Come una matrioska

matrioska“Sono sempre stata tormentata dall’immagine della molteplicità degli io. A giorni lo chiamo ricchezza, e giorni invece mi sembra una malattia, una proliferazione pericolosa come un cancro. La prima idea che mi ero fatta della gente che mi circondava era che tutti loro fossero coordinati da un intero, mentre io ero composta di una moltitudine di io, una moltitudine di frammenti.”

Questa frase l’ho letta sul Diario di Anaïs Nin (il primo, quello degli anni 1931-34) e se lei fosse stata ancora viva le avrei mandato subito una mail per dirle che se voleva c’ero qua io disposta a farle compagnia tra le frammentate, quelle che raccolgono i cocci e cercano di ricomporli in qualche modo ogni giorno.

Perché sì ci sono i periodi in cui siamo tutti superficie, noi donne affollate, come se avessimo appena fatto una solenne pulizia del viso, o dello spirito, e allora ci sembra di avere finalmente un involucro sano, e lucente, che ci protegge dal mondo e da noi stesse, ma per la maggior parte del tempo viviamo ingarbugliate in una lite condominiale di personalità miste, che sgomitano per avere il sopravvento sulle altre.

Non so voi, ma io in quei momenti mi sento come la parte liquida di una maionese impazzita: annaspo tra i grumi.

Leggendo la frase di Anaïs Nin, l’altra sera, non ho potuto fare a meno di pensare a un altro libro fortemente autobiografico (sto leggendo diverse autobiografie di donne in questo periodo e sono sicura che non è un caso, mi aiuta nella ricomposizione), ovvero Lait Noir di Elif Shafak, una scrittrice turca. Il libro l’ho comprato a Parigi e non so se sarà mai tradotto in italiano (lo farei io ma non so il turco, ahimé) però meriterebbe, perché è il racconto ironico e fuori dagli schemi del suo travagliato rapporto con una maternità non prevista e della depressione post partum che ne è seguita.

Per riuscire a fare dell’ironia sulla depressione e sulla maternità ci vuole sicuramente una grande capacità di astrarsi da se stessi. Lei ci riesce facendo ricorso alla messa in scena narrativa. Una specie di teatro psicanalitico di cui tutti avremmo bisogno, ogni tanto. Immagina quindi che dentro di lei abitino delle piccole creature fantastiche, dei djin (demoni o folletti della tradizione arabo-islamica) che sono in realtà delle donne in miniatura, ognuna con la sua precisa personalità.

Lei di queste donne non sa niente. Pensa, illudendosi, di essere intera, perché la Signora Egoambiziosa e l’Intellettualoide si sono accaparrate tutto lo spazio dei piani alti. Fino a quando non arriva la maternità, che come un terremoto scardina l’ordine preesistente, e i djinn del sottosuolo escono alla luce. Tra una Dame Derviche che medita sul destino e si ripiega sulla tradizione e una Miss Intelligenza Pratica che risolve tutto a colpi di soluzioni razionali, fa la sua timida comparsa una signora sorridente e un po’ in carne: Mamma Torta.

Questa Mamma Torta, che in apparenza è tutta zucchero e sofficità mielosa, ha un’anima altrettanto caparbia ed invadente delle odiate colleghe cervellotiche. Tra di loro è subito guerra per aggiudicarsi il potere assoluto, e nessun compromesso sembra essere possibile, se non a scapito dell’equilibrio mentale dell’autrice.

Leggendo di loro ho riso molto. Mi sono ricordata la prima notte in ospedale, con Federico appena nato nell’incavo del mio braccio destro, e un libro aperto nella mano sinistra.

Allora mi sembrava che sarebbe stato facile conciliare le mie opposte passioni, perché non sapevo niente dei cedimenti, delle battaglie, degli scontri e dei terribili sensi di colpa che nel tempo avrebbero animato la mia vita interiore (e ahimé, anche quella esteriore).

Da poco mi sembra di aver raggiunto un armistizio, sebbene assai precario.

La Mamma torta che è in me ogni tanto spopola. Si piazza sull’attico e lancia ordini e ammonimenti a chiunque incontri. Fa il pane, le zuppe di verdura, invita a casa gli amici dei figli, organizza feste di Natale e prodiga coccole e tenerezze.

Poi altrettanto spesso si rifugia nei suoi appartamenti, soppiantata dalla signora scrittura, alla quale dopo innumerevoli scontri tutte qui abbiamo dichiarato la nostra devozione e infinità lealtà.

Se non fosse che a metà pomeriggio, come in un incantesimo, Mamma Torta esce scampanellando, pronta per qualche ora a dirimere bisticci infantili, assistere a riunioni interminabili di mamme, combattere per un boccone di carne in più, restare sveglia per l’ultima favola e ascoltare, concentrata, i sentimenti nascosti dai capricci dei bambini.

Certo, in questa confusione psicologica, la poverina a volte fatica a tenere il passo. Si dimentica gli appuntamenti, i costumi di carnevale e il latte sul fuoco.

Ma le basta poco, in genere una buona dormita o un bacio umidiccio che sa di cioccolato, per tornare in forma.

Certo non pensiate che qui la situazione sia risolta.

Per un conflitto sedato, cento altri sono pronti a esplodere.

Qui sotto, seppelliti da ceneri di memoria, si sono risvegliate signore che pensavo di avere messo a tacere per sempre. Non so bene chi siano ma hanno artigli affilati, capelli scomposti e zaini sulle spalle.

Premono per uscire, per dire la loro, e rischiano di fare la rivoluzione.

Far finta di niente sarebbe un suicidio.

Meglio accettare un incontro, indire un convegno, un forum, una tavola rotonda e provare a trattare.

Che questa seconda parte di vita mi sembra altrettanto movimentata della prima.

Vi lascio, personalità integre e fortunate, e mi ritiro nel bailamme del mio condominio confuso.

PS Se leggendo vi è venuto il dubbio che l’autrice di questo post sia una personalità disturbata, sappiate che è proprio così.

Dedicato a Marilde e a Flavia

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37 Responses to “Come una matrioska”

  • MAQ says:

    bentornata.
    anzi, bentornate tutte voi!
    ;-)

  • M di MS says:

    Intanto bentornata perchè proprio mi mancavi.
    Secondo: il tuo post è così vero che mi fa pensare a ciò che mi è successo una settimana fa. Al termine di una splendida ma normalissima giornata ho raccontato a Marito il sogno della notte prima. Piangevo moltissimo perchè mi sentivo veramente depressa e cercavo la consolazione in mio padre e mia madre. Non sapevo perchè mi sentissi così, ma il sentimento era forte e il sogno sembrava vero. Marito in due parole mi dice che c’è il mio Io bambino che soffre e che vuole uscire e riesce a sciogliermi anche nella realtà. E’ stato un momento triste ma di consapevolezza al termine di un quotidiano soddisfacente, bello. Siamo tutte come Jeckill e Hide, felici ed infelici, piene e vuote. Del resto, tu mi insegni, l’equilibrio (anche quello dei piattini) è per definizione instabile;)

    • admin says:

      alla fine i sogni e le immagini ci fanno capire le cose più di tante parole. anch’io sto tenendo nota di alcuni sogni di questo perido e prometto che da qualche parte il raccontino verrà fuori
      ps bravo il marito, però. fagli i complimenti da parte mia

  • Silvietta says:

    “si sono risvegliate signore che pensavo di avere messo a tacere per sempre. Non so bene chi siano ma hanno artigli affilati, capelli scomposti e zaini sulle spalle.”
    hai letto il mio diario degli ultimi giorni? peccato che qui ci sia ancora tanta tanta esigenza di mammaTorta. Temo dovremo consultare un responsabile del personale!

    vi abbraccio tutte. dopo la tua recensione, mò lo recupero, Lait Noir di Elif Shafak.
    silvietta

    • admin says:

      mia cara, non sai le volte che le vorrei dire, mamma torta ti affido la baracca e statte bbuono che avrei un po’ da fare. nache tu hai le tipe con gli zaini? mi sa che è meglio farsele amiche , che dici?

  • Capiti proprio a fagiuolo…non è che potresti fare un salto qui che mi aiuti a dirimere le due o tre donne che albergano in me? A volte ho la sensazione che un filo misterioso ci leghi…

  • Silvia gc says:

    Non è che puoi sganciare un post così, senza metterci un’avviso all’inizio: “non leggere se si ha intenzione di rimanere concentrati su altre faccende di vita e lavoro quotidiani”.
    No, perchè io avrei davvero da fare ed ora invece mi si sono insinuati questi pensieri… No, non si fa così in un medio martedì…
    Mi sono chiesta: ma io condivido questa sensazione?
    Ed alla fine direi di no. Non mi sento multipla, mi sento solo pluriapplicata…
    Eppure poi c’è da qualche parte una strana sensazione che qualcosa sia ancora in divenire, che stia iniziando un periodo nuovo della mia vita, come se dovesse sepmre accadere qualcos’altro. Ed allora più che sentirmi plurima, mi chiedo se per caso io stia li, li per cambiare in qualche modo…
    E che comunque ” questa seconda parte di vita mi sembra altrettanto movimentata della prima”

    • admin says:

      pensa che io non sono riuscita ad andare avanti sul lavoro per colpa di questo post che era come un tappo! non potevo non scriverlo
      capisco la definizione di pluriapplicata, in effetti l’ho provata anch’io quella sensazione ed è meglio di questa da maionese liquida di adesso. solo spero che alla fine venga fuori qualcosa di buono da tutto questo miscuglio.
      senti non è che nel vostro concorso oltre al teatro potreste mettere in palio anche un we alle terme?

  • Silvia gc says:

    Come no! Serve altro?
    Una serata di baby sitter? Cenetta per due? Carta di credito prepagata co € 1.000 per lo shopping? Per me, se gli sponsor offrono, non c’è problema!
    E tu dici che questa te la risolvi con un w.e. alle terme? Ottimista!

  • admin says:

    non risolve…ma aiuta!
    aspetta com’erano le altre proposte? eh eh

  • Eleonora says:

    Leggendo questo post ho pensato, sì, che fosse stato scritto da una personalità disturbata: la mia.
    Poi, mi sono subito domandata: ma quale delle tante?
    Perché, nel coro greco (senza regista) che alberga nei miei corridoi mentali ed intestini, ce ne sono poche in equilibrio. A dir il vero una c’è, ma è così discreta e saggia che aspetta sempre che le altre terminino il loro intervento: bonariamente, le guarda agire, per poi raccogliere quello che hanno lasciato o pulire dai cocci rotti. Ho il sospetto che ultimamente se ne sia andata in vacanza.
    Quindi, noialtre che siamo rimaste qui, ringraziamo per il tuo scritto, il tuo suggerimento librario e siamo contente di non essere più sole.
    :-)

    • admin says:

      ma allora anche la tua signora è un’esperta di coccing! fantastico. l’immagine è bellissima e anch’io cercherò di ripristinare questa reastauratrice di personalità multiple

  • Rossella says:

    Mi ha commosso il post. Bello, diretto. Da non-mamma in forse sul diventare-mamma, mi sembra di vedere che tutte le contrapposizioni interiori la maternità non le risolverà mai, come nei film.
    Da non-mamma, ti dico che anche in me ci sono delle matrioske per molte cose, dalla città alla campagna, dal lavoro alla cucina, dalla cucina alla scrittura, dal volere e l’avere…e nel mezzo mi fermo solo dicendomi “Ho quello che desidero, non posso avere di meglio, la perfezione è un capriccio.Le cose vere ci sono, meno male”.

    • admin says:

      sicuramente questa sensazione di pluralità ci accompagna tutta la vita, ma ci sono dei veri terremoti che rimettono tutto in discussione. uno è la metrnità, certo, ma gli altri passaggi non sono meno…ehm..interessanti

  • marilde says:

    In questi giorni mi stavo giusto domandando cosa stavi combinando di bello. Ora lo so: eri alle prese con “si sono risvegliate signore che pensavo di avere messo a tacere per sempre. Non so bene chi siano ma hanno artigli affilati, capelli scomposti e zaini sulle spalle” e post come questo. Una meraviglia di post, come sempre, e grazie della dedica.
    p.s. sarebbe grandioso se la A. Nin fosse viva e avessimo la sua mail!

    • admin says:

      alle prese con loro e non solo ;) )
      comunque davvero la lettura di certi autori è come una conversazione fitta fitta….

  • Flavia says:

    mi manca lo zaino, mi manca da troppo tempo, porcaccia miseria. In compenso ho un nuovo taglio di capelli che, come ho detto tempo fa, rappresenta esattamente lo stato dei pensieri sottostanti. grazie Piattins, e per le terme quando vuoi!

  • Maggie says:

    …signore??? sìsì, ma anche ragazzette, bambinette, nonne e zie, che, quando è l’ora di andare a letto si svegliano e ti intrattengono. sono d’accordo con te: una bella vacanza all’insegna del relax potrebbe essere un toccasana anche per tutta questa folla di ospiti interiori!!

  • Raperonzolo says:

    Carissima, tra le tante cose che ci accomunano quella delle identità plurime è certamente la più eclatante. Io sono un puzzle di cui ho perso il disegno originale. Ora ci sono solo pezzi sconclusionati. Per fortuna ci ho fatto l’abitudine. Delle mie identità plurime ne avevo parlato qui:
    http://sullorlodunacrisidinervi.blogspot.com/2009/07/scrivo-ergo-sum.html
    :-)

    • admin says:

      carissima rape, mi fai riflettere sul fatto che chi scrive è per forza dominato dalle identità plurime, che a tratti riversa sui suoi personaggi. un po’ come succede agli attori rusciamo a vivere mille vite.
      in questo caso, però, purtroppo, è proprio la vita vera, e l’immaginazione da sola non mi basta, anche se , come sempre, è una risorsa

  • marzipan says:

    Pluriapplicazione, personalità multipla e via dicendo è scomodo, però che ricchezza se ci confrontiamo con tanti ometti monodimensionali.

  • elena says:

    ciao,
    da un po’ passavo di qui e finalmente oggi ho trovato questo nuovo post…tranquila, comunque, a meno di non essere tutte un po’ disturbate siamo tutte un po’ così…anzi, si potrebbe creare una community di donne a fette, o donne matrioske,…a te l’iniziativa
    ciao elena

  • SuzieD says:

    Ciao Piattins e per cominciare ben tornata!
    Nella prima parte del tuo post ho ripensato ad un libro a me molto caro di Gioconda Belli, “La donna abitata”, in cui si intrecciano tradizioni, radici e politica, ma anche amore e desideri di una donna dei giorni nostri (..sandinista) e di una sua antenata, una donna nahua che combatte contro l’invasione spagnola 500 anni prima..
    Poi però ho cercato di riprendere il filo del tuo discorso per non perdermi tra i miei pensieri, ma continuavo a pensare alla Belli. Nella sua biografia “Il paese sotto la pelle” parla di tutte le sue lacerazioni, dei suoi sentimenti, della sua “suddivisione” tra politica, passione e famiglia. Gli argomenti possono sembrare diversi, ma le mille personalità di cui parli tu, sono le stesse.
    Già quando ho fatto una scorpacciata dei libri della Belli, qualche anno fà, avevo riflettuto su queste spaccature e per molto tempo, ho guardato le mie crepe e ho accarezzato le mille teste che mi vedevo accanto. Poi, ho provato a svuotarle tutte, a far confluire il flusso di coscienza collettivo in un’unica entità. Ma mi sono detta, la parola coscienza deriva dal latino Cum-scire “sapere insieme” e allora, devo solo trovare il modo di farle coabitare. Più facile a dirsi che a farsi.. ovviamente! ma il lavoro continua e ogni tanto mi sembra di essere una sola, ma con mille pensieri e mi sembra già un buon risultato.
    Ovviamente ti straconsiglio i libri di Gioconda Belli, se non si era capito! :)
    Baci a tutte!

    • admin says:

      hai fatto bene a ricordarla. è un’autrice che conosco ed amo anch’io. fare collaborare queste personalità multiple è prprio quello che sto cercando di fare, ma il problema è soprattutto in alcuni momenti riconoscerle e dar loro voce. di lei mi ha colpito soprattutto la passionalità che ha sempre avuto nel corso della vita. un fuoco ardente che spesso noi reprimiamo per amore di compromesso e stabilità. ma come si sa certi fuochi non si spengono mai, e se si soffocano rischiano di far danni….

  • SuzieD says:

    Fuoco ardente, hai perfettamente ragione!
    Sai però riflettendoci ancora, penso che il percorso di cui stiamo parlando è soprattutto un percorso di vita, più in generale. L’essere frammentati, sicuramente nella società in cui viviamo, è ascrivibile soprattutto alle donne, ma non penso che gli uomini abbiamo vita facile (anche se hanno meno ruoli!).
    Sto scrivendo un post su un libro di Tiziano Terzani e, in qualche modo, penso sia necessario ampliare i punti vista e pensare alla vita nella sua interezza!
    Mi fermo perchè altrimenti il post lo scrivo qui!

  • Laura.ddd says:

    Grazie per questo post! Da donna affollata ti ho risposto da me, sarei stata ingombrante qui ;)

  • LGO says:

    Queste signore che mi stanno appollaiate sulla spalla su una cosa son d’accordo. Ci sei mancata, piattins!

  • desian says:

    Non posso che quotare Maq così dò il bentornato a tutte voi piattine perché a star senza di voi si sta senz’altro un pochino peggio.
    In quanto a condomini di personalità, immagino che casino le voci! Qualcuna ne sentivo anch’io, qualche era fa: ora va meglio, scrivo su un blog (mooooolto più economico di uno psicanalista in carne ed ossa!!!) e ho spento l’apparecchio acustico… Baci.

  • Lanterna says:

    Beh, almeno non ti senti mai sola, mica poco! ;-)

  • valewanda says:

    credo che tutte noi siamo in parte quella che hai descritto. Sarebbe bello che ognuno scrivesse un bel raccontino, in cui far apparire tutti questi personaggi, ne verrebbe una bellissima storia… Un abbraccio, Vale

  • lella says:

    Mi meraviglio sempre dell’ironia che sanno mettere in campo le donne, anche su questioni molto serie. Ho la sensazione che sia un ricordo ancestrale che attinge ad un inconsco collettivo del genere femminile che, da sempre, ha dovuto fare i conti con la complessità. Detto questo mi associo al coro unanime, e dichiaro di essere persona dalle mille personalità, (che spesso sono litigiose tra loro…)che io chiamo “affettuosamente” il mio “piccolo popolo interno” (mica è mia l’espressione, l’ho rubata a Hillman che è uno psicanalista yunghiano). Certo spesso mi dico che per sapere districarsi nella complessità, comprendendola (qualche volta, mica sempre!)e gestendola (questo purtroppo quasi sempre) ho spesso bisogno dell’aiuto di quel piccolo popolo interno a cui attingo per diventare ora mamma torta, ora miss intelletto e razionalità!

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