il ritorno dello streptococco

Pensavo di averlo seminato e invece l’infido si era solo nascosto. Giaceva acquattato e silente in qualche meandro del mio sistema immunitario, pronto a cogliere il minimo segno di cedimento. Il verminoso giallino, con le sue maniere da polipo mellifluo, dopo avermi rovinato il mio compleanno, Natale, e ben due fine settimana a febbraio, si è presentato all’appuntamento pasquale in perfetto orario.
“Dobbiamo tornare subito a casa” ho detto al marito highlander “ho la febbre”.
Il marito highlander con un triplo salto carpiato è sceso dal letto e ha indossato il costume da Speedy Gonzalez. Nel tempo che ho impiegato a infilarmi maglietta e pantaloni lui aveva, nell’ordine: vestito i bambini, preparato la colazione, chiuso le valigie, fatto la doccia, rimesso a posto in cucina, telefonato al proprietario del delizioso-agriturismo-dove-avremmo-dovuto-passare-una-splendida-vacanza per dirgli che ce ne andavamo di corsa, spento il gas, ricontrollato che non avessimo lasciato spazzolini e/o pezzi del lego in giro per casa, assicurato i bambini alle cinture di sicurezza, e aperto lo sportello per farmi salire in macchina.
Siamo partiti sotto una pioggia torrenziale, che si è trasformata in nubifragio appena arrivati a Roma.
Mentre salivo le scale aggrappata al mio sacchettino antivomito, cercavo disperatamente di trovare i lati positivi della situazione. Mi ci è voluta una certa applicazione, ma alla fine ne sono usciti almeno tre :
1. Per un giorno sono stata molto coccolata. Mio figlio grande mi ha offerto il braccio dicendo: “Appoggiati a me, mamma” (Libro cuore). Il marito higlander mi ha preparato almeno 5 spremute di arance (la Coop ringrazia, e anche io). Il piccolo ha proposto un gioco da fare distesa. “Facciamo che tu eri la piccola e che io ero il papà, e io ti davo l’antibbiotico e tu non volevi e piangevi e io te lo davo lo stesso”, e poi mi ha messo in bocca una pasticca impiastricciata di Klacid. (Emil)
2. La sera di lunedì, contemplando le interminabili file di macchine ferme ai caselli sotto la pioggia, e ascoltando le imprecazioni di quelli che come noi erano partiti sfidando le previsioni del tempo, il marito highlander mi ha guardato trionfante: “Brava, grazie alla tua tonsillite non abbiamo trovato traffico!”
3. Ho potuto esibirmi in una scena isterica da Oscar e poi scaricare l’intera colpa sullo streptococco.
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2 Responses to “il ritorno dello streptococco”

  • daniela says:

    Annaaaa,ma sei tu!!oddio ma come ho fatto a non aver capito subito! e dire che ti avevo messo in stand-by aspettando di trovare 10 minuti di fila per leggere e capire!Mi piace molto leggerti,acuta, dolce e divertente…ps. quando passate nella piovosa parigi di inzio primavera?un abbraccio grande a tee agli altri 3!

  • anna says:

    Eh sì, sono proprio io! Dì un po’, qual è stato l’indizio determinante, il marito highlander o lo streptococco?Parigi mi manca, e anche voi. Però di pioggia ne abbiamo avuta a sufficienza e quindi penso che aspetteremo ancora un po’ prima di partire.Pensavo di aggiungere i link dei miei food bloggers preferiti, e il tuo sarà il primo della lista. Come vedi sono ancora alle prime armi come bloggeuse, ma a poco a poco sto imparando.Ti leggo sempre. Il tuo diario culinario è un concentrato di dolcezza, attenzione e gusto della vita, e in più mi riporta all’atmosfera della mia Parigi. In nessun altro posto sono stata felice come lì.Baci e a presto

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