Sarà l’età che avanza, ma sempre più spesso accade che vecchi episodi del passato riaffiorino, prepotenti ed improvvisi, presentandosi alla mia memoria come a chiedere un conto. Domandano forse di essere nuovamente interpretati, dopo tanti anni, con la saggezza della maturità, come fossero un esame di metà tempo, di quelli che ti aiutano a verificare se le cose che dovevi capire le hai capite sul serio. E alle volte, liberi dalla confusione dei dettagli, liberi dalle emozioni personali, diventano favole esemplari, portatrici non tanto di insegnamenti e morale, quanto di ispessimento consapevole di pelo sullo stomaco.
Oggi ne voglio raccontare una.
Tanto tempo fa c’era una ragazza che si era appena laureata in passamanerie con una tesi sulle passamanerie blu (certo che non esiste la laurea in passamanerie, lo sapete tutti, ma è l’unica metafora che uso, il resto è tutto vero). All’epoca però le passamanerie blu non erano ben considerate. Soprattutto non erano bene considerate dagli esperti di passamanerie rosse, ai quali dava molto fastidio che la già poca attenzione riservata alle passamanerie in generale potesse essere spartita con qualcun altro.
Tra gli esperti di passamanerie rosse c’era un’esperta che era più esperta degli altri, e anche più potente. Se c’era da aprire un negozio, invitare un produttore, oppure organizzare un convegno di passamanerie, bisognava per forza chiedere il permesso a lei.
Un giorno alla ragazza fu proposto di redigere una guida sulle passamanerie. Chissà, magari poteva essere anche il primo passo verso qualcosa di più importante, ma per il momento era solo una piccola guida.
Ora l’esperta lo venne a sapere, e si arrabbiò. Chi aveva osato scrivere una guida sulle passamanerie (per quanto piccola) senza consultarla? Amici fidati fecero sapere alla ragazza che sarebbe stato meglio chiamarla per chiarire il contrasto. L’esperta poteva essere molto vendicativa.
La ragazza chiamò.
L’esperta al telefono fu gentile, ma fredda. Spiegò con dovizia di esempi che nel mondo delle passamanerie c’erano delle regole, e tra queste regole la ragazza aveva infranto la più importante, che era quella di chiedere consiglio e protezione a lei.
“Mi scusi” disse la ragazza. E poi pensò, da quest’errore ho imparato qualcosa, ovvero che devo sempre chiedere consiglio a chi è più potente.
“Comunque” continuò l’esperta “hai scritto anche un’imprecisione. Le passamanerie del Turkestan non sono rosse su fondo bianco, ma su fondo avorio. Io conosco gente che studia le passamanerie da 10 o anche 15 anni, e che in più studia quelle rosse e non quelle blu, come te. Loro avrebbero dovuto scrivere la guida”
“Mi scusi ancora” balbettò la ragazza, e poi pensò. Ecco, ho imparato la seconda lezione, bisogna essere molto preparati e umili, e chiedere consiglio a chi è più bravo di te.
“E adesso” disse l’esperta “io ho varie possibilità ”
“E quali sono?” osò chiedere la ragazza.
“Primo, potrei aiutarti a correggere l’errore che hai fatto, scrivere una prefazione alla tua guida, e raccomandarti.”
“Secondo, potrei affiancarti a qualcuno che conosce l’argomento meglio di te, che ha già pubblicato e che ha un nome, in modo che anche tu possa crescere”
“Terzo, potrei farti togliere il lavoro e affidarlo alla mia studentessa preferita. E ho deciso che farò così”
“Ma perché?” Chiese ingenuamente la ragazza
“Perché tu abiti in periferia e lei ha una magnifica casa su due piani a Trastevere”
La ragazza rimase di sasso. Che razza di motivazione poteva essere mai quella?
Non ebbe la prontezza di riflessi di chiederlo subito, e la telefonata finì lasciandola per sempre nel dubbio
Con il tempo, però, capì alcune cose fondamentali.
Nella vita per andare avanti bisogna essere preparati, molto preparati. Si possono avere intoppi, fare errori, ingenuità, ma se si è davvero bravi una seconda opportunità arriva sempre.
In ogni ambiente si ha a che fare con degli esperti che pretendono di dominare. Bisogna trovare il nostro modo personale di interagire con loro.
Anche quando uno cerca di fare bene le cose, c’è sempre qualcuno che da un momento all’altro può farci la guerra, e metterci i bastoni tra le ruote. Che sia perché abitiamo in periferia, abbiamo i capelli biondi, il sedere basso o andiamo in vacanza sul Tirreno, poco importa.
Non lo sapremo mai. E non vale neanche la pena perdere tempo a scoprire perché.



Io a un certo punto, stranamente, perché non ero né ambiziosa, né furba, mi dissi: nella vita basta essere la migliore in quello che fai.
Io non sapevo bene cosa fare allora. Non lo so forse neanche adesso, ma nel frattempo ho imparato a fare un mucchio di cose e cerco di farle bene.
In genere funziona. Quindi si, a queste condizioni ti propongono la prima, la seconda e pure la terza possibilità.
In altri casi il grande protettore ti offre la prima, ma poi a sputtanarti in proprio fai sempre a tempo.
Non so, mi sa che ci stava. E comunque adesso aspetto la pubblicazione del brano tot. Quello del premio. Quello breve.
più che essere la migliore ho imparato che fare bene e con coscienza il proprio lavoro, essere “professionali” nel vero senso della parola, alla fine paga sempre. magari non raggiungi chissà quali vertici, ma il frutto materiale del lavoro, un po’ di soddisfazione e la coscienza quelli ce l’hai.
quello breve l’ho messo su FB, altrimenti il blog in questi giorni mi diventa un’autoslinguazzata
E’ arrivato il messaggio! Molto elegante comunque.
Questo post mi ricorda del mio esame di maturità. Il membroe sterno mi interroga in latino, io ero preparata e tranquilla. Ma lui voleva che io gli dicessi una cosetta, una cosetta minore, che in quel momento mi sfuggiva. Ho parlato per mezzora. ho detto tutto quello che sapevo, ho sputato l’anima. Ma alla fine il tipo mi guarda freddo, strappa la metà foglio dal centro del quaderno, ci disegna un cerchio e mi fa.”Lei mi ha detto tutto tranne questo”.
Bella lezione di vita, quello che veramente sento di aver imparato dall’esame della famosa maturità: puoi fare quello che vuoi e come lo vuoi, ma ci sarà sempre qualcuno per cui non è mai abbastanza.
Che se ne faccia una ragione!
Molto efficace
Mi è piaciuto assai. Soprattutto il paragrafo dove dici che non ne vale proprio la pena, capire sempre il perchè.
Come ben sai, non credo nel nonnismo e nemmeno nelle critiche: penso che come donne dovremmo proprio smettere di metterci sempre in discussione su tutto… e soprattutto sulle passamanerie!
Già. Che nostalgia per quei giorni in cui ero giovane e ingenua, e credevo che bastasse essere brava per fare quello che mi piaceva… Avevo anche un sacco di chili in meno, adesso che ci penso
mdims@già e questo vale sia a livello personale che professionale. vedo che il pelazo sullo stomaco si fa in vari modi e secondo varie lezioni
@mammafelice l’aneddoto pur nella metafora delle passamanerie (ti è piaciuta, eh?) è assolutamente reale, compreso la casa a tastevere. io rimasi basita allora, e ancora oggi non capisco cosa intendesse. ma se avessi perso tempo a riflettere su quel dettaglio non avrei mai fatto niente. in ogni caso io la casa a trastevere non l’avevo e probabilemnte non l’avrò mai, visto che ho fatto scelte diverse.
@lanterna dei chili in meno taciamo che è meglio, per carità. in quanto ala bravura, credo che ognuno trovi la sua strada, a un certo punto. io mi sono sempre difesa lavorando.
Credo quasi di avere il problema opposto…Forse ho visttuto queste situazioni vedendo i miei genitori che già parto prevenuta. Mi sotterro da sola senza neanche prima provarci. Male, lo so.
E così quando mi è stato proposto di scrivere anche a me la piccola guida di passamanerie, ho subito rifiutato “figurati non ne sono all’altezza”, “Figurati x è sicuramente più bravo di me” ecc. Bel modo eh?
Eppure io ancora non ho imparato…
vabbé d’altronde sei stata la prima fan di sfelix. al di là dello scherzo, però, l’esperienza soprattutto editoriale mi ha insegnato a essere molto umile e chiedere sempre il parere di un occhio esterno, ma quest’occhio deve essere ben scelto e d’aiuto. è veramente facile cadere nella trappola dela lusinga o del prepotente. quando trovi qualcuno con cui avere una discussione critica e produttiva tienitelo stretto.
insieme all’umiltà però ho imoparato anche il valore di ciascuno. il lavoro che non faccio io lo farà comunque qualcun altro e non necessariamente meglio. non bisogna avere paura di confrontarsi, ovvero, tutti temiamo il confronto ma dobbiamo afrontarlo
Nella mia esperienza personale, devo dire che da persone esperte e preparate nel campo in cui mi è capitato di lavorare, ho sempre ricevuto un grande aiuto, esperienza e, qualche volta, è vero, anche un pizzico di invidia. Non posso lamentarmi, però, l’invidia fa parte dell’animo umano, e se non è patologica, la comprendo.
Ma, metafora per metafora, mi piace paragonare la vita professionale al traffico di milano, quando guido e rispetto tutti i sensi unici, gli stop e soprattutto i semafori. perché mi hanno insegnato così.
E poi, qualche volta, arriva qualcuno che è abituato ad arrivare prima possibile dove ha deciso di andare. E così, appena scatta il rosso sgomma, ti supera e ti frega il posto che avevi adocchiato quando il semaforo era rosso.
Chi ha trovato il parcheggio non ha commmesso alcuna infrazione stradale, ci mancherebbe, sei tu che sei stato fesso a farti fregare.
Ma il pelo sullo stomaco si ispessisce sempre di più a ogni semaforo che scatta.
credo che potremmo fare una utile lista di pelo sullo stomco che ognuno ha e che continua a fabbricarsi. Anche adesso non è che mi senta del tutto invulnerabile agli errori e ai passi falsi, oltre che agli attacchi dall’esterno.
in ogni ambiente ci sono delle regole, ed è bene conoscerle prima di avventurarsi.
questa lezione l’ho imparata a mie spese, all’epoca.
però ho imparato anche che a volte ci sono regole non scritte, o decise solo da qualcuno, e alleanze arbitrarie.
io di aiuto ne ho riceviuto molto da quelli veramente bravi, che non hanno paura di perdere qualcosa se danno una mano ai più giovani, non temono che qualcuno rubi loro un posto perché il posto già ce l’hanno, se lo sono conquistato e sono già pronti a conquistarne un altro, magari, perché quelli bravi vanno sempre avanti, non si fermano a pensare a dove sono già stati.
anche io ne ho dato di aiuto sul lavoro, e non me ne sono mai pentita.
magari, a volte, mi sono fermata in tempo, prima di esagerare.
comunque sia, purtroppo non si finisce mai di imparare, e il pelo sullo stomaco non serve tanto a proteggersi quanto a resistere meglio ai colpi, e a smussare le fitte al cuore, quelle sì, dolorosissime.
è la prima volta che ti leggo, ti ho trovato su mamma felice, sezione: oggi leggo.
volevo complimentarmi con te per la delicatezza e l’intelligenza di questo post. una lezione. davvero. grazie.
by una giovane donna amorale ma purtroppo già con una buona dose pelo sullo stomaco, anche se a volte vittima delle delusioni
Si, ne ho incontrati tanti e ne incontro ancora, purtroppo di gente così, ma è un mestiere no?
Ogni volta che ti esponi dalla massa, esprimi un’opinione, crei qualcosa di buono, arriva quel qualcuno, come l’agente delle tasse, e aggiunge un
“Sì, ma…”
“Forse sarebbe meglio..”
“Peccato…”
questo anche a livello personale
) credo che la maturità porti a imparare a distinguere le critiche costruttive da quelle inutili e livorose, e ad andare comunque per la propria strada
io purtroppo non mi faccio più domande. o meglio non mi do’ più risposte. almeno in questi ultimi anni della mia vita. anche a me è capitato che la guida sulle passamanerie venisse fatta scrivere a qualcun altro. senza apparenti motivi, se non la casa su due piani a trastevere. ci ho pensato tanto e non sono riuscita a darmi una risposta. e allora me ne sono andata senza voltarmi indietro. e la tipa con la casa a trastevere è diventata professore universitario e firma cataloghi di mostre che avrei vouto curare io, che invece ho scelto consapevolmente di fare l’impiegata e la mamma e ciao.
non mi faccio più domande e do’ la colpa al destino.
da allora cerco comunque di dare il meglio di me e di lasciare una buona memoria delle mie azioni, e qualche risultato in dieci anni di lavoro in azienda l’ho ottenuto.
almeno che si parli bene di me!
purtroppo non ho fatto il lavoro che avrei voluto. ed è l’unico rimpianto…
anche io mi sono fatta le stesse domande, a un certo punto, e ho concluso che nella vita ognuno di noi decide dove impiegare le proprie energie, dove fare le proprie lotte. personalmente ho lasciato erdere le guide sulle passamanerie ma di passamanerie mi sono occupata lo stesso, in altri modi. la vita ci dà comunque delle soddisfazioni, però non cedere alla tentazione del rimpianto. se l’arte è la tua passione, trova il modo di farne qualcosa di bello, seguendo una strada alternativa. possono toglierci delle possibilità, ma non la voglia e il piacere di fare le cose
E’ una lezione di vita Piattins, come molte tue in questo cammino che stiamo facendo. Forse sono stata fortunata, l’umiltà e il sorriso mi hanno aiutato in questi anni, e mi è sembrato sempre di essere apprezzata quando meritavo. Ora ho scelto consapevolmente altro, al lavoro ho un psrt time e faccio il lavoro di molti altri ma per scelta, e mi va benissimo così. vado avanti e cerco di continuare a sorridere.