da quando è nato il mio primo figlio, 8 anni fa, questa è la terza volta che cerco lavoro, e ogni volta puntuale mi sento ripetere questa frase: “Certo per una donna…” che sottintende : “certo per una madre…ci vuole un lavoro da madre”.
Perchè una madre che si rispetti non si dedica al lavoro anima e corpo e non torna all’ora di cena come fanno certi padri. Perchè una madre che si rispetti va a prendere il figlio a scuola, invita i suoi compagni di classe a casa per garantirne la socialità, organizza cene e gite fuori porta, parla con le maestre, si ricorda di comprare quaderni a righe e flauti aulos, mette nello zaino le scarpe da ginnastica quando c’è la palestra, stabilisce il regime alimentare per la settimana, fa la spesa, cucina il sabato per i successivi 15 giorni, sopporta i capricci e cura tutte le malinconie prima che diventino sindromi irreversibili delle quali altrimenti sarà lei la principale responsabile.
In questi giorni oscillo tra il terrore della disoccupazione e lo spauracchio di remote possibilità di lavori strutturati che mi farebbero perdere quel poco di flessibilità di cui ora dispongo, lasciando i miei figli in balia di un destino crudele e segnato.
Poi in uno sprazzo di sana lucidità mi chiedo: “ma se per molte famiglie ormai lo stipendio della donna è il 50% del budget familiare, perchè il 90% del senso di colpa per i figli pesa ancora sulle nostre spalle?”




Cara amica, il motivo è semplice con o senza compagno il senso di colpa o di responsabilità come io preferisco definirlo, ti accompagnerebbe comunque, esattamente come il pensiero che sgorga dal tuo io, quando nel rietrare a casa dopo che la collaboratrice domestica ha espletato il suo lavoro, e ti dice “Se avessi avuto tempo, io lo avrei fatto meglio”…Non sarebbe stato meglio pensare “meno male che almeno l’80% del lavoro è stato fatto?”
Ci sono alcuni lavori in cui non esistono i se e i ma. Quando devo andare in onda, ho un orario fissato, non posticipabile. Se entro il tempo che ho a disposizione non riesco a preparare il servizio, “buco”. Questo vuol dire che se ho 5 minuti li devo usare al meglio, tralasciare ciò che non è importante, e lavorare come una forsennata.Il lavoro della madre non è molto diverso. Nel tempo a disposizione devi far rientrare tutto, scegliendo le giuste priorità. E il rischio di “bucare” è altrettanto alto.Detto questo, il post era semplicemente una provocazione per invitare i mariti ad accettare parte della responsabilità, in modo da non fondere nei momenti di stress.