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	<title>piattinicinesi &#187; omeopatia culturale</title>
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	<description>piattini rotanti, cocci e ricomposizioni creative</description>
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		<title>Una poesia al giorno &#8211; Taha Muhammad Ali</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Oct 2011 09:10:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piattins</dc:creator>
				<category><![CDATA[omeopatia culturale]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[poesia palestinese]]></category>
		<category><![CDATA[poeti palestinesi]]></category>
		<category><![CDATA[Taha Muhammad Ali]]></category>

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		<description><![CDATA[Twigs
Neither music,
fame, nor wealth,
not even poetry itself,
could provide consolation
for life’s brevity,
or the fact that King Lear
is a mere eighty pages long and comes to an end,
and for the thought that one might suffer greatly
on account of a rebellious child.
My love for you
is what’s magnificent,
but I, you, and the others,
most likely,
are ordinary people.
My poem
goes beyond poetry
because [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.narrativemagazine.com/issues/poems-week-2009-2010/twigs">Twigs</a></strong></p>
<p>Neither music,<br />
fame, nor wealth,<br />
not even poetry itself,<br />
could provide consolation<br />
for life’s brevity,<br />
or the fact that King Lear<br />
is a mere eighty pages long and comes to an end,<br />
and for the thought that one might suffer greatly<br />
on account of a rebellious child.</p>
<p>My love for you<br />
is what’s magnificent,<br />
but I, you, and the others,<br />
most likely,<br />
are ordinary people.</p>
<p>My poem<br />
goes beyond poetry<br />
because you<br />
exist<br />
beyond the realm of women.</p>
<p>And so<br />
it has taken me<br />
all of sixty years<br />
to understand<br />
that water is the finest drink,<br />
and bread the most delicious food,<br />
and that art is worthless<br />
unless it plants<br />
a measure of splendor in people’s hearts.</p>
<p>After we die,<br />
and the weary heart<br />
has lowered its final eyelid<br />
on all that we’ve done,<br />
and on all that we’ve longed for,<br />
on all that we’ve dreamt of,<br />
all we’ve desired<br />
or felt,<br />
hate will be<br />
the first thing<br />
to putrefy<br />
within us</p>
<p>Le notizie le leggo perché devo. La montagna di offerte, scarpe, calendari e asciugamani che mi ottura la posta ogni mattina invece non sono obbligata, e ho buttato tutto via, al miglior offerente. Ma abbonarsi agli aggiornamenti di una rivista di poesia &#8211; a parte essere deliziosamente retrò &#8211; può illuminarti la giornata più di mille lampadine.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Autunno arabo</title>
		<link>http://www.piattinicinesi.com/autunno-arabo/</link>
		<comments>http://www.piattinicinesi.com/autunno-arabo/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 08 Sep 2011 13:48:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piattins</dc:creator>
				<category><![CDATA[omeopatia culturale]]></category>
		<category><![CDATA[scrivere è il mio mestiere (forse)]]></category>

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		<description><![CDATA[Dei giovani è la guerra
l’urlo e la protesta
loro sono le piazze dense di folla
la voglia di cambiare
il futuro
loro che non hanno avuto  niente
che tutto aspettano
disposti a cavalcare rotte indomite
come gli antichi mercanti
loro che non hanno spezie da vendere
né fede da diffondere
monatti della contaminazione culturale
in quarantena su isole sperdute
il tesoro è un visto per l’Europa
A noi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dei giovani è la guerra</p>
<p>l’urlo e la protesta</p>
<p>loro sono le piazze dense di folla</p>
<p>la voglia di cambiare</p>
<p>il futuro</p>
<p>loro che non hanno avuto  niente</p>
<p>che tutto aspettano</p>
<p>disposti a cavalcare rotte indomite</p>
<p>come gli antichi mercanti</p>
<p>loro che non hanno spezie da vendere</p>
<p>né fede da diffondere</p>
<p>monatti della contaminazione culturale</p>
<p>in quarantena su isole sperdute</p>
<p>il tesoro è un visto per l’Europa</p>
<p>A noi che non contiamo niente</p>
<p>che non siamo eroi</p>
<p>e non solo perché non ne abbiamo la stoffa</p>
<p>a noi che l’eroismo era sopravvivere</p>
<p>al governo, ai soprusi, alle tangenti e al carovita</p>
<p>noi che la comunità internazionale non ha mai saputo che esistessimo</p>
<p>e quando  ci ha scoperti eravamo trivellati di colpi</p>
<p>o a elemosinare una via di fuga</p>
<p>noi che siamo padri e madri di famiglie</p>
<p>sempre troppo numerose per accoglierci</p>
<p>noi che avevamo una casa, un lavoro e anche una dignità</p>
<p>noi che abbiamo perso tutto</p>
<p>tranne un fagotto di figli</p>
<p>da portare a spalla</p>
<p>a noi non spetta niente</p>
<p>confinati in un limbo di ricordi</p>
<p>in attesa che si consumi il tempo.</p>
<p>Anna Lo Piano</p>
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		<title>anche voi foste schiavi</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Jun 2011 18:08:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piattins</dc:creator>
				<category><![CDATA[media power]]></category>
		<category><![CDATA[omeopatia culturale]]></category>
		<category><![CDATA[centro astalli]]></category>
		<category><![CDATA[chiara peri]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[libia]]></category>
		<category><![CDATA[rifugiati]]></category>

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		<description><![CDATA[Vi è mai capitato di commuovervi fino alle lacrime per un film sulla guerra, sulle separazioni, sulle ingiustizie subite dai popoli?
Se vi è successo non solo è merito della vostra indubbia sensibilità, ma anche del fatto che vi siete riconosciuti in una storia che avrebbe potuto essere la vostra. E&#8217; questo il potere del cinema, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vi è mai capitato di commuovervi fino alle lacrime per un film sulla guerra, sulle separazioni, sulle ingiustizie subite dai popoli?</p>
<p>Se vi è successo non solo è merito della vostra indubbia sensibilità, ma anche del fatto che vi siete riconosciuti in una storia che avrebbe potuto essere la vostra. E&#8217; questo il potere del cinema, della letteratura, della poesia. Quello di riconoscere negli altri i sentimenti universali che ci tengono ancorati alla nostra umana natura.</p>
<p>Quando lavoravo in televisione avevo tra gli altri il compito di scegliere le immagini per le notizie. Volontariamente evitavo gli assembramenti, le scene di massa, i tappeti di gente sulle piazze, che invece erano il pane quotidiano di tutti i servizi che facevano rumore su arabi, immigrati, terroristi, talebani, afghani, curdi, iracheni, islamici, integralisti. Nomi collettivi per far dimenticare la vita quotidiana interrotta dalla guerra di migliaia di famiglie, di giovani, di bambini. Per creare una serena indifferenza e giustificare forme di coercizione violenta con la necessitò della sicurezza, della democrazia, della prevenzione, dell&#8217;aiuto umanitario.</p>
<p>Le cose non sono cambiate. Le migliaia di persone che stanno fuggendo in questi mesi dai luoghi di guerra sono di volta in volta orde, minacce, invasori. Vengono strumentalizzate dal governo gonfiando i numeri, tenendoli reclusi su un&#8217;isola per creare allarme, servono a foraggiare centri di detenzione/identificazione che sono in realtà centri di privazione dei diritti elementari.</p>
<p>Come successe durante il periodo nazista quando sugli ebrei ricaddero tutte le colpe, come quando gli italiani in America divennero anarchici e capri espiatori delle tensioni sociali.</p>
<p>E mentre cresce l&#8217;allarme, e si giocano le alleanze politiche e le prossime elezioni sulla pelle delle vittime di guerra, si nasconde sotto il tappeto delle notizie a cottimo che i flussi dalla Libia non dipendono solo dalla  guerra, ma sono da anni un&#8217;arma di ricatto del governo di Gheddafi, e un portentoso giro d&#8217;affari.</p>
<p>Si dimentica che quei flussi sono il risultato delle disastrose politiche europee in Africa e Medio Oriente.</p>
<p>In questi mesi sono andata a seguire alcune conferenze al <a href="http://www.centroastalli.it/">Centro Astalli</a>, che si occupa di rifugiati, in compagnia di <a href="http://yenibelqis.splinder.com/">Chiara Peri</a>, che lì lavora, e che ha raccontato in splendidi post quello che stava succedendo, e la frustrazione a volte nel sentire un muro rispetto a questi temi.</p>
<p>Il muro è stato alzato per non farci indignare, in vari modi, sottili o devastanti, tutti tesi a negare la verità e l&#8217;orrore di quello che accade.</p>
<p>Mi unisco all&#8217;<a href="http://yenibelqis.splinder.com/post/24713209/pacifismo-surreale">appello</a> di Chiara per una necessaria indignazione.</p>
<p>Da parte mia, continuerò a dedicare uno spazio sul blog alla questione.</p>
<p>Perché pensavo che questo sarebbe stato un post difficile da scrivere,  ma i più difficili devono ancora venire.</p>
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		<title>La soglia di casa &#8211; la lezione di Kapuscinski</title>
		<link>http://www.piattinicinesi.com/la-soglia-di-casa-la-lezione-di-kapuscinski/</link>
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		<pubDate>Tue, 15 Mar 2011 15:40:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piattins</dc:creator>
				<category><![CDATA[libri e film]]></category>
		<category><![CDATA[omeopatia culturale]]></category>
		<category><![CDATA[africa]]></category>
		<category><![CDATA[nobel per la pace]]></category>
		<category><![CDATA[riszard kapuscinski]]></category>
		<category><![CDATA[ruanda]]></category>

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		<description><![CDATA[Stavo scrivendo un articolo sui Giusti del Ruanda. Due donne e un uomo (italiano) sono candidati al nobel per essersi ribellati all&#8217;obbligo della violenza, all&#8217;ordine di sterminio imposto dall&#8217;ala radicale del governo al potere in Ruanda nel 1994. La storia era così complessa che il materiale trovato nei comunicati stampa non mi è bastato. Purtroppo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Stavo scrivendo un articolo sui <a href="http://nobelrwanda.blogspot.com/2009/10/zura-roma-nella-sede-di-bene-rwanda.html">Giusti del Ruanda</a>. Due donne e un uomo (italiano) sono candidati al nobel per essersi ribellati all&#8217;obbligo della violenza, all&#8217;ordine di sterminio imposto dall&#8217;ala radicale del governo al potere in Ruanda nel 1994. La storia era così complessa che il materiale trovato nei comunicati stampa non mi è bastato. Purtroppo la geografia e la storia del mondo sono coperte da maschere, che scopriamo solo quando per qualche ragione ce ne interessiamo.</p>
<p>Allora ho preso da uno dei miei scaffali affollati un libro di Riszard Kapuscinski, e ho letto il capitolo &#8220;Lezione sul Ruanda&#8221;. Ve lo consiglio se vi interessa l&#8217;argomento, ma anche se non vi interessa. anzi se non vi interessa ve lo consiglio ancora di più.</p>
<p>C&#8217;è un brano, in questo capitolo, che voglio copiare qui, perché non vada perduto.</p>
<p><em>&#8220;Girare il mondo significa passare da una provincia all&#8217;altra, ognuna delle quali è una solitaria stella a se stante. Per la maggior parte delle persone che vi abitano il mondo reale finisce sulla soglia di casa, al limite del villaggio, al massimo confine della valle. Il mondo che sta oltre è inesistente, insignificante e addiruttura inutile, mentre quello intorno a loro e che l&#8217;occhio riesce ad abbracciare assurge alle dimensioni di un grande cosmo che oscura tutto il resto. spesso gli abitanti di un luogo e chi viene da fuori hanno difficoltà a trovare un linguaggio comune, poiché ognuno di loro guarda il posto da un&#8217;ottica diversa: chi viene da fuori usa un grandangolare, che rimpicciolisce l&#8217;immagine ma allarga l&#8217;orizzonte, mentre la persona del posto ha sempre usato il teleobiettivo, se non addirittura il telescopio, che ingigantisce i minimi dettagli&#8221;.</em></p>
<p>Dopo averlo letto, mi è venuta una voglia improvvisa di uscire, e cercare un monte, una collina o anche un altipiano, da cui osservare ampi confini.</p>
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		<title>la rivoluzione quotidiana delle famiglie in guerra</title>
		<link>http://www.piattinicinesi.com/la-rivoluzione-quotidiana-delle-famiglie-in-guerra/</link>
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		<pubDate>Thu, 03 Mar 2011 10:08:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piattins</dc:creator>
				<category><![CDATA[omeopatia culturale]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[libia]]></category>
		<category><![CDATA[mondo arabo]]></category>

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		<description><![CDATA[Ci sono i migranti, gli esuli, i rivoltosi, i morti, i profughi. I pozzi di petrolio, gli interessi, i voltafaccia, i bunker, un rais feroce e grottesco, le navi da guerra.
E poi ci sono le famiglie. Padri e madri che non scenderanno in strada se non per andare a procurarsi il cibo. E non perché [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ci sono i migranti, gli esuli, i rivoltosi, i morti, i profughi. I pozzi di petrolio, gli interessi, i voltafaccia, i bunker, un rais feroce e grottesco, le navi da guerra.</p>
<p>E poi ci sono le famiglie. Padri e madri che non scenderanno in strada se non per andare a procurarsi il cibo. E non perché non siano coraggiosi o non credano alla rivoluzione, ma perché le rivoluzioni sono di forme varie e innumerevoli, e a ognuno è data in sorte la propria.</p>
<p>La sera si chiudono le porte, si sbarrano le finestre. Si attende che  la guerra passi sulle case come un&#8217;onda vischiosa e tetra. Come fiere in agguato se ne avverte l&#8217;odore. Si dorme leggeri, con le pupille spalancate dietro le palpebre di vetro. Si sta pronti come fiere ad azzananare ogni artiglio che cerchi di insinuarsi a tradimento in una crepa, nello spazio libero delle intercapedini.</p>
<p>Come un mantello si proteggono i bambini. Gli si racconta che è come una vacanza, fatta di ritmi lenti e dilatati. Di compiti tutti insieme, senza scuola. Di giochi tra cugini, arrivati in fretta dai cortili attigui.</p>
<p>Che non è una vacanza, lo sanno solo i grandi. Che parlano, fumano, si guardano e aspettano.</p>
<p>Un&#8217;attesa infinita. Il tempo si dilata. Può essere domani o tra un mese o tra sette anni.</p>
<p>La guerra lampo dell&#8217;Irak dura da sette anni. Era l&#8217;aprile del 2003 e io concepivo mio figlio, che adesso fa la seconda elementare. I suoi coetanei di Baghdad non sanno cosa voglia dire vivere in una città normale.</p>
<p>Ma con il tempo ci si abitua a tutto.</p>
<p>L&#8217;amica L., bosniaca di Sarajevo e artista della grammatica araba, mi raccontava dei pomeriggi trascorsi a ripetere all&#8217;infinito i verbi irregolari  per dimenticare di quello che accadeva fuori. Per non pensare che poteva anche essere inutile darsi tutto quel da fare  per arrivare al giorno dopo. Sua sorella, per sopravvivere, rimase incinta.</p>
<p>A Hebron tra i tetti delle case gli abitanti stendevano graticci di ferro, come usberghi medievali , e la città vagava nel deserto come un immenso guerriero ripiegato su se stesso.</p>
<p>Poco distante, sul grande viale in salita che solo i coloni potevano percorrere, un bambino israeliano andava a scuola. Lo zaino in spalla, la kippa in testa e ai fianchi quatro soldati armati di mitra.</p>
<p>Ognuno ha la sua guerra.</p>
<p>Ma alla fine le guerre sono tutte uguali.</p>
<p>E noi tutti, prima o poi, aspettiamo che l&#8217;ombra passi sulle case, aggrappati a un ricordo di vita.</p>
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