Ad avere il coraggio di leggere i giornali in questi giorni c’è da sentirsi male. Roba che non si capisce come mai con tutto quello che succede gli autori delle fiction debbano far ricorso alla figura di Padre Pio, o forse è proprio per quello, che ormai giusto un miracolo.
Per questo non voglio angustiarvi ulteriormente e visto che è lunedì, e una pausa oggi ve la prenderete per leggere qualche post, se capitate su questo che almeno vi rilassiate un po’, e troviate spunti di lettura.
“La bambinaia francese” di Bianca Pitzorno l’ho letto in tre notti, perchè è un romanzo di quelli alla vecchia maniera, con tante pagine e un bell’intreccio che non si può lasciare a metà e ormai di tempo senza interruzioni mi è rimasto solo quello. L’ho avuto in prestito dalla figlia di un’amica, che ha dodici anni, e una passione rincuorante per i libri. In pratica è il mio referente principale per capire cosa leggono le ragazzine a quell’età.
Questo libro però non è solo per le ragazzine. Lo possono leggere tutti. E se per caso vi trovate in un momento della vostra vita in cui avete nostalgia di quelle letture appassionanti dell’adolescenza, con figure femminili degne di nota (tipo la cara vecchia zia Jane (Austen) o la signora Alcott, per intenderci) allora davvero ve lo consiglio.
La storia, ambientata intorno al 1830, in piena Restaurazione, è raccontata in prima persona da Sophie, una bambina dei sobborghi di Parigi (rue Marcadet, sotto la butte Montmartre, ci ho abitato per anni), figlia di un tipografo rivoluzionario e di una cucitrice, che per una serie di vicende viene accolta nella casa di una danzatrice classica, diventa la bambinaia della figlia, e si affeziona alla bambina al punto di proteggerla anche quando la madre, arrestata per questioni di eredità, non può più prendersene cura.
È un romanzo di formazione, ma non nel senso classico del termine. Sophie, la protagonista, non subisce particolari trasformazioni, lei è tale e quale a se stessa anche da bambina, la sua unica evoluzione è quella di essere maggiormente se stessa alla fine del libro.
Ma il romanzo è formativo per chi lo legge.
Racconta di un mondo a cavallo tra settecento e ottocento, nel momento in cui la restaurazione sta cercando di soffocare e cancellare le aspirazioni ugualitarie dell’illuminismo, sostituendo il razionale con l’irrazionale, la scienza con il mistero dai toni lugubri, la libertà con la schiavitù, la parità con il pregiudizio. Sophie, educata alla scuola dei filosofi settecenteschi, mantiene uno sguardo lucido su quello che avviene, e lotta per mantenere i suoi valori, resistendo alla tentazione di cedere allo sconforto.
Leggendo la bambinaia francese ritroverete il vecchio impianto del romanzo ottocentesco (Dickens, Balzac e Victor Hugo) con incursioni nel romanzo epistolare di fine settecento (Richardson, Rousseau, Goethe), e il gotico di Jane Eyre. C’è la storia: dalla rivoluzione francese alle guerre coloniali. La filosofia, i movimenti femministi dell’epoca in tutte le loro sfaccettature (una delle protagoniste, Olympe, è la reincarnazione letteraria di Olympe de Gouges, la prima teorica del femminismo e convinta abolizionista, che scrisse la Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina sul modello della dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino del 1791)
Per qualsiasi insegnante il libro è una miniera di spunti.
Per chiunque ne abbia voglia, è l’occasione di farsi un ripasso generale.
Di storia, letteratura, filosofia, e cultura varia.
Ma soprattutto di come funzionano le idee. Che non basta averli acquisiti una volta, i diritti, la libertà, o l’uguaglianza. Bisogna continuare a farlo senza sosta.
Che basta un niente, una distrazione, e te li tolgono da sotto il naso.
E bisogna avere uno sguardo attento, e lucido almeno come quello di Sophie, per mantenere la propria strada, e il proprio ottimismo, senza perdersi in qualche trappola della dimenticanza storica.



Infatti a me l’aveva prestato mia madre, che non è esattamente una bambina
che l’aveva comprato con la scusa di darlo a mia figlia, che all’epoca aveva credo quattro o cinque anni. Se non sbaglio, la bambinaia francese dovrebbe essere proprio la bambinaia della figlia di Mr. Rochester, quello che alla fine Jane Eyre sposa.
Eh eh, vedi che quanto si impara ad avere una mamma lettrice compulsiva?
(per caso ti interessa anche la storia della governante del Dott. Jekill?)
sì, esattamente. nella storia ci sono due nuclei, uno legato a jane eyre però guardata con gli occhi di questa bambinaia, in cui viene rivalutata la figura di bertha, la prima moglie di rochester, che era creola. e poi c’è un altro nucleo che fa da cornice legato alla storia parigina, lì trovi echi di victor hugo ma nache del romanzo epistolare. è molto divertente ritrovare tutte le citazioni, anche se alla fine del libro c’è la biblio di riferimento. come ti dicevo per un insegnante di italiano può essere una miniera di spunti.
Piattins, tu alimenti la mia wish list in Anobii che io abilmente tiro fuori in libreria, in piena era digitale, e smarco al volo una volta comprato il libro.
più che altro io ho una wish list fisica sul comodino, sono in arretrato pazzesco sulla lettura di un sacco di libri. io non sono attiva su anobii, anche se forse sarebbe il caso….
beh, Piattins, se ti iscrivi ad anobii mi sa che ti saccheggio la libreria!!
grazie della segnalazione, preziosissima. è già nella wish list (ormai non so più cosa farei senza… mi salva da tanti post it in giro per agende, borse, scrivania e chi più ne ha …)
baci
smile, mi devo decidere. sono iscritta ma poi non ho fatto niente…sigh.
Questo mi manca, ma ho letto vari libri della Pitzorno in età adolescenziale… un tuffo nel passato, ma a quanto pare dovrei rileggermeli
quali erano i tuoi preferiti?
“Polissena del Porcello” e “Principessa Laurentina”. Mi è venuta voglia di rileggerli!
Piattini, bellissima recensione, di cui sottoscrivo ogni riga. Ho letto il romanzo sul finire della gravidanza, in un paio di notti. Bellissimo, sarà anche che amo molto Jane Austen …
la vecchia zia jane colpisce sempre. ho voluto segnalare questo perchè nel panorama dei libri per ragazzine è piuttosto anomalo, ma di quelle anomalie che fanno bene…
Prendo nota, ché la Pitzorno è una signora scrittrice e un bel romanzo stile “vecchi tempi” ogni tanto ci vuole, almeno per tirarsi su un po el corazon…
Ciao!
ci vuole proprio, anzi se avete suggerimenti…
Il tuo blog è tra i miei preferiti , ma non ho mai lasciato un commento nonostante di argomenti interessanti ce ne siano moltissimi ! Ma oggi mi fai un post sulla Pitzorno e non posso sottrarmi . Ho letto molti dei suoi libri e la trovo una scrittrice eccellente non vi perdete “ascolta il mio cuore ” e “Tornatràs”. Li compravo per il mio grande ( vanno benissimo , specie alcuni , anche per i maschi ) , ma li leggevamo anche noi . Leggeteli e poi commentiamoli insieme !
grazie angela, ogni tanto qualche lettore silenzioso si palesa e a me fa molto molto piacere.
ascolta il mio cuore è delizioso, l’ho divorato e reagalato diverse volte. i libri per bambini non sono solo per bambini…
Bellissimo, letto. Mi è piaciuto il continuo riferimento ad altri libri. Ci sono sparse qua e là anche delle chicche per “addetti ai lavori” che aggiungono un tocco in più al piacere della lettura…
È uno dei miei libri preferiti! Mi piace tantissimo il gioco letterario al suo interno, i continui rimandi alla storia, il gioco del “facciamo come se”.
Un altro libro simile, anche se di genere completamente diverso, è “Anno Dracula” di Kim Neumann, in cui si mescolano le suggestioni di Dracula di Bram Stoker con la storia di Jack lo Squartatore e con il Dr. Jackill e Mr. Hyde.
Oppure, ancora completamente diverso, “Un samba per Sherlock Holmes”, che mischia Amado, Conan Doyle e la storia di Jack lo Squartatore.
PS: ma sai che mi sono decisa a leggere Il Codice Da Vinci, con colpevole ritardo rispetto all’esplosione mediatica, e, con tutti i difetti che ha (soprattutto per me che so già un terzo delle nozioni che vuol passare), l’ho trovato più ben fatto di quello che temevo?
Mi hai proprio ispirato…lo prenderò e mi sa proprio che lo leggerò tutto d’un fiato.
Anche a me piace leggere i libri per ragazzi, spesso mi diverto di più. Questo me l’aveva insospettabilmente prestato mia cognata, donna di scarso interesse alla lettura, forse da riciclaggio scolastico della figlia. La Pitzorno non delude.
Ma che bellezza Piattini, hai aperto un sito!!!!
Congratualzioni.
ciao,
sono una tua nuova lettrice, ci siamo anche scritte in “genitori crescono” sul tema lettura, ricordi?
devo ringraziarti per avermi fatto conoscere questo libro, letto d’un fiato, che ho già ordinto in varie copie per regalarlo a natale!
non trovo che sia un libro per ragazzi, cioè non lo farei leggere a mia figlia prima dei 14 anni, per esempio, perchè contiene troppi riferimenti culturali che sono importantissimi per apprezzare la storia raccontata, non trovi?
comunque grazie ancora e viva la lettura! Elena
credo che l’età di lettura sia soggettiva, a ogni età si scoprono e apprezzano livelli diversi. sicuramete noi aduti lo leggiamo con una consapevolezza diversa, io vi ho trovato anche molti riferimenti sotterranei alla nostra situazione contemporanea che un’adolescente difficilemente riuscirebbe a cogliere. la figlia della mia amica ha 12 anni e l’ha letto e riletto più volte. credo dipenda molto. comunque un libro si può anche tenere sullo scaffale finché…matura
baci
L’hanno regalato recentemente alla pulcina, che ancora non l’ha letto (tra acquisti, regali e prestiti bibliotecari sono sempre di più i libri che ha “in attesa” di quelli che riesce a leggere!) ed io ci avevo fatto un pensierino. Adesso ne sono sicura: glielo chiedo in prestito!