Idee creative – fare i compiti senza accorgersene

La scuola italiana ha così tanti problemi che se anche si trovasse finalmente qualcuno con la voglia di risolverli il poveretto non saprebbe da dove cominciare. Eppure molti genitori sono capaci di angosciarsi per questioni che a fronte del disastro generale non sembrano così rilevanti. Il numero di gite, per esempio, i regali di fine anno per le maestre, le sgomitate per chi sta davanti nel cortile al momento di prendere i bambini e la tresca tra la mamma di S. e il papà di G.

Per non parlare dei compiti. Persone che non aprono un libro dai tempi della maturità passano le ore a sindacare sul numero di esercizi assegnati, sul metodo di valutazione, sulla difficoltà, sul livello di apprendimento.

I compiti sono sempre troppi o troppo pochi, non vengono corretti adeguatamente, sono un intralcio alle vacanze, sono troppo difficili, o troppo facili, sono una tortura perché costringono i genitori ad organizzare in base a quelli il fine settimana, sono fonte inesauribile di stress per chi evidentemente di stress non ne ha mai abbastanza. (Stress-aholic, si chiamano).

Io non sono un’insegnante ma  ho fatto tante di quelle ripetizioni, corsi di recupero e supplenze, oltre a seguire i miei figli, che posso dichiarare senza tema di smentita che i compiti, soprattutto alle elementari, sono … solo compiti. (Non ve l’aspettavate, eh?)

Sono un modo facile e normale per mettere alla prova i bambini al di fuori delle ore scolastiche, per vedere cosa riescono a fare in un contesto diverso, cosa ricordano e cosa invece devono rivedere. Servono anche a creare un picolo filo conduttore con la famiglia, perché seguire il proprio figlio mentre studia aiuta a capire i suoi tempi, le sue difficoltà, ma anche i suoi interessi, il suo piacere,  e a vivere in maniera partecipe quello che succede in classe, che è invece uno spazio di condivisione con una comunità extra-familiare.

I compiti vanno fatti limitando il tempo, senza imposizioni e senza drammi, come una cosa naturale. Come lavarsi i denti o mettersi il pigiama.

E i genitori non si devono sostiuire agli insegnanti con dettati, letture obbligatorie e ginocchia sui ceci.

Per fare andare bene un bambino a scuola basta molto meno.

Farlo parlare, per esempio. Raccontare la propria giornata, le proprie emozioni, gli avvenimenti buffi, e farsi raccontare i suoi.

Chiedergli perché è arrabbiato, deluso, contento o eccitato. Perché si trova bene con il suo amico, cosa l’ha spinto a dare un calcio al fratello, cosa sente nella pancia al pensiero di dover affrontare un saggio o una partita, se è felice di passare il fine settimana con voi e cosa vorrebbe fare.

Sono esercizi dove si imparano la grammatica della lingua e quella delle emozioni, si impara a costruire una storia, a giocare con le parole.

Passare mezz’ora sul divano a fare insieme semplici parole crociate, o tirare fuori dai ricordi il gioco dell’impiccato. Meglio di qualunque esercizio di ortografia.

Sfidarlo a scopa, se è uno che si mette in gioco. E le addizioni non saranno più un problema.

Leggere insieme, la sera, un libro appassionante, una frase per uno. Lui vi lascerà le più lunghe, ma intanto si sarà esercitato quel tanto che basta.

Quando siete in giro per il quartiere chiedergli di farvi da guida per tornare a casa, per la casa dell’amichetto, per il supermercato o il negozio di giocattoli. Lo aiuta a orientarsi nello spazio, e nel suo spazio.

Iscriverlo a uno sport che gli piaccia e che lo faccia sentire bene.

Guardare le vecchie foto e per ognuna raccontare la storia di quel momento.

Interessarsi ai suoi cartoni preferiti e farsi raccontare di cosa parlano.

Ogni tanto andare a teatro, o al cinema, tutti insieme.

Colorare lo stesso disegno un pezzo ciascuno, senza uscire dai bordi.

Compiti fatti.

E senza stress.

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17 Responses to “Idee creative – fare i compiti senza accorgersene”

  • Lucia says:

    Ho letto il tuo post sorridendo, è così “mio”. Non sono ancora alla fase scolastica, ma ho tante amiche con i figli alla primaria, e ne sento di tutti i colori; riassumendo: trovo che tanti dei genitori che conosco non abbiamo la volontà di impegnarsi con i propri figli, delegando ad altri la parte educazionale che ritengono onerosa. Mi sembra che “fare” i compiti sia più facile che “fare insieme”: ma forse non tutti hanno i mezzi per poter risolvere la questione.

    • piattins says:

      sono molto d’ccordo sulla delega all’educazione. da una parte c’è una delega totale, dall’altra la presunzione di mettere sempre bocca e criticare. fermo lasciando che ci sono alcuni casi in cui ovviamente i genitori devono intervenire a livello scolastico, e sottolineo alcuni, di norma è bene che ognuno faccia il proprio dovere. un bambino che è stimolato a parlare e trova la presenza del genitore che si interessa andrà comunque meglio a scuola.

  • supermambanana says:

    annuisco con entusiasmo. Per fortuna nostra, i compiti della primaria dalle mie parti sono esattamente questo :-)

  • caia coconi says:

    ahhh
    che bel post
    ma in realta’ anche se son tanto lontana dalla fase scolare, ci sono macrotemi in questo post perfettamente applicabili agli altri contesti extrafamiliari che i bimbi frequentano anche prima della primaria.
    certe volte come categoria noi genitori siamo veramente pessimi, ne vogliamo sapere di tutto e siamo i primi a distruggere qualsiasi tipo di modello per i nostri figli (noi compresi).

  • Carla says:

    In effetti, anche in fase preiscrizione alla primaria la domanda che ho più sentito da chi si orienta al tempo pieno: “ma danno i compiti anche durante la settimana?”.
    Ahhhhh, quindi mi vuoi dire che è da quando è nato che fa i compiti il nano, e noi con lui!?!?!?!? ;-)

  • luviluvi says:

    Post perfetto!

    L’unica noia dei compiti per le mie flglie alle elementari (ops primarie:) era quando dovevano colorare le schede
    fotocopiate.

    Avete presente no cosa significa colorare delle fotocopie
    b/n fatte da originali colorati?

  • acasadiclara says:

    sono d’accordo e questo sicuramente favorisce noi (mi ci metto in mezzo di persona) che abbiamo intelligenza vivace, voglia di fare, non perdiamo tempo in chiacchere inutili e psicopazzie da marciapiede. ma ci sono molti adulti che non leggono, non compilano moduli, non sanno cercare nulla su google, non usano il computer a casa, non leggono le mail, non sanno organizzarsi un viaggio fai da te, non giocano con i proprio figli, non li portano da nessuna parte. e questo non per ignoranza, ma per pigrizia.

    • piattins says:

      purtroppo igioranza e pigrizia vanno spesso d’accordo. pochi adulti sanno anche ascoltare, e raccontare un’esperienza, o un sentimento. come vedi volutamente le cose che ho proposto non richiedono né cultura né fantasia sfrenata, sono cose di base che tutti siamo in grado di fare, se lo vogliamo. certo, apparentemente più facile accendere la televisione, spegnere il cervello e urlare sui voti bassi.

  • alez says:

    Sottoscrivo dalla prima all’ultima parola, il piacere di conoscere e di imparare è ben altra cosa dal dover sapere….

  • acasadiclara says:

    la chiave di volta è nella voglia di fare. d’accordo al 100%

  • Che bello questo post… mi rasserena sul fatto che il futuro di mio figlio sia, almeno per questo aspetto, “semplice” (non facile…) come una volta.

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