Introduzione
Lavorare da casa ha i suoi vantaggi, specialmente se abiti in una città come Roma (lasciatevelo dire da una che per anni si è fatta una media di due ore e mezza di traffico al giorno). Ma ha anche le sue insidie.
Ce ne sono di vari tipi, e raccoglierle in un unico post è impossibile. Per questo ho pensato a una serie. Ma non fatevi illusioni. Non troverete un manuale all’americana, pieno di buoni consigli.
Piuttosto una guida piattinesca di sopravvivenza, che vi spiega cosa non fare.
Accontentatevi.
Prima puntata: “Priorità”
Se lavori da casa, 9 volte su 10 sei un free lance. Ora, il free lance, per sua natura, alterna momenti di grande lavoro ad altri di grande disoccupazione. L’ideale sarebbe una via di mezzo, ma anche qualora voi l’aveste, non sareste in grado di riconoscerla, e continuereste a lamentarvi di avere troppo lavoro o troppo poco (il free lance è tendenzialmente un individuo lamentoso, quindi se per caso adesso non vi state lamentando è solo perché evidentemente avete appena finito di lamentarvi con qualcun altro, e a tutto c’è un limite).
Sia nel caso dell’abbondanza di lavoro che in quello di scarsità il problema è decidere da dove cominciare. Non sottovalutate questo passaggio. E’ un’occupazione complicata che può richiedere anche tutto il giorno.
Per questo vorrei darvi alcune dritte.
Punto primo, fatevi uno schema.
Dividete le cose da fare secondo l’ordine di priorità, in base alla scadenza, al guadagno, alla difficoltà che richiedono.
Noterete subito, purtroppo, che in genere la piacevolezza del lavoro è inversamente proporzionale al compenso, ovvero se vi va di lavorare in genere vuol dire che lo state facendo gratis.
Noterete anche che spesso è difficile definire una scadenza.
Nelle mail o nelle telefonate dei vostri committenti la scadenza del lavoro richiesto è sempre Urgente, Urgentissima o Molto urgente. Rassegnatevi. Solo una buone dose di esperienza e almeno un paio di contratti persi vi aiuteranno a capire come datare le consegne.
Alcuni lavori sono urgenti solo per voi. Nel senso che voi vi dovete sbrigare a finirli. Ma una volta consegnati passeranno settimane prima di vederli realizzati, e addirittura mesi prima di essere pagati.
Come scegliere allora?
Una regola è quella del “chi urla più forte mi avrà”, anche detta “sindrome da ultimo banco”.
(So di offrire un fianco scoperto ai possibili committenti, ma la verità bisogna dirla tutta. Il free lance, specie se creativo, tende a a comportarsi come quegli studenti delle superiori che al momento dell’interrogazione si annullano sulla parete in fondo alla classe, cercando di mimetizzarsi con la carta geografica). Se il committente è un tipo tosto, sa come stanarvi, richiamarvi all’ordine e convincervi che il suo urgente è più urgente degli altri. Lasciatevi convincere. Tanto la priorità è casuale, e almeno evitate le urla.
Ci sono poi dei lavori che non vi chiede nessuno, ma che voi tenete a fare perché pensate che da essi dipenda una svolta importante della vostra vita.
Questi lavori si chiamano progetti.
È bene avere almeno un progetto in corso: potete utilizzarlo come argomento d’emergenza quando la conversazione langue, o come occupazione fittizia (non dite sono disoccupato quando non avete lavoro, dite piuttosto sto lavorando a un progetto, gli altri capiranno lo stesso che siete disoccupati ma almeno le apparenze sono salve).
Quanto a lavorarci sul serio, quello è un altro paio di maniche.
Quando siete oberati di lavoro, è chiaro che il progetto viene automaticamente rimandato, e voi agognate il momento in cui sarete finalmente liberi per potervi dedicare completamente ad esso.
Quando non avete niente da fare, il progetto viene comunque rimandato, perché la vostra preoccupazione per il lavoro è così forte che non avete energie per pensare ad altro, e voi agognate il momento in cui dovrete lavorare per potervi dedicare completamente ad esso.
Conclusione: il progetto si chiama progetto perché rimane tale per anni.
Per una guida seria al lavoro da casa leggete questo post di mammafelice

Non essendomi mai definita una free lance, mai avrei pensato di ritrovarmi a dover, in qualche modo lavorare “da casa”. O comunque ad attraverssare un periodo della vita come questo, in cui, dopo la maternità, le mie uniche occasioni di portare avanti la mia professione richiedono un lavoro che -diciamola così- sono costretta a fare da casa (dal momento che della bimba mi posso occupare solo io. Orbene (dai, in quanti casi vi capita di sentire dire “orbene”???), questo è valido solo in teoria, perché ovviamente la pratica (alla quale applicare i tuoi preziosissimi consigli) è ben diversa: ovviamente sto a casa ma tutto faccio tra nne che lavorare, e quando arriva sera sono già una pezza per poter mettere testa al lavoro.
Non so come mi finirà (continuando così di certo non bene), ma faccio tesoro di queste tue righe, hai visot mai che un giorno dovesse servire di tirarle fuori da qualche angolo della memoria.
onda, il capitolo sulle distrazioni è tuo
))
comunque, al di là del tono ironico del post, ci sono dei periodi in cui davverombisognerebbe avere delle dritte per organizzare nuovi schemi di lavoro da casa.
è più facile quando il lavoro è definito, magari c’è una collaborazione fissa, un contratto ecc. quando si deve trovare il lavoro è un delirio.
io ho sempre alternato il lavoro a casa da quello fuori, e devo dire che con federico piccolissimo lavorare da casa è stato positivo, ma poi sinceramente, malgrado tutti i sacrifici, sono stata contenta di stare fuori.
comunque continuerò a darti spunti, promessi, se non altro per riderci su
Divertente definizione! La dirò a Marito che insegna gestione progetti!
P.S.: guardacaso vedo delle affinità nei vostri discorsi…
ma guarda, se ha qualche dritta…ben venga!
Allora diciamo che io sto lavorando ad un progetto. Anzi, no, a molti progetti. Ecco che la mia vita sembra improvvisamente avere senso. Non retribuito, ma un senso
Io come Ondaluna ho bisogno di qualche cosiglio sulla distrazione. Mi metto in paziente e fiduciosa attesa.
il progetto è fondamentale
)
post sula distrazione in arrivo, il problema è che mi distrare da quello che devo fare oggi, sigh
condivido in pieno
post che inizia bene, benissimo, con lo schema e l’ordine delle priorità etc ect, e poi si perde fuore dalla finestra nella migliore delle tradizioni pisttinesche. Ora immagina che io stia andando a parlare con qualcuno a cui dirò: e tra le mie collaborazioni posso vantare la mitica piattini, bravissima professionista come potete vedere qui…. e bam, glie projetto sto post. pensa le facce, ahahahahahah!!!!!!!!
e non hai ancora letto quello sull’idea creativa! pensa le facce!
Dopo aver passato 45 minuti a lamentarmi al telefono con la mia amica-collega su come è deprimente e faticoso il lavoro da casa faccio un giro tra i miei blog preferiti e becco il tuo post!! sapere che la mia indole lamentosa è in qualche modo condivisa ed è parzialmente riconducibile alla natura del lavoro che faccio mi ha risollevato il morale… Grazie!!
p.s. parte della telefonata comunque verteva sulla necessità di costruire un progetto insieme per sentirci meno depresse!
il progetto in comune è fondamentale, come sapere che ci sono altre persone che in questo momento sono “condannate” al lavoro free lance da casa. prendiamone il positivo, che esiste, con una buone dose di autoironia
Io ne ho un mare di progetti, e ormai non lavoro nemmeno più da casa, tranne quando lavoro alla mia tesi, ma spesso anche per quella cerco di andarmene in ufficio. A casa decisamente non rendo, ho bisogno urgente del capitolo distrazioni.
!ho tardato a scriverlo…sono stata distratta!
Bellissimo. Ti ho condiviso su FF
oops, se nasce il gruppo “quelli che lavorano da casa” sono pronta
Fantastico. Hai un vero talento nel raccontare le cose!
grazie
Piattini, sei sempre grande. In questo mio periodo di apnea mi sei mancata!
rape, anche tu. (che qui pure sono con le bombole) ma onfido in un prossimo viaggio da quelle parti e se ti penso impegnata con il tuo malefico, non posso che essere contenta per te.
sì vabbè che ci ho mesi ormai mesi a capire che avevi cambiato indirizzo del blog e quindi mi sento una deficiente…
comunque, mio rimbambimento a parte, quanto hai ragione!
e tral’altro ottimi i consigli: 1) quello di decidere la priorità in base a chi urla di più. non ci avevo pensato. di solito entro nel panico e faccio casino. 2) il progetto, anzi. IL PROGETTO. c’è sempre quello, o come nel mio caso i mille progetti, che stanno lì, nel quaderno. con qualche appunto….
grande piattins!
ah ah, ottimo! sono sicura che verrà il momento della messa in atto dei tuoi progetti, anche per loro c’è un periodo di gestazione, in cui se ne stanno belli al calduccio dentro di noi, per uscire quando è il momento giusto
un grosso in bocca al lupo
Ciao, pensavo che avresti affrontato l’argomento:
Lavoro da casa, ma non mi crede nessuno.
Hai presente le tipiche situazioni in cui devi consegnare per l’indomani mattina il lavoro e in casa ci sono i bambini che chiedono, il marito che chiede , la nonna che viene apposta ad aiutare che chiede,e il lavoro rimane lì, sullo schermo del computer che aspetta…
poi pensi che sia la svolta della tua vita come dici tu e allora penso che sarebbe meglio consultarsi prima con Rob Brezsny per chiederli se almeno lui ha clemenza di te e possa mettere in un’altra settimana l’occasione sperata.
chiara, lo metto nella lista. è che lavorando da casa (!) non sono più riuscita a postare i post sul lavoro da casa
))
potremmo aprire un wiki, il meglio sarebbe un co-working, ma poi chi lavorerebbe più?
standing ovation per piattins…