Avere l’influenza a volte ha qualche lato positivo.
Per esempio hai più tempo per ascoltare la radio, o vedere la televisione, se in televisione passa uno spot come questo. Bellissimo.
Uno spot che fa capire finalmente come la violenza più grande su un altro essere umano è toglierli la percezione di sé.
La visione della sua storia, ma anche delle sue possibilità di essere, vengono distorte.
In questo modo si chiudono le vie di fuga, lo si rimanda a un’immagine perdente, claustrofobica, dalla quale non riesce a uscire.
Perché non pensa di avere il diritto di uscirne.
Se è in quella situazione, in fondo è colpa sua, se lo è meritato.
E’ una morte lenta, dolorosa e troppo spesso taciuta.
Della quale però è importante parlare.
C’è la violenza dentro casa, contro le donne, i bambini, contro chi è più debole.
C’è la violenza sociale, politica, che toglie voce agli emarginati.
E c’è anche quella mediatica, che ci ripete in continuazione che non siamo come i modelli imposti.
Per questo, spesso, quando ci guardiamo allo specchio, ci sentiamo depresse, sentiamo che la nostra vita è banale, e noi non siamo speciali, non siamo noi a parlare.
E’ qualcun altro che ha preso la parola al posto nostro.
E questo non va bene.
non va bene affatto.

esatto anna, che qualcuno prenda sempre la parola al nostro posto: al posto delle donne (e spesso in casa, quando nessuno sente), al posto dei meno forti, al posto dei bambini, al posto di chi non ha voce.
la sopraffazione vocale (mediatica? e poi fisica?) del più forte, di chi grida più forte. Di chi gridare può, accompagnato dalla grancassa della “forza”, e di chi non ha nemmeno le mani da chiudere a coppa davanti alla bocca per farsi ascoltare…
Per non parlare di quanto uccide la violenza psicologica e l’abuso emozionale sui bambini. Quella a me sembra persino più diffusa e accettata. Purtroppo.
Francesca
@desian chi grida più forte e chi soprattutto riesce a far credere in questo modo alla propria verità
@francesca la violenza psicologica sui bambini e sugli adolescenti è terribile. per questo mi è piaciuta questa pubblicità, perché fa capire praticamente di cosa stiamo parlando (è chiaro che si la violenza psicologica può arrivare alle urla, agli insulti, essere più o meno strisciante, più o meno riconoscibile, ma in questo caso se ne dà un’immagine realistica) ci vorrebbe la stessa cosa per i bambini. si parla di violenza psicologica sui bambini ma nessuno sa cos’è, e magari la si esercita senza esserne consapevoli
un abbraccio per cio che dici.
grazie.
grazie di dirlo nuovamente
e di ricordarlo …. a tutti, a tutte …
OT a milano si sta organizzando un MomCamp, ti va di intervenire? http://www.momcamp.it
Prendo la metro a Milano tutti i giorni e sui maxi schermo che trasmettono spot e messaggi vari, ho visto spesso questo Spot. L’avevo visto in TV ma ti assicuro che visto sul maxischermo, l’urlo di dolore che mestamente trasmette è amplificato: non è solo una questione di volume, cattura l’attenzione di tutti quanti sono sulla bachina ad aspettare. A me è piaciuta molto la scelta di trasmettere il messaggio anche lì.
Brava anna, anche a me aveva colpito, da subito, quello spot. E hai espresso quelle che sono state anche le mie sensazioni. Sì, purtroppo la violenza psicologica sui bambini (che prosegue, ovviamente, nell’adolescenza) è facile esercitarla senza averne la percezione, pur amandoli molto, i propri figli. Può essere semplicemente una miscela di non conoscenza di quali siano i percorsi mentali di un bambino, che sono necessariamente diversi dai nostrri e hanno tempi tutti loro. Questo può far interpretare comportamenti del tutto spontanei in un bambino come mancanze di rispetto o malizia intenzionale, quelle che potrebbero esserci in un adulto. Anche da equivoci di questo genere possono nascere comportamenti repressivi e quel ‘far sentire al bambino che lui è sbagliato’. Che in lui c’è qualcosa che non va. Che si deve correggere altrimenti non va bene, non è più della famiglia… Sono ferite dolorose, e forse non basta una vita a cicatrizzarle. Però, piano piano, prendendo coscienza degli errori subiti, perdonando la buona fede (ma dimenticare, quello no, è impossibile) si può prendere una rotta diversa, evitando di far ricadere anche sui nostri figli le stesse miserie emotive. In un percorso che, in qualche modo, è anche autoterapico e ti aiuta a conoscerti meglio e per come sei per davvero. Finalmente…
mammalisa…. solo chi ha fatto un percorso del genere lo riconosce: come si fa a mettere su questa strada il vicino o il fratello che ne soffre? sono anni che vedo una persona vicina in questa condizione, ci ho provato in tutti i modi a metterlo su questa strada ma proprio non ci riesco… nemmeno con i dottori… come si fa?
@monica certi messaggi, come sai bene anche tu, vanno fatti girare…
@comidademama so del momcamp, pensavo di andare,ma tu sei nell’organizzazione? se vuoi contattami via mail
@renata è sicuramente positivo che lo si trasmetta anche in luoghi pubblici. a me ha scatenato qualcosa di molto personale. mi ha fatto piangere. ma scatena anche una reazione positiva, e questo è molto importante
@mammalisa credo che sarebbe importante fare campagne sulla corretta educazione dei figli. la ricostruzione del sè poi è molto difficile e dolorosa, ma va fatta, come dici tu anche nel perdono a volte dell’incapacità di amare
@anonimo io non so risponderti, se sapessi farlo, avrei risolto anche parte dei miei problemi, lascio la parola ai lettori che vorranno dare, con più competenza di me, una risposta. da parte mia solo un abbraccio forte
Questo spot è un colpo al cuore. Fa pensare alle violenze subite e a quelle inflitte. Piattini il tuo blog è proprio bello
No, non va bene.
Grazie per averlo detto in maniera così incisiva e anche per la segnalazione: lo spot è davvero ben fatto, e non l’avevo mai visto.
Grazie che l’hai segnalato. E’ un colpo al cuore. Utilissimo vederlo.
Solo negli ultimi 10 giorni ho scritto: una querela per maltrattamenti in famiglia e lesioni, una per stalking e un ricorso per la decadenza dalla potestà genitoriale. Immaginate cosa c’è dietro ad ognuno di questi atti.
Mi sento sfinita ogni volta che ne finisco uno. Soprattutto mi disturba la sensazione che non si è risolto nulla, neanche nella singola vicenda.
Almeno queste sono quelle che emergono, forse quelle che restano silenziose son peggio.
Ma 3, dico 3 in 10 giorni… mi sembra troppo. La violenza dilaga come comportamento diffuso.
in questi giorni gira anche lo spot Lactacyd – “il 42 % delle donne si setirebbe più sicura con le ronde cittadine” – questo spot è bellissimo. quello Lactacyd ignorante e mistificante. la violenza psicologica e anche fisica perpetuata quotidianamente è una vera e propria tortura (per cui le ronde non possono fare assolutamente nulla!)
@daisy violenze inflitte e subite, è vero,bisogna ricordare che c’è soprattutto chi inligge la violenza e spesso lo fa per sfuggire a una propria inadeguatezza, anche a loro va questo messaggio
@mamma in 3D sì lo spot è veramente ben fatto, bisogna rendere merito a chi l’ha pensato
@marilde un tema che merita di essere ripreso..
@silvia dobbiamo sentirci, perché di queste cose bisogna trovare il modo di parlare
@annie quello della lactacyd non l’ho visto, ma ci farò attenzione e poi ti dico
Spot terribilmente ben fatto. Rende l’idea di che cosa significhi essere esposti ad una violenza continua. Spero che lo vedano anche molti uomini.
Non l’avevo visto.
Come prima reazione, ho pensato che se avessero preso una attrice meno bella e brava, per girarlo, avrebbe avuto più effetto. Se non l’avessero fatto recitare da una professionista, ma da una donna <>qualunque<>, ancora meglio.
Vabbè, poi mi sono sentita cretina per questo cavillare, l’importante è che ci sia.
Sarebbe importante anche che fosse capito, e su questo ho molti dubbi. Purtroppo.
L’avevo visto ed è stata una coltellata al cuore perché mi sento direttamente interessata. Vittima e carnefice. Un pizzico di intelligenza mi ha sempre lasciata sulla strada della violenza psicologica ma il confine per molti è spesso labile. Mi chiedo quanti vedendo questo spot si sentano protagonisti piuttosto che “duro, ma a me non riguarda”.
@do minore dici bene, la violenza continua, quella che alla fine ti convince che è come qualcuno ti vuol fare credere
@lgo come al solito le percezioni sono sempre soggettive…l’attrice è molto bella ma è un esempio tipico di bellezza che va valorizzata, a me da la misura anche di come molte donne non volendosi bene si lascino andare…
@mammacattiva riconoscersi significa anche riconoscere che noi stessi possiamo essere carnefici di qualcun altro molto facilmente, è questo che volevi dire? se è così sono d’accordo.
Il mio commento ha un seguito. In questo lungo fine settimana, una di quelle storie di cui parlavo si è evoluta. C’è una donna a cui era stato impedito di avvicinarsi al figlio di 6 anni da giorni, che è potuta tornare in casa, con il bambino. Il compagno è stato allontanato dall’abitazione ed è sottoposto ad un provvedimento restrittivo che gli impedisce di avvicinarsi alla (ora ex) convivente ed al figlio se non dopo controlli a sert e, limitatamente al bambino, solo in contesti protetti. C’è stato un maresciallo dei CC che è intervenuto da solo, perchè non aveva pattuglie disponibili, prendendosi responsabilità ed esponendosi comunque ad un pericolo per riportare un bambino con la mamma. C’è un bambino che ha smesso, almeno per ora, di assistere quotidianamente alle violenze verbali e fisiche contro la madre. C’è un magistrato chee ha dato un provvedimento in poche ore, perchè ha capito l’urgenza.
Stavolta le cose hanno funzionato. Non va sempre così, purtroppo no. Ma se qualcosa comincia a girare, se le cose inziano a succedere, se ci è data la possibilità di credere che serviamo a qualcosa…
Era mio dovere (e piacere) confermarti che quello che intendevo era proprio il rendersi conto che quando abbiamo vissuto sulla nostra “psiche” (non “pelle”) i danni della violenza psicologica, verbale, quella che viene da persone indiscutibili, il rischio più grande è quello di diventare carnefici, di rovesciare sulle persone che passano sotto di noi (perché prima o poi succede) le nostre frustrazioni e insicurezze. Riconoscersi significa fermarsi prima e riflettere sulle conseguenze delle nostre parole ed azioni. Io sono felice di aver trovato persone che mi hanno aiutata e che mi hanno consegnato dei metodi efficaci per non commettere gli stessi errori.
@silvia gc sono segnali importanti…
@mammacattiva a volte sono le violenze subite a renderci cativi, a volte quelle che ci autoinfliggiamo. in ogni caso bisognerebbe poter liberarsi dall parole imposte, dalle immagini negative di noi stessi. è difficile ma si deve