L’altra sera la Piattina ha ricevuto suo malgrado una lezione su come funzionano i gruppi.
Per lei, che ha sempre avuto una insana tendenza all’isolamento coatto, è stato illuminante.
Intanto ha capito che ci sono persone che hanno un bisogno connaturato ed esistenziale del gruppo.
Qualunque cosa facciano vogliono il gruppo intorno. Sono quelli che escono col gruppo dei colleghi, quelli che prima di iscrivere i figli a scuola hanno già socializzato con gruppo di genitori accuratamente selezionati, quelli che hanno il gruppo di calcetto, il gruppo di teatro, il gruppo di yoga tibetano e così via.
A loro il rapporto singolo dà l’ansia.
E’ una roba da sfigati.
Loro invece in qualunque situazione non sono mai soli. Possono contare su un guscio protettivo di contatti che li avvolge in ogni circostanza.
Un guscio non troppo esteso però, altrimenti si perde quel senso di intimità che pure è importante.
La maestra di gruppologia spiegava infatti a Piattins che il destino dei grandi gruppi dopo un po’ è quello di smembrarsi, di suddividersi in microgruppi, sulla base della affinità reciproche.
Per tenersi in piedi e resistere a questo progressivo sbandamento, però, il gruppo che vuole mantenersi può far ricorso a un leader carismatico.
Il leader carismatico ha il compito di riassestare gli equilibri a ogni nuovo turbamento dell’ordine, in modo da rafforzare l’unità del gruppo.
“Certo” pensava Piattins “come fanno i bravi capi, che cercano di motivare tutti i singoli componenti della squadra di lavoro, facendo leva sulle loro qualità e punti di forza, in modo da raggiungere un obiettivo comune”.
“Oppure” pensava ancora “come nelle comunità, o nelle famiglie, dove il ruolo del leader è quello di mentore, che cerca di portare i vari componenti del gruppo alla piena realizzazione di sé, rispettando le singole diversità”
Ma proseguendo nella conversazione capiva che la maestra di gruppologia aveva un altro punto di vista sul ruolo del leader carismatico.
Per lei, infatti, il leader deve mantenere se stesso come leader, e basta.
Finalità del gruppo, in questo caso, non è né il raggiungimento di un obiettivo comune né la realizzazione personale dei suoi membri, ma il mantenimento di un guscio protettivo di relazioni all’interno del quale sentirsi al sicuro.
Per questo il leader fa molta attenzione ad ammettere solo membri ben selezionati in base alle affinità, che non corrano il rischio di mettere a repentaglio la compattezza degli elementi con idee, riflessioni, e colpi di testa vari.
Le affinità se non ci sono si creano.
Non è difficile.
Mettiamo per esempio che il leader decida che indossare un cappello blu la mattina sia importante per dare una sferzata di energia alla giornata.
Anche tutti i membri del gruppo a poco a poco indosseranno il cappello blu, come se fosse in assoluto una loro libera scelta.
Oppure ancora che il leader decida che la passione per il tiro con l’arco di uno dei componenti sia un fantastico strumento di aggregazione.
Tutto il gruppo andrà ad allenarsi al tiro con l’arco declamando la stessa passione.
Ovviamente però tutto questo potrebbe non essere sufficiente dopo un po’.
Per questo il leader si preoccuperà di trovare un nemico al gruppo.
Qualcuno che non pensa e non agisce come gli altri e che quindi viene visto come elemento perturbatore.
Questo elemento sarà il catalizzatore delle tensioni del gruppo.
Se indossa un cappello verde, il verde sarà in assoluto il colore inviso al gruppo.
Se beve una vodka, il gruppo scatenerà una campagna diffamatoria contro i superalcolici.
L’attacco può essere fatto in maniera diretta o indiretta, o mediante una combinazione delle due.
Nel caso della strategia diretta, l’attacco sarà alla persona, mentre nel caso della strategia indiretta l’attacco sarà conto i comportamenti della persona.
Sarà lecito frequentare tale persona ma chi lo farà prima o poi dovrà optare per una scelta, o con il gruppo oppure con l’elemento perturbatore.
Non sarà possibile mantenere il piede in due scarpe.
“Hai capito, Piattins?” ha chiesto alla fine la maestra di gruppologia
“Perfettamente” ha risposto la Piattina “non saresti potuta essere più chiara di così”
Sono due giorni che Piattins ha l’impressione di aver sostenuto un duro esame di geopolitica, eppure, ve lo assicuro, si parlava solo di mamme della scuola, e nient’altro.



anche qui succede esattamente la stessa cosa. In genere l’elemento perturbatore qui è il “forestiero”, in particolare “quello che viene dalla città”.Purtroppo, io sono uno di quegli elementi
Quanto hai ragione!!Sarà che anch’io sono sempre stata allergica ai gruppi (o alle “compagnie”), prediligendo diversi rapporti personali, ma nel desiderio di appartenenza ci trovo tanta insicurezza e la ricerca di un pensiero comodo già confezionato.Evviva il senso critico!
son sempre stata un po’ allergica ai gruppi. meglio, mi piacciono, ma solo fintanto che non cercano di inglbarmi tra loro. all’inizio ho fatto fatica. poi, un po’ alla volta, forse aiutata dal mio perenne sorridere (che, suppongo, mi fa sembrare comunque poco pericolosa), sono riuscita a farmi accogliere anche come “membro vagante” nei molti gruppi che hanno suscitato il mio interesse. non sono una di quelle mamme che prendono sempre il caffè insieme, ma mi invitano, se mi vedono per strada, e mi accolgono “bene” anche se sanno che sarà un caffè ogni morte del papa. non vado alle cene della piscina, della palestra, del tennis,… ma anche lì non fatico ad inserirmi nelle loro “ciaccole”, se mi capita.i gruppi mi fanno paura, quando inglobano. ma, vissuti così, come “insieme di individui”, non sono male, dai…
Sai che leggendo mi veniva da annuire e da sorridere?Direi che è quello che capita normalmente in moltissimi forum.
Io fatico un po’ a far parte di un gruppo. Persino da adolescente, adoravo stare sola con me stessa (o con il fidanzato, sai com’è), piuttosto che fare quelle seratone tutti insieme a intontirsi di idiozie. E anche ora, mi immergo molto lentamente anche nel gruppo della scuola. Ci ho provato ma la sensazione è che quando si è in gruppo si finisca sempre di parlare di chi è assente…
Ops!Pensavo che tu alludessi a internet!Palavi SOLO dei gruppi delle mamme!Ma sono i più selettivi e pericolosi!Ci sono mamme che si rovinno l’esistenza, trascinandosi dietro la prole, pur di appartenervi…
i gruppi di mamme possono essere diabolici…è da un po’ che medito sull’aggregazione al femminile e su quanto davvero sia basata sulla solidarietà che tanto andiamo a cercare, in particolare noi blogger… magari scriviamo un post incrociato…io so solo che le convivenze coatte mi soffocano, che gira e rigira faccio la leader, ma a lungo andare mi pesa. forse perchè tutto sommato sono una solitaria? boh
Le mamme a tempo pieno, quelle che vivono la vita solo attraverso i figli, possono essere spietate. Guàrdatene, piattins, ho conosciuto delle vere iene. In passato ho fatto a lungo da motore a gruppi di amici. ne ho ricavato poca soddisfazione, molte critiche e molto lavoro. Ora mi tengo piacevolmente compagnia e vedo i miei amici uno o due per volta.
Quando ero più giovane in realtà soffrivo per la mia incapacità di trovarmi a mio agio in gruppo (che insomma alla fine un gruppo lo trovano tutti) poi me ne sono fatta una ragione. Ma non sono così solo molti gruppi di adolescenti o di mamme di scuola, forse è proprio solo una caratteristica della personalità: ci sono le persone che sanno stare da sole e quelle che se non sono circondate cominciano a boccheggiare.La mia speranza è di riuscire ad educare i figli in modo che scelgano sempre come agire, senza subire. Dici che ci si può riuscire?
Io faccio parte di uno di quei gruppi e ti dirò che di solito è piacevole e ci si fa un sacco di risate. Quasi tutti i miei amici “storici” non hanno figli, e quindi diventa difficile continuare a vedersi con la stessa frequenza di prima, perchè le esigenze sono diverse (non puoi mica mollare sempre i figli a casa). Allora cominci a uscire con persone che hanno le stesse tue esigenze, i figli si dievrtono e noi adulti pure. E altrettanto vera però la storia del leader e della creazione del “nemico del gruppo”. Personalmente pur se bene accolta nel gruppo continuo ad usare il mio cervello, non mi faccio influenzare nelle scelte e frequento chi mi va. Credo che funzioni come ogni piccola comunità, ci sta il simpatico ma anche quello meno simpatico basta non diventare un “gregge”. Noi di solito ci divertiamo tanto.
te non sai quanto mi sia stato utile oggi questo post: cade come si suol dire, a fagiuolo!!!!grazie, grazie, graziepanzallaria
Io e Sant’ apparteniamo al gruppo degli orsi marsicani: lontani da tutti, quindi ti capisco benissimo. Il gruppo dà forza e di solito il leader, così riassumendo, è un pezzetto di cacca manipolatore. Però quando hai dei figli sei anche un po’ costretto a socializzare, perchè altrimenti i bambini sono emarginati.Però con grande attenzione alle dosi. Ciao a giov!
intanto grazie per i commenti. vi rispondo dopo una lunga lunghissima giornata e mi fa picare constatare che nessuna di voi difende i gruppi, anzi, e che l’appello è sempre quello alla moderazione. mi sembra saggio@mammamanga ti senti un po’ lusingata?
)@mammain3D evviva il senso critico!@lerinni gli insiemi di individui sono sempre meravigliosi, il problema è quando qualche individuo si dimentica di essere tale@rossana non ho esperienza di forum ma leggendo qualcosa qua e là capisco a cosa ti riferisci@chiara, caia, marzipan avete delle belle esperienze eh? nella vita si sperimenta di tutto, nel bene e nel male, ma evidentemente qualcosa di comune e ricorrente in questo tipo di aggregazioni c’è…per caia, quello che succede su internet, nei social network è un fenomeno molto nuovo, bisognerà aspettare un po’ per capire come evolverà@lgo anch’io penso che sia una caratteristica della personalità. il problema è quando si seuono delle regole personali non rendendosi conto che le regole seguite dagli altri sono altre@rita il concetto di comunità per me ha un valore molto positivo, ed è sempre molto bello quando si trova una cominità di persone molto viva con cui condividere parte del proprio tempo@panz prego prego prego! non so cosa sia successo ma sono solidale a prescindere
))@extramamma farò attenzione alle dosi-sempre omeopatiche
D’accordo su tutto, però che barba, sempre a puntare il dito su ’ste donne, ’ste mamme, ’ste pettegole!Io invece potrei dirvi che ho sempre lavorato in gruppi di soli maschi e la leadership è molto meno discussa (pensate solo ai commenti femminili alle spalle della leader più bella, più brava etc.), sono tutti molto più coperti ed allineati.Io penso che se anche si è cani sciolti (di solito il cane sciolto viene fuori alle superiori, quando il gruppo significa esistenza sociale), nella vita questi benedetti gruppi servono. Basta farne parte in modo cosciente e democratico, come dice Piattini, riunendosi intorno agli interessi. Il leader c’è sempre ed è funzionale all’esistenza del gruppo.Poi su blog fighi possiamo fare un post…
@m di ms in effetti in questo periodo sto riflettendo molto sulla differenza tra gruppo senza progetto (o meglio dove il progetto è la propria sopravvivenza) e il gruppo con progetto (ne parlo nel post).@tutti però anche se dicevo che stavo parlando solo di mamme della scuola in realtà l’avevo presa per una lzione di geopolitica, io ho trovato molte attienze con certe situazioni politiche, voi no?
sì, anche io l’avevo letto così il tuo post. Io stavo rispondendo più che altro alle altre bloggheresse.
Grazie perchè con questo post, piattini, mi hai definitivamente chiarito la differenza tra un “team” o squadra (di lavoro, famiglia, amici, sport etc) e un “branco di pecore”.Il primo mi esalta, quando permette a ciascuno di essere sè stesso e valorizza persone molto diverse tra loro, il secondo è un insulto alla mia intelligenza e lo evito come la peste (per esempio leggevo con i brividi un post di extrammama sulle festicciole di compleanno – ecco perchè me ne frego altamente e faccio come mi pare). Aggiungi che le stesse dinamiche positive o negative si possono ripetere on line, capisco Rossana, e ho sempre diffidato dai forum…e ho un quadro completo.
Io sono una bipolare, ho fasi di gruppimo forennato, alternate a ben più profonde fasi di gruppofagia.Ma ci sono anche gruppi che funzionano in maniera diversa, mica tutti uguali. Il gruppo di cui parlava la gruppologa è il gruppo che funziona per assunti di base, che combacia a uno stato primordiale dellevoluzione psicologica del singolo.Però uno dice, ci avemo er paese intero che funziona coll’assunti di base..
@m di ms avevo capito, e infatti ho preferito esplicitare
@veremamme nessuno è immune. anche io ho fatto l’errore di confondere le regole dei giochi. quando sei con le persone devi sapere quali sono le regole, ma a volte vederle fa troppo male. comunque alla fine non è che uno a 40 anni può illudersi che di grugnate sul muso non ne prenderà più
@zaube la gruppofagia è una stupenda alterazione della famee comunque dalla base allo sprofondo ormai manca poco
… sarà per questo che ormai alla fine del secondo anno di scuola materna di mia figlia son l’unica che non conosce ancora nessuna mamma? Io non ce la fo.
@lisa comunque c’è sempre la sana via di mezzo…
Io, come Rossana (e per “comun cammino”) ho pensato subito ai forum.Se nel quotidiano non mi ci sono mai voluta trovare, sul Web, ho frequentato gruppi per 5 lunghissimi anni. Le dinamiche sono sempre le stesse, ovunque e con chiunque tu spartisca il tuo tempo.La solitaria (che non significa solitudine) è la traversata migliore, a mio parere, anche e soprattutto perché decidi tu chi far salire e perché.E anche chi fare scendere.Silvia