ma anche di gruppo) in cui questa è una dinamica di base. E porta a una lamentela senza fine, invece di trovare soluzioni.</p>
<p><strong>6. Rispetto</strong> Quando parlo con donne di una o due generazioni precedenti, mi soprprendo spesso nel constatare quanto siano profondamente e inconsapevolmente misogine. Sono cresciute con il pregiudizio radicato che le donne siano meno capaci, degne di fiducia, leali e concrete degli uomini. Anche la mia, di generazione, sebbene post femminista, vive la contraddizione di portarsi dietro un pregiudizio così forte nei confronti del proprio genere. Io penso che finché non ripartiamo da qui, dalla ricostruzione di un&#8217;autostima non solo di genere, ma individuale, non ne usciremo.</p>
<p>Ci sarà sempre il sospetto che facciamo parte di un club destinato a fallire, visto che ci ha ammesso tra i suoi membri (cit. modificata di Woody Allen).</p>
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		<title>Dal Coaching Al Coccing</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Oct 2009 13:20:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piattins</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In una giornata dedicata al coaching, Piattins non poteva non spiegare le enormi potenzialità di una delle sue forme derivate, ovvero il coccing.
Stavolta Piattins si è concentrata su come il coccing può servire a definire un progetto.
Dal Coaching Al Coccing
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]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In una giornata dedicata al coaching, Piattins non poteva non spiegare le enormi potenzialità di una delle sue forme derivate, ovvero il coccing.<br />
Stavolta Piattins si è concentrata su come il coccing può servire a definire un progetto.</p>
<div id="__ss_2276344" style="width: 425px; text-align: left;"><a style="font:14px Helvetica,Arial,Sans-serif;display:block;margin:12px 0 3px 0;text-decoration:underline;" title="Dal Coaching Al Coccing" href="http://www.slideshare.net/piattinicinesi/dal-coaching-al-coccing-2276344">Dal Coaching Al Coccing</a><object style="margin:0px" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="355" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowScriptAccess" value="always" /><param name="src" value="http://static.slidesharecdn.com/swf/ssplayer2.swf?doc=dalcoachingalcoccing-091019081224-phpapp02&amp;stripped_title=dal-coaching-al-coccing-2276344" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed style="margin:0px" type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="355" src="http://static.slidesharecdn.com/swf/ssplayer2.swf?doc=dalcoachingalcoccing-091019081224-phpapp02&amp;stripped_title=dal-coaching-al-coccing-2276344" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>donne pensanti</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Jun 2009 15:01:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piattinicinesi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Panz ha fatto la cosa giusta.
Il blog  donnepensanti sta raccogliendo adesioni.
Io ci sono, sul web e fuori.
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Panz ha fatto la cosa giusta.<br />
Il blog  <a href="http://donnepensanti.wordpress.com/2009/06/24/raccolta_adesioni/">donnepensanti</a> sta raccogliendo adesioni.<br />
Io ci sono, sul web e fuori.</p>
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		<title>Vi racconto il mam (II parte)</title>
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		<pubDate>Mon, 25 May 2009 14:01:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piattinicinesi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Alle 14.00 si sono scatenate le danze. In cortile, dove i bambini hanno giocato e mangiato (un buffet da film americano) e nella sala, dove le blogger a turno si sono presentate.
La lista degli interventi,i podcast le foto e le interviste saranno – credo – disponibili a breve, quindi Piattins può tediarvi con le sue [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Alle 14.00 si sono scatenate le danze. In cortile, dove i bambini hanno giocato e mangiato (un buffet da film americano) e nella sala, dove le blogger a turno si sono presentate.<br />
La lista degli interventi,i podcast le foto e le interviste saranno – credo – disponibili a breve, quindi Piattins può tediarvi con le sue personali considerazioni piattinesche.</p>
<p><span style="font-weight:bold;">Prima considerazione</span>: gli oratori della mattina non sono rimasti a sentire quello che avevano da dire le blogger il pomeriggio. E’ interessante che continuino a fare studi su di noi, a teorizzare finanziamenti, a parlare in astratto senza ascoltarci.</p>
<p><span style="font-weight:bold;">Seconda considerazione</span>: più ascolta le blogger più Piattins ha l’impressione che uno apre un blog quando è in crisi. Non che sia una cosa negativa, anzi. E’ un momento in cui le cose cambiano repentinamente, si perde l’equilibrio e bisogna ritrovarne un altro. Bisogna scegliere, prendere delle decisioni. Non è che tutti quelli che sono in crisi aprono un blog, ma spesso chi apre un blog  lo fa perché si trova in crisi, e vuole fare qualcosa. Soprattutto vuole comunicare, cercando un linguaggio diverso per farlo.</p>
<p><span style="font-weight:bold;">Terza considerazione</span>: il web è una strada a basso investimento iniziale. Per aprire una attività on line bisogna avere un computer, un buon collegamento a internet e tanta voglia di lavorare. I guadagni, se arrivano, lo fanno dopo due o tre anni dall’inizio dell’attività. Però almeno non bisogna recuperare il capitale.</p>
<p><span style="font-weight:bold;">Quarta considerazione</span>: il blog di per sé non fa guadagnare, ma crea una rete di contatti, diventa una vetrina delle nostre capacità professionalità, ci mette in relazione. Di sicuro è un arricchimento a livello personale, per quanto riguarda il lato economico, bisogna darsi da fare con attività a latere, che possono essere trainate dal blog (<a href="http://www.panzallaria.com/2009/05/24/panz-al-mam/">Panz</a> lo spiega molto bene)</p>
<p><span style="font-weight:bold;">Quinta considerazione</span>: tutti dicono che per avanzare nel lavoro bisogna avere dei contatti. Il blog permette di crearsi contatti e reti sociali sulla base dei propri interessi e affinità, senza dipendere da raccomandazioni.</p>
<p><span style="font-weight:bold;">Sesta considerazione</span>: il web è come una piazza. Esserci vuol dire partecipare, muoversi, essere attivi. Per essere visti bisogna postare molto, e postare possibilmente cose interessanti (purtroppo come ho già sperimentato l’argomento più cliccato rimane comunque il sesso). Poi bisogna mettersi in relazione con gli altri. Scambiarsi i commenti tra blog amici è la base, ma se la vostra intenzione è quella di essere letti da molti dovete anche commentare e creare link con siti che hanno molto movimento (ripeto il concetto: i link on bastano, bisogna dire cose interessanti).</p>
<p><span style="font-weight:bold;">Settima considerazione</span>: le mamme blogger che hanno creato delle attività su web hanno scelto prodotti o temi di interesse legati al mondo della maternità. Questo è anche in molto casi un bisogno sociale, di fare qualcosa per le altre madri, di impegnarsi in prima persona in un ruolo che si è vissuto o si vive con difficoltà. L’aspetto sociale è molto interessante e da sviluppare. Ma ci sono anche altri campi, non limitiamoci….</p>
<p><span style="font-weight:bold;">Ottava considerazione</span>: bisogna imparare a fare squadra. sapere quali sono  i propri punti di forza è altrettanto importante che riconoscere i propri limiti. Gli altri hanno sempre qualcosa da insegnarci e non si può fare tutto da soli.</p>
<p><span style="font-weight:bold;">Nona considerazione</span> non aver paura di contattare o chiedere aiuto o informazioni ai blogger. 9 volte su 10 rispondono di sì.</p>
<p>Mi fermo qui, ma appena mi si risvegliano i neuroni aggiungo qualcosa&#8230;</p>
<p><span style="font-weight:bold;">Decima considerazione</span> (la sera porta consiglio) le cose che porta un blog non sempre sono prevedibili fin dall&#8217;inizio</p>
<p><span style="font-weight:bold;">Undicesima considerazione</span> bisogna avere pazienza, i risultati duraturi si conquistano poco a poco</p>
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		<title>Vi racconto il mam (I parte)</title>
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		<pubDate>Mon, 25 May 2009 10:03:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piattinicinesi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sabato 23 Piattins è stata al mam.
Le impressioni, gli incontri, le riflessioni sono tante e tali che preferisce dividere il post in due, sulla base dell’organizzazione della giornata. La mattina infatti ci sono state le tavole rotonde, con gli interventi istituzionali, mentre il pomeriggio hanno parlato le blogger.
E l’atmosfera è stata decisamente diversa.
La mattina
Piattins è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sabato 23 Piattins è stata al <a href="http://www.mammaamamma.com/">mam</a>.<br />
Le impressioni, gli incontri, le riflessioni sono tante e tali che preferisce dividere il post in due, sulla base dell’organizzazione della giornata. La mattina infatti ci sono state le tavole rotonde, con gli interventi istituzionali, mentre il pomeriggio hanno parlato le blogger.<br />
E l’atmosfera è stata decisamente diversa.</p>
<p><span style="font-weight:bold;">La mattina</span></p>
<p>Piattins è arrivata direttamente da Roma con un po’ di ritardo.<br />
Sul palco c’erano <span style="font-weight:bold;">Laura La Posta</span> del Sole 24 ore che ha fatto da moderatrice (ed è stata bravissima, diplomatica ma decisa e puntuale nel dare e togliere la parola con grazia e tempismo), <span style="font-weight:bold;">Cecilia Spanu</span> di FattoreMamma, <span style="font-weight:bold;">Francesca Contardi</span>, Managing Director Page Personnel, <span style="font-weight:bold;">Cristina Cabella</span>, Direttore Ufficio Legale IBM Italia, <span style="font-weight:bold;">Gianna Martinengo</span> Coordinatrice dei Comitati per la promozione dell&#8217;Imprenditoria Femminile della Lombardia, <span style="font-weight:bold;">Alessandra Servidori</span>, Consigliera Nazionale di Parità. In collegamento da Roma <span style="font-weight:bold;">Isabella Rauti</span>, Capo Dipartimento Pari Opportunità. (che però Piattins non ha potuto ascoltare, a causa del ritardo).</p>
<p>Piattins non è nuova a questo tipo di convegni, avendoli frequentati a lungo per lavoro.<br />
In genere servono a cogliere le tendenze, a scoprire se c’è qualche nome o iniziativa interessante, a sentire molti luoghi comuni e a tornare a casa con un misto di ottimismo e disincanto, in percentuali variabili, e al lavoro con un servizio in genere pilotato dall’inizio.<br />
Visto che stavolta Piattins non torna al lavoro, può permettersi di dire liberamente ciò che ha fiutato nell’aria.</p>
<p>Intanto le ha fatto piacere constatare che ad occuparsi di Pari Opportunità ci sono <span style="font-style:italic;font-weight:bold;">anche</span> donne che sanno di cosa parlano, che hanno un passato politico e di impegno sociale, e questo è incoraggiante.</p>
<p>Tuttavia nel discorso a Piattins è sembrato di cogliere due linee di tendenza che rispecchiano gli orientamenti culturali del governo.<br />
Intanto un certo <span style="font-style:italic;">milanocentrismo</span> e <span style="font-style:italic;">nordcentrismo</span>. E’ vero che il nord traina, che anche le blogger sono in maggioranza a nord (le più a sud come residenza venivano da Roma) e che molte iniziative regionali per l’imprenditoria femminile sono in Lombardia.<br />
Ma questo deve servire da stimolo per diffondere questo tipo di iniziative e di culture anche nelle altre regioni.<br />
Lo stesso vale per il concetto liberale che bisogna darsi da fare, senza spettare che qualcuno agisca al posto nostro.<br />
Piattins è assolutamente d’accordo, però sa che per andare in questa direzione bisogna fare una rivoluzione culturale.<br />
Il vero problema delle donne è spesso la mancanza di consapevolezza, di autostima (se ne è parlato, a dire il vero, per i corsi di formazione), di fiducia nelle possibilità di ottenere un cambiamento basandosi sulle proprie forze.<br />
<span style="font-weight:bold;">Francesca Contardi</span>, di <a href="http://www.pagepersonnel.it/">Page Personnel</a>, un’agenzia di head hunting, ha detto una cosa molto giusta: quando si cerca un proprio percorso professionale bisogna avere le idee molto chiare su quello che si vuole.<br />
Peccato però che poi abbia anche detto che le donne devono essere disposte alla flessibilità. La realtà del lavoro, per chi la conosce, è già questa, per quasi tutti, non solo per le donne.</p>
<p>A volte tra i discorsi delle tavole rotonde e la vita di tutti i giorni si crea uno scollamento, come quando <span style="font-weight:bold;">Cristina Cabella</span> ha parlato della lunga tradizione della politica della <span style="font-style:italic;">Diversity</span> in IBM. Sentir parlare di <span style="font-style:italic;">Diversity</span> in un momento in cui si fanno campagne contro tutte le forme di diversità, culturale, etnica o di genere fa – bisogna dirlo – una certa impressione.</p>
<p>Per il resto però non può togliersi di dosso la sensazione che quando si parla di donne, madri e lavoro si impieghino termini da oasi faunistica.<br />
Finché si continuerà a parlare di flessibilità delle donne sarà chiaro che la rivoluzione non è ancora avvenuta.<br />
La conciliazione fra tempo per sé e tempo del lavoro deve essere un obiettivo da perseguire per una migliore qualità della vita di tutti, uomini e donne.</p>
<p>La seconda tavola rotonda era moderata da <span style="font-weight:bold;">Luca Tremolada</span>, ed intervenivano<br />
<span style="font-weight:bold;">Monica D’Ascenzo</span>, giornalista del Sole 24 ORE e blogger, <span style="font-weight:bold;">Paola Dubini</span>, Direttore del centro Ask Università Bocconi e <span style="font-weight:bold;">Patrizia Galeazzo</span>, Direttore Fondazione IULM.</p>
<p><span style="font-weight:bold;">Luca Tremolada</span> ha parlato della sua inchiesta sulle mamme blogger statunitensi, che sono una lobby potentissima. Aprire un blog è come decidere di alzare la mano in un’assemblea per prendere la parola.<br />
Non ci si limita ad assistere ma si agisce all’interno di una discussione aperta.<br />
In Italia non è chiaro come evolverà il fenomeno delle madri blogger, in ogni caso Piattins spera che evolva in qualcosa di più comunitario e socialmente impegnato che la raccolta di banner pubblicitari per il proprio sito, e che il rapporto con il marketing, se si svilupperà, segua piuttosto <a href="http://www.veremamme.it/marketing-conversazione-blog/2009/5/24/non-voglio-un-mommy-blogging-ne-un-mommy-marketing-allameric.html">questa</a> direzione.</p>
<p><span style="font-weight:bold;">Monica d’Ascenzo</span> ha poi parlato della storia del suo <a href="http://monicadascenzo.blog.ilsole24ore.com/">blog</a>, aperto durate il periodo della maternità. Un blog non di mamma, ma di giornalista, che però prova a sperimentare un linguaggio giornalistico diverso, raccontando delle conseguenze sulla vita quotidiana della crisi che sta investendo tutti.</p>
<p><span style="font-weight:bold;">Paola Dubini</span> invece ha condotto un’<a href="http://www.slideshare.net/ASKinfomamme/restano-ricerca-su-mamme-blogger-031208-presentation">analisi</a> dettagliatissima sulle mamme blogger italiane. Come tutte le analisi – ha detto scherzando – dimostra quello che già si sapeva o era intuibile, ma la ricerca va presa così, che ci si può fare.</p>
<p>Poi <span style="font-weight:bold;">Luca Tremolada</span> ha fatto sorridere tutti raccontando la storia del blogger che ossessionato provava tutti i programmi dell’azienda trovandone i bugs.<br />
Alla fine la Microsoft l’ha ingaggiato e il tipo ha cominciato a guadagnare fior di dollari.</p>
<p>Piattins per un attimo si è entusiasmata pensando a che cosa avrebbe potuto ricavare da tutte le sue critiche alla riforma Gelmini.</p>
<p>Al massimo una querela &#8211; ha concluso alla fine- perché di critici a pagamento sui giornali e in tv ce ne sono a sufficienza</p>
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