La signora Piattini si scusa in anticipo, ma un commento della Simo al post precedente le ha aperto le cateratte del’oratoria invasiva.
La Simo chiedeva (inconsapevole dell’effetto che avrebbe scatenato, è ovvio, altrimenti se ne sarebbe ben guardata) come si fa a scrivere un romanzo su un argomento tosto e restare una madre serena. A parte il fatto che Piattini si spanza dalle risate di sembrare una madre serena, visto che nei primi due anni di vita del piccolo power ha rischiato più volte l’esaurimento (d’altronde se anche la Cia usa la privazione di sonno come metodo di tortura, perché ci si stupisce che alcune madri sbrocchino?) la domanda è assaissimo pertinente.
Formulata in altri termini, riproduce un’altra accorata domanda che Piattini si è sentita rivolgere altrettanto pertinentemente in più occasioni, anche dal suo stesso maritoeamoredellasuavita esasperato dall’ennesimo fine settimana con la Piattini anchilosata alla scrivania, e cioè “Ma con tutto il tempo che hai avuto in vita tua , perché hai aspettato di fare due figli per cominciare a scrivere?”
E già, perché?
Forse perché per anni Piattini ha rigorosamente stracciato o archiviato tutto quello che scriveva (un’ipercritica rompiballe come poche, la Piattini)
Perché non voleva scrivere del suo ombelico, dei suoi pensieri, della sua generazione, insomma di cose che la riguardassero troppo da vicino. Non ha mai tenuto nenache un diario, ma solo raccolte di appunti (per questo poi a 40 anni ha aperto un blog, la rompiballe incoerente)
Perché solo quando si è trovata a stretto contatto con il mondo del giornalismo ha capito che lo stile giornalistico non faceva per lei.
Però le piacevano le inchieste, soprattutto quelle nella testa delle persone.
E’ cominciato così un tira e molla con la professione che ancora oggi non è concluso, ma che lei spera possa sfociare in un giornalismo narrativo. Ci riuscirà? Vedremo.
Perché Piattini, che già per sua natura vive su un altro pianeta, quando scrive parte in quarta. Viaggia per altri lidi, si dimentica del mondo, si dimentica degli altri.
A volte ha paura di perdere la sua lucidità (che già è poca).
Però da quando ha i bimbi si deve occupare di loro. Il tempo della scrittura non può essere infinito. I suoi orari di lavoro (quando non c’è un altro lavoro) sono scanditi dal ritmo delle sveglie, della scuola, dei pranzi, dello sport, degli amichetti.
Scrivere ha i suoi paletti.
Se vola troppo in alto ha le sue zavorre che la riportano a terra.
Un attimo prima immersa in una rissa, un attimo dopo a rimproverare i piccoli perché litigano fra di loro.
E si sente più tranquilla.
E poi perché non si può stare zitti. Questo mondo è anche il loro. E’ soprattutto il loro.
Ognuno di noi fa quello che può, quello che gli riesce meglio per migliorarlo. Piattini non è che sa far molto, ma si illude di saper almeno raccontare delle storie.
La Simo chiedeva (inconsapevole dell’effetto che avrebbe scatenato, è ovvio, altrimenti se ne sarebbe ben guardata) come si fa a scrivere un romanzo su un argomento tosto e restare una madre serena. A parte il fatto che Piattini si spanza dalle risate di sembrare una madre serena, visto che nei primi due anni di vita del piccolo power ha rischiato più volte l’esaurimento (d’altronde se anche la Cia usa la privazione di sonno come metodo di tortura, perché ci si stupisce che alcune madri sbrocchino?) la domanda è assaissimo pertinente.
Formulata in altri termini, riproduce un’altra accorata domanda che Piattini si è sentita rivolgere altrettanto pertinentemente in più occasioni, anche dal suo stesso maritoeamoredellasuavita esasperato dall’ennesimo fine settimana con la Piattini anchilosata alla scrivania, e cioè “Ma con tutto il tempo che hai avuto in vita tua , perché hai aspettato di fare due figli per cominciare a scrivere?”
E già, perché?
Forse perché per anni Piattini ha rigorosamente stracciato o archiviato tutto quello che scriveva (un’ipercritica rompiballe come poche, la Piattini)
Perché non voleva scrivere del suo ombelico, dei suoi pensieri, della sua generazione, insomma di cose che la riguardassero troppo da vicino. Non ha mai tenuto nenache un diario, ma solo raccolte di appunti (per questo poi a 40 anni ha aperto un blog, la rompiballe incoerente)
Perché solo quando si è trovata a stretto contatto con il mondo del giornalismo ha capito che lo stile giornalistico non faceva per lei.
Però le piacevano le inchieste, soprattutto quelle nella testa delle persone.
E’ cominciato così un tira e molla con la professione che ancora oggi non è concluso, ma che lei spera possa sfociare in un giornalismo narrativo. Ci riuscirà? Vedremo.
Perché Piattini, che già per sua natura vive su un altro pianeta, quando scrive parte in quarta. Viaggia per altri lidi, si dimentica del mondo, si dimentica degli altri.
A volte ha paura di perdere la sua lucidità (che già è poca).
Però da quando ha i bimbi si deve occupare di loro. Il tempo della scrittura non può essere infinito. I suoi orari di lavoro (quando non c’è un altro lavoro) sono scanditi dal ritmo delle sveglie, della scuola, dei pranzi, dello sport, degli amichetti.
Scrivere ha i suoi paletti.
Se vola troppo in alto ha le sue zavorre che la riportano a terra.
Un attimo prima immersa in una rissa, un attimo dopo a rimproverare i piccoli perché litigano fra di loro.
E si sente più tranquilla.
E poi perché non si può stare zitti. Questo mondo è anche il loro. E’ soprattutto il loro.
Ognuno di noi fa quello che può, quello che gli riesce meglio per migliorarlo. Piattini non è che sa far molto, ma si illude di saper almeno raccontare delle storie.
PS
l’altro interrogativo, suggerito da mo’mo’ da High via telefono è:
“Come fa uno ad avere una moglie che scrive libri del genere e rimanere un marito sereno?”
Forse è per questo che parte sempre….



dalla parte di Piattini: si legge chiaramente che piattini non è una “madre serena” ma che è una madre felice. Del resto, come fai a rimanere serena con due figli e un marito? O ti asfinisci nella cura dei succitati o diventi almeno un pizzico schizzofrenica, perchè cerchi da far coesistere la te stessa pubblica, la te stessa privata e la te stessa interiore, e non è facile. Dunque chapeau a Piattini e a tutte le donne come lei, che sono donne, mamme e mogli.
@eva che bella cosa che mi hai detto eva, una madre felice, sì è vero che sono felice
anche io non posso che farti i miei complimenti, perchè la strada che ti sei scelta non è di sicuro la più facile o la più comoda.mi sa che tu sei una tosta come il libro che hai scritto !bacionilasimo
Per me è stato un periodo incantato. Scrivere mi faceva stare così bene con me stessa che ero in sintonia con tutti e gestivo marito, figli e romanzo come con una bacchetta magica. Poi ho messo la parola fine e mi sono risvegliata alla realtà. Certo ci vorrebbero anni e anni di psicoterapia per capire perché per sentirmi bene avevo bisogno di entrare nella testa di un ergastolano…
@lasimo tosta insomma, un po’ pazzerella sì però@rape allora l’hai scritto che avevi già i bimbi!!! mi devi raccontare di questo periodo, assolutamente
la passione, per una qualsiasi cosa, rende le cose molto piu’ facili, serene, e vanno via lisce, in questo caso é la scrittura..il tuo romanzo, il tuo blog, sei una donna felice, lo si capisce da come sscrivi, tra le righe, trasmetti serenità, saggezza, é un piacere leggerti!!
Pattini, si legge in ogni parola la tua felicità ed è per questo che ogni mattina ritorno su questo blog. Buongiorno!
La versione finalista al Calvino l’ho scritta prima di avere figli. L’ho poi cestinato e interamente riscritto per la pubblicazione quando avevo già entrambe i figli (di cui uno di meno di un anno e sontuosamente insonne). Béh, sì, poi ti racconterò…
aggiungerei, per essere una madre serena, bisogna innanzitutto essere (o cercare di…) una donna felice, o quantomeno soddisfatta di ciò che è, e per esserlo è prioritario incoraggiare i propri interessi, assecondare i propri sbrocchi, e non annullarsi come essere umano. mi pare, mi pare, che piattini ci riesca bene
@alleg e serial è vero che l’equilibrio che trasmettiamo viene da quello che abbiamo faticosamente raggiunto noi per prime. anche in voi, e in molte altre mamme che bloggano, “leggo” lo stesso entusiasmo.@eva
)@rape ma allora anche tu cestini tutto! sì urge un confronto per vedere chi ha fatto più follie per il malefico….