le lacrime dell'amministratore

“Te ne vai? Brava!!!!!!!”


“Davvero te ne vai? Congratulazioni!”

“Oh God, I’m sorry at a personal level, but of course, I’m very happy for you. We did great things together, didn’t we?”

“Annarè, ma davero stai a dì, te ne voi annà…noooo. e mo’ chi ce rimane qua?”


“Beata te! Pure io me ne voglio andareeeeeeee da quaaaaaa!”



Dalle reazioni dei colleghi capisci molte cose. Capisci che stai facendo la cosa giusta, che ti stimano e ti vogliono bene. Non tutti ovviamente, pero’. Questo e’ chiaro.



Reazione di V.


“Piattini, oddio, ho saputo una cosa!”
“Che cosa, V?”
“Che te ne vai…” singhiozza V. reprimendo una lacrima finta dietro gli occhioni cigliati, e poi aggiunge, speranzosa “è successo qualcosa? hai litigato con qualcuno?”
“No, ho trovato un altro lavoro”
La collega V. vacilla. Io allora le dò un bacio e le dico, perfida: “coraggio, anche tu troverai qualcos’altro prima o poi”

Reazione di A.
“Piattini!”
“Si, mia cara?”
“Ma non mi dici niente, davvero te ne vai?”
“Eh sì, le cose non andavano bene ultimamente e quindi ho cercato qualcos’altro”
“E l’hai trovato?”
“Sì”
Silenzio. A. sembra accartocciarsi su se stessa. Poi ha un unico momento di sincerità
“Ma solo io non trovo niente!”
Io, sempre perfida, rimango in silenzio. lei si ricompone e cambia argomento.
Il nostro rapporto, fin dall’inizio, è stato un lungo braccio di ferro di ipocrisia.

Reazione di H.
“Allora Piattini, domani devi fare questa cosa”
“Eh già”
“Bene, è un po’ come la ciliegina sulla torta del tuo lavoro qui”
“Una ciliegina un po’ avvizzita, caro H. Mi sembra di aver fatto cose molto migliori rispetto a questa. Lo faccio solo per farvi contenti”
“Ma è la tua ultima cosa….”
“Non disperare, caro H. Devo stare qui ancora fino alla fine del mese. Di schifezze inutili come questa fate in tempo a chiedermene altre…”

Reazione del mio diretto superiore, quello che almeno per forma avrebbe dovuto dire “Mi dispiace…”
“Ah senti, delle tue dimissioni parliamo dopo, intanto mi servirebbe….”
E’ evidente che delle mie dimissioni non ne abbiamo più parlato.

Ma il più sorprendente, il più sconvolgente, quello che veramente mi ha dato la misura del delirio che stiamo vivendo è stato M., il nostro amministratore delegato.
M. ha vissuto il mio arrivo in azienda tre anni fa come una personale minaccia ai conti aziendali. Ha ritardato la firma del mio contratto per ben quattro mesi per dimostrarmi quanto fosse potente, mi ha impedito di chiamarlo o mandargli mail direttamente, imponendomi lunghe anticamere e la pietà delle sue segretarie. Poi però nel tempo ha ceduto. Si è affezionato. Ha capito la natura in fondo inoffensiva della mia persona e mi ha scaricato addosso una marea di responsabilità.
Poi quando le cose hanno cominciato ad andare male anche per lui mi ha addirittura rinchiusa in una delle salette di montaggio per sfogarsi con me della triste situazione in azienda.
Ieri, riconoscendone da lontano la pelata, mi sono avvicinata e l’ho salutato.
Aveva le lacrime agli occhi. Mi ha detto “Ma adesso non ci vedremo più, mi lascia almeno un recapito?”
A vederlo così mi sono commossa anch’io.

Solo dopo a mente fredda, mi sono ricordata di aver confidato a N, un collega fine umorista, che dopo tanti dissapori stavo cominciando ad affezionarmi a M.
Al che N sollevando un sopracciglio aveva sentenziato:
“Attenta, Piattini, questo è un chiaro sintomo della sindrome di Stoccolma!”


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5 Responses to “le lacrime dell'amministratore”

  • mammaepoi says:

    mi sono vista tutti quanti, lì davanti a te. li hai descritti benissimo. ps l’amministratore ti ama e tu ami lui, sotto sotto.

  • Raperonzolo says:

    Il fatto è che gli amministratori di solito tendono a non ricordare neanche più chi eri dopo 3 giorni dal tuo passaggio a miglior carriera. C’est la vie. Meglio fare altrettanto :-)

  • anna says:

    #mammaepoicarino il tuo blog! mi hai fatto divertire con le storie di redazione, non c’è che dire, è un ambiente ricco di spunti. hai anche tu esperienza con gli amministratori?#raperonzolomi sa che lui ama tutti in questo periodo. è stato fatto fuori (una storia lla biutifùl) e quindi pensa che tutti quelli che se ne vanno lo fanno per solidarietà nei suoi confronti

  • Anonymous says:

    appena posso leggo il tuo blog:-)…e pensa che non riesco nenache a scrivere sul mio “diario” ormai…ma ho cambiato lavoro e città da poco ed il tempo vola!…è per questo forse che al blog di oggi non ho potuto resistere;-)..hai fatto un quadro ben articolato con poche pennellate:-)…del resto non si è scrittrice e giornalista per nulla;-)!

  • anna says:

    #grazie anonimo :)

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