La sublime arte di perder tempo

Io perdo tempo da sempre, questo è un fatto. Ho perso tempo anche a nascere. Avrei dovuto venire al mondo l’8 dicembre, e invece il 16 dicembre stavo ancora nella pancia di madre a pensarci su. Sono nata il 17, nelle prime ore del giorno, viva per miracolo. Da allora l’extremis mi ha accompagnato fedelmente. Non sono mai stata capace di organizzarmi, programmarmi, anticipare, ma sono sempre arrivata a fare tutto all’ultimo momento, e spesso anche fuori tempo massimo. Ultimamente ho capito che è una modalità dalla quale non si sfugge, e che ha anche una sua ragion d’essere. Io non faccio nulla se non sono convinta. Divento una specie di mulo che si impunta e blocca i piedi in salita, in discesa e anche in pianura. E perdo tempo. E ci penso e ci ripenso a quello che devo fare. Giro su internet, mi informo, vedo gente faccio cose che non c’entrano niente con il compito da portare a termine.

Certo la perdita di tempo è un lusso, o una condanna, di chi apparentemente non è obbligato da nessuno a finire qualcosa. Quando ero in Rai e alle 8 partiva il rullo per la messa in onda, c’era poco da perder tempo. Correvo avanti e indietro come una matta e mi toccava pure organizzare il lavoro degli altri, e incitarli a sbrigarsi. Sono le leggi del contrappasso. E alla fine l’abitudine a risolvere i problemi in extremis con un colpo di coda mi è stata utile.

I ritardatari sono creativi, hanno sempre mille scuse da presentare a sé e agli altri , così fantasiose da crederci per primi loro stessi.

Nella scrittura in particolare perdere tempo è fisiologico. C’è un momento, a metà di un libro, in cui è necessario fermarsi e fare un giro fuori dalla storia prima di tirarne le fila e arrivare alla conclusione.

Certe perdite di tempo in giro per il web mi sono state utili a capire il funzionamento di certi meccanismi, e anche a scoprire l’inaspettato. Avere la fortuna di trovare ciò che non si cercava ed esserne illuminati è un’esperienza che augurerei a chiunque.

Non bisogna aver paura delle proprie terribili debolezze.  In genere sono una spia di cose più profonde. Perdere tempo su certi lavori mi ha fatto capire che non erano i lavori giusti, per esempio, e prenderne coscienza mi ha liberata da un peso.

Adesso sono vari giorni (mesi?) che devo scrivere un post. Lo devo scrivere ancora di più dopo la giornata di sabato in cui con Chiara Peri e altre amiche di web e non ci siamo confrontate sul tema dei rifugiati. L’ho iniziato almeno dieci volte e non riesco a finirlo.

Non è che perdo tempo, è che non so come dire certe cose, troppo intime a questo giro, troppo vissute.

Le debolezze sono una spia dell’anima. Il fatto che io non scriva più tanto sul blog non è solo dovuto agli impegni e a cose così, ma ad una difficoltà vera di riconoscermi in questo tipo di scrittura. Troppi cambiamenti ci sono stati, troppe esperienze di cui per pudore non ho parlato e che però adesso pesano, perché in tutto ciò che ho scritto pubblicamente, dagli articoli sui Puffi ai testi per le aziende, sono sempre stata sincera.

Però, magari in extremis, devo decidermi a legarmi alla sedia e stare lì finché non finisco.

Perché il risvolto della medaglia del perder tempo creativo è che finisci sempre a battere su una tastiera fino alle prime luci dell’alba, e anche dopo.

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5 Responses to “La sublime arte di perder tempo”

  • Non so come dire, ma questo post mi consola.
    io sono una tiratardi, sono anche io sempre all’ultimo, arrivo quasi sempre un po’ in ritardo (non troppo, ma sempre…) eppure faccio un miliardo di cose, certe volte mi chiedo anche io come, e nel massimo dello stress spesso mi illumino e per poi detestare la stanchezza…
    nella scrittura le persone si espongono molto, nei blog poi…
    in bocca al lupo per la virata
    ciao!

  • mammaatorino says:

    Amo leggerti. Sono certa che ci voglia tempo per produrre bene. Solo non smettere di scrivere, va’! :-)

  • bismama says:

    Perdere tempo è un’arte. Dalla “perdita di tempo” nascono spesso le idee migliori perché la testa è libera. Poi devi trovare il tempo di metterle in pratica nel mare della perdita di tempo. Niente… è un circolo vizioso.

  • elena worldwidemom says:

    OK, io non mi sono mai considerata una “perditempo”. SOno una più da ansia da ritardo. ‘na menata, insomma.
    da quando ho avuto figli (sì giuro) ho capito che in realtà posso anche permettermi di perdere tempo perchè gli imprevisti, le “divagazioni creative” per una che ama fare la creativa, sono normali.
    Vorrei essere più “bohémienne” in questo senso, senza stressarmi troppo con gli obblighi e viverla più serenamente. Ci sto lavorando su, sperem!

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