La zampata di mamma leonessa

La zampata di mamma leonessa….

C’era una volta una mamma leonessa, che aveva quattro cuccioli leoncini.
Questi cuccioli erano belli e simpatici, con delle criniere bionde e spettinate e una voglia matta di giocare.
La mamma ogni giorno li portava a spasso nella giungla.
“Attenti a quelle bacche” diceva mamma leonessa se uno dei cuccioli si avvicinava troppo a un cespuglio spinoso “perché sono velenose” oppure
“Guardate leoncini. Adesso vi insegno come attraversare il fiume. Mettete le zampe dove le metto io”
E i cuccioli a poco a poco imparavano come cavarsela da soli
Quando arrivava la sera, mamma leonessa lasciava i cuccioli da soli nella tana per andare a caccia.
“Restate qui da bravi, e non muovetevi, nella giungla di notte ci sono molti pericoli e voi non siete ancora pronti ad affrontarli da soli”
“Sì mamma, sì mamma” dicevano i cuccioli, e si mettevano buoni a giocare dentro la tana.
Solo il più piccolo, che era anche il più monello, non obbediva mai.
“Ho troppa voglia di vedere cosa c’è là fuori” pensava leoncino “ e poi io sono forte e furbo, nessuno può farmi del male”
Così piccolo leoncino decise di farsi un giro.
Cominciò a camminare e cammina cammina arrivò a una radura.
“Com’è bella la giungla di notte. E poi non è troppo buio, c’è la luna, ci sono le stelle….e ci sono anche……aiuto! Ci sono due occhi gialli dietro quella siepe!”
Dietro la siepe c’erano due grandi occhi spaventosi.
Erano gli occhi della iena!
“Che bel leoncino succulento” disse la iena, e mostrò le sue zampe
“Deve essere proprio saporito” disse ancora, e mostrò il suo muso
“Adesso me lo pappo” disse alla fine, e aprì la bocca per ingoiarlo in un solo boccone.
Però, proprio mentre lo stava per ingoiare arrivò mamma leonessa e con una zampata spinse via il leoncino, e con un’altra mise in fuga la iena.
“Ahia mamma che zampata!” esclamò il leoncino.
“Meglio una zampata dalla mamma che finire nella pancia della iena” disse mamma leonessa “non ti sembra?”

- “Eh sì mamma, mi sembra proprio…..” ammette Piccolo Power assumendo l’espressione da gattino miagolante.
- “La mamma leonessa spiega ai leoncini i pericoli della giungla. Tra qualche mese, piccolo leoncino sarà grande e andrà in giro da solo anche di notte, però saprà cosa fare se incontra la iena…”
- “E già”
- “Avrà imparato a cavarsela da solo”
- “Sì sì”
- “però adesso deve obbedire”
- “e io mamma obbedisco adesso, te lo prometto…”
- “Davvero?”
- “Sì davvero….posso uscire adesso?”
- “No, Power. Adesso rimani un altro po’ in camera tua a giocare e a riflettere. Tra un po’ ti chiamo”
- “Va bene mamma”

Piattini si allontana dalla camera lasciando un Piccolo Power apparentemente abbattuto.
Un quasi cinquenne appartenente alla categoria dei tosti angelici, i cherubinici con corna ed occhi furbi, per intenderci.
Uno che a due anni si è nascosto in un angolo e ha ingoiato la pallina del Geomag per verificare che tutto quell’insistere di sua madre perché non si mettesse cose piccole in bocca avesse un minimo di fondamento, uno che ha infilato la testa nel forno per controllare che fosse davvero ben caldo come gli avevano assicurato, uno che ha infranto una lampada di vetro (tagliandosi) per vedere se le minacce di disgrazie ed accidenti sul toccare gli oggetti fragili fossero solo fandonie.
Uno che durante la preparazione dell’albero ha tentato almeno dieci volte di infilare la spina delle lucine colorate in qualunque presa disponibile, e che quando alla fine Piattini ha nascosto tutti i fili elettrici, ha deciso di concedersi un vantaggio, si è infilato di nascosto sotto il tavolo e ha staccato in un colpo solo tutte le prese di collegamento di computer, stampante, lampade e telefono, rischiando il corto circuito fulminante.
Uno che si è preso due sculacciate a mente fredda, pondera
te e giustificate dalla storia di mamma leonessa.

Una storia che è servita più che altro a Piattini, per rassicurarsi della validità educativa delle sculacciate.
“Basta, è ora che io affermi la mia autorità” pensa “per il suo bene, e per il mio!”
E forte di questo pensiero va a riordinare il delirio di palline e festoni lasciato in soggiorno.

….e le corna di piccolo leoncino

30 minuti dopo
“Voglio uscire da questo cavolo di camera!”
“Power, modera i toni e stai buono! Altrimenti non esci fino a domani!”

20 minuti dopo
“Mamma, va bene se sto qui un pochino buono buono seduto fuori della porta di camera mia?”
“No, Power, devi stare dentro la tua camera”
“E quando posso uscire?”
“Te lo dico io…tu stai tranquillo e gioca. Tra un pochino mamma ti chiama”

15 minuti dopo
“Mamma…”
“Che c’è Power?”
Piattini allunga l’occhio. Un Power a gambe larghe striscia rasente il muro del corridoio.
“va bene se sto qui, sulla zona bianca, tutto schiacciato?”
“Power, ti ho detto che devi stare in camera tua”

10 minuti dopo
“Mamma? Lo sai che ti voglio tanto bene?”
“Power, in camera…”

5 minuti dopo
“Mamma? Vuoi vedere che faccio yoga? Guarda OOOMM”

Piattini pensa che ormai l’intervallo tra i tentativi di uscita dalla camera assomiglia al ritmo delle contrazioni preparto.
Ormai ha solo due possibilità.
O ricorrere all’urlaccio devastatore oppure calcolare bene i tempi e farlo uscire tra una richiesta e l’altra di scarcerazione, in modo che almeno in apparenza sembri che sia lei a decidere qualcosa.
Alla fine sceglie la seconda opzione.
Tanto in ogni caso sia l’una che l’altra scelta, dal punto di vista dell’autorità timorosa, sono perdenti.
Non le resta che confidare almeno nell’autorità affettuosa. Chissà che almeno con quella non vada meglio.

L’unica cosa certa è che Power da tre giorni è inconsuetamente docile, amorevole e gentile.
Ma potrebbe anche essere una manovra diversiva.

E’ meglio che cominci a limarsi le unghie.

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20 Responses to “La zampata di mamma leonessa”

  • Mammamsterdam says:

    Si,la tecnica di mia zia, che ne ha una sedicenne adesso. Ogni tot settimane un cazziatone di quelli da contropelo e poi canmera in ordine per due giorni, relativa angelicità per tre e il weekend successivo via con le scuse, le preghiere e i ricatti per sparire dalla circolazione. Per quello che serve con quei tipi lì, funziona. brava che lo hai scoperto così presto.

  • piattinicinesi says:

    speriamo, è veramente tosto, e mi tocca intostirmi anche a me

  • marzipan says:

    Povera piattini, con questa birba. Io ne ho uno che da zero a due anni non ha mai pianto ma ha urlato tutto il tempo. La nonna paterna per due anni non l’ha mai preso in braccio. Mia sorella temeva che i vicini chiamassero il telefono azzurro. Le ho detto che l’avrei chiamato io, ma per far proteggere me stessa.

  • chiara says:

    O mio Dio! Diventano così? E se per caso ti dicessi che io ho un 2enne che calza a pennello con questa tua descrizione?Cosa mi consiglieresti di fare?

  • ganja says:

    ok. io ne ho due, così. sono due – posso? – figli di puttana. ed essendo io la madre non posso che dirmi: chi è causa del suo mal..bastone e carota, piattini. da tutte e due le parti: funziona così: rassegnati.

  • Flavia says:

    bella la storia di mamma leonessa, torna sempre utile… (scusa ma quanto tempo pretendevi di tenerlo il pazzicieddu in quella stanza?)

  • Raperonzolo says:

    Ti capisco… Figlio-uno è tosto e testardo come piccolo power. Non importa quello che gli dici e spieghi… ci deve provare! Figlio-due invece è meno testardo ma ha una potenza distruttiva pari a quella del ciclone Kathrina… cerchiamo di sopravvivere…

  • piattinicinesi says:

    @marzi capisco, power ha urlato tanto, per la frustrazione di non riuscire a farsi capire. per lui era così importante imporre la sua volontà che arrivava a dare le capocciate al muro. l’uso della parola lo ha reso meno aggressivo, ma molto più pernicioso@chiara sono la meno adatta a dare consigli, visto i risultati…cerca di mettere i paletti però@ganja bastone per me e carota per lui…;)@flavia fino alla maggiore età….@rape ti vedo bene…è piacevole vedere che hanno carattere, ma per me che sono una d poltrona e libro ti assicuro che a volte è tosta

  • maria rosaria rossini says:

    ciao piattini,originale, simpatico e utile il tuo blog! io sono entrata nella blogsfera da pochissimo e ti invito, se ti va, a farmi visita.un saluto

  • marina says:

    grande mamma leonessa! ma Power è irresistibile!marina

  • valewanda says:

    ammazza, e io che mim lamento della petulanza di Mattia. Lui grida cinque minuti quando lo metto in “Time out”, e poi si rassegna e sta. Oppure gridacchia qui e là ma io ingnoro e il tempo passa..

  • piattinicinesi says:

    @maria rosaria anche il tuo blog è molto carino. ma sei una musicista o una cantante? in entrambi i casi hai la mia più assoluta ammirazione (io sono una campana)@marina sì è un personaggino@vale mattia è primo e ha due gemeli dopo di lui, praticamente si prepara ad una carriera da santo. qui abbiamo un secondogenito caratterialmente definito, se posso usare l’eufemismo…con una madre eccessivamente paziente e un fratello disposto al compromesso. se ogni tanto non gli arriva qualche zampata è la fine

  • emily says:

    devo voglio pretendere di sopravvivere all’infanzia adolescenza e maturità dei miei figli x ritrovare me stessa ( magari anche uno straccio dell’uomo che ho sposato) quindi è una questione di sopravvivenza…o io loro!!! e loro hanno energie da vendere. io invece ho già i capelli bianchi e il mal di schiena.quindi hai ragione piattins, in camera loro fino ai 18 anni!!!

  • alleg67 says:

    brava piattini, ogni tanto scoppio pure io, ma devo dire che la mia é piuttosto brava, salvo fuoriuscite un po’ trôppo prepotenti…

  • Verde says:

    accipicchiolina, è proprio dura fare la mamma… però secondo me sei riuscita a cavartela benissimo!

  • piattinicinesi says:

    @emily power mi ha minacciato che rimarrà a casa attaccato a me fino a 20 anni e mezzo. secondo te che avrà voluto dire??????@alleg da quello che racconti tua filgia mi sembra proprio un tesoro ;) certo è una bambina, un po’ di ribellione ci sta bene@verde durissima….se ho fatto bene o male purtroppo lo vedrò solo tra qualche tempo

  • zauberei says:

    IIIIIIIIIIIiihIo ero comellui – “mamma ho riscaldato i fiori” dissi a tre anno con un falò in mano.Mia mamma però dopo quella volta in cui mi sono cucita una mano ha cominciato a contare fino a 10a 10 sapevo che si sarebbe scatenato l’inferno.Ma mia mamma ha un po’ il glamour della gestapo non tutte ce semo tagliate ecco…

  • piattinicinesi says:

    @zauber se si iscrive pure lui a psicologia poi almeno me puo’ curà…;)

  • Alessandra says:

    Mi sa che il tuo Power e’ come Maia…mi aspettano tempi duri…ahi ahi.Ciao

  • MadreSnatu says:

    Accidenti! Questa cosa dell’angolo della riflessione mi ha sempre lasciato un po’ perplessa da quando vedo SOS tata…a loro riesce sempre e i bambini si calmano all’istante…a casa mia penso che finirebbe come da te. Mal comune… ;-)

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