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	<title>piattinicinesi &#187; uomini e donne</title>
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	<description>piattini rotanti, cocci e ricomposizioni creative</description>
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		<title>Rancori e ricordi (o anche al contrario)</title>
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		<pubDate>Mon, 02 May 2011 18:07:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piattins</dc:creator>
				<category><![CDATA[fragor di cocci]]></category>
		<category><![CDATA[uomini e donne]]></category>
		<category><![CDATA[vita di coppia]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;arte della recriminazione, tra quelle in dotazione al nostro sesso, è la più subdola e tentacolare.
E io pensavo, sbagliando, di esserne immune.
Il vaccino l&#8217;avevo avuto nell&#8217;esempio. Quello scavare nel passato, rivoltando i ricordi come zolle perché lascino sempre il lato umido e fragile  a vista, io non lo volevo.
Il passato è passato, pensavo,  e va [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;arte della recriminazione, tra quelle in dotazione al nostro sesso, è la più subdola e tentacolare.</p>
<p>E io pensavo, sbagliando, di esserne immune.</p>
<p>Il vaccino l&#8217;avevo avuto nell&#8217;esempio. Quello scavare nel passato, rivoltando i ricordi come zolle perché lascino sempre il lato umido e fragile  a vista, io non lo volevo.</p>
<p>Il passato è passato, pensavo,  e va aggredito solo quando è ancora presente. Lanciando missili di rabbia da fare una rivoluzione.</p>
<p>Perché la rabbia è un sentimento anche positivo.</p>
<p>Senza la rabbia non si cambiano le cose, non si afferra la vita come se fosse un animale selvaggio, a mani nude. Senza la rabbia non si scortica la patina dei sentimenti offuscati.</p>
<p>Non si rivendicano i diritti, primo tra tutti quello ad una vita intensa e felice e vera.</p>
<p>Invece ho scoperto che la rabbia può rimbalzare su muri di gomma, spegnersi come un grido nell&#8217;acqua, e lasciare ferite aperte a bruciarsi di sale e indifferenza.</p>
<p>Da giorni i miei sogni sono abitati da ricordi rancorosi. Mi scopro una voce chioccia, petulante, che recrimina miserie, sacrifici, solitudine.</p>
<p>Non la riconosco, eppure è la mia.</p>
<p>Ho fatto la guerra per avere la vita che volevo e ora in un gesto potrei disperderla come sabbia. La tentazione del rancore è come un vortice.</p>
<p>E i ricordi sono una zavorra pesante.</p>
<p>Ci vorrebbe un filtro ai ricordi, o un obiettivo nuovo.</p>
<p>L&#8217;altro giorno ho visto un video dimenticato di Federico a 4 anni. Di lui avevo nella mente solo gli occhi, enormi, indagatori, come una domanda continua sulla vita. Ma la voce l&#8217;avevo dimenticata.</p>
<p>Ritrovandola così, improvvisamente, come uscita da un passato a me sconosciuto, parallelo alla mia memoria, ho sentito che altri suoni e momenti e colori e sensazioni avrei da recuperare.</p>
<p>Perché quando si riparte non si comincia mai da zero, ma da quello che rimane.</p>
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		<title>La nonna di Marjane Satrapi</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Mar 2011 09:48:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piattins</dc:creator>
				<category><![CDATA[libri e film]]></category>
		<category><![CDATA[uomini e donne]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[marjane satrapi]]></category>

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		<description><![CDATA[C&#8217;è un libro, tra quelli che Marjane Satrapi ha pubblicato, che si chiama &#8220;Broderies&#8221; e che in italiano è stato tradotto perfettamente con &#8220;Taglia e cuci&#8221;.
Perché è di taglio e cucito che si parla, di quel ricamare e tessere ipotesi e giudizi sulle storie degli altri, operazione che solleva il cuore, lo arieggia, lo pulisce [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;è un libro, tra quelli che Marjane Satrapi ha pubblicato, che si chiama &#8220;Broderies&#8221; e che in italiano è stato tradotto perfettamente con &#8220;Taglia e cuci&#8221;.</p>
<p>Perché è di taglio e cucito che si parla, di quel ricamare e tessere ipotesi e giudizi sulle storie degli altri, operazione che solleva il cuore, lo arieggia, lo pulisce come a primavera e lo prepara ad accogliere nuove stagioni e possibilità.</p>
<p>E non a caso le donne riunite nel salotto di <em>mamie</em>, la nonna di Marjane, parlano di <em>&#8220;Ventilations du coeur&#8221;</em> per indicare il reciproco racconto e ascolto di storie personali, di vita, di sfortuna, di delusioni e di grandi amori.</p>
<p>Certo i racconti avrebbero meno forza se non avessero a commentarli la lingua tagliente e il cuore maturo di <em>mamie</em>.</p>
<p>Perché il cuore maturo non è solo una questione di età.  Si sa che si può vivere cent&#8217;anni e non imparare niente della vita.</p>
<p>Il cuore maturo ce l&#8217;ha chi ha vissuto guardandosi allo specchio senza filtri, senza censure, senza voler essere chi non si è.</p>
<p>Ce l&#8217;ha chi ha molto amato. Di un amore che va al di là delle convenzioni, dei pregiudizi, delle gelosie, delle paure, delle distanze.</p>
<p>Che rinuncia, si sacrifica, si strappa, si allontana, in nome di se stesso e non di etiche presunte o imposte.</p>
<p>Vivere davvero al di fuori degli schemi porta con sè un certo disincantato cinismo, un umorismo dai toni agri, battute piccanti, malizia e una quantità infinita di comprensione per le debolezze altrui.</p>
<p>Che non giustifica a lasciarsi andare, ma sprona a fare meglio.</p>
<p>E le altre <em>broderies</em>, quelle del taglio e cucito del proprio corpo, ossessione della taglia perfetta, della vagina eternamente vergine (ogni cultura ha le proprie idiosincrasie) possono aspettare.</p>
<p>Che della vita bisogna farne un velo di pizzo, e indossarlo come un trofeo.</p>
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		<title>tra antigone  e penelope</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Feb 2011 17:17:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piattins</dc:creator>
				<category><![CDATA[le mammiadi: un'epica moderna]]></category>
		<category><![CDATA[uomini e donne]]></category>
		<category><![CDATA[antigone]]></category>
		<category><![CDATA[mitologia]]></category>
		<category><![CDATA[penelope]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando ero al liceo Penelope mi stava&#160; antipatica, parecchio antipatica. 
Tutta quella pazienza, tutto quell&#8217;aspettare in silenzio, chiusa dentro casa, e come massimo divertimento tessere una tela di giorno e disfarla la notte. Bell&#8217;astuzia, pensavo. Questi Proci decisamente non dovevano essere delle cime di strategia militare per cadere in una trappola così misera. 
Molto meglio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quando ero al liceo Penelope mi stava&nbsp; antipatica, parecchio antipatica. </p>
<p>Tutta quella pazienza, tutto quell&#8217;aspettare in silenzio, chiusa dentro casa, e come massimo divertimento tessere una tela di giorno e disfarla la notte. Bell&#8217;astuzia, pensavo. Questi Proci decisamente non dovevano essere delle cime di strategia militare per cadere in una trappola così misera. </p>
<p>Molto meglio Antigone, allora. Lei sì che si poteva prendere a modello. Una che non aveva paura di andare a dire a Creonte quello che pensava. Di dirgli che la sua legge era la legge del potere, ma che di legge ce n&#8217;era un&#8217;altra, ben più importante, che era quella dell&#8217;etica, dell&#8217;amore, dell&#8217;appartenenza al genere umano. Antigone è un personaggio così bello che ogni autore voleva scrivere la sua storia. A me più di tutte piaceva l&#8217;Antigone di Anouilh, che era ribelle e adolescente, e vagamente darkettona. Tutto, mi dicevo, tutto si può sopportare, ma non il silenzio rassegnato di Penelope, la paura di esporsi di Ismene. Meglio fare come Antigone, meglio urlare, scendere in piazza, infrangere le leggi ingiuste e aspirare all&#8217;assoluto. Ideali assoluti, passioni assolute. Assoluto, tutto e subito. O altrimenti niente.</p>
<p>Devo dire che nel tempo non è che sia cambiata tanto. A parte il fatto che ho imparato ad aspettare. Dal tutto e subito al tutto prima o poi vedrai che ci riesco.</p>
<p>Solo che questa lotta per ottenere le cose nel poi, non era meno dura di quella sfrontata e urlante di Antigone. Questa lotta quotidiana, fatta di apparenti compromessi, di pazienza, di azioni ripetute e testarde non era meno ribelle, meno eversiva. Questa era la lotta di Penelope. La lotta di chi è messo sotto assedio dalla vita. Dalle necessità, dalla malattia, dalla guerra, dalle responsabilità.</p>
<p>Allora è inutile uscire e buttarsi in pasto ai Proci. Devi lottare d&#8217;astuzia, devi trovare un modo per resistere in attesa che arrivi il momento giusto per fare la rivoluzione.</p>
<p>Io non l&#8217;avevo capito che tessere la tela era questo.</p>
<p>Che non era rifugiarsi in un&#8217;impresa impossibile, illudendosi che prima o poi cambierà la tua vita. Né tessere della tua vita una storia parallela, romanzata, illusoria. Come molte donne fanno.</p>
<p>Ma è svegliarsi ogni mattina sapendo che dovrai svolgere la tua routine quotidiana. Una routine che ti sembra sempre uguale, che è fatta di lavoro, pulizie, figli, marito. E la sera è come se non avessi fatto niente, e il giorno dopo devi ricominciare.</p>
<p>Però quella tela che si distrugge la sera in realtà espande i suoi fili ovunque, lega gli affetti, li tiene fermi, solidali, ancorati a una scialuppa di salvataggio che naviga in acque scosse dal vento, .</p>
<p>Penelope è il telaio, l&#8217;albero maestro, la regina che comanda con il silenzio.</p>
<p>E&#8217; una stratega, al pari di Ulisse.</p>
<p>Mi piace Penelope. E mi piace anche Antigone. Tra le due, non saprei chi scegliere. E forse non devo.</p>
<p>Anche perché nel dubbio, tutto sommato la prossima vita faccio Ulisse.</p>
<p></p>
<p></p>
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		<title>donne velate</title>
		<link>http://www.piattinicinesi.com/donne-velate/</link>
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		<pubDate>Fri, 24 Sep 2010 17:30:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piattins</dc:creator>
				<category><![CDATA[omeopatia culturale]]></category>
		<category><![CDATA[uomini e donne]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[hijab]]></category>
		<category><![CDATA[islam]]></category>
		<category><![CDATA[mondo arabo]]></category>
		<category><![CDATA[questioni di genere]]></category>
		<category><![CDATA[velo]]></category>

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		<description><![CDATA[Vi avevo annunciato che avrei parlato di moda alla maniera piattinesca. Mantengo la promessa cominciando da un argomento difficile, che è quello del velo. Parlerò del velo islamico, certo, ma non solo come questione interna all&#8217;islam. Il velo ci interessa tutte. Parla di noi donne, ci racconta quale carica simbolica abbia il nostro corpo, la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.piattinicinesi.com/wp-content/uploads/2010/09/105.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1837" title="105" src="http://www.piattinicinesi.com/wp-content/uploads/2010/09/105-241x300.jpg" alt="" width="241" height="300" /></a>Vi avevo annunciato che avrei parlato di moda alla maniera piattinesca. Mantengo la promessa cominciando da un argomento difficile, che è quello del velo. Parlerò del velo islamico, certo, ma non solo come questione interna all&#8217;islam. Il velo ci interessa tutte. Parla di noi donne, ci racconta quale carica simbolica abbia il nostro corpo, la nostra nudità, la nostra sessualità. Ci ricorda quante e quali imposizioni sociali siamo costrette a subire fin da piccole, e di quanto sia tortuosa e piena di ostacoli la via della liberazione.</p>
<p>L&#8217;argomento è difficile e complesso, e non pretendo di esaurirlo in un solo post, o di esaurirlo tout court. E&#8217; un&#8217;argomento fastidioso, anche un po&#8217; urticante. Qualche giorno fa <a href="http://managerdimestessa.wordpress.com/">Veronica</a> su FB ha espresso il disagio provato di fronte a una donna di cui intravedeva soltanto gli occhi. Ecco, io vorrei partire da quel disagio, perché il disagio di fronte a una situazione che non si comprende, che ci mette in crisi, può portare ad atteggiamenti di chiusura, di arroccamento, ma anche di ricerca, di messa in dubbio delle verità ricevute, di apertura di nuove strade e soluzioni. ( In questo caso per esempio lei si è incuriosita e io, cerco di mettere ordine in tanti anni di esperienze e riflessioni scrivendo questo post).</p>
<p>Cominciamo col dire una cosa. L&#8217;idea che il corpo della donne vada coperto, e vada tanto più coperto quanto la donna deve dimostrare socialmente il proprio onore e la propria rispettabilità, è un&#8217;idea antica. Pre-islamica, certo, ma anche mediterranea, ed europea. Nell&#8217;antica Roma la donna sposata &#8220;di rango&#8221; doveva uscire con il capo coperto, e questa tradizione la si ritrova fino al 900, quando l&#8217;uso del cappello o della veletta distingue la signora perbene dalla popolana o dalla donna di malaffare, che mostra i capelli sciolti sulle spalle. Nelle campagne le nostre donne hanno portato il fazzoletto in testa fino a pochi anni fa, e l&#8217;uso del velo (bianco o nero, due colori fortemente simbolici) in occasione del matrimonio o del lutto, come delle visite dal papa (qualunque sia la loro religione le donne in visita dal papa devono portare la gonna e il velo nero in testa) dimostrano che l&#8217;atto del velare, del nascondere, indica sottomissione ma anche rispettabilità, e onore (ovvero rinuncia a una sessualità libera, che può esprimersi solo se confinata nell&#8217;ambito familiare e procreativo).</p>
<p>Nell&#8217;islàm il significato del velo è dato direttamente nel Corano.</p>
<p><strong>&#8220;Dì ai credenti che abbassino gli                                sguardi e custodiscano le loro vergogne; questo                                sarà per loro, cosa più pura, ché Dio ha consapevolezza                                di quel che essi fanno. E dì alle credenti che abbassino                                gli sguardi e custodiscano le loro vergogne e non                                mostrino troppo le loro parti belle, eccetto quel                                che di fuori appare, e si coprano i seni d&#8217;un velo                                e non mostrino le loro parti belle altro che ai                                loro mariti, o ai loro padri o ai loro suoceri o                                ai loro figli&#8230; »</strong> ( Cor. XXIV, 30-31).</p>
<p><strong>« Oh Profeta! Dì                                alle tue spose e alle tue figlie e alle donne dei                                credenti che si ricoprano dei loro mantelli, questo                                sarà più atto a distinguerle dalle altre e a che                                non vengano offese &#8230; »</strong>(Cor. <em>sura</em> XXXIII, 59).</p>
<p>Il velo è quindi un simbolo di separazione e pudore fra i sessi, che distingue la donna musulmana onorata e la protegge dalle offese. Purtroppo sia nell&#8217;Islam che in occidente la donna fa fatica ad essere rispettata come essere umano, ma deve tirare fuori la carta dell&#8217;onore, e dell&#8217;appartenenza sociale.</p>
<p>Quanto a capire come deve essere effettivamente questo velo, il Corano non lo dice. Non ci sono né figure né indicazioni di stile. Per questo nel tempo il velo ha preso innumerevoli forme. Si va dal turbante colorato delle donne eritree fino al burqa delle campagne afghane, alle maschere in ferro, all&#8217;hijàb più moderno, all&#8217;abbigliamento &#8220;casual&#8221; che non copre la testa ma nasconde le forme con camicie oversize e gonne sotto il ginocchio. Fino a quando qualcuno decide di saperne più degli altri e impone con la forza colori e misure.</p>
<p>La questione del velo fa la sua prima comparsa nel 1899, quando l’egiziano <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Qasim_Amin">Qasim                                Amin</a>, considerato il &#8220;padre&#8221; del femminismo islamico, sostenne che l’imposizione del velo                                non è esplicitamente prevista nella &#8220;sharia&#8221;                                (legge islamica), ma è stata la società ad imporlo                                alla donna. Che la questione sia nata alla fine dell&#8217; 800 non è un caso, perché è in questo secolo che nascono i movimenti femministi, anche in occidente. Questa coincidenza però fa sì che se in alcuni momenti le donne d&#8217;oriente e d&#8217;occidente si alleino nella comune lotta per la liberazione, altre volte la &#8220;modernizzazione&#8221; venga vista come una &#8220;occidentalizzazione&#8221;, e quindi rifiutata, o criticata, o rivista in una prospettiva araba e islamica. Insomma un bel groviglio di spine.</p>
<p>Preferisco mettere in chiaro da subito che con questo e i prossimi post io non voglio dare risposte, (che non ne ho) ma solo fornire materiale per domande, perché come ho già detto varie volte parlando della mia definzione di omeopatia culturale, attraverso lo studio del mondo arabo ho messo in crisi varie volte la mia stessa cultura,  e questo mi ha fatto un gran bene.</p>
<p>Vi lascio qualche link &#8220;urticante&#8221;.</p>
<p><a href="http://www.donnamed.unina.it/velo_corpointro.php#">Qui</a> trovate un&#8217;introduzione semplice ed interssante alla questione del velo nel mediterraneo.</p>
<p><a href="http://it.globalvoicesonline.org/?s=hijab">Qui</a> alcune discussioni sorte sui blog arabi sulla questione hijab, un primo passo per capire quanto il tema sia dibattuto e vissuto con attenzione dai &#8220;cittadini&#8221; arabi (quindi non discorsi politici o religiosi). Solo da una lettura rapida emergono infiniti spunti di riflessione.</p>
<p><a href="http://www.meltingpot.org/articolo15309.html">Qui</a> un&#8217;intervista a Renata Pepicelli, ricercatrice di Bologna che a marzo ha pubblicato un libro dal titolo “Femminismo islamico. Corano, diritti, riforme”, edito da Carocci.</p>
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		<title>maschi contro femmine</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Jun 2010 20:44:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piattins</dc:creator>
				<category><![CDATA[sono invasa dagli alieni]]></category>
		<category><![CDATA[uomini e donne]]></category>
		<category><![CDATA[crescere con i figli]]></category>
		<category><![CDATA[femminismo]]></category>
		<category><![CDATA[figlio filosofo]]></category>

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		<description><![CDATA[Di ritorno da campo scuola i miei figli sono tornati più maturi, indipendenti e consapevoli.
Parlando con loro ti rendi conto che hanno fatto molte esperienze, e che sanno tantissime cose in più.
Quasi tutte, a dire la verità,  riguardano barzellette zozze e parolacce, ma ce ne sono alcune (poche) che riguardano i fatti della vita.
-Mamma, ti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Di ritorno da campo scuola i miei figli sono tornati più maturi, indipendenti e consapevoli.</p>
<p>Parlando con loro ti rendi conto che hanno fatto molte esperienze, e che sanno tantissime cose in più.</p>
<p>Quasi tutte, a dire la verità,  riguardano barzellette zozze e parolacce, ma ce ne sono alcune (poche) che riguardano i fatti della vita.</p>
<p>-Mamma, ti devo dire una cosa, se non ti offendi &#8211; ha detto Figlio Filosofo.</p>
<p>- Offendermi? perché dovrei offendermi? &#8211; ho risposto temendo il peggio.</p>
<p>- Al campo scuola abbiamo fatto una gara maschi contro femmine&#8230;</p>
<p>- Che gara?</p>
<p>- Una gara con  un sacco di cose&#8230;salto in alto, pallavolo, tiro alla fune, corsa, quizzone&#8230;</p>
<p>- Quizzone? tipo con le domande?</p>
<p>- Sì con le domande&#8230; e insomma alla fine hanno vinto le femmine.</p>
<p>- E qual è il problema? A te dà fastidio che abbiano vinto loro?</p>
<p>- No , non è questo. E&#8217; che appena hanno vinto hanno cominciato a dire &#8220;abbiamo vinto noi, vi siete fatti battere da delle femminucce&#8221; &#8230;. Io non capisco. Stanno sempre a vantarsi che sono forti, che sono brave, che sono le migliori. Si arrabbiano quando qualcuno dice che sono inferiori ai maschi,  e poi però quando vincono invece di pensare che è normale (visto che sono le migliori) ci prendono in giro perché ci hanno battuti. Praticamente è come se fossero razziste nei confronti di loro stesse. Ma tu che ne pensi?</p>
<p>E che devo pensare? Penso che è proprio così, e non avrei saputo dirlo meglio.</p>
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