“No, non ho patria
fuori da queste nubi evaporate dai laghi della poesia.
Accoglimi, veglia tu su di me lingua mia, casa mia
ti appendo come amuleto al collo di questo tempo,
sgorgano in tuo nome i miei desideri
non perché sei la struttura, il padre e la madre,
ma perché sogno di ridere e di piangere dentro di te,
di tradurre le mie viscere,
di aderire a te, tremare e sbattere le mie membra
come finestre in preda a un vento
uscito ora dalle dita di Dio”
Questi versi di Adonis mi ronzano in testa da giorni.
Li ho sentiti per la prima volta anni fa, e non li ho mai dimenticati.
Solo chi conosce l’esilio, l’allontanamento, il viaggio dal non facile ritorno, l’assenza degli affetti veri o presunti, sa che la solitudine più profonda è quella della lingua.
Il pensiero tradotto è un tradimento dell’anima.
Io non sono partita, ma questa lingua che ascolto non è la mia.
Per resistere, pensare, sentire e amare mi rifugio allora nella luce diafana di Meneghello, nel barocco di Bufalino, nella lucidità di Sciascia, nel dolore contorto di Gadda, nel cinismo pungente di Flaiano, nella semplice purezza di Tobino.
E delle parole mi faccio un amuleto da portare al collo di questo tempo.



curioso che debba leggere questo proprio oggi, nel primo giorno in italia, quando al solito la lingua si intreccia, incespica, si irrigidisce in strutture che non le dovrebbero appartenere, tenta conversazioni ardite nella foga del tutto e subito e si arrende all’ennesimo balbettio. Andra’ meglio domani, per ora cerco conforto nella favola della buonanotte.
lo so com’è. e adesso mi domando com’è ritrovare l’altra lingua se sei tornata, e cosa ti è rimasto di questa…
Ti leggo spesso con piacere, anche se non ho mai commentato prima.
Questo post mi tocca però nell’anima. Grazie.
Lucia
bellissima. Grazie per averla condivisa.
Proprio in questi giorni parliamo di altre lingue. Io e Luca. Lui comincia a convincersi che imparare il francese non sarebbe così male. E poi, magari… via, alla conquista della terra del Camembert! Eh, se fosse così semplice.
eh bon, vas y alors! anche se ascoltate da vicino, tutte le lingue hanno i loro difetti di pronuncia….
Parole che fanno tremare…
questo è il primo post che io abbia mai letto che mi ha fatto venire le lacrime agli occhi…
grazie!
Non conoscevo questi versi. Grazie per averli condivisi, li porterò anch’io come un amuleto, di quelli che ti sfiorano la pelle e sembrano toccarti l’anima.
E come non sentirla così vicina alla mia vita?
NOn conoscevo questi versi.
Grazie.
Grazie Anna.
Bello questo pensiero.