incontri, to do lists e altre avventure mammesche

Gli amici li incontri a scuola, all’università, al lavoro.
Qualche volta al mare, se hanno la disgrazia di avere l’ombrellone vicino al tuo.
O in palestra, se un giorno vai più lento e nello spogliatoio scambi due chiacchere, e scopri che ti stai simpatico.
Certe volte amici possono pure diventarlo i genitori degli amici di tuo figlio, o i colleghi di tuo marito.
Certe volte.
Però da un po’ di tempo amici diventano pure persone che scrivono e leggono parole virtuali.
“Bella ‘sta cosa che hai scritto Piattins”
Grazie, dice Piattini, ma pure la tua, è bella. Anzi di più.
Perché in certe cose che uno scrive si leggono desideri, speranze e sconfitte, solitudini, rabbie e interi universi. Scambiarsi i pensieri sul web è un modo diverso per starsi vicino.
E la gente ti scrive, pure in privato.
“Bella ‘sta cosa che hai scritto, Piattins. Perché non ci vediamo? C’ho un progetto”
“Grazie, ehm ehm. Progetto? Beh mi piacciono i progetti….sono anni che c’ho pure i contratti a progetto, a parte una serie di progetti falliti, da realizzare, realizzandi…Se uno mi parla di progetti ecchime, so’ qua. Solo una domanda però, prego. Ma tu, chi sei?”
“Flavia”
“E sto’ progetto?”
“Parliamone a quattr’occhi”
Piattini, richiamata dalla misteriosa progettualità di Flavia, decide di abbandonare la sua notoria resistenza al contatto sociale e si avventura per Roma verso il luogo dell’appuntamento, dove l’aspetta Flavia, che è arrivata già da un quarto d’ora.
Impossibile batterla sul tempo, Flavia.
La volta dopo Piattini arriva in anticipo di cinque minuti.
Lei è già lì, dentro la libreria. Si è fatta un giro e ha comprato un libro.
Chapeau.

Flavia e Piattini hanno molte cose in comune.
Sono donne del sud, però preferiscono lavorare al nord.
Hanno entrambe due figli maschi con nomi normali e mariti con forte senso dell’umorismo (condizione questa assolutamente imprescindibile).
Hanno molti progetti, molte idee, molte ambizioni.

Solo che.
Flavia dice: ho pensato questa cosa, vorrei realizzarla, ne ho parlato con tizio e caio, ho stilato una lista dei to do per i prossimi tre mesi e sto per partire, perché non posso pensare una cosa senza vederla realizzata.
Piattini dice: ho pensato questa cosa e questa e questa, non ne parlo con nessuno perché se no chissà cosa pensano forse non mi prendono sul serio, non ho stilato nessuna lista, cioè veramente ne avevo una ma non so dove l’ho messa, tanto nel frattempo mi è venuta un’altra idea, e che cosa? Se ho scritto già il primo capitolo? No, l’ho solo pensato e comunque soffro molto di non vedere realizzato quello che sto pensando…

“Comunque anche tu sei d’accordo che bisogna fare qualcosa per risollevare l’autostima delle madri?”
“E certo!” Più che d’accordo.
In anni di alternanza tra lavoro e disoccupazione Piattini ha sentito ogni tipo di discorso sulla maternità da parte delle madri e delle non madri.
Perché tra i 27 e i 40 anni, in Italia, qualunque cosa tu faccia, ovunque abiti, con chiunque tu viva, dovrai per forza e malgrado ogni tuo sforzo confrontarti con il modello materno, anche se non hai figli.

“Vorrei proporre il modello di coaching aziendale anche in famiglia”
“Grande!” risponde Piattini “mi piace questa idea…”

Certo Flavia ha un’esperienza manageriale, però pure lei non è che se la cava male. Sono anni che fa da coach ai ragazzi e alle ragazze più giovani, sul lavoro, spingendoli a migliorare la propria situazione.
E da anni fa da coach anche a se stessa, nel disperato tentativo di combattere la propria insicurezza.
Da questo punto di vista è una vera esperta.

“E va bene, ma quindi posso sperimentare anche a livello stilistico?”
“Ma certo”.

Così, mentre Piattini sperimenta a livello stilistico i dialoghi dell’autostima e i case study su come uscire dalle situazioni melmose dell’esistenza, Flavia posta a raffica, anche mentre è in viaggio, e la tiene informata di tutte le sue iniziative.
Piattini, per non essere da meno, finalmente si dà da fare, e manda avanti anche un altro paio di progetti che da mesi teneva nel cassetto.
“Quella donna è la tua nemesi” dice High.
“Forse è solo la mia coach” pensa Piattini “ o forse un’amica che stimo”

Così, tra una lista di to do in evidenza sul tavolo e un po’ di determinazione in più, Piattini si avventura in questo nuovo progetto.
Sperando che nel frattempo Flavia non venga deviata dalla perniciosa influenza piattinesca : ritardi immotivati, contemplazione selvaggia della finestra, ironia caustica e velenosa e perdita totale del senso dell’orientamento.

Per il resto seguitemi anche qua.

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15 Responses to “incontri, to do lists e altre avventure mammesche”

  • monica says:

    bene! come vedrai mi sono già piazzata da quelle parti.per quel che ho visto da flavia c’è proprio un pò quel che pensavo di trovare (suvvia, diciamo che avrei pensato/sperato) nel mondo blogger delle mamme.così dopo 3 mesi ho cominciato a capire che si, in effetti … quel qualcosa esisteva.in cambio servisse mai, dalle nostre parti vi si potrebbe offrire uno sguardo pedagogico al prodotto interazionale (non internazionale) in azienda! :-D battute a parte è davvero una questione interessante …ciao monica

  • emily says:

    buona cosa, davvero buona. stavo pensando a come rendermi utile e stavo x offrirvi le 4 acca che so di mrktg, ma se nn butto fuori questi 2 esami e preparo la fiera di febbraio mi ritrovo su una strada e con l’autostima a zero.x cui molto vigliaccamente ti do solo una pacca sulle spalle, vi leggo e passo parola….

  • giuliana says:

    l’entusiasmo di flavia ha catturato anche me, ma il mio vantaggio è stato che, abitando a milano, non l’ho mai incontrata :D ci si vede di làin bocca al lupo :)

  • Silvia says:

    Io vi seguo già :-)

  • Flavia says:

    ho aspettato un po’ per commentare perchè ero intenta a guardare dalla fin.. ehm, ero in giro… E a dire la verità ci ho provato pure, ma non riuscivo a postare dal blackberry (ahahahaah – strano che Piattins non mi abbia ancora flagellata su quello). Giuliana, guarda sta’ attenta che io a Mi ci capito spesso! Emily volevi dire le quattro P? il modello a quattro H non lo conosco…ma ci si può lavorare :-) Nemesi

  • piattinicinesi says:

    @monica lo sguardo pedagogico è moltissimo benvenuto..@emily la pacca sulle spalle la prendiamo, ma finita la fiera aspettiamo le 4 acca (poi tutte queste lettere, p ed acca, me le spiegate…)@giuliano spiritosa :D DDDDcrepi il lupo@silvia grazie ;) @flavia nemesi sul blackberry non oso perché mio marito come telefono ha uno scaldabagni, l’ho sempre preso in giro e invece questa estate mi ha salvata in un paio di occasioni…io ho un aggeggio plaeolotico volevo fare la snob e invece ho solo un aggeggio paleolitico che non funziona…e poi guarda, rimani a guardare dalla finestra che io intanto faccio una to do list per domani ;) )))))

  • monica says:

    devo dire che ci ho pensato molto.vabbè oltretutto mi tocca pure esercitare un pò questo sguardo pedagogico e così guardo tutto pedagogicamente, beh più o meno…. ;-) no, seriamente mi colpisce come nel lavoro (e nella vita) siano necessarie nuove metafore per non restare impelagati nelle derive che si creano.mi colpisce che il coaching aziendale diventi metafora di un allenamento per mamme, complesse fragili forti che cercano punti di equilibrio …. facendo roteare piattini cinese magari o in bilico sui ponti tibetani…. etc …monica

  • Raperonzolo says:

    Piattini mia, ma come fai con tutti ’sti piattini? A me sembra sempre tutto bello ma dove lo trovate il tempo???

  • piattinicinesi says:

    @monica sì è vero bisogna proprio inventarle le metafore nuove per descrivere queste situazioni…@rape ho i bimbi a scuola fino alle 4 e casa mia fa schifo, nel vero senso della parola…sono morta di stanchezza però sono contenta come non lo ero da molti mesi ormai

  • My says:

    u a o piattini.Io che sono l’ultima, piccola e irrimediabilmente ignorante fra le mamme che frequenti…ancora devo capire bene cosa sia “vere mamme”.In ogni caso ti faccio i miei complimenti e in bocca al lupo per il nuovo progetto!!!!

  • zauberei says:

    Ah Flavia Dio la benedica – ne fanno delle pasticche anche? In bocca al lupo:)

  • marzipan says:

    Auguri per vere mamme. Siete in gamba. Anche se ho ancora un figlio al liceo, mi devo abituare all’idea che tra un po’ dovrei scrivere su vere nonne. Sono in una situazione intermedia e, anche se vi sembrerà strano, il mio problema attuale è demammizzarmi. Come si dice, fuori target.

  • piattinicinesi says:

    @my non fare così solo perché hai la fortuna di avere meno anni che mi vengono subito tre rughe in più.veremamme è un esperimento un po’ ironico che punta a portare alcune tecniche del coaching nella vita delle mamme lavoratrici, e aprire il dibattito!@zaub sto cercando di pillolizzarla, comunque per ora ha funzionato tipo prodotto omeopatico in granuli (un messaggio all’ora) :D DDDDDDDD@marzipan demammizzarsi, carino. ma tutte dobbiamo demammizzarci in un certo senso. e comunque non vorrei toglierti qualche speranza ma i figli sono figli per sempre! (e il fatto di non cambiargli i pannolini non ci libera dal nostro ruolo di madri)@

  • marzipan says:

    Cara piattini, lo so bene, i figli so’ piezz’e core, eccetera. Quando però si laureano (la prima) o stanno per dare la maturità (il secondo), la madre deve sparire nella tappezzeria dell’universo e lasciare spazio al vasto e tentacolare mondo (oggi sono poetica). Per portarmi avanti mi sono iscritta all’università pure io, e l’anno prossimo dovrei laurearmi, così ho altro da pensare.

  • gekina73 says:

    Credo che l'autostima inizia dalal consapevolezza del valore che abbiamo.

    Un piccolo contributo potrebbe essere garantire l'epidurale alle mamme che la chiedono:
    http://www.firmiamo.it/analgesiaepiduralegratuitaegarantita

    Leggo spesso che l'epidurale ha dei costi, come se questa fosse una scusa valida per non garantire un diritto. E spessissimo sono le stesse donne a dirlo.

    Ma noi valiamo! Per noi è giusto che lo stato investa ricerca e diritti!

    Se vi va potete leggere i due appelli pubblicati:
    http://www.universitadelledonne.it/parto.htm
    http://www.dols.net/

    E inserire il link permanente alla petizione (http://www.firmiamo.it/analgesiaepiduralegratuitaegarantita) magari utilizzando il logo che potete trovare nel blog epidurale (http://epidurale.blogspot.com/).

    E' il bollino chiquita in alto nella colonna di destra

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