Manuale di sopravvivenza della mamma scrittrice

Ero in debito di post  l’altra sera e mi sono messa a leggere fino a tardi saltando da un blog all’altro, finché non sono incappata in un appello di Wonder. Ironico, come al solito, ma anche vagamente ansioso. Perché si chiedeva:  ce la farò? Ce la farò davvero a scrivere un libro?

Senza giri di parole, che non ne abbiamo bisogno, la risposta è….sì.

Per lei, per le altre donne che stanno scrivendo, per quelle che vorrebbero farlo ma non hanno ancora il coraggio, ho deciso di buttare giù una piccola guida di sopravvivenza. Perché tra il decidere di fare una cosa ed ammirarne il risultato c’è un periodo intermedio piuttosto penoso, in cui quella cosa bisogna effettivamente farla.

Scrivere un libro è faticoso

Sì lo so che comincio male e qualcuno potrebbe dire che butto benzina sul fuoco dello scoraggiamento. Ma questa premessa è d’obbligo per capire che quando ci troviamo a metà del guado e ci sembra di non avere più forze per andare dall’altra parte non è perché siamo incapaci, ma perché scrivere è un lavoro faticoso, molto faticoso.

Scrivere bene un articolo, un post, un racconto non è semplice, ma  richiede comunque uno sforzo limitato. Scrivere un libro richiede uno sforzo enorme, e una grande capacità di non scoraggiarsi.

Perché è faticoso?

Scrivere un libro è faticoso perché richiede un lavoro intenso su un tempo lungo, una grande capacità di autocritica, e di analisi spietata nei confronti della nostra creazione, frutto del nostro io più profondo, sangue del nostro sangue.

Il blocco

L’esperienza di bloccarsi a metà percorso è molto frequente. Oserei dire che è quasi un’esperienza necessaria, soprattutto se si è alle prime armi. Il libro che avevamo cominciato con tanto entusiasmo, che aveva un incipit da urlo, uno stile selvaggio, personaggi ammalianti improvvisamente ci appare privo di senso. Perché? Perché probabilmente, vi state chiedendo qual è il senso di quello che state scrivendo, qual è il nodo narrativo profondo, ovvero, in poche parole, dove volete andare a parare. Non basta collezionare eventi, post, o descrizioni per scrivere una storia. Prima dovete avere una storia. Non importa che sia una storia fatta di situazioni comiche, un giallo, un noir, un romanzone storico o un capolavoro della letteratura, ma ci deve essere, reggere il tutto (perché credete che si chiami trama?) e lasciare un segno sul lettore.

Per scrivere bisogna leggere

Sembra un consiglio scontato, ma non è così. In particolare vi consiglio di leggere con l’occhio dello scrittore. Se volete scrivere un giallo o un noi, andate a leggere i bravi scrittori di gialli o noir non per scopiazzare personaggi o atmosfere ma per capire quali sono i nodi fondamentali della storia. Avere una buona base critica può servire, ma serve di più andare a bottega dai maestri scrittori, capire che dietro c’è una tecnica, un’arte. Poi su questa base potete innovare, stravolgere, elaborare a piacimento. Ma è da lì che dovete cominciare. Capire che dietro la scrittura c’è una tecnica, inoltre, aiuta a rispettarla, e a rispettare anche la vostra. La scrittura non è solo frutto di ispirazione e genio, ma anche di lavoro di cesello, e di conoscenza.

Dosare le energie e organizzarsi

Portare a compimento un libro richiede tantissime energie. Imparate a usarle. Un consiglio valido sempre: cominciate a raccogliere materiale, appunti e provate a buttare giù le prime cose part-time. Al momento di tirare le fila trovatevi babysitter, nonni, marito, parenti e amici  perché voi dovete sparire. Non ci sono scuse. Mettete i soldi da parte, obbligateli, minacciate il divorzio. Se in quel periodo pensate che qualcosa sia più importante del libro il libro non lo finirete mai.

Procuratevi un cornetto rosso

Vi proteggerà dalla rottura della lavatrice, dal black out di 24 ore, dall’esplosione del computer alla fine dell’ultimo capitolo. Purtroppo niente vi potrà proteggere dalle recite scolastiche, il virus intestinale e i colloqui con le maestre di vostro figlio. Rassegnatevi a quello che non potete delegare. Ma considerateli come pause, anche se non piacevoli, dopo le quali si riprende a lavorare più di prima. Ve l’avevo detto che non era una passeggiata, no?

Mantenete un profilo basso, ma mantenetelo

Uno dei dubbi amletici che affliggono chi scrive un libro è se dirlo o no in giro. Se poi a scrivere è una donna con prole la cosa si fa ancora più delicata, visto la mole inquietante di pregiudizi dei quali siamo (e ci facciamo) vittime.

Come al solito evitate gli eccessi, non sbandieratelo ai quattro venti, ma non negate, soprattutto a voi stesse, che siete impegnate in un lavoro per voi importante. Fate pace con voi stesse su questo. Che abbiate una richiesta esplicita da una casa editrice, o caso più probabile, stiate scrivendo nella speranza di ottenere un contatto in seguito, state facendo una scelta, state decidendo di dedicare una parte del vostro tempo e della vostra energia a qualcosa in cui credete. Siate le prime a rispettare questa scelta.

Tapparsi le orecchie.

Tapparsi le orecchie credo che sia un consiglio che può andare bene in moltissime situazioni. La scrittura è un lavoro molto solitario, rassegnatevi. Avrete spesso la sensazione che non vi capisce nessuno.  Be’, è vero. L’ideale sarebbe avere almeno una persona che vi appoggi. Sarebbe stupido però rinunciare solo per questo, no?

Frasi tipiche

Eh? Cosa? Un libro? Ma non pensi ai tuoi figli?

Nella vita bisogna fare delle scelte, non si può avere tutto.

Ti stai ancora illudendo di poter realizzare i tuoi sogni?

Se scrivi vuol dire che te lo puoi permettere.

Cosa? Hai lasciato tuo figlio il pomeriggio con una babysitter per scrivere? Ma sei una madre degenere.

Certo che proprio non hai niente da fare.

Stai scrivendo da un mese e ancora non hai finito?

Tu secondo me non lo vuoi finire, questo libro.

Anche io sto scrivendo un libro.

Anche mia zia ha scritto un libro.

Anche il mio cane scriverà un libro.

Non ti pubblicheranno mai.

Ti pubblicano? Allora conosci qualcuno.

Sì sì l’ho letto il suo libro, niente di che….

A scrivere così sono buoni tutti….

E’ un prodotto di massa.

E’ noiosissimo.

Col cavolo che glielo compro.

Autocritica

Se dovete sentire qualcuno, provate a sentire qualcuno che scrive, o che legge (molto). Non abbiate paura di sottoporre il vostro scritto al giudizio altrui. Col tempo imparate ad affinare il nostro personale senso critico. Ma col tempo, quando vi sarete liberati da una serie di paure e tabù. Ma un buon editor è insostituibile (ci devo fare un post ad hoc)

Conclusione

Scrivere il primo romanzo è un po’ come fare una malattia esantematica: serve  a farsi gli anticorpi.

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31 Responses to “Manuale di sopravvivenza della mamma scrittrice”

  • Elena says:

    Ué, quasi quasi metti voglia di scrivere un libro anche a chi non ne aveva intenzione, almeno non ancora…Elena

    • admin says:

      ah! ah! spero di no, è un lavoraccio, si sta molto da soli, ci si fa il sedere quadrato e se non hai proprio una grande motivazione non ne vale la pena

  • Watanabe says:

    Grazie per questo post;mi hai fatto riflettere,ma ho bisogno d rileggerlo più e più volte x prendere la penna/aprire un file word ed iniziare quello che mi balena in testa da 5 anni cinque.
    Tornerò sul tuo blog.
    A presto!

    • admin says:

      allora leggiti anche gli altri post della categoria leggere è il mio mestiere (forse), magari ti viene un’ispirazione! :) )

  • Rossella says:

    Tutto vero!
    Della serie anchio sto scrivendo un libro..aggiungi che ti chiedi “Sarò capace di dire qualcosa di diverso da quello che è stato scritto?” O che Piattini Cinesi sta facendo?
    Ed io sono pure child-free.

  • francesca says:

    Non ho mai scritto un libro ne ho intenzione di farlo ma una buona parte delle tue “frasi tipiche” me le sono sentite dire lo stesso…..e allora dici bene meglio tapparsi le orecchie
    Francesca

    • admin says:

      purtroppo alcune sono tipicissime, che diciamocelo, ne faremmo anche a meno. comunque basta saperlo, e andare avanti

  • Wonderland says:

    Grazie Piattins,
    è molto vero quello che scrivi. Non ne parliamo, va. Lo sai più che bene. E le frasi… uh, quante ne sento. Cerco di andare avanti, e incrocio le dita. Intanto mi s’è rotto il freezer, ma forse perché ancora non ho comprato il cornetto.
    Un utilissimo post :D

    • admin says:

      il cornetto te lo regalo io la prossima volta che ci vediamo. l’importate è che tu sappia ce non è sfiga, è vita :) )

  • Piattins, sai che queste considerazioni sono valide e utili anche per chi scrive un blog? Depurandole dallo scopo di pubblicare un libro, in effetti funzionano. Grazie!

    • admin says:

      e valgono per un sacco di cose! valgono in genere per tutti quei progetti che abbiamo importanti, diffcili e per i quali i risultati si vedranno, se si vedranno dopo molto ma moooolto tempo

  • Ondaluna says:

    Piattins, tutto vero, e anche molto utile. Ti ringrazio a nome di tutte le mamme che hanno bisogno di non sentirsi sole (ancora una volta) in quest’esperienza così creativa. Perché tutti, figuriamoci una mamma, posso essere estremamente creativi. Basta arrivare fino in fondo al tuo manuale di sopravvivenza, nella lettura e nella pratica.

    • admin says:

      come mi fa ricordare caia non è la prima volta che scrivo di questo argomento, ma evidentemente c’è sempre bisogno di ripetere le cose, non basta mai

  • caia coconi says:

    io metterei in coda a questo post il link a un altro meraviglioso post che hai scritto tempo fa… aspe’ che lo cerco
    eccolo http://www.piattinicinesi.com/una-stanza-tutta-per-se-2/

    be’ piattini, averti conosciuta è proprio una cosa bella. leggerti mi fa sorridere e pensarti mi fa riflettere.

    un bacio

    • admin says:

      caia carissima, questa autocitazione è stupenda. mi hai fatto rileggere la storia dell considereza e il mio comento a chiara nocentii in cui le dicevo io te dobbiamo fare qualcosa insieme, be’ la stiamo facendo. adoro il web soprattutto per questo, perché fa incontrare le persone anche nella creatività

      a ecco,e chissà se anche io e te faremo qualcosa insieme prima o poi….

  • marilde says:

    In attesa del post sull’editor, questo è perfetto. Sì, sì. E’ proprio così. Sulle frasi tipiche, visto che non c’è limite al peggio…ho anche sentito: “Ma l’hai scritto proprio tu”?. L’unica consolazione è che la persona che me l’ha detto, ha aggiunto” Ah, bè! allora lo leggo, ne ho già letto UNO tanti anni fa, ma se l’hai scritto tu lo leggo. (Gulp!)

  • Eh, mo che va di moda che tutte le mamme blogger scrivono un libro w glielo pubblicano pure. Le mode, si sa.

    Tanto, se l’hanno pubblicato a me lo pubblicano a chiunque.

    (Scusa, stavo contribuendo in proprio alle frasi celebri).

    l’editor, vramente, non se ne dirà mai abbastanza bene, a me fatemi riprendere dal giro post su trauma dopoparto e scriverò anche su quello.

    Comunque l’ultima che mi hanno riferito sul mio libro è stato: “il problema è che ci mette troppi ‘che’ e poi tutte quelle subirdinate, però se migliorasse questi aspetti”.

    Dio ci scampi dalle maestrine e dai maestrini con la penna rossa e ci conservi sani e con un buon editor.

    piattins, ma a parte il mamme coach, vogliamo mettere su una rete di autocoscienza autoeditor tra blogger che serve pure quella?

    E poi, wonder e tutte/i quante/i: non ci scordiamo che investire nel blog che scriviamo è una gran buona scuola di scrittura perché il feedback ce l’hai immediato.

  • admin says:

    ma mi sembra un’idea fantastica, questa!
    ed è verissimo che i blog sono una scuola di scrittura, a me ha aiutato tantissimo.
    è vero però anche che il libro è un’altra cosa, lì bisogna lavorare duro. tu potresti fare a tutte lezioni di panzer! ovvero come fare una cosa e basta. lo sai che ti ammiro molto per questo, e cerco di ispirarmi

  • emily says:

    ma ti ho mai detto quanto ti stimo piattins?
    ecco xkè io nn mi metterò mai a scrivere, xkè esistono persone come te che mi fanno capire la differenza tra scrivere x divertirsi e scrivere un libro.
    turati il naso, le orecchie e scrivi, che di libri immondi è pieno il mondo, ci servono scrittrici in gamba

    • admin says:

      grazie, emily, se non ci fossi tu!!!!!

      comunque esistono tanti tipi di scrittura, anche io faccio tante cose, ci campo, tra l’altro e so che esisstono diversi livelli. ma una buona scrittura è una buona scrittura, un pensiero che ha un senso è tale sempre sia che si tratti di chick lit, giornalismo o epica, e una storia che regge è uan storia che regge.
      che poi si scriva per bambini, ragazzi, che si faccia fantasy, fiction, comicità o satira, questo è un lavoro serio!!!! dobbiamo rispettarlo per primi noi che lo facciamo

  • ITmom says:

    ‘ah, se scrivessi un romanzo di tutto quello che mi è successo nella vita…!’

    questa ti mancava ;) ))

    grazie, bellissimo post, lo stampo e lo appendo sulla mia scrivania.

  • valewanda says:

    vedo che di dichiarazioni d’amore ce ne sono molte, ma aggiungo anche la mia: ai tuoi post, come sempre, non c’è da aggiungere nulla, completi e perfetti!

  • emily says:

    valevanda….questo l’ho detto io x prima!!!! sgrunt!

  • antonio says:

    verissimo dalla prima all’ultima riga. Ci sono molti scrittori però che non leggono. Aspetto il post sull’editor con ansia …

  • lanto says:

    Grazie grazie grazie. Per questo bellissimo post.
    Tutto vero. Il mio romanzo è uno dei piattini più grossi e più difficili da tenere in movimento. Soprattutto perchè gli altri non lo vedono. Sono ferma al secondo capitolo causa due figli in tre anni (alibi). Ma finirò. domani però inizio con lo yoga intanto…

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