Ma sei sicura, Piattini?

Ah signo’, se controlli il carrello che qua ne succedeno de cose, appena che se gira e se lo so’ bello che fregato”
Piattini per non inimicarsi la verduraia (che ha certi agretti che solo lei in tutto il mercato) la asseconda e afferra il carrello, rischiando di trinciare le caviglie a una distinta signora jeansinguinata che sta controllando le cipolle.
“E’ che mo’ nun se può sta’ sicuri de gnente” .
“E già” risponde Piattini con un vago moto di impazienza.
“Ma perché, lei se sente sicura?” insiste la verduraia.
“Sicura io????” risponde Piattini incredula “ma per carità”.

Più tardi, caricando la spesa in macchina, Piattini riflette sulla domanda.
Non ha mentito, dicendo che non si sente sicura.
Lei, con la sua insicurezza personale, fatta di orchestre e complessini, ha ingaggiato ormai da tempo una battaglia quotidiana e senza esclusione di colpi.
E poi la sua vita è un concentrato di elementi non-sicuri.
Se prende l’autobus, non è sicura di quanto tempo impiegherà ad arrivare. A volte non è neanche sicuro che parta, l’autobus.
Se fa la spesa, non è sicura che quello che compra sia privo di pesticidi e diossina.
Sa che ci sono discariche abusive ovunque, anche vicino Roma. Anche in Ciociaria. Anche nel Viterbese. Anche in posti di cui non ha ancora letto.
Se pensa alla sua vita, non è sicura che troverà un lavoro, che riuscirà a trovare una direzione professionale, che avrà una pensione, che riuscirà a sopravvivere.

Ma non era a questo tipo di sicurezze che intendeva riferirsi la verduraia.
E neanche la signora che qualche giorno fa, vedendo che Piattini dava confidenza a un ambulante africano, le ha detto “prima te fanno festa col sorriso e poi te fanno fuori”, né il medico pieno di sé, dichiaratamente garantista, che di fronte alla minaccia di eserciti di rumeni pronti a entrarti in casa non esitava a giustificare l’uso delle armi per difendere la legittima proprietà.
“In Italia c’è stato un preoccupante aumento di violenza e criminalità dovuto all’immigrazione” dicono.

Invece Piattini non pensa che ci sia stato un preoccupante aumento di violenza e criminalità dovuto all’immigrazione.
Pensa che la violenza e la criminalità siano preoccupanti in sé e che ci siano sempre stati, in Italia.

E’ che spesso noi vediamo una cosa per volta, e purtroppo quasi sempre è quello che ci fanno vedere.

Piattini che ci siano certi pericoli lo sa da tempo, perché lo ha provato sulla sua pelle.
Fa parte di quel 99,9% di donne che hanno subito molestie sessuali.
Sa cosa vuol dire ricevere calci e pugni perché qualcuno (qualcuno a cui vuoi bene) in un momento di rabbia non sa con chi sfogarsi e allora si sfoga su di te.
Circa 15 anni fa, quando riteneva che una donna avesse lo stesso diritto degli uomini di andarsene in giro per la città a tutte le ore, ha subito diverse aggressioni da parte di simpatici compatrioti.
In due casi al commissariato di polizia non l’hanno neanche fatta entrare:
“Ha riportato lesioni?” le hanno chiesto all’ingresso.
“Per fortuna no” ha risposto lei, ingenua “sono riuscita a scappare”.
“Ma li ha visti in faccia?”
“E no che non li ho visti, gliel’ho detto che avevano una bandana sulla faccia”.
“E allora non ci faccia perdere tempo, ché al massimo può sporgere denuncia contro ignoti, e sai a che ti serve una denuncia contro ignoti? A farci perdere tempo a noi”.
Caso chiuso.
E lei che pensava che avrebbero mandato una volante a controllare il quartiere.

Ma volanti nel suo quartiere non se ne vedono mai, anche se ci sono a due passi un commissariato e una stazione dei carabinieri.
Però da poco si è costruita una ronda, e c’è qualcuno che beato lui si sente più sicuro.

E’ che noi vediamo una cosa alla volta, e troppo spesso è quello che ci fanno vedere.
Sarà la miopia, sarà l’astigmatismo, sarà che da quando guarda i video e studia l’arabo la sua vista è peggiorata, ma Piattini quando guarda le cose le vede tutte all’inverso.

Vede una società dove il confine tra legale e illegale è sempre più smussato, e dove la criminalità vera, quella dei grandi numeri, foraggia la criminalità di strada e il PIL nazionale e internazionale.
Vede che le voci forti dell’economia che tira non sono più solo la moda, il cibo ed il turismo, ma i rifiuti, la droga e la mano d’opera a basso costo, e che queste voci sono intimamente legate alle prime.
Vede una società dove coloro che scivolano verso la povertà odiano i poveri che lentamente si stanno arricchendo, perché a nessuno piace arrivare per ultimo.
Vede un paese contraddittorio e ipocrita, che crede di essere ospitale perché è lassista e sfrutta chi ha bisogno.

Sarà la miopia.
Sarà che ognuno vede le cose dal suo punto di vista.

Tata S. per esempio, dopo aver smosso mari e monti per fare arrivare suo marito dalle Filippine con l’ultimo Decreto Flussi, l’altra sera le ha detto:
“Non so se verrà, mio marito, alla fine.”
“Ma perché? Ci tenevi tanto…”
“Beh, ne abbiamo discusso, e abbiamo concluso che non ci sentiamo più tanto sicuri, qui in Italia”.

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11 Responses to “Ma sei sicura, Piattini?”

  • mammaepoi says:

    Piattini, io e te, prima o poi, dobbiamo vederci sul serio. Intanto per fare il reportage sui rom, partendo direttamente dai balcani. Poi perchè mi devi insegnare l’arabo, che impararlo è il mio sogno nel cassetto. Infine perchè sento di avere una sensibilità comune nei confronti di immigrazione&co. Ti basti sapere che io e Chammi, ieri verso le 19, eravamo abbracciate ed entrambe in lacrime, commosse. un giorno o l’altro lo dovrò raccontare.. ps chi ha osato picchiarti, ai tempi?

  • alleg67 says:

    scusa, non c’entra, ho bisogno di un consiglio vieni a leggere il mio commento.;grazie!!

  • alleg67 says:

    belle sperrienze hai passato mia cara piattini!!Vorrei dire due cose, sull’argomento, ma non posso!!magari privatamente!!

  • Eva Ricciuti says:

    Tristemente Piattini è ipermetrope. Ipermetrope della realtà, Piattini vede perfettamente nel nostro futuro e sfuocato nel nostro presente, sfuocato per le lacrime di vivere in una realtà così amara.http://unavitaquasinormaleanzi2.blogspot.com

  • sobritish says:

    cavolo, mi dispiace moltissimo leggere quello che racconti in questo post. sei una donna molto, molto in gamba, lo sai. un abbraccio.

  • Verde says:

    ho letto con interesse, tutto d’un fiato, come al dolito. Ora però ho un velo di malinconia in più. Quanto mi piacerebbe che le cose cambiassero…

  • piattinicinesi says:

    @mammaepoi andiamo per ordine dobbiamo vederci, sì, speriamo di riuscire a farlo. Per l’arabo ti consiglio un altro insegnante, il mio livello non è quello che mi piacerebbe avere, ma insomma magari appena i pupi sono grandi mi faccio un annetto in Siria….racconta, racconta! almeno sulla rete possiamo scrivere di quello che succede veramente. le uniche cose che non rivelo sono quelle che potrebbero mettere in imbarazzo altre persone@alle scrivimi!per il consiglio spero di aver fatto in tempo@eva mettiamo a fuoco tutto!@sobritish adesso ci rido, devo fare un post su alcune aggressioni divertenti :) )))|@verde qualunque cosa accada, in questo momento mi sembra fondamentale mantenere la lucidità

  • Raperonzolo says:

    Bel post Piattini. Toccante nelle tue confessioni e toccante nell’argomento.Proprio oggi leggevo della lettera che una ricercatrice ha scritto a Napolitano che centrava un nodo cruciale: perché la stampa italiana è così ossessionata dall’indicare la nazionalità degli aggressori? Si cerca il capro espiatorio a un malessere della società italiana che è ben più profondo e radicato. La società italiana non riesce a sopravvivere a se stessa, figurarsi gestire con criterio l’impatto sociale e culturale dell’immigrazione. Il vero dramma è questo: l’immigrazione è caos che si scaglia contro il caos già esistente. La degenerazione verso una forma tutta italiana di anarchia spaventa la gente che non sa più distinguere tra caos e caos. Ma questo è un problema storico dell’Italia che ogni giorno di più somiglia a quella di novant’anni fa, inghiottita dalla paura delle lotte operaie, dalla crisi della classe politica, dal trasformismo. Aprì le porte ai fascisti per smettere di avere paura, perché è proprio la paura a fa fare alla gente le cose più efferate. Non si può ignorare quella paura o metterla da parte dicendo che è ingiustificata. Purtroppo questo è sempre stato l’errore della sinistra. Il problema della sicurezza è un problema di gestione della società ed è imprescindibile. Destra e sinistra hanno metodi diversi sì, ma nulla cambia il fatto che la gente vuole sentirsi sicura, e in periodi d’instabilità si appoggerà sempre a chi gli promette sicurezza non a chi gli dice che tra gli immigrati c’è anche tanta brava gente, perché ormai non gliene importa più niente a nessuno della brava gente. La paura ottenebra la ragione. Noi di sinistra, noi che non abbiamo paura, non lo riusciamo a capire, mentre forse ci farebbe bene cercare di vedere le cose con gli occhi di chi vota a destra e perché, e che cos’è che alimenta la xenofobia.

  • piattinicinesi says:

    @rape sono perfettamente d’accordo. anche per questo sono molto arrabbiata con certi atteggiamenti lassisti e buonisti della sinistra, perché se non si impongono regole chiare e precise si lascia il campo aperto a chi ne crea altre, di regole, a chi approfitta del vuoto.E poi c’è una perdita di fiducia generale nella capacità dello stato di dare protezione e sicurezza a tutti i livelli.

  • serialmama says:

    perfettamente d’accordo con te sugli atteggiamenti lassisti della sinistra, come se la sicurezza non fosse un problema anche della gente di sinistra. come diceva solgenitsin pare che in certi momenti storici si perpetrino solo alcuni tipi di reati, che poi all’improvviso non ci sono più, sostituiti da altri. vediamo appunto una sola cosa per volta, ed è quella che ci fanno vedere. io non mi sento sicura, ma a farmi più paura sono i miei connazionali. Anche perchè qui, come in molte altre città del sud la criminalità dei gruppi esteri è regolamentata dalla criminalità indigena, e gli indigeni sono molto, molto più pericolosi. c’è stato un lungo periodo della mia vita che quando giravo da sola giravo con un coltello da sub in macchina, non che poi sarebbe servito, chè se non lo sai usare e non hai la freddezza necessaria, non ci fai niente, ma mi sentivo un poco più tranquilla. L’ho fatta lunga e la faccio ancor più lunga, quando giriamo per la città, anche se siamo in due, ci guardiamo sempre alle spalle, soprattutto se incrociamo gruppetti di ragazzini, sono molto aggressivi in branco. sono capaci di spaccarti la faccia se gli neghi una sigaretta.

  • Etta says:

    Good post.

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