- Ehi ma tu non sei Gianfilippo, quello che stava al primo banco?
- Sì, sono io ma tu…chi sei? Scusa non riesco proprio a riconoscerti….
- Lo credo bene, sono passati tanti anni…quasi 25 credo. Io sono Amit, ti ricordi?
- Amit?
- Amit, il bambino indiano. Ti ricordi in terza elementare, stavo nel banco dietro al tuo…
- Amit? Ma certo Amit, come ho fatto a dimenticarmelo, eri arrivato dalla classe ponte – ti ricordi? Quella classe di stranieri che durava tre mesi – e poi ti hanno messo da noi. Scusa se non l’ho capito subito, ma con questi capelli lunghi e questo vestito…sei proprio diverso…
- Anche tu sei cambiato, a dir la verità. Ma ho letto il nome sul tuo badge e d’improvviso mi sono ricordato di quegli anni di scuola a Roma…. Mi siete mancati molto voi compagni, sai?
- Ma che fine hai fatto? Mi pare che a un certo punto sparisti così, di punto in bianco…
- Eh, Gianfi, è una lunga storia sai…
- Se vuoi adesso ho la pausa per il pranzo, possiamo prenderci un caffè così mi racconti tutto.
- Mi sembra una buona idea, mio caro, anche perché qui c’è un rumore assordante, con questi macchinari…
- Sì è vero, sono terribili. Andiamo al bar aziendale?
- Sì buona idea, saremo più tranquilli. Tu cosa prendi?
- Un caffé, anche se già lo so che qui lo fanno schifoso…..
- E dai non fare il solito italiano, non puoi pretendere che qui facciano un buon caffé… io invece prendo un tè col latte… Vieni sediamoci qua.
- Aspetta che poso il vassoio. Amit mio, non mi sembra vero di rincontrarti dopo tanto tempo…
- Anche a me fa piacere. Ho dei ricordi bellissimi della nostra classe. E anche delle maestre. Le hai più riviste?
- Sono passato a trovarle qualche volta quando stavo alle medie. Ma adesso è tanto che non le vedo….
- Chissà come stanno. Specialmente la maestra di matematica, che mi voleva bene…
- E certo che ti voleva bene. Eri bravissimo! Sempre il primo nelle gare di tabelline. Invece in italiano così così, mi ricordo che la maestra chiedeva sempre a Laura di aiutarti con la grammatica…
- Eh già Laura, che carina. Io in realtà ne ero innamorato e qualche volta fingevo di non aver capito anche se avevo capito benissimo, così lei doveva rimanere accanto a me durante la ricreazione!
- Hai capito l’indianino? E Laura ricambiava?
- Certo che ricambiava! Ci siamo anche fidanzati ma di nascosto.
- Di nascosto, e perché?
- Sua madre aveva puntato Nicola, il figlio dell’avvocato. Lo invitava sempre a cena! Sapessi come ci rimanevo male ….allora una volta lo raccontai a mio padre e lui si intristì. Sai in India era un professore ma in Italia aveva dovuto accontentarsi di lavorare in una pizzeria, e questa cosa gli pesava un po’. Però alla fine mi disse che era meglio così, che io avrei trovato una ragazza indiana…
- E l’hai trovata?
- No, per carità. Sono ancora single. E tu invece?
- Mi sono sposato, e ho due bambini
- Eh, pure mio padre vorrebbe essere nonno. Ma, chissà, vedremo….
- Eh tuo padre, me lo ricordo. Con quei baffi neri e la camicia bianca lunga sopra i pantaloni. Mi ero convinto che fosse una specie di principe…solo che quando parlava era più romano di me.
- Ah, ah. Ma sai che parla ancora così? Gli è rimasto l’accento….ti ricordi che ce l’aveva a morte con la maestra di inglese che era una capra e si arrabbiava, come si arrabbiava…. Una volta a una riunone all’improvviso sbottò e disse “ma che ce devono fa’ questi co’ tutto st’italiano? Un po’ d’inglese glie ce vole”. Tutti si misero a ridere. Povero papà…
- E però aveva ragione, un po’ di inglese in più non ci avrebbe fatto male…
- Ma tu che studi hai fatto?
- Ingegneria.
- Che coincidenza, anch’io!
- Ma davvero? Ma a Roma?
- No, no. Qui a Mumbay. Sono tornato in India dopo le medie. Vivere in Italia era diventato troppo caro e i miei non ce la facevano più….
- Peccato
- Beh, un po’ mi è dispiaciuto, però in fondo ero contento di tornare a casa dai nonni. I miei mandavano i soldi per farmi studiare. Poi per fortuna un professore si accorse che ero molto bravo e riuscii a ottenere una borsa di studio. Da lì in poi è stata dura ma ce l’ho fatta. Mi hanno preso negli Stati Uniti per il dottorato, ho lavorato in California per un po’ e l’anno scorso ho deciso di tornare qui in India.
- Ma lo vedi i casi della vita…. Dopo tanti anni eccoci qui a lavorare nella stessa azienda. E non in Italia, ma in India.
- Eh già, Gianfi, ma tu come mai sei finito qua?
- E sai Amit, Roma di lavoro non ce n’era molto, e allora mi sono messo a cercare all’estero. E l’India adesso è in pieno sviluppo sta assumendo tantissimo. Così ho mandato il curriculum e mi hanno chiamato.
- E sei capitato proprio in quest’azienda dove lavoro anch’io, incredibile! Chi avevi come commissario ai colloqui di livello 4?
- Ma io non ho fatto i colloqui di livello 4, ho potuto fare solo quelli del livello 3.
- Ma perché, non sei laureato?
- Sì, ma non mi riconoscono la laurea italiana, dicono che è insufficiente per lavorare qui. E quindi devo fare un periodo ponte.
- Un periodo ponte? Quest è una procedura nuova, non ne ero al corrente. E come funziona?
- Ma siamo una classe tutta di stranieri, per la maggior parte italiani. E ci fanno delle lezioni di inglese e di aggiornamento.
- E quanto dura?
- Guarda, all’inizio ci hanno tre mesi. Solo che i tre mesi ormai sono già passati e noi siamo ancora lì.
- Ma scusa. E per il lavoro?
- Per ora ci hanno messo in sala macchine, lì dove mi hai visto. Il capo del personale ha detto che preferisce farci cominciare dal basso, in modo che possiamo conoscere meglio l’azienda. Certo io speravo di poter fare qualcosa di più innovativo, ma bisogna accontentarsi. D’altronde il capo dice che gli asiatici sono molto più portati per le materie scientifiche di noi latini, e che non è che si può pretendere troppo…
- Ma che dici Gianfi, ma se tu eri bravissimo a scuola.
- Eh, ero … hai detto bene. Ma io non mi scoraggio, sai? Sto seguendo un corso serale per prendermi una specializzazione qui, in modo da passare di livello.
- E’ dura, eh?
- Molto. Ma spero che tutto questo servirà almeno ai miei figli ad avere una vita migliore. Una vita da veri indiani.
- E, veri indiani. Gianfi, ora non esagerare….da italo-indiani al massimo!
- Hai ragione, hai ragione, mi stavo entusiasmando…
- Ma quindi hai portato anche la famiglia?
- Per ora no. Solo mia moglie che sta cercando un lavoro
- Un lavoro? Ma che formazione ha?
- Beh, a Roma insegnava filosofia ma qui…non è che conosci qualcuno che ha bisogno di qualche ora di pulizia a casa?
- Non saprei, ma sai le italiane non sono viste bene qua, comprano troppi detersivi…vanno in crisi se uno cammina scalzo per casa…
- Sì me l’hanno detto. Ma nel suo caso non credo che ci siano problemi, è una vera frana a pulire e non le importa niente di come uno va vestito…
- Ah bene, allora lo dico ai miei colleghi. Ora però devo andare. Ci sta arrivando un carico di padani da smistare per il magazzino.
- Padani?
- Sì, ormai vengono a frotte, specialmente quelli che si erano rinchiusi nei paesi della Brianza circondandosi di muri di protezione. Quando sono usciti, e hanno visto in che stato era il paese, gli è preso un colpo e hanno deciso di emigrare. Solo che sono un vero disastro. Sono emotivamente instabili e socialmente inadatti.Poi hanno strani culti. Adorano un panzone con le magliette a fumetti, ripetono mantra ossessivi contro i musulmani e appena vedono un maiale gli saltano sopra per compiere i loro sacrifici. Ma la cosa
peggiore è che parlano solo il dialetto del paese in cui sono nati. Anche farli lavorare tra di loro è un problema. Li devi raggruppare in squadre di quartiere, a volte di condominio, altrimenti non si capiscono.
- E come fate a comunicare?
- Stiamo risolvendo col linguaggio dei segni…ma l’è dura eh, proprio dura…per questo il governo ha deciso di restringere i permessi di ingresso. Solo che ovviamente quelli cercano di passare lo stesso. La settimana scorsa hanno beccato un gruppo che cercava di farsi passare per marocchini, ma li hanno riconosciuti subito, sai, per via della polenta che avevano in valigia….guarda Gianfi, sai che io sono un liberale, anche la mia famiglia è emigrata, ma questi esagerano. Non se ne può più. E poi sono troppi, sono veramente troppi. Se continua così credo che passerà la legge che alza i dazi di importazione dei lavoratori, facciamo una schedatura obbligatoria e non li facciamo entrare più! Mai Piuù!!!!!











Quanta triste verità. come dovremmo, o meglio dovrebbero, ricordarsi di quando gli emigrati eravamo noi
Straordinario, strepitoso, geniale. Piattini, sei una grande!
Grandissima Piattini, questo lo stampo e me lo porto a scuola.
..volevo dire (ma il commento, tutto entusiasta, mi è partito da solo…) che il tema più gettonato dei prossimi mesi potrebbe essere “Commenta questo brano della magica Piattins…” e giù col post
@ziacris, ecco appunto….sarà che nei miei viaggi ho incontrato intere comunità di padani e veneti emigrati in anni lontani, e senza fare troppi kilometri nella zona di sabaudia c’è un coro alpino…@rape grazie, rapettina, se lo dici tu ci credo
))@LGO i commenti dai professionisti del settore per me sono vitali, sono contenta che ti sia piaciuto
@ziacris, ecco appunto….sarà che nei miei viaggi ho incontrato intere comunità di padani e veneti emigrati in anni lontani, e senza fare troppi kilometri nella zona di sabaudia c’è un coro alpino…@rape grazie, rapettina, se lo dici tu ci credo
))@LGO i commenti dai professionisti del settore per me sono vitali, sono contenta che ti sia piaciuto
dopo essere arrivata in fondo al tuo pezzo, quasi quasi il mio amico Apurv che verrà a trovarmi a dicembre con moglie e due figli, Ritu, Anvika e Anvam, li lascio tutti fuori casa. Altro che libro cuore.scherzi a parte gli indiani sono dolcissimi e intelligentissimi, una combinazione bella e inusuale…
@flavia ma non li devi lasciare fuori, sono i nostri futuri datori di lavoro!!!!! ma certo che sono dolcissimi e intelligentissimi, per questo danno delle chances ai loro ragazzi e sono in pieno sviluppo. solo dei panzoni con la maglietta a fumetti possono pensare che ci siano cittadini di serie B nel mondo
))
…e io spero che quello che hai raccontato (con tanta poesia!) avvenga veramente!!! ..giusto per far capire a questi “padani panzoni con la maglietta a fumetti” quali e quante grandi ca…stronerie dicano e facciano!BRAVA!Elena
Ehm, comunque professionista del settore mi sembra esagerato (e comunque, purtroppo -o per fortuna- non intendevo dire che lo farò fare io, il tema, dato che non insegno italiano…)
nn conosco nessun indiano ma penso che abbiano dignità da vendere.brava piattini sei troppo brava
BIsognerebbe farlo leggere a tutti. Adulti, ragazzi e bambini.
BIsognerebbe farlo leggere a tutti. Adulti, ragazzi e bambini.
Bellissimo, Piattini.(A me però piaceva anche il libro Cuore, quello vero… Sarà che ho una certa età?)
che dire Piattins? Semplicemente meravigliosa. Un racconto così è da premio Oscar, sei grande (come al solito!)
@elebangus cara elena, se non stiamo attenti, succederà sul serio. molti che parlano con terrore dei popoli dell’est pronti a sbarcare qui da noi nion si rendono conto che la maggior parte dei lavoratori che sono da noi erano gli ex impiegati pubblici, gli insegnanti, i laureati dell’impero sovietico, e che sono le congiunture economiche che creano l’emigrazone, non la volontà di invadere i vicini.@LGO ma ti occupi di educazione, no? a quello volevo riferismi
))@emily e anche oi dovremmo tirare fuori un po’ di dignità@wwm be’, i blog servono anche a quello
@alessandra confrontare il libro cuore con l’italia di oggi spinge a riscrivere certi capitoli…@grazie vale, troppo buona
hai cambiato il templateeeeeeeeeema bello il nuovo piattini blog, anche se sembra più serioso
)il post, che te lo dico a fà? strepitoso.
@verde sì ho cambiato il template perché con questi postarelli lunghissimi quello di prima era troppo poco strutturato.sembra davvero troppo serioso?
bellissimo!!
E non si può manco dire che sia una metafora…ché se continuiamo così…
ahahahafantastico.che brava che sei Piattini
Bellissimo!!! Complimenti!