Come togliere i diritti da sotto i piedi dei cittadini e farci credere che sia un favore (parte II)

Se c’è una cosa che sa fare benissimo questo governo è usare il linguaggio per manipolare la realtà, il che dimostra che non bisogna essere colti per essere degli abili comunicatori. Basta essere abili comunicatori,  e magari avere la faccia ricoperta da uno strato di bronzo abbastanza spesso da camuffare l’espressione di soddisfazione: “vi abbiamo fregato anche stavolta”.

Dopo averci indottrinato sull’uso del grembiule, sugli effetti benefici del voto in condotta, e sulla salubrità delle crepe nei muri delle scuole che consentono ai bambini di fare scuola a temperatura ambiente, il nostro ministro cerca anche aprire i nostri orizzonti in materia di tutela della maternità, e lo fa con un’intervista a metà tra il politico e il glamour (infatti è stata pubblicata prima su Io Donna, e poi sul Corriere)

Cominciamo dalla prima domanda. Chiede il giornalista:

“Subito in pista, come Ilaria D’amico su La7. Ha seguito le polemiche per le sue dichiarazioni sul fatto di potersi permettere un rientro così rapido, a differenza di altre donne meno fortunate?”

Ora se uno parte con un paragone tra un ministro e una conduttrice televisiva, è chiaro che c’è qualcosa di strano alla base del nostro sistema politico. Con questa domanda secondo me il giornalista sancisce il confine labile fra le due sfere. E’ chiaro che nei prossimi mesi si aspetta di vedere Ilaria D’Amico in parlamento o Mariastella Gelmini  a condurre il pomeriggio di raiuno. Non so quale fra le due ipotesi sia la più auspicabile. Dopo di che, non pago, il giornalista lascia intendere che rientrare rapidamente al lavoro dopo una gravidanza è una fortuna.  Questa probabilmente è una sua opinione, ma lui la dà come assunto generale.

Lei a questo punto diventa mistica, assume un tono da madonna illuminata e dichiara

La gravidanza è una cosa unica, è proprio come dicono. Uno stato di beatitudine che dà una forza incredibile, che non conoscevo. Ti senti più forte di prima.

Vabbé fino a qui niente da dire. Gli ormoni a volte sono meglio di una sniffata e alzi la mano chi non ha mai detto o sentito dire da una neomamma questa frase.

Poi continua

Anch’io, come la D’Amico, (a rieccoci col paragone, non c’è storia ragazzi, tempo un anno e ce la ritroviamo siliconata a condurre un programma di gossip) ho più facilità di altre donne a tornare subito a lavorare senza trascurare mia figlia.

Ecco qua mi si apre un vuoto. Perché lei non dice come fa a tornare a lavorare “subito” senza trascurare la figlia. Si riferisce a orari flessibili? Alla possibilità di portarla con sé in parlamento? Se fosse così allora sarebbe per la promozione di orari flessibili e  nidi aziendali o voleva solo dire che la tata la segue ovunque?

Ma non vuol dire non essere una buona mamma, dovrebbero farlo tutte.

Ora sul concetto di buona mamma non discuto. Nessuno ha il diritto di dire a una donna che non è una buona mamma in base alle scelte che fa, casomai può fare degli errori nella relazione con i figli, ma quella è un’altra storia.

Quello che mi inquieta è la frase dovrebbero farlo tutte.

Cosa? Tornare subito al lavoro? Avere orari flessibili come lei? E quel dovrebbe è un monito alle donne che non si adeguano o una legittima aspirazione alla possibilità per tutti di conciliare famiglia e lavoro?

La seconda domanda (e la risposta) ci chiariscono le idee

Però le donne normali che lavorano dopo il parto sono costrette a stare a casa.

Bene, l’ha detto. Le donne normali. Quelle che lavorano sul serio. Quelle sono costrette a stare a casa. costrette? Ma non era una tutela per la salute della madre e ancora di più del bambino? Se lo era, quel tempo è passato. Ora siamo entrati in una nuova era.

Lo giudico un privilegio. Dice.

Ecco. Siamo passati dal diritto al privilegio.

Anche il giornalista si accorge dello slittamento semantico e chiede

Un privilegio? Non è un diritto?

Domanda a trabocchetto, indubbiamente. Una meno scaltra si lascerebbe subito mettere in crisi. Lei no. evita accuratamente di ripetere la parola diritto. Come a dire, i diritti scordateveli.

Una donna normale (cioè sfigata) deve certo dotarsi di una buona dose di ottimismo, per lei è più difficile, lo so, so che è complicato conciliare il lavoro con la maternità,

a parte l’apprezzamento personale dell’artificio retorico, magistralmente piazzato, di quel lo so finale, ripetuto due volte, che fa tanto carezza sul muso del randagio,  vorrei far notare l’uso a sorpresa del topos berlusconiano dell’ottimismo. La donna deve dotarsi di una buona dose di ottimismo. Lei come tutti gli altri cittadini italiani. Chi non ride non è italiano. L’antipatriottismo si misura dalla piega della bocca (e anche aggiungerei, dalle dimensioni delle labbra, più sono a canotto più sei politicamente allineata ).

A questo punto è chiaro che non farà alcuna dichiarazione propositiva su come rendere la vita migliore alle donne.

Si potrebbe fermare qua, avendo fatto danni sufficienti. Invece continua.

ma penso che siano poche quelle che possono davvero permettersi di stare a casa per mesi. Bisogna accettare di fare sacrifici.

La legge italiana prevede cinque mesi di astensione obbligatoria (da dividere con qualche flessibilità fra prima e dopo il parto, a seconda delle scelte e delle esigenze della donna e della famiglia), prevede un’astensione più lunga in casi di lavoro logorante o che comporta rischi per la salute (della madre e del bambino), quando c’è una maternità a rischio, quando ci sono dei problemi di salute del bambino. Poi c’è un periodo di orario ridotto per garantire l’allattamento. Tutte queste misure hanno un unico scopo: garantire la salute fisica e direi anche affettiva di madre e figlio.

Proprio per garantire questa salute si è voluto estendere la possibilità del congedo parentale anche ai padri. Alla base di questa estensione c’è l’idea che vada tutelata una salute familiare e che il ruolo del padre sia fondamentale e complementare a quello della madre.

Questa tutela vale in teoria solo per le donne che abbiano un lavoro dipendente e a tempo indeterminato ( il tempo determinato, lo so per esperienza, garantisce i cinque mesi di astensione ma non l’allattamento e poi comunque se il contratto ti scade nel frattempo è difficile che te lo rinnovino subito). Dico in teoria perché anche lì sembra un diritto a rischio, visto il verificarsi di episodi in cui le donne al rientro dal periodo di astensione obbligatoria vengono penalizzate, declassate e in qualche modo punite.

Le altre, quelle subnormali, che vivono appese a contratti a progetto, a collaborazioni, a partite iva forzate, al nero, al gratis, si devono arrangiare. Per loro non solo non c’è tutela della maternità, ma neanche la tutela minima del diritto a condizioni lavorative dignitose.

Così, invece di estendere i diritti e le tutele, si parla di privilegi, e di lussi. Il governo da parte sua, se ne lava le mani. Il cittadino si arrangi, secondo le sue possibilità, i suoi contatti e i suoi imbrogli. Chi non ha contatti e non sa imbrogliare, faccia allora sacrifici, che qualcuno che si sacrifichi in questo paese ci vuole, o no?

L’intervista continua meravigliosamente sulla scuola, ma lascio l’analisi a un secondo momento, che sarebbe mettere troppa carne al fuoco.

Voglio solo sottolineare come su questa questione, che poteva essere confinata a un’intervista glamour (in fondo sono poche righe prima di altre questioni altrettanto importanti) abbia risvegliato tante polemiche sul web .(qui, grazie a Monica di Pontitibetani, trovare un elenco di link a vari post apparsi e abbondantemente commentati, tanto per dire che non è che rimaniamo impassibili e ce le beviamo tutte)

Il fatto è che la maternità ce la viviamo sulla nostra pelle, e quando una cosa te la vivi sulla pelle non c’è linguaggio che tenga.

Spero solo che nessuno cada nella trappola (nella quale vogliono farci cadere) dell’astensione sì astensione no, cura dei figli sì, cura dei figli no, mamma casalinga o lavoratrice, sono una mamma migliore se.

Non è di questo che dobbiamo parlare. Ma di un’aspirazione a condizioni lavorative dignitose per tutti, a una vita familiare tutelata e liberamente scelta, a dare centralità alla vita affettiva, emozionale, educativa che fa della genitorialità consapevole una conquista del nostro tempo. Un’aspirazione a uno stato di diritto, che protegga i suoi cittadini, che sia presente come garante di pari opportunità per tutti, di garanzie civili di assistenza sanitaria, formazione, libere aspirazioni, sviluppo della personalità, espressione delle differenze e speranza.

In questo senso credo che sia giusto essere ottimisti. Io lo sono. Ma non nel senso che credono loro.

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15 Responses to “Come togliere i diritti da sotto i piedi dei cittadini e farci credere che sia un favore (parte II)”

  • Laura.ddd says:

    Ecco, pubblichiamo questo post, per favore, sul Corriere. Ne abbiamo tanto tanto bisogno. Grazie Anna.

  • piattins says:

    Laura soprattutto davvero facciamo atetnzione a non cadere nelle trappole, a non spostare il discorso dal suo nucleo essenziale. aspiriamo al meglio, non al peggio

  • Silvietta says:

    “un’aspirazione a condizioni lavorative dignitose per tutti, a una vita familiare tutelata e liberamente scelta, a dare centralità alla vita affettiva, emozionale, educativa che fa della genitorialità consapevole una conquista del nostro tempo”

    chapeau.
    grazie di ogni parola.

  • Chiara Di Loreto says:

    Che tristezza, che sconforto, questa è una ministra della repubblica. Mi viene da pensare che dobbiamo rimetterci a marciare come suffraggette, il danno ideologico che questi stanno facendo nei confronti delle donne è spaventoso…

  • LGO says:

    Be’, il punto mi sembra proprio questo (ho anche cercato di scriverlo, confusamente ;-) )
    Comunque, un accenno a come si è organizzata in realtà lo fa, quando dice che le portano al lago le carte da firmare (coi soldi dei contribuienti, immagino) e quando parla dei viaggi che farà con Emma sul Frecciarossa (anche questi, a nostre spese).

    Ah. La Pivetti era presidente della camera, no?
    Anche la Carfagna lavorava in tv…

    • piattins says:

      e se facesse una legge che ci obblighi a turno a farl da babysitter?
      pivetti e carfagna, certo, come vedi l’ipotesi aveva un suo fondamento

      ps l’hai scritto? mi dai il link?

  • Lisa says:

    Analisi esemplare, i miei complimenti. Spero davvero che proseguirai con la parte sulla scuola, che mi ha completamente raggelato, dopo questi primi brividi.

    • piattins says:

      sì vorrei, anche se per le implicazioni che leggo tra le righe, mi servirebbe una settimana di spulcio di articoli e dichiarazioni

  • francesca says:

    E` pensare che tante mamme, compresa io, cercano di lavorare prima del parto il piu` possibile per potersi tenere quel mese in piu` dopo, per stare con il bimbo piccolo!
    Qui in Germania dove vivo da qualche anno, l’opinione comune e` esattamente il contrario di cio` che dice la Gelmini! “Le buone mamme” stanno a casa ad accudire i figli fino a tre anni quando i piccolini possono andare all’asilo e ti assicuro che se vai a lavorare subito dopo il parto….io l’ho fatto tra maternita`italiana (ero pagata dall’Italia) e ferie vecchie dopo sei mesi….non sei considerata una persona perbene!
    Tutti si stupiscono di vederti a lavoro cosi` presto, infatti, anche i nidi per bimbi piccolissimi sono davvero pochi e ….non e` facile neanche economicamente!
    Isomma le tedesche che hanno capito tutto si godono i bimbi piccoli, tanto il lavoro, i progetti e quantaltro glieli conservano fino a quando tornano!
    francesca
    Francesca

  • piattins says:

    grazie francesca di questo commento. io credo che la conciliazione non sia una passeggiata in nessun paese. bisogna attingere a risorse sociali, adeguare mentalità e strutture. so anche che qualcuno si lamenta dell’assenza di asili in svizzera e germania e non lo vede come un fatto solo positivo. quel che è certo però è che la vita familiare, e la vita tout court, in nord europa è considerata un valore. che lo stato è presente e garantisce uns ervizio al cittadino (magari male, ma lo garantisce) qui stiamo andando verso lo smantellamento della funzione statale di tutela dei cittadini. questo è quello che vedo

  • Sara says:

    Un’analisi quanto mai precisa (purtropo) Mi viene da pensare una cosa: siamo sempre a lamentarci che per una società migliore ci vorrebbero più donne in politica, ma se le donne devono essere queste, meglio che se nè stiano tutte a casa !

  • smile1510 says:

    grazie Piattini, sottoscrivo ogni singola parola.
    mi sei mancata tanto. bentornata!

  • Lanterna says:

    Ultimamente scrivi poco, ma quando lo fai si sente che ci sei e che arrivi dritta al punto. Sono molto amareggiata, stufa di lottare contro i mulini a vento. E soprattutto non mi va di farmi il sangue amaro per una privilegiata che viene a dire a me di fare sacrifici, lei che non ne ha mai fatti per sé.
    Se c’è da lottare, eccomi qui. Ma, se leggo ancora una volta l’intervista della Gelmini, vomito!

  • Claudia says:

    Anche io sottoscrivo tutto. Come Francesca ho lavorato fino a un mese prima del parto per poter usufruire di più tempo da trascorrere con il bimbo una volta nato. Ho utilizzato tutta la maternità obbligatoria, quella facoltativa, le ferie accumulate e qualche settimana di aspettativa. Sono rientrata al lavoro quando il mio bimbo ha compiuto 1 anno. Io sono felicissima della scelta fatta e se tornassi indietro rifarei tutto uguale uguale. Ci sono mamme che rientrano al lavoro quando il bimbo ha 4 mesi, 5 mesi, 6 mesi… Va bene, va bene tutto, (rispettando se si può, almeno la maternità obbligatoria), ma non è giusto giudicare le scelte delle altre mamme, soprattutto se si sono avvalse di un loro diritto!

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