<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>piattinicinesi &#187; media power</title>
	<atom:link href="http://www.piattinicinesi.com/category/media-power/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.piattinicinesi.com</link>
	<description>piattini rotanti, cocci e ricomposizioni creative</description>
	<lastBuildDate>Mon, 06 Feb 2012 14:55:21 +0000</lastBuildDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.9.1</generator>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
			<item>
		<title>anche voi foste schiavi</title>
		<link>http://www.piattinicinesi.com/anche-voi-foste-schiavi/</link>
		<comments>http://www.piattinicinesi.com/anche-voi-foste-schiavi/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 20 Jun 2011 18:08:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piattins</dc:creator>
				<category><![CDATA[media power]]></category>
		<category><![CDATA[omeopatia culturale]]></category>
		<category><![CDATA[centro astalli]]></category>
		<category><![CDATA[chiara peri]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[libia]]></category>
		<category><![CDATA[rifugiati]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.piattinicinesi.com/?p=2119</guid>
		<description><![CDATA[Vi è mai capitato di commuovervi fino alle lacrime per un film sulla guerra, sulle separazioni, sulle ingiustizie subite dai popoli?
Se vi è successo non solo è merito della vostra indubbia sensibilità, ma anche del fatto che vi siete riconosciuti in una storia che avrebbe potuto essere la vostra. E&#8217; questo il potere del cinema, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vi è mai capitato di commuovervi fino alle lacrime per un film sulla guerra, sulle separazioni, sulle ingiustizie subite dai popoli?</p>
<p>Se vi è successo non solo è merito della vostra indubbia sensibilità, ma anche del fatto che vi siete riconosciuti in una storia che avrebbe potuto essere la vostra. E&#8217; questo il potere del cinema, della letteratura, della poesia. Quello di riconoscere negli altri i sentimenti universali che ci tengono ancorati alla nostra umana natura.</p>
<p>Quando lavoravo in televisione avevo tra gli altri il compito di scegliere le immagini per le notizie. Volontariamente evitavo gli assembramenti, le scene di massa, i tappeti di gente sulle piazze, che invece erano il pane quotidiano di tutti i servizi che facevano rumore su arabi, immigrati, terroristi, talebani, afghani, curdi, iracheni, islamici, integralisti. Nomi collettivi per far dimenticare la vita quotidiana interrotta dalla guerra di migliaia di famiglie, di giovani, di bambini. Per creare una serena indifferenza e giustificare forme di coercizione violenta con la necessitò della sicurezza, della democrazia, della prevenzione, dell&#8217;aiuto umanitario.</p>
<p>Le cose non sono cambiate. Le migliaia di persone che stanno fuggendo in questi mesi dai luoghi di guerra sono di volta in volta orde, minacce, invasori. Vengono strumentalizzate dal governo gonfiando i numeri, tenendoli reclusi su un&#8217;isola per creare allarme, servono a foraggiare centri di detenzione/identificazione che sono in realtà centri di privazione dei diritti elementari.</p>
<p>Come successe durante il periodo nazista quando sugli ebrei ricaddero tutte le colpe, come quando gli italiani in America divennero anarchici e capri espiatori delle tensioni sociali.</p>
<p>E mentre cresce l&#8217;allarme, e si giocano le alleanze politiche e le prossime elezioni sulla pelle delle vittime di guerra, si nasconde sotto il tappeto delle notizie a cottimo che i flussi dalla Libia non dipendono solo dalla  guerra, ma sono da anni un&#8217;arma di ricatto del governo di Gheddafi, e un portentoso giro d&#8217;affari.</p>
<p>Si dimentica che quei flussi sono il risultato delle disastrose politiche europee in Africa e Medio Oriente.</p>
<p>In questi mesi sono andata a seguire alcune conferenze al <a href="http://www.centroastalli.it/">Centro Astalli</a>, che si occupa di rifugiati, in compagnia di <a href="http://yenibelqis.splinder.com/">Chiara Peri</a>, che lì lavora, e che ha raccontato in splendidi post quello che stava succedendo, e la frustrazione a volte nel sentire un muro rispetto a questi temi.</p>
<p>Il muro è stato alzato per non farci indignare, in vari modi, sottili o devastanti, tutti tesi a negare la verità e l&#8217;orrore di quello che accade.</p>
<p>Mi unisco all&#8217;<a href="http://yenibelqis.splinder.com/post/24713209/pacifismo-surreale">appello</a> di Chiara per una necessaria indignazione.</p>
<p>Da parte mia, continuerò a dedicare uno spazio sul blog alla questione.</p>
<p>Perché pensavo che questo sarebbe stato un post difficile da scrivere,  ma i più difficili devono ancora venire.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.piattinicinesi.com/anche-voi-foste-schiavi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>6</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Scurdammoce o&#8217; passato</title>
		<link>http://www.piattinicinesi.com/scurdammoce-o-passato/</link>
		<comments>http://www.piattinicinesi.com/scurdammoce-o-passato/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 10 May 2011 11:56:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piattins</dc:creator>
				<category><![CDATA[il lavoro nobilita il mio commercialista]]></category>
		<category><![CDATA[media power]]></category>
		<category><![CDATA[scrivere è il mio mestiere (forse)]]></category>
		<category><![CDATA[bloggermom]]></category>
		<category><![CDATA[interviste]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[playlist]]></category>
		<category><![CDATA[rainews24]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.piattinicinesi.com/?p=2074</guid>
		<description><![CDATA[Fino a qualche anno fa se qualche volta avevo tempo di guardarmi indietro, mi sembrava di vedere una vita fatta di blocchi, ognuno dei quali inscatolato e messo sotto naftalina, come avviene per i vestiti smessi, o fuori stagione.
Scatole dell&#8217;infanzia, del liceo, degli anni a Parigi, di quelli all&#8217;Università, di cui avevo tenuto fuori, per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Fino a qualche anno fa se qualche volta avevo tempo di guardarmi indietro, mi sembrava di vedere una vita fatta di blocchi, ognuno dei quali inscatolato e messo sotto naftalina, come avviene per i vestiti smessi, o fuori stagione.</p>
<p>Scatole dell&#8217;infanzia, del liceo, degli anni a Parigi, di quelli all&#8217;Università, di cui avevo tenuto fuori, per tutti i giorni, solo pochi elementi essenziali.  Poi non so cosa sia successo, ma a un certo punto le scatole si sono aperte, e pezzi di passato sono saltati fuori allegri ed entusiasti. Io, devo dire, di saltelli ne ho fatti pochi, che mi è sembrato di avere appese due zavorre alle caviglie (e non era la solita ciccia).</p>
<p>Passi infatti rivedere la tua maestra delle elementari che accompagna i nipoti a scuola, passi che Giovanni adesso sia in classe con il figlio del compagno di banco di mio fratello, (e che entrambi i bambini ti chiedano di vedere le vecchie foto) passi anche incontrare per caso al tavolo accanto della pizzeria trasteverina il tuo professore di Parigi (in vacanza per caso a Roma) che ti chiede come hai messo a frutto il tuo master. (ma che è , un incubo?) Ma come la mettiamo con il folletto del tempo che ti riporta indietro di 20 anni (proprio fisicamente, con sensazioni e tutto) e ti chiede se hai fatto bene a sposare l&#8217;uomo che hai accanto adesso, invece di sposare l&#8217;altro? Sono botte, vi assicuro, come farsi una traversata in gommone col mare grosso. Si sta male, si vomita e poi forse <em>inshallah</em> si tocca terra . (E comunque vi risparmio la suspense: sì ho fatto bene).</p>
<p>Malgrado queste premesse quando qualche settimana fa Sabrina di <a href="http://www.vivere-semplice.org/">vivere-semplice</a> mi ha mandato un messaggio chiedendomi se mi sarebbe piaciuto partecipare a una trasmissione sulle mammeblogger (si va be&#8217; lo so che l&#8217;argomento è sempre quello, ma per l&#8217;allevamento delle trote ci stiamo organizzando) a Rainews 24 ho detto di sì. Perché sette anni fa, l&#8217;ultimo giorno di lavoro, con Giovanni nel pancione e un senso di liberazione nel tornare a casa, avevo giurato a me stessa che lì dentro ci sarei tornata solo come ospite per qualcosa che avevo fatto (e possibilmente qualcosa di legale, avevo specificato, perché con i desideri è meglio essere precisi).</p>
<p>Detto fatto. Non era divertente? Solo che  i vecchi lavori finiti male a volte sono peggio di certi amori finiti male.</p>
<p>Per cui ieri pomeriggio, prima di andare a Saxa (ingresso 2, come un tempo, stessa palazzina), mi è preso un attacco di colite come non ne avevo da anni.</p>
<p>Mi sono ricordata che dal mio primo giorno di tesserino Rai erano passati 10 anni esatti. Una vita. Ho rivissuto i turni di notte, l&#8217;assenza di Federico (che non ho visto per quasi un mese di seguito), gli sfoghi nella saletta della simultanea, le risate,  le arrabbiature, le lezioni di tecnica televisiva e gossip nella sala analogica, la passione, il giorno che ci siamo piantati davanti al caporedattore per dirgli che volevamo fare gli speciali sull&#8217;Iraq, e chissenefregava se in teoria lì c&#8217;era solo postproduzione. Le promesse, le promesse non mantenute, i raccomandati, la fatica, il giorno in cui mi hanno detto &#8220;fai così bene questo lavoro che non ti faremo mai fare altro&#8221;, il giorno che mi hai detto &#8220;vattene da qua, perché per te sarà una prigione&#8221; e io ho seguito il tuo consiglio, perché a me le prigioni, fisiche e mentali, non sono mai piaciute.</p>
<p>Ieri sera, però, quando sono arrivata, ero insieme alle altre, ( Sabrina, <a href="http://machedavvero.blogspot.com/">Wonder</a> e <a href="http://www.veremamme.it/">Flavia</a>, mica poco) e ridevamo. E abbiamo riso tutto il tempo mentre sbirciavo corridoi e persone che erano tutti diversi. Il tempo era passato e aveva scavato un solco tra adesso e la vita di prima.</p>
<p>Che le decisioni non sono mai giuste in assoluto, ma se non avessi avuto il coraggio di mollare allora non avrei fatto tante cose, non avrei scoperto cosa ero capace di fare, cosa per me è importante e cosa no.</p>
<p>Quando il passato ritorna, va bene solo se diventa presente, altrimenti è meglio che rimanga lì dov&#8217;è.</p>
<p>Perché a guardarsi troppo indietro, si rischia di fare come Orfeo, o Lot, o <a href="http://www.veremamme.it/2009/01/sfelix-mac-depress-yesterday-blu-mood/" target="_blank">Sfelix Mac Depress</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.piattinicinesi.com/scurdammoce-o-passato/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>12</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Facebook, Report e riflessioni sparse</title>
		<link>http://www.piattinicinesi.com/facebook-report-e-riflessioni-sparse/</link>
		<comments>http://www.piattinicinesi.com/facebook-report-e-riflessioni-sparse/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 11 Apr 2011 20:27:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piattins</dc:creator>
				<category><![CDATA[media power]]></category>
		<category><![CDATA[facebook]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[internet]]></category>
		<category><![CDATA[report]]></category>
		<category><![CDATA[social network]]></category>
		<category><![CDATA[tv]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.piattinicinesi.com/?p=2046</guid>
		<description><![CDATA[Ieri sera come molti altri utenti della rete ero davanti a Report. Una delle poche trasmissioni televisive che seguo. Tra quelle giornalistiche l&#8217;unica insieme a Presa Diretta. Il resto non lo considero proprio.
La trasmissione di ieri per gli utenti della rete era di particolare interesse, perché parlava delle piattaforme che permettono a noi tutti di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ieri sera come molti altri utenti della rete ero davanti a <strong>Report</strong>. Una delle poche trasmissioni televisive che seguo. Tra quelle giornalistiche l&#8217;unica insieme a <strong>Presa Diretta</strong>. Il resto non lo considero proprio.</p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=0GFmxgTdx-c&amp;feature=player_embedded">La trasmissione di ieri </a>per gli utenti della rete era di particolare interesse, perché parlava delle piattaforme che permettono a noi tutti di comunicare, intessere relazioni sociali e soprattutto lavorare.</p>
<p>Chi lavora su web ha infatti un&#8217;identità digitale, si muove, comunica, agisce in un mondo, quello del web, che ha regole precise, in continua evoluzione.</p>
<p>I più bravi sono quelli che sanno anticipare e cavalcare le opportunità e le tendenze che gli altri vedranno solo dopo molto tempo.</p>
<p>Mentre vedevo la trasmissione ho provato un certo disagio. Lo stesso che molti hanno manifestato sia su facebook che sui propri blog. Per esempio</p>
<p><a href="http://farmaciaserragenova.blogspot.com/2011/04/reportinternet-e-le-occasioni-perse.html">http://farmaciaserragenova.blogspot.com/2011/04/reportinternet-e-le-occasioni-perse.html</a></p>
<p><a href="http://www.maicontent.it/2011/04/11/report-e-i-social-network-la-paura-e-la-voglia/#comment-25">http://www.maicontent.it/2011/04/11/report-e-i-social-network-la-paura-e-la-voglia/#comment-25</a></p>
<p><a href="http://mammaincorriera.blogspot.com/2011/04/milena-che-dolore-mi-hai-dato.html">http://mammaincorriera.blogspot.com/2011/04/milena-che-dolore-mi-hai-dato.html</a></p>
<p><a href="http://internet.liquida.it/focus/2011/04/11/a-report-milena-gabanelli-parla-di-facebook-e-dei-social-network-ma-la-rete-non-gradisce/">http://internet.liquida.it/focus/2011/04/11/a-report-milena-gabanelli-parla-di-facebook-e-dei-social-network-ma-la-rete-non-gradisce/</a></p>
<p>Oggi, a freddo ( o almeno a tiepido) vorrei provare a lanciare qualche spunto di riflessione.</p>
<p>1. <strong>Giornalismo superficiale</strong>. Il giornalismo televisivo ci appare tanto più superficiale quanto meglio conosciamo l&#8217;argomento. Perché ogni questione è talmente sfaccettata, complessa e interconnessa ad altre questioni che per descriverla o la si guarda da lontano, come in un <em>grandangolo</em>, o se si vuole <em>zoomare</em> sui dettagli per forza bisogna scegliere un buco della serratura da cui guardare. In questo caso loro hanno scelto la questione della privacy, e quindi non hanno considerato tutto il resto.</p>
<p>2. <strong>Toni ansiogeni</strong>. Lo stile da catastrofe imminente è un po&#8217; un vezzo di <strong>Report</strong>. Tiene lo spettatore incollato o, a volte, lo invoglia ad andare immediatamente a mangiarsi una pizza fuori. In ogni caso bisogna interpretarlo per quello che è: uno stile. Ciò non toglie che il catastrofismo a tutti i costi porta anche a delle <em>cadute</em> di stile. La scoperta del processo del <strong><em>like</em></strong> da parte della signora di una certa età che segue il corso di alfabetizzazione web come se fosse un processo demoniaco, è quasi ridicolo, così come presentare come eroi i suicidi digitali o vittime i bannati dal web senza dare ulteriori dettagli e senza parlare di tutti i movimenti di opinione che si creano ogni giorno, le possibilità di lavoro, di apertura, conoscenza e perché no anche di crescita economica. I due minuti dedicati alla rivoluzione di twitter nel mondo arabo certo non bastano a riequilibrare l&#8217;analisi su come funziona la censura sul web allo stato attuale. Ma su questo torno.</p>
<p>3. <strong>Privacy, marketing e controllo </strong>Fermo restando che il taglio dato al servizio è ben preciso, questo taglio mette però in evidenza alcuni elementi di Facebook che forse non per tutti sono così scontati. Facebook e Google non sono piattaforme gratuite per generosità dei rispettivi fondatori, ma un grande affare. Su questo molti di noi non avevano dubbi. Tra l&#8217;altro personalmente da tempo mi sono rassegnata al fatto che siamo tutti sotto la lente di un potenziale grande fratello. La profilazione che Facebook fa sugli utenti per le aziende la si fa in modo più semplice e diretto tramite le carte fedeltà, gli abbonamenti, le sottoscrizioni a servizi di qualsiasi tipo. Tempo fa insieme alla Sim card ho sottoscritto senza rendermi conto l&#8217;autorizzazione per un numero imprecisato di aziende di mandarmi direttamente sul cellulare ogni sorta di promozione. Quindi il mio numero di cellulare è di dominio pubblico. Siamo controllati dal satellite, rintracciabili tramite gps o movimenti della carta di credito. Facebook e Google si aggiungono a questo controllo. E offrono grandi potenzialità, ma in cambio di un grande potere. Di fatto hanno creato mondi nei quali abitiamo,  lavoriamo e viviamo. E per noi che del web abbiamo fatto il pane quotidiano è difficile fare la differenza tra reale e virtuale.</p>
<p>4<strong>. La longa mano sulle piattaforme</strong> Come grande affare del secolo è chiaro che questo tipo di piattaforme attirino investitori vogliosi di accrescere il capitale. Questo secondo me era uno dei punti più interessanti del servizio. Perché come al solito l&#8217;interesse porta a perseguire i propri scopi senza curarsi degli eventuali ostacoli. Regole, etica, comportamenti vistuosi potrebbero slittare verso nuove interpretazioni in caso di necessità. E se occorresse venire a patti con i poteri forti? Con i governi? Che succederebbe? Il punto non è temere i social network, che continueranno a esistere, in varie evoluzioni, nei prossimi anni, ma temere la concentrazione di tali piattaforme nelle mani di pochi. Sappiamo che tali forme di monopolio non hanno mai portato a niente di buono.</p>
<p>5. <strong>Comunicare, innovazione, creatività</strong> Monopolio e tutela della privacy. Questi sono per me due punti fondamentali della questione. La privacy, nel mondo dei social network, vuol dire comportarsi su web come se tu fossi continuamente sotto osservazione. Di fatto è una gestione oculata della tua identità digitale. <em>Privacy</em> sul web è una parola obsoleta.</p>
<p>Ma i social network sono una forma di comunicazione troppo potente per potersi fermare a questo livello e non affrontare il resto. Quello che sta succedendo nel mondo arabo lo si deve a questo tipo di comunicazione, fatta dai ragazzi. Una comunicazione alternativa e libera che è riuscita a essere tale perché giovane e ancora non manovrata totalmente dall&#8217;interesse. Una comunicazione che quando è stata bloccata in alcuni paesi (vedi il caso della Libia, che ancora adesso è tagliata fuori dal web) ha trovato il modo di aggirare i blocchi grazie agli hacker e al passaparola.</p>
<p>Gli esseri umani hanno sempre cercato modi di comunicare adatti alla propria epoca. I social network sono il modo della nostra epoca. Se in futuro le cose cambieranno, ne troveremo altri.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.piattinicinesi.com/facebook-report-e-riflessioni-sparse/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>5</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Draquila &#8211; una recensione comparata</title>
		<link>http://www.piattinicinesi.com/draquila-una-recensione-comparata/</link>
		<comments>http://www.piattinicinesi.com/draquila-una-recensione-comparata/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 17 May 2010 12:23:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piattins</dc:creator>
				<category><![CDATA[media power]]></category>
		<category><![CDATA[berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[bertolaso]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[draquila]]></category>
		<category><![CDATA[maomi klein]]></category>
		<category><![CDATA[michael moore]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[sabina guzzanti]]></category>
		<category><![CDATA[satira]]></category>
		<category><![CDATA[terremoto]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.piattinicinesi.com/?p=1522</guid>
		<description><![CDATA[Sono andata a vedere Draquila, di Sabina Guzzanti.
Che non è, come si potrebbe pensare, un film sul terremoto dell’Aquila. Non è solo quello, almeno. E’ invece un film sul complesso intreccio di rapporti che lega imprenditori, politica e protezione civile in Italia. E’ un film documentario a tesi. Alla Michael Moore, per intenderci.  E dove [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.piattinicinesi.com/wp-content/uploads/2010/05/32613_locandina-draquila-l-italia-che-trema.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1523" title="32613_locandina-draquila-l-italia-che-trema" src="http://www.piattinicinesi.com/wp-content/uploads/2010/05/32613_locandina-draquila-l-italia-che-trema-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Sono andata a vedere <a href="http://www.draquila-ilfilm.it/" target="_blank"><strong>Draquila</strong></a>, di Sabina Guzzanti.</p>
<p>Che non è, come si potrebbe pensare, un film sul terremoto dell’Aquila. Non è solo quello, almeno. E’ invece un film sul complesso intreccio di rapporti che lega imprenditori, politica e protezione civile in Italia. E’ un film documentario a tesi. Alla Michael Moore, per intenderci.  E dove con l’espressione documentario a  tesi non intendo svilire il concetto di documentario, al contrario. Che raccontare la realtà presuppone sempre una sua interpretazione. Perché c’è bisogno di dare un senso a quello che vedi e che senti e quindi devi organizzare il materiale che hai raccolto intorno a un filo conduttore, che abbia un inizio e anche una fine, che può essere una fine aperta ma ci deve essere assolutamente. Perché il film documentario deve raccontare, e come ogni buona narrazione raccontando deve anche suggerire. Dubbi, sentimenti, rimandi, riflessioni. Magari anche azioni. Che la narrazione vera è quella che ti continua ad agire dentro anche una volta  che il film è finito (o il libro chiuso). Quella che ti rende diverso.<span id="more-1522"></span></p>
<p>Di questo film alcune cose mi hanno colpito in modo particolare.</p>
<p>La prima è che è un film che ti fa arrabbiare e soffrire anche senza l’artificio delle immagini rallentate su sfondo musicale ( e forse anche per l’assenza di queste immagini). Ti fa arrabbiare e soffrire perché racconta di uno strazio vero, previsto, evitabile e soprattutto continuo e ragionato.</p>
<p>All’Aquila, questa è la tesi di fondo del film, si è sperimentato un modello di economia che mira a impossessarsi del territorio, della cultura, della vita stessa di un gruppo di cittadini per depauperarli di tutto, compresi i diritti civili, approfittando di una sciagura, fortuita o provocata, che ne mini alla base la capacità di reagire.</p>
<p>Il film non la cita, ma questa è la tesi di fondo del saggio di <a href="http://www.naomiklein.org/main" target="_blank">Naomi Klein <strong>Shock Economy</strong>.</a> Nel suo libro la Klein alcuni casi storici nei quali  sono state applicate le teorie ultra liberiste della <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Scuola_di_Chicago_%28economia%29" target="_blank">scuola di Chicago</a> e di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Milton_Friedman" target="_blank">Milton Friedman</a> approfittando di uno stato di shock delle popolazioni , dovuto a calamità naturali, dittatura, guerra. Nel disastro bisogna ricostruire, e la ricostruzione deve essere fatta in stato di emergenza, quindi aggirando il complicato sistema di regole, burocrazia e controlli che normalmente serve vigilare sull’applicazione delle decisioni governative e tutelare i cittadini. Aggirare questi controlli permette quindi di affidare in mano a privati (di solito oculatamente scelti) gli appalti della ricostruzione, della gestione dei servizi fondamentali e della sicurezza.</p>
<p>Ecco perché gli imprenditori intercettati durante la notte del terremoto ridevano: sapevano che era arrivato il momento di mettere in pratica qualcosa che era in programma da tempo. Mancava solo l’occasione.</p>
<p><a href="http://www.piattinicinesi.com/wp-content/uploads/2010/05/0.jpg"><img class="size-medium wp-image-1524 alignleft" title="0" src="http://www.piattinicinesi.com/wp-content/uploads/2010/05/0-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p>Il sistema emergenza in Italia sta diventando sistema generale. Aggiungere alle catastrofi la dicitura <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Dipartimento_della_Protezione_Civile" target="_blank">grandi eventi</a> (senza ulteriori specificazioni) tra le competenze della protezione civile vuol dire di fatto creare delle emergenze arbitrarie in cui è sempre possibile aggirare le regole e concedere appalti a chi si vuole, creando un intricato giro di favori e ricatti. Una cosa interessante: tra i grandi eventi ci sono numerosissime canonizzazioni, feste del santo patrono e viaggi del pontefice, tutti pagati a spese del contribuente. Abbastanza per chiarire almeno in parte le relazioni tra alcune figure implicate in questo giro e il vaticano. Relazioni non casuali, evidentemente.</p>
<p>Questo sistema emergenza in Italia ha un ulteriore alleato, che è l’informazione televisiva.</p>
<p>L’informazione televisiva è stata usata per celebrare l’operato del governo e della protezione civile, (G8, case consegnate in tempi brevi) occultando allo stesso tempo le voci di dissenso e di protesta.</p>
<p>Le carriole, i manifestanti, i reclamatori di giustizia non vengono negati, ma ridotti al rango di isolati, prezzolati, folli o ingrati. Tanto basta per rendere le loro voci inoffensive di fronte all’opinione pubblica.</p>
<p>Di questa mala informazione mi rimarrà per sempre impressa la storia del padre (giornalista) che fidandosi delle campagne tranquillizzanti nei mesi dello sciame sismico rassicura i suoi lettori e i suoi figli sull’assenza del pericolo. Anche la notte del 6 aprile, quando la sua casa crolla e travolge i figli. Mi è sembrata la metafora della non presa di coscienza del pericolo. Qualsiasi pericolo.</p>
<p>Di questa mala informazione mi resterà in mente anche lo stupore di certe famiglie nell’entrare nelle loro case nuove, attrezzate fin nei minimi particolari.</p>
<p><a href="http://www.piattinicinesi.com/wp-content/uploads/2010/05/case_02_lg.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1525" title="case_02_lg" src="http://www.piattinicinesi.com/wp-content/uploads/2010/05/case_02_lg-300x223.jpg" alt="" width="300" height="223" /></a>Il centro storico della città, infatti,  non viene ricostruito. Vengono invece costruite unità abitative in zone decentrate, che non hanno più un legame affettivo o civico con la comunità di appartenenza. In molti continuano stare negli alberghi, qualcuno viene invitato ad andare in un ospizio (la signora che racconta”io gli ho detto, ma lei ce l’ha una mamma? Ecco ci mandi sua mamma all’ospizio” merita da sola il biglietto del film per capacità reattiva e spirito arguto).</p>
<p>Ma quelli che hanno la casa ringraziano il governo per aver dato loro tutta quell’abbondanza, e mostrano le stanze, la cucina attrezzata, lo scopino del bagno, e lo spumante in frigo con un biglietto del presidente del consiglio.</p>
<p>Solo qualcuno, a distanza di tempo, comincia a porsi dei dubbi.</p>
<p>Quella casa li mette a disagio, ha di strano che in fondo non è del tutto loro. Non possono appendere quadri, modificare l’arredamento, personalizzarla. Quella è una casa in proprietà temporanea. Viene da chiedersi cosa succederà quando questa proprietà temporanea sarà arrivata a termine, e che influenza può avere su una famiglia la consapevolezza di abitare per anni in una casa senza poter lasciare tracce della propria presenza.</p>
<p>Ovviamente, per chi ci fa caso.</p>
<p>E siccome mi piacciono le citazioni a contrasto, mi è subito venuto in mente un libro per bambini che sto leggendo in questi giorni. Si chiama <a href="http://www.nonleggere.it/default.asp?content=%2Fnarrativa%2Fverde1%2Fbianca_pitzorno_testo%2Fschedatesto.asp" target="_blank"><strong>Tornatràs</strong> e l’ha scritto Bianca Pitzorno</a>.</p>
<p>Racconta di una famiglia che ha perso il papà. Di una mamma che non riesce a reagire e si rifugia nella televisione, annullandosi completamente nelle storie finto reali che le vengono propinate e subendo il fascino di qualunque televendita. Questa famiglia si trova coinvolta in uno strano giro che vede edilizia, politica e televisione andare a braccetto. Si costruiscono case bellissime, solo dove pochi e ricchi fortunati hanno il diritto di entrare, mentre la propaganda getta fango su chi non è bianco e inamidato. La madre ancora una volta viene raggirata dai falsi messaggi, e soprattutto dalla comodità. Le vengono offerte un nuovo look, un nuovo marito e una casa bellissima. Una vita di agi, insomma, del tutto simile a quella che ha sempre visto in tv. Tanto basta a renderla incapace di reagire e farla cadere nella trappola.</p>
<p>Ma questi sono libri per bambini si sa. E anche <strong>Draquila</strong>, è il film documentario di una donna che fa satira. Quindi forse ci stiamo sbagliando. Vediamo solo quello che vogliamo vedere.</p>
<p>O forse no.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.piattinicinesi.com/draquila-una-recensione-comparata/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>9</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il sistema Minzolini spiegato ai bambini</title>
		<link>http://www.piattinicinesi.com/il-sistema-minzolini-spiegato-ai-bambini/</link>
		<comments>http://www.piattinicinesi.com/il-sistema-minzolini-spiegato-ai-bambini/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 11 May 2010 09:54:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piattins</dc:creator>
				<category><![CDATA[media power]]></category>
		<category><![CDATA[scrivere è il mio mestiere (forse)]]></category>
		<category><![CDATA[Amelia e zio Gatto]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>
		<category><![CDATA[media]]></category>
		<category><![CDATA[tv]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.piattinicinesi.com/?p=1501</guid>
		<description><![CDATA[Nascondere le notizie, camuffarle, annacquarle e in definitiva rendere tutto uguale e vuoto di senso pare essere diventato lo sport della tv nazionale, pubblica e privata.
Oggi, per il piacere della demistificazione, mi faccio aiutare da un capitolo di Amelia e Zio Gatto. E&#8217; il resoconto della riunione di redazione di telenotizia, subito dopo la scoperta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.piattinicinesi.com/wp-content/uploads/2010/05/scornavacca.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1502" title="scornavacca" src="http://www.piattinicinesi.com/wp-content/uploads/2010/05/scornavacca-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Nascondere le notizie, camuffarle, annacquarle e in definitiva rendere tutto uguale e vuoto di senso pare essere diventato lo sport della tv nazionale, pubblica e privata.</p>
<p>Oggi, per il piacere della demistificazione, mi faccio aiutare da un capitolo di Amelia e Zio Gatto. E&#8217; il resoconto della riunione di redazione di telenotizia, subito dopo la scoperta che Sbrodoloni, l&#8217;imprenditore che sovvenziona la rete, è stato coinvolto in un giro di smaltimento illecito di rifiuti.  E&#8217; scritto per i bambini, ma anche i grandi, spero, ne troveranno giovamento dello spirito.</p>
<h2><strong><span style="color: #666699;">CAPITOLO 18</span></strong></h2>
<p>Quando il giorno dopo il commendatore Scornavacca, il terribile e temutissimo  Megadirettore generale di Telenotizia, entrò nel suo ufficio, tutti capirono che quella sarebbe stata una lunga e dura giornata.<span id="more-1501"></span></p>
<p>– Voglio tutti qui in riunione entro cinque minuti! – gridò alla sua segretaria sbattendo i pugni sul tavolo.</p>
<p>– Sissignore signor direttore – rispose la segretaria con voce belante – e che altro desidera?</p>
<p>–10 bottiglie di orzata – rispose Scornavacca – ma mi raccomando, che siano belle fredde.</p>
<p>Dopo appena 4 minuti e 57 secondi i direttori, i viceredattori e i capiredattori erano tutti nello studio del ventesimo piano, seduti attorno al tavolo delle riunioni. All’estremità del tavolo rettangolare, che era lungo dieci metri, c’era Scornavacca, in piedi e con le mani dietro la schiena, che batteva nervosamente il piede per terra.</p>
<p>Raniero Ottusi, seduto accanto a lui, si affrettò a riempirgli il bicchiere di orzata, ma questo non bastò a placare il Megadirettore.</p>
<p>– Come alcuni di voi immagino sapranno – tuonò Scornavacca – all’alba di stamattina è successa una cosa terribile.</p>
<p>Raniero Ottusi, si guardò intorno smarrito spiando le facce dei presenti, ma non riuscì a capire niente. I  suoi colleghi erano fermi e rigidi come merluzzi. Nel dubbio, decise di fare il merluzzo anche lui.</p>
<p>- La polizia – continuò Scornavacca – ha fatto irruzione nella sede della Ecoboom e ha arrestato Gerolamo e Salvatore Bucaniere.</p>
<p>- Noooo – disse Raniero.</p>
<p>– Con quale accusa? – chiese subito Selvaggia</p>
<p>– Smaltimento illecito di rifiuti tossici. Pare che abbiano trovato una discarica abusiva dietro la Collina delle Lepri. E i mattoni ecologici … ehm… non erano ecologici…</p>
<p>– Ma è fantastico! – disse Selvaggia – cioè …volevo dire, è gravissimo. Ma…insomma, possiamo fare uno scoop, e poi approfondimenti, reportage, forse anche un talk show.</p>
<p>– E un reality? Non sarebbe una buona idea fare un reality? – disse Ottusi preoccupato che Selvaggia facesse una figura migliore della sua.</p>
<p>– Stai zitto Ottusi – gridò il Megadirettore – prima di entusiasmarvi troppo forse vi farà bene sapere che nella questione è pesantemente coinvolto anche Sbrodoloni.</p>
<p>Al nome di Sbrodoloni nella sala piombò il silenzio più assoluto.</p>
<p>– La Collina delle Lepri è sua. E’ chiaro che sarà interrogato. E se scoprono che è colpevole, qui tocca chiudere tutto – continuò Scornavacca – non c’è bisogno che vi ricordi chi  è che paga i vostri stipendi. Per cui, toglietevi dalla faccia quelle espressioni da totani al vapore e mettiamoci al lavoro, bisogna decidere come dare la notizia.</p>
<p>– La cosa più semplice – disse Ruggero Tempofosco dal lato opposto del tavolo – sarebbe quella di dare la notizia così com’è …</p>
<p>– La notizia così com’è! – ruggì il Megadirettore – ma vuoi  scherzare? Io non do mai notizie così come sono finché non capisco come mi conviene darle. Qualcuno ha un’idea migliore?</p>
<p>– Potremmo dare la notizia dopo la pubblicità, così non la sente nessuno, o ancora meglio dopo le estrazioni della lotteria.</p>
<p>– No, no – disse il Megadirettore – troppo banale.</p>
<p>– Allora possiamo concentrarci sull’allarme inquinamento. Le persone saranno così spaventate che non faranno caso a chi è stato ad inquinare… – disse Selvaggia.</p>
<p>– Ancora meglio – disse Ottusi in uno dei suoi lampi di genio – ai telespettatori possiamo far venire il dubbio che i mattoni siano apparsi misteriosamente dopo un’invasione aliena.</p>
<p>– Sì sì bravo Ottusi – disse Scornavacca – l’invasione aliena mi sembra un’ottima idea. Alieni terribili mi raccomando, e molto aggressivi, altrimenti non ci credono. Procediamo in questa direzione a partire dal TG delle 11.</p>
<p>Pensando che la riunione fosse finita qualcuno si alzò.</p>
<p>– Non ho finito – urlò Scornavacca.</p>
<p>Tutti allora ritornarono immediatamente ai loro posti.</p>
<p>– Pare che la polizia abbia arrestato i Bucaniere dopo la segnalazione di un misterioso giornalista, che pare disponga di prove schiaccianti contro la Ecoboom. Voi ne sapete qualcosa?</p>
<p>I presenti si scambiarono uno sguardo timoroso, ma nessuno osò aprire bocca. Poi Tempofosco prese la parola.</p>
<p>– Ma se lo troviamo, questo misterioso giornalista, cosa dobbiamo fare?</p>
<p>– Sbrodoloni mi ha detto che è disposto a pagare qualunque cifra , e sottolineo <em>qualunque</em>, per venire in possesso di quelle prove– rispose seccamente il Megadirettore – quindi mi raccomando se trovate la cassetta dovete consegnarmela immediatamente. E adesso bando alle ciance e mettetevi al lavoro, il tempo stringe!</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.piattinicinesi.com/il-sistema-minzolini-spiegato-ai-bambini/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>6</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

