“L’occupazione è una facoltà vestita a festa.
Da lontano, la sera, le luci elettriche delle ultime discussioni accendono i disegni sui vetri.
La vela rossa accoglie il vento dell’inverno.
Io, invece, a 23 anni, devo dare al mondo un senso che mi giustifichi”
Sono passati quasi 19 anni da quando Piattini annotava sul suo quaderno le sensazioni di una giornata d’occupazione alla Sapienza.
La pantera, li avevano chiamati, quei ragazzi che per più di un mese bloccarono lezioni ed esami, sostituendoli con danze sui trampoli, rituali pagani, musica, concerti, improvvisazioni poetiche ed allegria.
Si ribellavano ai tagli, allo spettro della privatizzazione, ma anche a qualcosa che non avrebbero saputo definire. Un’entità misteriosa e inquietante, come la pantera che si aggirava in quei giorni nelle campagne romane, fuggita chissà da dove, avvistata chissà da chi.
Un felino dal passo felpato e dagli artigli pronti che somigliava tanto al loro futuro.
19 anni dopo, ogni tanto Piattini torna alla Sapienza per incontrare suo marito, conosciuto durante quell’occupazione.
Highlander ora è un professore universitario, uno di quelli che loro contestavano.
Visto dall’altra parte della cattedra, quel ruolo non è che sia poi una gran cosa. Uno stipendio ridicolo (che il mese scorso è stato decurtato di altri 100 euro) ottenuto dopo anni di studio, di borse sotto la soglia della sopravvivenza, di “lavoro forzato” all’estero, di lotte per ottenere budget, pagare le persone e farle rimanere.
Piattini ci è tornata anche per rivedere il suo professore di tesi, dopo tanto tempo, sperando che la letteratura l’avrebbe consolata dal patetico mondo del giornalismo a cottimo.
Ma non ne ha tratto una grande consolazione.
“Questi ragazzi non somigliano a voi” le ha detto il suo professore. Non hanno fantasia, non hanno intuito, scrivono in stile sms, con errori di ortografia e senza logica. E troppi di loro si sentono personaggi da reality”
Piattini sfiora i muri rosicchiati dall’umidità, le porte dense di muffa, gli studenti di oggi dai vestiti colorati e le chiome ribelli, e si chiede cosa sia successo in questi anni.
Si chiede come sia possibile attraversare questi corridoi, questi viali alberati senza più appartenervi.
All’ingresso c’era il matto Paolino che recitava poesie, sulla scala il sosia di Che Guevara che come una sfinge ti interrogava. Come si dice farfalla in spagnolo? Mariposa. E Estate? Verano. Piattini consegnava le parole come un obolo, e attraversava il varco mistico, salendo di un piano.
E adesso, guardando questa nuova ribellione, questo sfoggio di vele rosse e canzoni, di mistica allegria e rabbia disperata, Piattini si chiede dove sia il varco per rientrare in quel tempo perduto dei 20 anni. Non lo trova, e forse non è un male.
A 40 anni Piattini non ha bisogno di desiderarsi atomo, perché lo è. Si è liberata dell’illusione infantile di essere il centro del mondo, e si accontenta di essere uno degli infiniti pezzi che compongono questo mosaico delirante.
Saldamente attaccata alla terra, tenacemente legata alla vita, sa che la ribellione dell’età matura non si esprime in danze mistiche, in girotondi urlanti, ma in uno sguardo lucido e derisorio, in un desiderio di gioia e concretezza.
Non siamo tipi da farci ingannare dai falsi proclami, dalle promesse a termine.
La nostra età di mezzo non è l’inizio del declino ma la testardaggine dell’obiettivo.
Passo felpato, artigli pronti, mantello cupo e occhi aperti nel buio.
Non bisogna giustificarci di niente, ma avanzare sicuri fiutando il nemico.



post mistico e grande. è bello sapere che a quota 40 succedono cose …. e che lo vediamo monica
Ah, se me la ricordo, quella pantera.E anche il matto Paolino.Mi hai ritirato fuori ricordi belli che sepolti…Giusto una cosa: ma tu, ancora frequenti il professore che ti ha dato la tesi?Un mito!
Piattini… ma quante volte nella vita ci siamo incrociate? Cresciute nello stesso quartiere, abbiamo studiato alla stessa università (ma non è che stavamo pure allo stesso dipartimento?) abbiamo occupato negli stessi anni (la pantera Rape’ in quegli anni finì anche al TG2). E il mitico Paolino! Ricordo un giorno che ubriaco si schiantò su una studentessa che leggeva sdraiata sul prato “ah Paolì – disse uno degli astanti – manca poco ‘a riduci ‘ntrasferello!”Anch’io ho smesso di sognare la rivoluzione. Forse proprio allora, quando la pantera da aitante che era, dopo 30 giorni di occupazione era degenerata in un caos di estremismi e opportunismi. Dove in quei giorni, tra dipattiti e delegazioni, capii che eravamo capaci di distruggere ma non di costruire.A 40 anni ho capito che le vere rivoluzioni sono quelle dei piccoli, grandi e raggiungibili obiettivi.
La soglia dei 40 uccide tante illusioni, tante speranze e mette in osffitta le rivoluzioni
Ammiro i ventenni di oggi e quelli di ieri, non posso dire altrettanto dei miei 20 anni. Dieci anni fa c’era una gran voglia di confronto ma mancava la voglia di buttarsi in mezzo e dire la propria ma mancava per lo più il coraggio di farlo. Almeno nella mia realtà di provincia del Sud. Si facevano grandi proclami, era tutto un gran parlare e nulla stringere. NEi miei coetanei vedevo più voglia di primeggiare sugli altri piuttosto che desiderio di condividere per costruire. Ed è per questo che mi sento più vecchia della mia età.
si va avanti facendo pochi passi alla volta, ma decisi!!
Cara Piattini, mi hai colpito. Mi hai dato la consapevolezza di essere diventata il mio futuro di allora, così diverso da come lo avevo immaginato ma ancora, per fortuna, così integro, nonostante il buio intorno. Però. Però sto cominciando a guardare meglio i ventenni di adesso, e ho l’impressione, che forse è solo speranza, che qualcuno sarebbe capace di tirar fuori gli artigli.
io le contestazioni le ho viste sempre da fuori: padova nella mia adolescenza era terreno di scontri tra rossi e neri e quindi istituto privato di suore fino alla terza media, poi istituto di suore x le superiori e facoltà grigia e ingabbiata di legge.forse x quello che di fronte alle contestazioni giovanili rimango un po’ freddina, un po’ scettica, mi sembra che nessuno sappia quello che sta facendo.ma forse sono proprio diventata vecchia
ora ho un pò più di tempo per scrivere.non so ora che facciano i ventenni. ma ti ringrazio tanto per questo felino ritratto di una quarantenne.la pacatezza del felino che sa di avere tempo e guata la preda, annusa, aspetta, sonnecchia, si stiracchia. non c’è fretta.non cerca, sa.non mostra frenesia, attende.nell’attesa le cose succedono.e al momento giusto vengono colte.belli i 40. meglio dei 30 e ancor più dei 20.e poi alla sera davanti al fuoco si raccontano le storie ai felini più giovani ….monica
d’accordo in pieno con emily. ricordo scienze politiche ridotta a bivacco da ragazzi che hanno imbrattato tutto, passavano le notti in facoltà con la scusa di contestare. ricordo che sono rimasta bloccata per mesi perchè non ci lasciavano dare esami, ricordo che avevo fretta di finire l’università e la pantera mi ha rallentato. ricordo che a molti di quelli che occupavano la facoltà non gliene fregava niente se non di bivaccare e festeggiare. sono molto molto scettica verso questo tipo di contestazioni, soprattutto perchè vedo la longa manus di qualcuno che manovra le cose da dietro.
Cara Piattini per quanto mi riguarda non ho ancora smesso di “occupare”!Alla soglia dei quarantadue anni, precaria da sempre sto conducendo l’ennesima battaglia per il mio posto di lavoro, l’occupazione è uno spettro che si presenta ad ogni assemblea sindacale, ma la conta dei sostenitori si fa sempre più esigua. Difficile da organizzare con i bambini, la scuola, le responsabilità di una famiglia. Negli sguardi di tutti i miei colleghi si legge questo ogni volta che qualcuno, più giovane, propone di occupare.Capitano di ventura, così sono stata definita dal nostro esimio ministro, ma qualcuno mi ha mai chiesto come mi definisco io! La descrizione che è stata fatta dei ricercatori, categoria a cui appartengo, non è altro che una versione romanzata della realtà, in bilico fra un contratto ed un altro…forse, la difficoltà di assumere impegni e reponsabilità come una famiglia, dei figli, un mutuo, in sintesi scegliere di vivere.Oggi, dopo 19 anni forse non tornerò ad occupare, ma non posso rinunciare a lottare, perchè non è con gli slogan che si paga un mutuo, si mantiene una famiglia e soprattutto non è con gli slogan che governa un paese!Paquita
Me la ricordo la pantera. C’ero anch’io. Disgusto, incazzatura, senso del ridicolo raggiunto a più riprese. E il governo Andreotti fermo, immobile, sapeva che si sarebbe sgonfiato tutto. Ho frequentato per un po’ le assemblee. In una di queste io e un mio amico abbiamo atttaccato chi voleva continuare quella assurda maratona fatta di nulla. Il figlio di un operaio e di una sarta andavano contro i proclami dei figli di architetti e di giornalisti che erano duri e incazzati. Ma avevano le spalle coperte, e un bell’appartamento ai Parioli o a Prati. “Le rivoluzioni in piazza le fai per conto della borghesia che crea falsi miti di progresso”(Franco Battiato). Mi dispiace, ma non sono d’accordo con il professor Gnisci, che per altro adoro. I ventenni di oggi non sono peggio dei ventenni di vent’anni fa. Sono un risultato. e di quel risultato siamo anche noi i responsabili.Baci e fatti viva. Vorrei vedervi. Mi mancano le discussioni con High.E.
Cara Piattini, la cosa brutta è che ormai tocca occupare anche le scuole elementari.
Qui a Torino hanno “okkupato” Fisica e Palazzo Nuovo, sede delle facolta’ umanistiche. Gli studenti di Palazzo Nuovo sono finiti persino sulla prima pagina di Repubblica oggi. E a Fisica fanno lezione fino alle due di notte da almeno una settimana.. La voglia di andare a sbirciare cosa combinano questi ragazzi di dieci anni piu’ giovani di noi e’ davvero tanta. Ma ho paura di rimanere delusa nel vedere che questa mobilitazione che dovrebbe spazzare via tutte le leggi inique finisca invece nel vuoto di un bivacco in Dipartimento..Grazie per le tue parole, sempre affascinanti e piene di spunti meravigliosi.Un bacioneDaniela
@monica e mi dicono che tra i 50 e 60 succedono cose straordinarie anche, vedremo
@annachiara il matto paolino l’adoravo. non frequento abitualmente il mio prof ma avevo voglia di vederlo, magari per pensare a un progetto insieme, ma la situazione in facoltà non lasciava grandi spazi all’ottimismo@rape vite parallele…provo a buttarla lì, storia del cinema con Aristarco? non ho dato l’esame ma ci andavo perché c’era uno carino
quella del trasferello mi sembra di ricordarla, o mi sto convincendo? abbiamo assistito insieme alla stessa degenerazione. nel tempo credo debba cambiare il modo di combattere ma non la volgia di opporsi alla corrente…
@ziacris davvero mette in soffitta le rivoluzioni? non i dire così proprio tu che dovresti farmi da guida. conosco sessantenni che hanno cambiato radicalmente la propria vita. forse non si crede più ai profeti, o ai falsi miti, ma ai valori quelli sì, a quelli non bisogna smettere di credere@eva la generazione dei trentenni di adesso mi sembra un po’ soffocata, ma non per questo poco vitale, è una mia impressione?
@alleg decisissimi
@lgo speriamo, artigli veri, fatti soprattutto di coscienza critica@emily anche io al liceo dalle suore per sfuggire a un periodo difficile, poi la facoltà di lettere mi è sembrata una specie di Disneyland, ho fatto tutto quello che era possibile fare, ed ho imparato molto. è molto difficile rimanere puri nelle contestazioni, e anche io ero sempre un po’ fuori posto. troppo rossa per i cattolici, troppo morbida per la sinistra, ho imparato da subito a camminare sul filo del pensiero lucido (o meglio, a lucidarlo io a poco a poco)@itmom la pantera ha bloccato tutti, e non solo perché ha rallentato gli esami, ma anch perché ha un po’ spento l’energia vitale e anche la sana ambizione che doveva essere in alcuni di noi. anch’io ho paura delle lunghe mani, sempre pronte a riportare nel recinto le pecore ribelli. ma dopo tanti anni dopo la nostra ribellione ci scontriamo ancora con gli stessi problemi, e non credo sia giusto stare zitti
@paquita dopo 19 anni siamo dall’altra parte, ricercatori, intellettuali, professori universitari. stipendi bassi, contratti precari, spesso la scelta di vivere a metà, non fare figli, non impegnarsi. e la frustrazione continua di sentirsi non valorizzati, inutili, un di più che non serve a niente. da quando l’intelligenza è inutile. da quando la ricerca non serve allo sviluppo di un paese? la mia rabbia è infinita, e non trova pace@amico E. mio caro, come vedi nel post parlo di una università rifugio. nella mia situazione confusa era un punto fermo, una tana, e così o è stati per altri. anche per quelli che si riempivano la bocca di parole, anche a me davano fastidio, la pantera non è finita bene. contestavamo la privatizzazione delle università e dopo vent’anni la mia famiglia campa grazie ai finanziamenti di una fondazione. è inevitabile farsi qualche domanda. per quanto riguarda i ventenni sono d’accordo, e lo era anche il prof. sono un risultato di questa sottocultura. ma la tendenza mi viene confermata da altri, anche se con le dovute eccezioni ps hai avuto la mia mail?@marzipan a quando le materne?
@dani di questa occupazione mi piacciono molto le lezioni dei prof all’aperto. vorrei che tutti i prof, i ricercatori (High, anche tu, è tempo di darsi una mossa caro) facessero vedere a queste mummie governative quale tipo di neuroni non assuefatti all’ideologia e ai reality si muovono in modo ceativo nelle menti di questi giovani e meno giovani intellettuali non da salotto. per muovere un paese ci volgiono idee e eteste pensanti. sono stata chiara?
Ho saputo che domenica prossima i docenti del dip. di fisica della Sapienza hanno invitato genitori e bambini ad un incontro sulla riforma Gelmini, e insieme ad una lezione dimostrativa (esprimenti scientifici). All’aperto, nel cortile del Dipartimento. Ore 11.
Bé sì, certo, Aristarco (anche se poi la tesi non l’ho fatta con lui).
a me dispiace per loro, se davvero son così “spenti”…
Noi trentenni siamo figli della precarietà.Io per mia esperienza ho avuto una formazione sperimentale, non nel senso che mamma e papà mi hanno fatto fare da cavia, ma cavia sono stata del sistema scolastico italiano. Media con progetto sperimentale, liceo con progetto sperimentale, università vecchio ordinamento ma con corsi sperimentali, master per riqualificare la mia laurea debole, stage in azienda, contratto a ritenuta d’acconto rinnovato mese per mese, poi co.co.co di sei mesi in sei mesi, poi progetto per un anno, poi a tempo determinato per due anni…come faccio ad esser intraprendente?Il fuoco c’è, solo che non riusciamo a tiralro fuori perchè ci buttano sopra un sacco di legna, come quando soffochi il fuoco del camino. Un pò siamo figli dei giovani del ‘68 che sono diventati più reazionari e protettivi dei loro genitori, siamo figli di una generazione che crescendo ha rinnegato il suo credo, i suoi ideali e disorientat perchè ci ricordiamo quando mamma e papà ci portavano al prato e cantavano con la chitarra ma li vediamo adesso con l’auricolare, a rischio infarto e immersi nella corsa alla carriera prima che un trentenne gli rubi il lavoro, il posto, il prestigio in società.Ma come si fa?Siamo ibridi, figli di ibridi.Spero che i mei figli non debbano mai dire la stessa cosa di me.