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	<title>piattinicinesi &#187; il lavoro nobilita il mio commercialista</title>
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	<description>piattini rotanti, cocci e ricomposizioni creative</description>
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		<title>Scurdammoce o&#8217; passato</title>
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		<pubDate>Tue, 10 May 2011 11:56:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piattins</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Fino a qualche anno fa se qualche volta avevo tempo di guardarmi indietro, mi sembrava di vedere una vita fatta di blocchi, ognuno dei quali inscatolato e messo sotto naftalina, come avviene per i vestiti smessi, o fuori stagione.
Scatole dell&#8217;infanzia, del liceo, degli anni a Parigi, di quelli all&#8217;Università, di cui avevo tenuto fuori, per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Fino a qualche anno fa se qualche volta avevo tempo di guardarmi indietro, mi sembrava di vedere una vita fatta di blocchi, ognuno dei quali inscatolato e messo sotto naftalina, come avviene per i vestiti smessi, o fuori stagione.</p>
<p>Scatole dell&#8217;infanzia, del liceo, degli anni a Parigi, di quelli all&#8217;Università, di cui avevo tenuto fuori, per tutti i giorni, solo pochi elementi essenziali.  Poi non so cosa sia successo, ma a un certo punto le scatole si sono aperte, e pezzi di passato sono saltati fuori allegri ed entusiasti. Io, devo dire, di saltelli ne ho fatti pochi, che mi è sembrato di avere appese due zavorre alle caviglie (e non era la solita ciccia).</p>
<p>Passi infatti rivedere la tua maestra delle elementari che accompagna i nipoti a scuola, passi che Giovanni adesso sia in classe con il figlio del compagno di banco di mio fratello, (e che entrambi i bambini ti chiedano di vedere le vecchie foto) passi anche incontrare per caso al tavolo accanto della pizzeria trasteverina il tuo professore di Parigi (in vacanza per caso a Roma) che ti chiede come hai messo a frutto il tuo master. (ma che è , un incubo?) Ma come la mettiamo con il folletto del tempo che ti riporta indietro di 20 anni (proprio fisicamente, con sensazioni e tutto) e ti chiede se hai fatto bene a sposare l&#8217;uomo che hai accanto adesso, invece di sposare l&#8217;altro? Sono botte, vi assicuro, come farsi una traversata in gommone col mare grosso. Si sta male, si vomita e poi forse <em>inshallah</em> si tocca terra . (E comunque vi risparmio la suspense: sì ho fatto bene).</p>
<p>Malgrado queste premesse quando qualche settimana fa Sabrina di <a href="http://www.vivere-semplice.org/">vivere-semplice</a> mi ha mandato un messaggio chiedendomi se mi sarebbe piaciuto partecipare a una trasmissione sulle mammeblogger (si va be&#8217; lo so che l&#8217;argomento è sempre quello, ma per l&#8217;allevamento delle trote ci stiamo organizzando) a Rainews 24 ho detto di sì. Perché sette anni fa, l&#8217;ultimo giorno di lavoro, con Giovanni nel pancione e un senso di liberazione nel tornare a casa, avevo giurato a me stessa che lì dentro ci sarei tornata solo come ospite per qualcosa che avevo fatto (e possibilmente qualcosa di legale, avevo specificato, perché con i desideri è meglio essere precisi).</p>
<p>Detto fatto. Non era divertente? Solo che  i vecchi lavori finiti male a volte sono peggio di certi amori finiti male.</p>
<p>Per cui ieri pomeriggio, prima di andare a Saxa (ingresso 2, come un tempo, stessa palazzina), mi è preso un attacco di colite come non ne avevo da anni.</p>
<p>Mi sono ricordata che dal mio primo giorno di tesserino Rai erano passati 10 anni esatti. Una vita. Ho rivissuto i turni di notte, l&#8217;assenza di Federico (che non ho visto per quasi un mese di seguito), gli sfoghi nella saletta della simultanea, le risate,  le arrabbiature, le lezioni di tecnica televisiva e gossip nella sala analogica, la passione, il giorno che ci siamo piantati davanti al caporedattore per dirgli che volevamo fare gli speciali sull&#8217;Iraq, e chissenefregava se in teoria lì c&#8217;era solo postproduzione. Le promesse, le promesse non mantenute, i raccomandati, la fatica, il giorno in cui mi hanno detto &#8220;fai così bene questo lavoro che non ti faremo mai fare altro&#8221;, il giorno che mi hai detto &#8220;vattene da qua, perché per te sarà una prigione&#8221; e io ho seguito il tuo consiglio, perché a me le prigioni, fisiche e mentali, non sono mai piaciute.</p>
<p>Ieri sera, però, quando sono arrivata, ero insieme alle altre, ( Sabrina, <a href="http://machedavvero.blogspot.com/">Wonder</a> e <a href="http://www.veremamme.it/">Flavia</a>, mica poco) e ridevamo. E abbiamo riso tutto il tempo mentre sbirciavo corridoi e persone che erano tutti diversi. Il tempo era passato e aveva scavato un solco tra adesso e la vita di prima.</p>
<p>Che le decisioni non sono mai giuste in assoluto, ma se non avessi avuto il coraggio di mollare allora non avrei fatto tante cose, non avrei scoperto cosa ero capace di fare, cosa per me è importante e cosa no.</p>
<p>Quando il passato ritorna, va bene solo se diventa presente, altrimenti è meglio che rimanga lì dov&#8217;è.</p>
<p>Perché a guardarsi troppo indietro, si rischia di fare come Orfeo, o Lot, o <a href="http://www.veremamme.it/2009/01/sfelix-mac-depress-yesterday-blu-mood/" target="_blank">Sfelix Mac Depress</a>.</p>
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		<title>Lavorare da casa &#8211; Natale</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Dec 2010 12:04:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piattins</dc:creator>
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		<category><![CDATA[lavoro da casa]]></category>
		<category><![CDATA[natale]]></category>

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		<description><![CDATA[La tangenziale è bloccata. La Nomentana non ne parliamo. Da qui a Roma sud il percorso è più travagliato della Parigi Dakar. E in più fa freddo. Si rompono anche gli autobus. Uno su tre va dritto al deposito perché gli ammortizzatori non funzionano e all&#8217;autista gli scappa un cappuccio caldo con la schiuma.
Lontano, come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La tangenziale è bloccata. La Nomentana non ne parliamo. Da qui a Roma sud il percorso è più travagliato della Parigi Dakar. E in più fa freddo. Si rompono anche gli autobus. Uno su tre va dritto al deposito perché gli ammortizzatori non funzionano e all&#8217;autista gli scappa un cappuccio caldo con la schiuma.</p>
<p>Lontano, come in un sogno, squilli di telefono, riunioni lampo, stress, adrenalina.</p>
<p>Lontano.</p>
<p>Due anni fa avrei dato chissà cosa per una giornata come questa. Adesso non devo dimenticare quanto sia bello. Anche quando va male.</p>
<p>Davanti ho una tazza di té,  le luminarie di Natale. E scrivo.</p>
<p>Dalla regia avevano promesso anche la neve, ma visto che tardano (problemi tecnici?) intanto mi ascolto <a href="http://www.piattinicinesi.com/wp-content/uploads/2010/12/02-Natale.mp3">De Gregori</a>, che sono trent&#8217;anni che lo faccio e non mi stanco ancora.</p>
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		<title>Lavorare da casa: l&#8217;abbrutimento</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Oct 2010 09:03:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piattins</dc:creator>
				<category><![CDATA[il lavoro nobilita il mio commercialista]]></category>
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		<description><![CDATA[Ci sono persone che non si abbrutiscono mai. Anche in mezzo a un&#8217;inondazione, un terremoto emotivo, una varicella familiare, loro si alzano, si truccano, abbinano in modo ragionevole le scarpe al resto dei vestiti e mantengono un certo aplomb che dà loro un&#8217;aura di quotidiana assennatezza mentale, almeno in apparenza. Se fate parte di questa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ci sono persone che non si abbrutiscono mai. Anche in mezzo a un&#8217;inondazione, un terremoto emotivo, una varicella familiare, loro si alzano, si truccano, abbinano in modo ragionevole le scarpe al resto dei vestiti e mantengono un certo <em>aplomb </em>che dà loro un&#8217;aura di quotidiana assennatezza mentale, almeno in apparenza. Se fate parte di questa schiera non avete bisogno di leggere questo post. Saltatelo dunque a piè pari e andate pure ad occuparvi delle vostre mille attività: da voi c&#8217;è solo da prendere esempio.</p>
<p>Se invece come me fate parte della categoria di coloro che nella vita hanno avuto almeno una volta un attacco di panico (soprattutto se ingiustificato), che sanno cosa vuol dire sbrigare le ultime incombenze della giornata strisciando sui gomiti (in qualche caso anche le prime, ma non volevo fare terrorismo psicologico), che hanno sperimentato l&#8217;<em>horror vacui</em> del freezer di lunedì e che hanno nell&#8217;ingresso il numero di telefono del pronto pizza perché alle 7 di sera gli ci vorrebbero almeno due ore per recuperare un aspetto umano e andare all&#8217;alimentari sotto casa, ecco, io a queste persone voglio dire che anche per noi la luce in fondo al tunnel esiste, anche se lavoriamo da casa.</p>
<p>Diciamolo chiaramente, <strong>se il telelavoratore per la natura intrinseca del suo impiego è esposto all&#8217;ingrigimento da monitor, all&#8217;ingrossameno chiappale e all&#8217;atrofizzazione delle corde vocali, il telelavoratore pigro e paranoico corre seri rischi di sprofondare in uno stato irreversibile di abbrutimento fisico e mentale.</strong></p>
<p>I momenti più a rischio sono le date di consegna non commisurate alle reali possibilità del lavoratore, (ovvero tutte) ma anche, in modo opposto e speculare,  i periodi di totale inattività, quelli in cui non si osa andarsi a fare una passeggiata perché equivarrebbe a legittimare il proprio stato di nullafacenza, e quindi si rimane attaccatti col bostik al terminale, sfoggiando con parenti e amici fantomatici impegni tanto onerosi quanto inderogabili.</p>
<p><strong>Se volete misurare il vostro indice di abbrutimento (indice di Brutov) sappiate che sintomi inequivocabili del rischio abbrutimento sono: </strong></p>
<p>- la posticipazione della doccia mattutina in maniera  esponenziale (la <em>formula di Brutov</em>: ovvero 8, 10, 12, 16, fino ad arrivare a fare la doccia a mezzanotte,  e poi solo a consegna avvenuta)</p>
<p>- la comparsa improvvisa della  <em>piramide cartacea</em> sulla scrivania. Quando in cima alla piramide trovate la tazzina da caffé senza il cucchiaino siete ancora al grado 5 della piramide, ma se non riuscite a spostare il cursore del mouse per mancanza di spazio avete superato il livello di guardia n.8, è il momento di fare piazza pulita di qualcosa. Di solito è il gatto.</p>
<p>- il ripiegamento dorsale con conseguente straripamento orizzontale dell&#8217;adipe chiappale,  protrusione lipidica dell&#8217;addome e infossamento periorbitale.</p>
<p>- impulsi irrefrenabili a dirigersi verso il frigorifero per trovarvi conforto, in maniera anche qui esponenziale (ma inversa rispetto alla <em>formula di Brutov</em> ): ovvero si passa dai tre pasti principali a intervalli sempre più brevi fino al trasporto del computer direttamente in cucina, e del suo definitivo abbandono nel microonde, dopo averlo confuso con un toast.</p>
<p>Sintomi meno appariscenti, ma più subdoli, sono invece la perdita progressiva della capacità sociale.</p>
<p>- L&#8217;esposizione a una dose quotidiana e continua di cattiveria e maleducazione funge da immunizzante, creando una patina coriacea intorno alla nostra sensibilità, suscettibilità e capacità di reazione. Più si riduce il tempo passato sui mezzi pubblici e in mezzo al traffico, più questa patina si assottiglia. Non parliamo poi dell&#8217;esposizione ai malumori del capo, la cattiveria dei colleghi e il ghigno oscuro degli amministrativi. Liberarsene, sul momento dà un immediato effetto di euforizzazione. A lungo andare però si rischia di avere un effetto boomerang, con totale perdita dell&#8217;immunizzazione, ed effetti collaterali come lo smarrimento di fronte all&#8217;assenza di risposte alle e-mail e crisi depressiva per una battuta cattiva su facebook. Per evitare il peggio esponetevi a una dose minima di pettegolezzo tra mamme di scuola, consigli di classe, file alla circoscrizione e spesa al centro commerciale, facendo però attenzione a non superare le dosi consigliate.</p>
<p>- La perdità di capacità sociale si manifesta anche nella <em>sindrome detta da &#8220;catacomba&#8221;</em>. Il soggetto si sente isolato, come in un guscio. Non avendo più il collega che fa battute cretine accanto e che gli mostra gli ultimi video demenziali che ha postato su you tube, perde progressivamente il senso dell&#8217;umorismo, arrivando a ridere sguaiatamente per i comunicati stampa del PD, scambiandoli per battute di spirito. L&#8217;assenza di critiche continue sulle modalità del suo lavoro e sull&#8217;accostamento dei colori del suo abbigliamento lo inducono ad una autovalutazione che nella maggior parte dei casi si rivela fuorviante. Lo sguardo degli altri sarà anche un inferno, ma il proprio, ve lo assicuro, è comunque peggio.</p>
<p><strong>E&#8217; possibile prevenire l&#8217;abbrutimento, o in caso di lento declino, almeno porvi rimedio?</strong></p>
<p><strong>La risposta è sicuramente sì, basta adottare qualche semplice accorgimento.</strong></p>
<p>- La mattina lavatevi e vestitevi come se aveste una riunione su skype (che dovete lasciare sempre aperto). Il terrore che qualcuno vi chiami e vi proponga di tenere accesa la videocamera fa l&#8217;effetto visita a sorpresa del megadirettore. Vedrete che starete anche più dritti sulla sedia.</p>
<p>- Fate sport. Meglio se in momenti assurdi come la mattina presto. Ci troverete soprattutto i pensionati ma vi potrete sentire degli outsider dell&#8217;acquagym o del pilates per artritici, e magari partecipare al concorso interpalestre del quartiere.</p>
<p>- Iscrivetevi alle newsletter dei teatri, dei cinema e dei locali della vostra città (in caso di paeselli, della città di provincia più vicina). Ci potrete andare sì e no una volta al mese, ma almeno avrete la sensazione di essere parte di una mondanità vivace.</p>
<p>- Trovatevi un&#8217;attività sociale che vi piaccia e vi permetta di essere in maniera costante a contatto con gruppi di persone. Fare delle cose insieme a qualcuno è fondamentale. Ricordatevi che la cattiveria degli altri immunizza e che niente, però, può sostituire una pacca sulla spalla quando ne abbiamo bisogno.</p>
<p>- Fate shopping e curatevi. Jeans, leggins o pantaloni comodi con un maglione e una bella giacca vanno bene per casa e fuori. Tenete un posto nell&#8217;armadio per gli apuntamenti di lavoro, e metteteci due <em>outfit</em> completi (calze, scarpe e borsa inclusi). Ogni tanto metteteli anche per fare la spesa o andare a prendere i figli a scuola. Serve a convincere gli altri che lavoriamo sul serio (ah le apparenze) anche da casa e a evitare che ci mollino i ragazzini a ogni sciopero e vacanza con la scusa che tanto noi non abbiamo il capo che rompe.</p>
<p>- Trovate un&#8217;intesa col frigorifero. Nei momenti di stress invece di aprirlo aprite piuttosto un libro o la porta di casa per fare una passeggiata che vi rimetta a posto i pensieri. Le creme, se vi tentano, invece che sul pane spalmatevele addosso .</p>
<p>- Organizzatevi per frequentare workshop, convegni et similia che hanno a che fare con la vostra attività e le vostre competenze, <strong>e andateci!</strong></p>
<p>- Cercate un lavoro che vi permetta ogni tanto di partecipare a riunioni, e magari viaggiare un po&#8217; (non dite non lo trovo, cercate, e prima o poi lo troverete, cribbio siete dei <em>free lance</em> quindi vuol dire che ne fate tanti di lavori!!!)</p>
<p>- Ogni tanto guardate il bicchiere mezzo pieno e godete dei privilegi dello stare a casa. (A me basta alle volte un appuntamento in centro  nell&#8217;ora di punta quando piove)</p>
<p>- E se proprio non ce la fate, appena le cose vanno meglio economicamente, trovatevi uno spazio dove lavorare in co-working( e sceglietevi bene i compagni di stanza).</p>
<p><strong>Però ricordate. Un lavoratore autonomo che non sa cos&#8217;è l&#8217;abbrutimento ha perso una fondamentale occasione di crescita. (Ve l&#8217;ho venduta? Ma&#8230;)</strong></p>
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		<title>lavorare da casa: le mail collettive</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Sep 2010 08:52:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piattins</dc:creator>
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		<description><![CDATA[C&#8217;è un aspetto del lavoro in ufficio che in genere pesa più di tutti: le riunioni. Di solito convocate a metà pomeriggio, a ridosso dell&#8217;orario in cui uno fa conto di uscire. E, come recita la seconda regola della &#8220;Teoria della riunione&#8221;, più hai necessità di uscire, più la riunione si protrae. (Si protrae inutilmente, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.piattinicinesi.com/wp-content/uploads/2010/09/Too_Much_Mail.jpeg.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1819" title="Too_Much_Mail.jpeg" src="http://www.piattinicinesi.com/wp-content/uploads/2010/09/Too_Much_Mail.jpeg-300x258.jpg" alt="" width="300" height="258" /></a>C&#8217;è un aspetto del lavoro in ufficio che in genere pesa più di tutti: le riunioni. Di solito convocate a metà pomeriggio, a ridosso dell&#8217;orario in cui uno fa conto di uscire. E, come recita la seconda regola della <strong>&#8220;Teoria della riunione&#8221;</strong>, più hai necessità di uscire, più la riunione si protrae. (Si protrae inutilmente, è ovvio,  ma questo va da sé).</p>
<p>La lavoratrice che passi dalla modalità ufficio forzato agli arresti domiciliari si libera automaticamente da questa iattura.</p>
<p>Scambia battute con gli ex colleghi costretti ad ascoltare interminabili presentazioni power point, esibizioni narcisistiche dei supercapi e dimostrazioni di rancore non sopito tra vicini di scrivania, e intanto gongola.</p>
<p>Nelle ultime settimane ha subito solo una mini riunione su skype. Un quarto d&#8217;ora solo voce (così non devi truccarti) è ancora sopportabile, e poi al limite puoi sempre dire che hai perso la connessione.</p>
<p>Ma il gongolamento dura fino al primo scambio di mail. Non quelle normali, tipo hai fatto questo, mi servirebbe quest&#8217;altro, come va e che hai fatto lo scorso week end + faccina contenta. No, quelle sono mail tranquille, funzionali, addirittura piacevoli.</p>
<p>Io sto parlando delle mail collettive. Un destinatario e 120 cc.</p>
<p>Ho calcolato che ne servono almeno 40 per arrivare a qualunque tipo di decisione operativa. Nel frattempo però si sono creati almeno una decina di malintesi  e una perdita di <em>ore donna</em> di lavoro da farti desiderare inopinatamente di prendere il primo treno disponibile e convocare una riunione serale di emergenza direttamente sui binari.<span id="more-1599"></span></p>
<p>Ecco alcuni casi tipici.</p>
<p><strong>1. Il web master</strong></p>
<p>- Ragazzi, sono due settimane che faccio presente che c&#8217;è un problema con il sito. Le scritte escono al contrario. Che si fa?</p>
<p>- Secondo me è un problema di linguaggio, il sistema non riconosce le parole con la emme. <em>Comunque giro la questione al web master, che è più esperto.</em></p>
<p>- Non credo sia la emme. Secondo me è un problema di larghezza degli spazi. Oltre tot lettere il sistema impazzisce e fa uscire tutto al contrario. <em>Comunque giro la questione al web master, che è più esperto.</em></p>
<p>- Io ho notato che c&#8217;è un errore nell&#8217;html.</p>
<p>- E dove?</p>
<p>- Te lo dico domani, adesso sono in macchina e non posso fermarmi a controllare. <em>Comunque giro la questione al web master, che è più esperto.</em></p>
<p>- Ragazzi fate quello che vi pare ma risolvetemi questo problema. ORA.</p>
<p>- Ok. <em>Giriamo  la questione al web master, che è più esperto</em>. Gianluca?</p>
<p>- Gianluca?</p>
<p>- Gian&#8230; o ca****</p>
<p>- INSOMMA CHE SUCCEDE? POSSIBILE CHE CI VOGLIA UN MESE PER RISOLVERE IL PROBLEMA?</p>
<p>- No, capo, scusa, è che&#8230;</p>
<p>- CHE???????</p>
<p>- Gianluca, il web master, ehm&#8230;</p>
<p>- &#8230;</p>
<p>- nessuno ha pensato di aggiungerlo tra i CC&#8230;</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<p><strong>2. Il laconico</strong></p>
<p><strong>- </strong>Salve a tutti ragazzi, e buona giornata! Vi scrivo per sapere se avete letto il progetto che vi ho mandato la scorsa settimana. Secondo me è un&#8217;idea carina anche se bisognerebbe lavorare meglio sui punti a, b, e c e forse eliminare il d. Comunque dai primi feddback pare sia piaciuto molto il punto h.  Mi aspetto delle critiche costruttive e ovviamente sentitevi liberi di dirmi se qualcosa non funziona. Insomma fatemi sapere che ne pensate. Vi piace?</p>
<p>- No.</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</p>
<p><strong>3. ahò</strong> <strong>style</strong></p>
<p>- Ragazzi abbiamo una grande novità: il cliente di Roma è nostro. Adesso tocca lavorare sodo, mi raccomando, ma so che siete una grande squadra, anzi la <em>mejo squadra. </em></p>
<p>- Fantastico! qui siamo tutti in fibrillazione e non vediamo l&#8217;ora di metterci all&#8217;opera<em>, ahò semo forti!</em></p>
<p><em>- Ammazza</em>, è cominciato bene <em>sto</em> mese!</p>
<p>- Ragazzi. Il cliente ci chiede però di intervenire subito. Il progetto deve essere pronto entro domani mattina. Conto su di voi.</p>
<p>- <em>Ahò ma che stai à dì?</em> Domani mattina? <em>Ma vedesse d&#8217;annà a&#8230;</em></p>
<p>(mail privata)Ehm, Alberto?</p>
<p>(mail privata) Sì, che c&#8217;è?</p>
<p>(mail privata) Hai presente le ultime due mail? Quelle da <em>ragazzi, il cliente ci chiede</em> a <em>vedesse d&#8217;annà&#8230;</em></p>
<p>(mail privata) Certo che ho presente, l&#8217;ho scritto io <em>vedesse d&#8217;annà</em>. Carino eh? <em>stavamo a fà i romani</em>&#8230;.</p>
<p>(mail privata) Sì,  <em>stavamo a fà i romani</em>&#8230;prima, però. Quella era una mail più. ehm..ufficiale.</p>
<p>(mail privata) In che senso ufficiale?</p>
<p>(mail privata) Nel senso che tra i cc c&#8217;era anche il cliente.</p>
<p><em><br />
</em></p>
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		<title>Favoletta a-morale a uso delle giovani donne</title>
		<link>http://www.piattinicinesi.com/favoletta-a-morale-a-uso-delle-giovani-donne/</link>
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		<pubDate>Mon, 29 Mar 2010 08:48:36 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sarà l’età che avanza, ma sempre più spesso accade che vecchi episodi del passato riaffiorino, prepotenti ed improvvisi, presentandosi alla mia memoria come a chiedere un conto. Domandano forse di essere nuovamente interpretati, dopo tanti anni, con la saggezza della maturità, come fossero un esame di metà tempo, di quelli che ti aiutano a verificare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sarà l’età che avanza, ma sempre più spesso accade che vecchi episodi del passato riaffiorino, prepotenti ed improvvisi, presentandosi alla mia memoria come a chiedere un conto. Domandano forse di essere nuovamente interpretati, dopo tanti anni, con la saggezza della maturità, come fossero un esame di metà tempo, di quelli che ti aiutano a verificare se le cose che dovevi capire le hai capite sul serio. E alle volte, liberi dalla confusione dei dettagli, liberi dalle emozioni personali, diventano favole esemplari, portatrici non tanto di insegnamenti e morale, quanto di ispessimento consapevole di pelo sullo stomaco.</p>
<p>Oggi ne voglio raccontare una.</p>
<p>Tanto tempo fa c’era una ragazza che si era appena laureata in passamanerie con una tesi sulle passamanerie blu (certo che non esiste la laurea in passamanerie, lo sapete tutti, ma è l’unica metafora che uso, il resto è tutto vero). All’epoca però le passamanerie blu non erano ben considerate. Soprattutto non erano bene considerate dagli esperti di passamanerie rosse, ai quali dava molto fastidio che la già poca attenzione riservata alle passamanerie in generale potesse essere spartita con qualcun altro.</p>
<p>Tra gli esperti di passamanerie rosse c’era un’esperta che era più esperta degli altri, e anche più potente. Se c’era da aprire un negozio, invitare un produttore, oppure organizzare un convegno di passamanerie, bisognava per forza chiedere il permesso a lei.</p>
<p>Un giorno alla ragazza fu proposto di redigere una guida sulle passamanerie. Chissà, magari poteva essere anche il primo passo verso qualcosa di più importante, ma per il momento era solo una piccola guida.</p>
<p>Ora l’esperta lo venne a sapere, e si arrabbiò. Chi aveva osato scrivere una guida sulle passamanerie (per quanto piccola) senza consultarla? Amici fidati fecero sapere alla ragazza che sarebbe stato meglio chiamarla per chiarire il contrasto. L’esperta poteva essere molto vendicativa.</p>
<p>La ragazza chiamò.</p>
<p>L’esperta al telefono fu gentile, ma fredda. Spiegò con dovizia di esempi che nel mondo delle passamanerie c’erano delle regole, e tra queste regole la ragazza aveva infranto la più importante, che era quella di chiedere consiglio e protezione a lei.</p>
<p><em>“Mi scusi”</em> disse la ragazza. E poi pensò, da quest’errore ho imparato qualcosa, ovvero che devo sempre chiedere consiglio a chi è più potente.</p>
<p><em>“Comunque”</em> continuò l’esperta <em>“hai scritto anche un’imprecisione. Le passamanerie del Turkestan non sono rosse su fondo bianco, ma su fondo avorio. Io conosco gente che studia le passamanerie da 10 o anche 15 anni, e che in più studia quelle rosse e non quelle blu, come te. Loro avrebbero dovuto scrivere la guida”</em></p>
<p><em>“Mi scusi ancora”</em> balbettò la ragazza, e poi pensò. Ecco, ho imparato la seconda lezione, bisogna essere molto preparati e umili, e chiedere consiglio a chi è più bravo di te.</p>
<p><em>“E adesso”</em> disse l’esperta <em>“io ho varie possibilità ”</em></p>
<p><em>“E quali sono?”</em> osò chiedere la ragazza.</p>
<p><em>“Primo, potrei aiutarti a correggere l’errore che hai fatto, scrivere una prefazione alla tua guida, e raccomandarti.&#8221;</em></p>
<p><em>“Secondo, potrei affiancarti a qualcuno che conosce l’argomento meglio di te, che ha già pubblicato e che ha un nome, in modo che anche tu possa crescere”</em></p>
<p><em>“Terzo, potrei farti togliere il lavoro e affidarlo alla mia studentessa preferita. E ho deciso che farò così”</em></p>
<p><em>&#8220;Ma perché?&#8221;</em> Chiese ingenuamente la ragazza</p>
<p><em>&#8220;Perché tu abiti in periferia e lei ha una magnifica casa su due piani a Trastevere&#8221;</em></p>
<p>La ragazza rimase di sasso. Che razza di motivazione poteva essere mai quella?</p>
<p>Non ebbe la prontezza di riflessi di chiederlo subito, e la telefonata finì lasciandola per sempre nel dubbio</p>
<p>Con il tempo, però, capì alcune cose fondamentali.</p>
<p>Nella vita per andare avanti bisogna essere preparati, molto preparati. Si possono avere intoppi, fare errori, ingenuità, ma se si è davvero bravi una seconda opportunità arriva sempre.</p>
<p>In ogni ambiente si ha a che fare con degli esperti che pretendono di dominare. Bisogna trovare il nostro modo personale di interagire con loro.</p>
<p>Anche quando uno cerca di fare bene le cose, c’è sempre qualcuno che da un momento all’altro può farci la guerra, e metterci i bastoni tra le ruote. Che sia perché abitiamo in periferia, abbiamo i capelli biondi, il sedere basso o andiamo in vacanza sul Tirreno, poco importa.</p>
<p>Non lo sapremo mai. E non vale neanche la pena perdere tempo a scoprire perché.</p>
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