Diario Palestinese

Prologo
La Piattina da qualche giorno è in vacanza, una vacanza vera con tutta la famiglia al completo.
Il che vuol dire che ne avrebbe di cose da raccontare, dalle sue performance sportive al compleanno di Piccolo Power, ma il post su Gaza di Zauberilla l’ha convinta a tirare fuori dal cassetto dei ricordi una serie di ragionamenti, esperienze e sentimenti elaborati in tanti anni di studio del mondo arabo, e in un’esperienza di qualche mese nell’accidentato terreno israelo-palestinese, un’esperienza che l’ha segnata per sempre, e che lei non ha mai raccontato veramente se non per accenni.
E’ chiaro che su riviste, libri e quotidiani, nonché su blog più documentati di questo, troverete notizie e analisi molto più interessanti. Ma l’esperienza personale rispetto a questo problema è fondamentale, e per questo non bisogna mai stancarsi di ascoltare.
Se la Piattina fosse stata una donna meno insicura di quello che è, avrebbe raccontato queste cose dieci anni fa, quando sono accadute. Ma è andata così, ed è solo la maschera di tostaggine che si sta costruendo a convincerla adesso a raccontare. Se a qualcuno il racconto interesserà, o legga pure, in caso contrario, lo salti a piè pari, e nessuno ci resterà male.

Diario Palestinese
Puntata 1

Tutto cominciò, come dicevo, dieci anni fa. A quell’epoca la Piattina non era ancora Piattina, era solo una trentenne che lavorava come free lance e che aveva una passione del tutto irrazionale per il mondo arabo. Si era laureata con una tesi sugli scrittori magrebini di lingua francese, aveva studiato a Parigi, e vi era ritornata in seguito, sposata ma ancora senza figli, per completare gli studi. L’università era nella periferia nord della città, in un quartiere villaggio chiamato Asnières, dove la presenza autoctona era scomparsa ormai da tempo. A parte i tetti grigi e spioventi, nulla poteva far pensare che quella fosse Francia. Dai negozi di alimentari aperti fino a tardi, allo zucchero venduto in coni di carta azzurrina, ai fasci di menta e ai semi di coriandolo, tutto riportava alle origini mediterranee degli abitanti di Asnières. E forse per questo al comune di Parigi era sembrata la sede più naturale per la facoltà di arabo.

All’università c’erano corsi di letteratura e di diritto, e anche di geopolitica.
Le questioni calde erano sicuramente quella algerina e quella libanese, visto l’alto numero di studenti provenienti da questi paesi. I magrebini e i libanesi li riconoscevi da lontano. Camminavano sempre in gruppo e non si mescolavano mai fra di loro, continuando a guardarsi con reciproca diffidenza. Ognuno dei due gruppi era convinto, in fondo, di essere migliore dell’altro, e che non ci poteva essere comprensione. L’unica questione che metteva sempre d’accordo tutti , invece, era quella palestinese. Appena si pronunciavano le parole magiche occupazione, campi profughi, Israele, erano improvvisamente tutti d’accordo, la discussione si faceva accesa ma verso un nemico comune. Bastava però ricordare Sabra e Chatila, o Hamas, o Hezbollah, perché le singole voci riprendessero a opporsi fra di loro, in battibecchi senza fine, che neppure lo studio più approfondito dei libri di storia bastava a placare.
Perché la propria storia, quando lascia ferite aperte, si impara prima di tutto a casa, dai racconti di famiglia e dagli strascichi che lascia nella vita di tutti i giorni.

Tra gli studenti del corso qualcuno aveva ferite più profonde di altri.

E. era di origine polacca, e molto più grande della Piattina.
Figlio di rescapés dell’Olocausto, aveva vissuto la sua infanzia e parte dell’adolescenza in Israele, prima di trasferirsi in Francia.
Malgrado fosse di intelligenza e cultura rare, non aveva mai cercato un lavoro fisso, limitandosi a qualche collaborazione come consulente filatelico per i negozi di francobolli del nono arrondissement. Aveva seguito i corsi di russo e polacco, per studiare la cultura dei suoi avi, ma non si era laureato. “I documenti e i libri scritti dai membri della mia famiglia sono stati distrutti, e per rispetto a loro non voglio lasciare niente di scritto neanch’io” mi aveva detto per giustificare il suo rifiuto di redigere mémoire, tesine o qualunque altro elaborato servisse a passare esami ed ottenere un diploma. Ora studiava arabo per passione. Qualcuno, all’università, cercava motivazioni psicologiche a questa passione, teorizzando che E. fosse passato dalla parte dei palestinesi perché come omosessuale si era sentito diverso ed emarginato, e quindi fosse stato attratto dalla diversità e dall’emarginazione di quel popolo. Sinceramente non saprei che dire. Ho conosciuto diversi israeliani che militano per la pace e la convivenza e non sono né omosessuali né emarginati, ho conosciuto una insegnante francese che di cognome faceva Levy e che cantava le canzoni tradizionali arabe con una voce incredibile.
E poi E. non era passato da nessuna parte.
Riteneva soltanto che il mondo avesse già avuto la sua dose i morti e disperazione e per questo aveva deciso che non sarebbe più tornato nel suo paese finché non si fosse raggiunta una pacifica convivenza tra israeliani e palestinesi.
Inutile dire che non è più tornato.

Le ferite che la storia gli aveva inferto gli impedivano però di dedicarsi agli altri.

Lui e il suo compagno, Pierre, abitavano in un bilocale del 15esimo arrondissement pieno zeppo di libri, ed erano il punto di riferimento di buona parte dei profughi, senza casa e disperati di Parigi.
Ogni anno, a Natale, organizzavano una cena della Vigilia con tutte le persone sole del quartiere che riuscivano a recuperare, e ogni tanto adottavano qualche caso difficile. Mohammed, un ragazzo di origine egiziana dalla famiglia complicata, era perennemente ospite a casa loro, dove passava il tempo a guardare vecchie opere di teatro in dialetto egiziano. Scoprire che la cultura dei suoi genitori poteva produrre dei testi così esilaranti oltre a incomprensioni e disagi, aiutò moltissimo Mohammed nel difficile percorso di riconciliazione con la propria origine, e lo convinse a fare i primi provini come attore.
Chi dice che le coppie omosessuali non hanno i requisiti per essere dei buoni genitori per me da quel giorno sbaglia di grosso.

Comunque fu grazie a E. che quell’anno decisi di andare in Palestina.
Alcuni studenti si stavano organizzando per fare un viaggio studi in Libano, ma io scelsi di andare a Bir Zeit, vicino Ramallah, l’università storica della resistenza.
Decisi di andare perché sui libri era impossibile capire anche solo la metà di quello che succedeva laggiù, e avevo bisogno di vedere con i miei occhi, decisi di andare per lenire la profonda nostalgia di E., e anche perché volevo conoscere la sua amica Homa, che viveva in una delle ultime case arabe di Gerusalemme.
Così prenotai il volo, e partii.
(continua)

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18 Responses to “Diario Palestinese”

  • desian says:

    Buongiorno Piattina, per quel che vale: mi son bevuto la prima puntata, aspetto con ansia le altre. Poi aggiungo questo indirizzo dove c’è un posterellino semplice semplice ma chiaro e pure breve!Buone vacanzehttp://oipaz.wordpress.com

  • chiara says:

    Ciao, sai ieri ho messo anche io un post sul mio blog, perchè il conflitto in Israele, mi tocca moltissimo.Anche il mio alla mia maniera: leggero e naturalmente illustrato.Aspetto la seconda puntata.

  • Alessandra says:

    Aspetto il continuo…

  • monica says:

    una cosa mi colpisce su tutte, il fatto che i siti ufficiali ci sono un sacco di cosa ma la storia è fatta anche di racconti, più vivi che non nell’ufficialità. ecco perchè sto qui ad ascoltarti ecco perchè non dobbiamo smettere di raccontare ….

  • VereMamme says:

    Ci affascini con i tuoi ricordi, ci intenerisci con questa tanto paventata insicurezza a cui accenni ogni tanto. Ma sono le certezze incrollabili e stupide che fanno le guerre. Se accetti l’insicurezza e il dubbio, è quella la tua vera forza…

  • emily says:

    buone vacanze piattina sappi che ti invidio atrocemente.ma trova il tempo x scrivere, resto in attesa della prox puntata.

  • she devil says:

    grazie Piattinim, aspetto con ansia il seguito. Sai essere cresciuti con nelle orecchie la cantilena dei telegiornali che riportano frasi su palestinesi e israeliani, senza veramente raccontare nulla, per anni mi aveva reso indifferente alla questione. I fatti di questi giorni, la possibilità finalmente di leggere online o vedere sulle tivù satellitari altre storie, raccontate in maniera vera, mi sta facendo muovere verso quel modno così lontano da me. grazie ancora se ci racconterai di più.

  • itmom says:

    grazie, davvero. aspetto il seguito, piattini.

  • Anonymous says:

    Dai vari accenni che avevi fatto sull’argomento, mi chiedevo quando verrebbe il momento in cui ti dillungheresti di più… ed ecco qua! :) la questione israelo-palestinese mi ha sempre interessata tantissimo. Da anni mi infuriscono tutte le stronzate che quasi tutti i telegiornali e gli articolisti ci spacciano sui cosidetti palestinesi-terroristi! Ogni volta che Israel si “diffende” mi fa sentire sempre più vicina a quel popolo palestinese che soffre, sempre e ancora, e cio’ da più di cinquantanni ormai! A meno di studiarlo, a nessuno verrebbe di ricordarsi di com’è cominciato, di chi ne ha gettato le radici… E’ il conflitto su cui incombe la più rivoltante ipocrisia e desinformazione che ci sia mai vista!Quindi, grazie di condividere qui con noi i tuoi ricordi ed esperienze.Bonnes vacances! :) ))Isabelle.

  • valewanda says:

    aspetto anch’io Piattina…

  • Raperonzolo says:

    Letto tutto d’un fiato. Aspetto il seguito!

  • LGO says:

    Anch’io aspetto.

  • Silvia says:

    Anche io esoty lista! :D

  • ganja says:

    aspetto il seguito, piattina…

  • marzipan says:

    Cara piattini,la questione israelo palestinese me la ricordo da quando sono nata. Mezzo secolo è decisamente troppo per questo bubbone che ha infettato mezzo mondo. Mezzo secolo può anche dare assuefazione, alzi le spalle e finisce lì, però si vede che non sono ancora assuefatta, perchè l’immagine delle cinque sorelline morte messe a grappolo nei loro sudari l’ho davanti tutti i giorni.

  • zauberei says:

    E’ un bellissimo incpiti Piattina!E poi questa roba di Parigi coll’ebrei, li profughi…. miii che chiccheria! :)

  • Verde says:

    io letto tutto tutto..ora xò aspetto con ansia il resto!! un abbraccio

  • piattinicinesi says:

    @a tutti stasera cerco di continuare, scusate ma il rientro è stato duro!

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