Marketing 2.0

billboardPer questo post ho scelto un titolo ambizioso, marketing 2.0, come se io da neofita che nella vita si è sempre occupata di marketing solo per criticarlo e decriptarne i messaggi insidiosi improvvisamente avessi qualcosa da dire da professionista.

Da professionista non so, però qualcosa da dire ce l’ho.

Pensavo già da qualche giorno di scrivere un post sull’argomento, poi il post di Wonder sul buzz (e uno più vecchio di Lisa con relativi commenti e risposte) e quello di Desian mi hanno convinta a non rimandare.

Io ho un’idea personale sul buzz , e questa idea è che il buzz sia una cosa obsoleta.

Sarà perché per anni ho assistito ai peggiori marchettoni televisivi, dichiarati e no, ma l’idea di dover scrivere a comando su un dato argomento (per dire certo quello che voglio, ma su un argomento dato) mi dà attacchi di claustrofobia e orticaria sparsa.

I blogger fanno comunicazione, una comunicazione fluida e orizzontale. Ovvero non c’è uno che parla e tanti che ascoltano, ma tutti parlano insieme. È chiaro che se parlano tutti e nessuno ascolta, è solo uno spreco di fiato.

Purtroppo le aziende del mercato della conversazione ancora capiscono poco, perché hanno le orecchie foderate.

Per esempio non hanno capito che su web le conversazioni si fanno già e producono effetti economici indipendentemente dalla loro volontà.

Io non voglio offrire soluzioni a nessuno, ma solo riflettere su alcuni meccanismi che noi già usiamo, consapevolmente o no, e che sono parte integrante dei meccanismi del web 2.0.

A partire da questa analisi spiegherò poi di volta in volta la mia posizione.

Scambio di banner (non commerciali) e link

È uno scambio reciproco, nel caso dei link nasce dal rispetto e dall’ammirazione reciproca o unilaterale. Io linko perché un sito o un blog mi piace. Il link è una forma di comunicazione, più link hai più hai possibilità di essere cliccato e conosciuto.

Il banner non commerciale appartiene a  un portale, a un’iniziativa, un progetto. Si chiede visibilità in cambio di altra visibilità su un aggregatore o altro.

Anche in questa modalità gratuita e molto 2.0 (scambio orizzontale) si nascondono insidie. Ci sono quelli che ti chiedono il link prima di sapere chi sei, quelli che rompono via mail per mesi, quelli che promettono un servizio che non ti danno, quelli che mentono (mi piace un sacco il tuo blog, e invece non hanno mai letto una riga).

Sui link io sono super purista. Linko solo quelli che mi piacciono. E se non mi piacciono più li tolgo.

Candy e regali

I candy blog sono dei miniconcorsi. Sono giochi sociali, e servono a far conoscere una cosa che io blogger ho fatto e voglio promuovere. Gli altri mettono l’immagine del mio prodotto, e poi alla fine estraggo un vincitore che ha il prodotto gratis. È un  gioco, appunto, crea aggregazione, comunica. Piuttosto efficace. Anche perché in genere se partecipo al candy il prodotto mi piace e mi piace anche il blogger. Il web 2.0 è molto affettivo, e questa è una componente che non va sottovalutata.

I regali sono anch’essi una componente essenziale del web 2.0 che per sua intima natura è gratuito. Su web i blogger regalano esperienza, emozioni, consigli, materiali e strumenti. E non è poco.

E’ un modo di comunicare, di farsi conoscere assolutamente innovativo rispetto a un mercato del lavoro dove ogni prestazione va pagata. Riflettete, aziende, riflettete.

Recensioni (quasi) spontanee

Il blogger non vive in una torre dorata ma nel grezzo mondo. Fa la spesa, viaggia, compra libri e dvd. Sul blog a volte esprime le sue opinioni. Il blog è uno spazio libero e ha diritto di farlo come più gli piace. Il blogger è legato a certi prodotti, ne detesta altri. Se per rispetto a volte evita di fare nomi in caso di giudizio negativo l’entusiasmo può invece portarlo a scrivere un post elogiativo su un prodotto, un servizio ecc.

Pensate per esempio ai pannolini lavabili e altri prodotti eco. I blog ambientalisti sono pieni di questo tipo di recensioni. Personalmente lo trovo fantastico ma anche lì, dopo aver quasi rovinato il mobile della cucina per aver seguito un consiglio eco mi sono chiesta quanti di loro prima di mettersi a diffondere il verbo della pasta di bicarbonato per sgrassare abbiano fatto davvero la prova. (Io l’ho fatta e ve lo sconsiglio, invece appoggio l’aceto in tutte le sue varianti)

Un altro esempio. Su Piattinicinesi spesso parlo di libri. Nessuno mi chiede di farlo, ma se leggo qualcosa che mi piace e voglio consigliarla ad altri lo faccio.

Sarei disposta a fare buzz sui libri? Rispondo appoggiandomi alla mia esperienza personale. Potrei dire che se una casa editrice mi manda un libro da recensire posso farlo o non farlo, o dire quello che penso in tutta sincerità. Ma se la cosa dovesse prendere una piega professionale so che sarebbe difficile in alcuni casi rifiutare una recensione senza offendere nessuno. Non impossibile, dico, ma difficile, delicato, da starci attenti insomma.

C’è una soluzione?

Secondo me la soluzione è quella di essere un blogger che mantiene una sua affidabilità.

Come le redazioni hanno inviti stampa e libri omaggio da recensire potrebbe averli anche il blogger esperto. Lui poi la reputazione di obiettività se la deve costruire e mantenere on line.

Dia lcune recensioni ci fidiamo, di altre meno.

Esempi eclatanti di contraddizione su cui riflettere: i blogger che finalmente vengono invitati alle sfilate di moda  dopo anni in cui hanno rubato le informazioni da fuori.

Mark Jen licenziato da Google perchè fa inside blogging: troppo sincero

Forum, focus group e piattaforme di conversazione

Forum Dei forum di consumatori dico subito un gran bene. Quando dobbiamo comprare qualcosa io e High prima leggiamo i forum. Ti trovano tutti i bug ma anche le cose buone. Viva il web 2.0

Focus group I focus group esistono da tempo.  Da anni le aziende li organizzano per testare la commerciabilità di un prodotto, o l’efficacia di una campagna pubblicitaria. Da quando hanno capito che le mamme blogger hanno molti lettori ci hanno provato anche con loro.

Nel marketing 2.0 la differenza però è che le mamme blogger hanno un blog, in cui parlano. È sempre il discorso dell’orizzontalità, ricordate? Se ve lo dimenticate, aziende, ci fate pessime figure.

Per il resto il focus group è un sistema onorabile, perché in teoria serve a chiedere un parere e modificare il proprio comportamento di conseguenza. In teoria.

Piattaforma Flavia sta portando avanti un progetto che è proprio di marketing della conversazione, nel quale mi ha coinvolta. Il mio primo coinvolgimento è stato trovare il nome. The Talking Village è farina del mio sacco, e allude al potere della parola, pronunciata e ascoltata.

A me piace molto l’idea di una piattaforma dedicata di discussione.

Se il buzz sul proprio blog mi sembra obsoleto , l’idea di essere coinvolta in una conversazione su uno o più prodotti in un salotto (o caffè) insieme all’azienda che lo produce non mi dispiace.

Certo la mia adesione non è a-critica (Flavia è consapevole di chi si è messa in casa).

Per esempio mi è piaciuta l’esperienza con Boppy, in cui è stato possibile sperimentare un prodotto, confrontarlo con altri, e avere dall’altra parte un’azienda che ha apportato delle modifiche in base ai suggerimenti delle partecipanti. Questo non vuol dire che il prodotto diventa buono di per sé, intendiamoci, è la comunicazione sul prodotto che diventa buona.

Invece sono rimasta fredda dall’esperienza con Barilla. Ovvero, mi è piaciuto lo scambio con le altre blogger, ma dalla barilla non ho avuto molto se non la vaga sensazione che si stanno muovendo verso qualcosa di diverso. Però sono fiduciosa, hanno delle persone che lavorano molto simpattiche e spero che nel futuro si scioglieranno un po’ ( e ci daranno una risposta sul quel lucidino delle spighe). Intanto hanno (come azienda, anche se è un altro settore marketing) creato una campagna dove l’aspirational è più diversificato e insomma, un 7  di incoraggiamento non glielo leva nessuno.

A me poi piacerebbe una piattaforma dove scambiare pareri su prodotti scelti e usati da noi, o dove noi consumatori invitiamo le aziende a parlare e a darci delle risposte sui materiali di produzione, sicurezza, ma anche ascoltare le nostre reali esigenze. Vedremo.

Ad sense, banner economici e pubblicità varia

Secondo me questa è una scelta personale punto. Avere un blog può essere impegnativo, a certi livelli è un vero e proprio lavoro, quindi non ci trovo niente di male.

Su Piattinicinesi non metto pubblicità ma su mamm@roma la metterò sicuramente, e di vari tipi.

Non si può fare tutto gratis, eccheccavolo.

Esempi vincenti di marketing 2.0 secondo me

Esempi vincenti di marketing 2.0 sono secondo me quelli che hanno capito quali sono le caratteristiche del web 2.0.

La fluidità prima di tutto, ovvero la possibilità di avere pareti permeabili tra schemi, ruoli e definizioni.

Assenza di barriere e muri stagni tra consumatore e produttore.

Orizzontalità della comunicazione.

Affettività.

Libertà.

ETSY

Un esempio fantastico di questo tipo di marketing per me è Etsy. Ne ho parlato altre volte e lo farò ancora, senza dubbio, perché anche se tantissime blogger che seguo lo usano già, molte persone in Italia ancora non lo conoscono. Etsy è un enorme negozio virtuale di prodotti artigianali, in cui designer, artisti, artigiani di tutte le parti del mondo possono commercializzare i propri prodotti. Gli artigiani di Etsy hanno le formazioni più svariate, dai veri e propri artisti con formazione accademica alle spalle, alle casalinghe del paesello sperduto dell’Anatolia (che fanno cose stupende, tra l’altro).

Etsy per chi partecipa ha un rischio d’impresa minimo, si può avere il proprio negozio personalizzabile per poco.

Il marketing si fa per passaparola. Molti dei designer hanno dei blog in cui promuovono quello che fanno. La promozione passa per l’affettività, perché raccontano come fabbricano i prodotti, si fanno fotografare mentre li indossano, raccontano una storia di quel prodotto che è anche la loro storia (a proposito dello storytelling di cui ha parlato anche Flavia). Chi recensisce i prodotti Etsy (anch’io l’ho fatto) lo fa perché ne è incantato. Ha la sensazione di aver scovato un tesoro, che quel prodotto gli appartenga in qualche modo. Spesso si riconosce anche nell’ etica o nell’estetica di quel prodotto (fatto con materiale riciclato, che recupera tradizioni etniche, che ha un tipo di eleganza vintage non facilmente reperibile altrimenti, o un modello femminile non omologato in cui ci si riconosce).

Etsy ha generato una serie di altri prodotti collaterali, come riviste che recensiscono i prodotti etsy, portali, siti e rubriche di siti. Guarda qui per vedere un open source fatto da Etsy e Burda

E ha dimostrato come il web 2.0 è stato capace, individuata una tendenza di nicchia,  di riportare in auge un settore della produzione caduto da tempo in disgrazia.

LIBRI E DISCHI

Altri esempi di commercializzazione web 2.0 sono i portali di libri, come IBS o Amazon in cui i libri, dischi ecc vengono recensiti dai lettori (e il legame con Anobii non è casuale). Rispondono a un’esigenza sociale della condivisione che purtroppo il mondo reale ha smesso di soddisfare. In Italia il libraio che leggeva e consigliava è quasi sparito, e le grandi catene propongono sempre gli stessi libri.

E i portali di alberghi, case in affitto ecc. tipo booking.com. E’ chiaro che le vecchie guide, affossate da recensioni e stellette a pagamento (altro che buzz) non ci soddisfano più da tempo.

Il fatto di avere una piattaforma in cui recensire l’ospitalità ricevuta in un albergo permette da una parte di avere informazioni pertinenti e a commisurate alle nostre esigenze. Di un albergo non voglio solo vedere la foto glamour dell’angolo di giardino, ma anche capire se con due figli piccoli quel giardino lo posso usare davvero, se nelle vicinanze passano macchine, se c’è un supermercato nei dintorni, se il personale sopporta la confusione ecc. D’altro canto se ho ricevuto una solenne fregatura, mi sono trovata male, mi hanno fatto pagare una cifra esorbitante per uno sgabuzzino, voglio dirlo, in modo che altri non abbiano la mia stessa esperienza negativa. (vedi a questo proposito il post di lanterna)

Marketing web 2.0, care aziende vuol dire anche questo, essere esposti alle critiche. Dalle quali, però ci si può difendere, soprattutto migliorando i propri servizi.

Un consumatore influente

un altro aspetto del web 2.0 è che in generale chi ci sta è una persona informata, ovvero è qualcuno che possiede informazioni e le vuole scambiare per riceverne altre.

Oltre alle informazioni l’utente 2.0 ha generalmente anche delle idee, e udite udite, degli ideali.

Non che l’utente normale non ne abbia. Ne ha anche lui, solo che le aziende e i mezzi di informazione tradizionali se lo sono dimenticati.

Lo so che non sarà facile, che bisognerà fare le cose a poco a poco.(Flavia me lo ripete sempre)

Ma credo che si sia creato uno spazio di azione e influenza sulle aziende, sia a livello di comunicazione che di produzione.

Lo dimostra il fatto che si sta creando, tra gli altri, un movimento di marketing etico.

A me tutto questo sembra molto interessante, vedo le potenzialità, vedo i limiti, ma non mi sento di dire a priori che non voglio partecipare. Anzi.

E a questo punto al primo che mi propone un buzz, seondo voi, che gli dico?

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45 Responses to “Marketing 2.0”

  • zauberei says:

    Boh Piattins, io sono per il banner. li focus group mi piacerebbe condurli, l’ammischio del marketing alle conversazioni bloggeristiche no – non mi piace. Come ho già detto dalla wonder.

  • piattinicinesi says:

    neanche a me piace l’ammischio per questo amo le piattaforme dedicate.
    ma il focus group su che lo faresti?

  • come a dire: un post perfetto.
    me lo sono bevuto di un fiato.
    proprio perchè offre, spiegandolo, ciò che è della rete.
    per cui lo linko alla discussione sul coaching delle mamme.
    p.s. a questo punto anche di quello … che ne pensi???

  • M di MS says:

    Io sono per la piattaforma, per il forum dei consumatori, per il blog libero senza compromessi (scrivo se mi va, anche gratis, sennò ciccia). Poi però mi incacchio quando vedo i lavori fatti male, come se dall’altra parte ci fossi io. Per es. questi del dvd con la tv dei bambini: la mail buttata lì così, nessun follow-up adeguato, nessuna piattaforma o luogo di conversazione dopo settimane dal primo contatto concreto. Aaaah, quante risorse sprecate! Perchè un blogger dovrebbe avere una buona idea del marketing – soprattutto se non è un esperto – di fronte a questa imperizia?

    P.S. sono d’accordo su Barilla. Mi è sembrato il classico caso in cui si over-stimolano le blogger, puntando sull’empatia e la comunicazione calda e creativa, mentre l’azienda resta fredda ed imperscrutabile. Mi aspettavo trasparenza dal team digital, invece non abbiamo saputo nulla delle considerazioni finali sul progetto. Non che sia obbligatorio, ma siccome Mulino voleva essere diverso, più cool ed interattivo, sono rimasta un po’ delusa, ho pensato “niente di nuovo, solo un focus group meno costoso del solito”.

  • piattinicinesi says:

    @ponti grazie della stima, aspetto anche critiche. sul coaching? ti faccio sapere…sai che parlo solo dopo attenta riflessione
    @mdims trovo molto indisponente anch’io l’approccio e il pressappochismo, e il post era per dire che alcune forme di marketing 2.0 esistono già e sono fatte dall’interno della rete, da chi in rete ci sta, e bisogna imparare da queste esperienze. tutto il resto mi sa di ammuffito e sdoganato

  • Questo post è fatto molto bene. E’ chiaro, e spiega bene molte cose che forse non sono così lampanti per chi non “mastica” il marketing.
    Personalmente devo dire che non ho niente contro i blogger che ogni tanto postano messaggi pubblicitari, a patto però che il blogger chiarisca subito che si tratta di post effettuato su richiesta di un’azienda e retribuito. Per quanto riguarda gli ad-sense, confesso che mi danno un pochino fastidio, soprattutto quando sono inseriti nel bel mezzo della pagina. Capisco però che se una ha la possibilità di farsi due soldini con il suo blog, ha ragione a farlo.
    Sono come te una divoratrice dei forum di discussione, per un sacco di prodotti magari costosi, e che necessitano riflessione prima di comprarli. In un’altra vita partecipavo abbastanza attivamente al sito “doyoo” che mi pare non esista più, e devo dire che è un peccato perchè secondo me era molto utile.
    Insomma, secondo me la pubblicità, il buzz, il marketing 2.0, preso a piccole dosi, non può che essere utile quando utilizzato in modo intelligente.

  • LGO says:

    Se i blogger sono così avanti rispetto al mercato, potrebbero fare loro da traino, voglio dire anche a proposito di qualcosa che non siano libri o prodotti culturali in genere.
    E’ questa la mia perplessità maggiore a proposito di veremamme, la commistione che evidentemente non sono riuscita mai a spiegare in modo adeguato.
    Vabbè, lo dico tanto per dire ;-)

    • piattinicinesi says:

      lgo la commistione su veremamme esiste perchè flavia ha due progetti che porta avanti, uno di autostima per le donne/mamme e uno di marketing della conversazione che implica anche la consapevolezza delle donne di fronte al marketing. lei si è occupata di marketing per tutta la vita lavorativa, è il suo settore. capisco che la commistione risulti ambigua a volte, soprattutto perchè siamo così assaliti e violentati dal marketing e dalla pubblicità che tendiamo a mettere le mani avanti a mo’ di difesa. del rischio di fraintendimento ne parliamo spesso, è un rischio evidente e anche io mi muovo a piccoli timidi passi. ma credo che il tempo chiarirà molti dubbi.
      per quanto riguarda il fatto che i blogger sono avanti rispetto al mercato, il mio post voleva ribadire intanto che perpiacere le aziende la piantino con questi metodi ridicoli, che i blogger siano consapevoli e si documentino per trovare il loro modo di gestire la questione, che sicuramente esiste. (negli usa la stanno regolamentando a livello legale, per dire) e poi che noi come consumatori edotti possiamo sicuramente fare molto.
      intanto per ribadire le nostre idee a livello di consumi, come ho detto l’acquisto (o il non acquisto) è una scelta che ha ripercussioni economiche e politiche. se le aziende cominciano ad ascoltarci e a capire che abbiamo influenza (ma dobbiamo averla l’influenza, conquistarla) a poco a poco si adegueranno, faranno prodotti più etici e cambieranno si spera anche questo cavolo di comunicazione sessista e aspirational.
      talking village vuole aprire una piattaforma di discussione e dialogo sull’argomento, ma anche di progetti concreti per provare a fare sul serio questo tipo di conversazione, ci saranno progetti stupidi, alcuni fallimentari, ma spero anche qualcuno bello ed efficace.
      c’è una parte del marketing che si sta muovendo per un marketing eco ed etico. sinceramente mi sento di appoggiarli perchè è una forma di comunicazione importante, e a me interessano tutte le forme di comunicazione. non ne demonizzo nessuna (hai visto Saviano ieri in tv?l atv può essere eccezionale) ma vorrei che fossero tutte migliori di come sono adesso.
      voerrei che le teste pensanti fossero ovunque e non solo relegate in una nicchia.
      per il resto quando scrivo sento che il mio discorso è coerente anche se sfaccettato. non ho mai delegato a nessuno il compito di esprimere quello che penso.
      non ho la stoffa della leader, ma se quello che scrivo può innescare un processo mentale in qualcuno non mi dispiace affatto.

  • desian says:

    Cara Piattins
    mi piace, mi piace quello che hai scritto e sono essenzialmente d’accordo su tutto nel senso proprio preciso del condividere l’analisi. Non avrei nulla da aggiungere su questo (almeno nulla che si possa dire in meno di sei/otto ore). Perché quello che tu dici riguarda GIA’ un ambito preciso, quello delle merci, il campo dell’economia della vita. Oppure il campo di fare del proprio blog un lavoro e anche questo è aspirazione sacrosanta e giustissima, come dici tu e come pensiamo in tanti, credo.
    La questione che muove le mie riflessioni è che la nostra vita non sta dentro l’economia: il nostro orizzonte è, scusa la retorica, il mondo, la città, il quartiere, non le aziende.
    Mettiamo la nostra autorevolezza (?!) di blogger al servizio delle aziende che invece non ne hanno bisogno: hanno prosperato e continueranno a farlo benissimo e in eterno senza di noi.
    Allora, l’empowerment (ma dove l’avete trovata ’sta parola? ;-) ) di noi persone e CITTADINI sta nel rompere le scatole agli Assessori, ai Sindaci, ai dirigenti di aziende pubbliche (che sono già di nostra proprietà) perché il LORO prodotto, la qualità della nostra vita, sia quello sì migliore. E migliore di molto.
    Perché non usiamo il nostro tempo ed energie per fare una lobby di CITTADINI (altro che consumatori) per dire “ehi caro imbecille di un Sindaco (parlo per diretta esperienza di questi giorni) che ti dedichi con tanta attenzione al malefico sottoattraversamento ferroviario TAV e alle speculazioni edilizie in giro per la città e non ti accorgi che, con l’altra tua mano, ci stai spostando la nostra scuola di quartiere alla periferia della città????”.
    Mi dirai: “ma ci deve pensare la politica”. Devo rispondere o si capisce da sé?
    Se la politica è impegnata a far quattrini (come le aziende), una bella lobby di mamme-e-babbi-blogger potrebbe analizzare perché non funziona il giardino pubblico così come l’hanno fatto. Potrebbe far notare che nei locali pubblici (bar, caffetterie, luoghi di ritrovo, ecc) oltre alla toilette che ci deve essere, ma “solo” per legge, ci vuole anche un fasciatoio per bambini così se uno stramaledetto babbo vuol portarsi dietro il suo pargolo frignante, può cambiargli lì il pannolino, invece che sul banco del bar, tra le Ceres e i bicchieri sporchi. Perché non testiamo il settore ragazzi (ma anche quello dei “grandi”) della biblioteca di quartiere (per chi ce l’ha!) e vediamo se funziona.
    Invece, no: a noi piacciono le merci. I nostri blog devono essere letti dalle aziende. Perché invece non farli leggere a chi decide dove piantare gli alberi, dove fare la scuola, che tipo di giochi per bimbi mettere nel giardinetto incastonato tra le splendide lamiere dei suv?
    Insomma il nostro tempo sarebbe più utile, forse, usato così.
    Beh, ho usato già una parte di quelle sei/otto ore. Mi perdonerai, cara!
    Un abbraccio. E grazie, come sempre.

    • piattinicinesi says:

      caro desian
      le aziende prosperano benissimo anche senza di noi ma forse noi prospereremmo meglio con delle aziende migliori, inquesto si riassume la mia scelta di partecipare.

      in quanto all’impegno civile, conoscendomi sai bene come la penso, e sai benissimo che io non credo che debba pensarci solo la politica, che le cose si cambiano cambiando prima i cittadini
      ma ogni volta è come se sentissi dietro le vostre parole (voi due soprattutto fate questo discorso) dovresti fare altro, dovresti impegnarti per qualcos’altro
      come ho detto a lgo, non mi riconosco la stoffa della leader, non sono brava a gestire gruppi e associazioni, scrivo,, questo so fare e mi sento bene a farlo
      per lanciare un movimento di blogger servono tempo, energia e coraggio, e anche il carattere adatto. perchè non lanciate tu o lgo l’iniziativa? io vi appoggio in tutto e per tutto

  • LGO says:

    Ah, no, Piattins, mi dispiace se non mi sono fatta capire (so che puoi perdonarmi :-) ) sono giornate faticose e anche quando scrivo qui lo faccio in fretta ed, evidentemente, male. non volevo in nessun modo delegare a te il ruolo di leader -a me poi piacciono di più le gestioni condivise ;-) - nè accusarti di impegnarti poco in qualcosa. Sottoscrivo quello che dice Desian -giuto però che non ci siamo messi d’accordo-, ma per il resto, a me piace quello che scrivi, come lo scrivi, e il fatto che se commento in fretta e male riesci ad essere paziente con me, quindi mi posso permettere qualche libertà in più…

  • piattinicinesi says:

    a be meno male, perché non sai in che mano ti meteresti mia cara, che io non riesco nenache a fare il leader delle pesti…chiarito questo punto quella roba lì del marketing usiamola per fare circolare idee in questo spazio libero che ancora c’è rimasto.
    e io, mi sono spiegata sulla commistione? spero di sì ;) )

  • LGO says:

    Sì sì, ti sei spiegata.
    E sì, facciamo circolare le idee.
    Anche davanti a un caffè, magari ;-)

  • ecco che adesso seguo anche io il discorso marketing possibile o meglio dell’utente finale consapevole, è questo ciò che del web 2.o mi convince e che permette di tenere insieme molte più cose, come la partecipazione, la politica (=polis polis polis .. la città, la cittadinanza spicciola, quella di quartiere citata da desian).
    e le aziende et similia … al palo, perchè i soldi li mettiamo noi e magari vorremmo anche poter decidere e scegliere, anche in prospettiva per i nostri figli e per l’economia.
    se l’azienda è un interlocutore intelligente e sta cambiando pragigma può essere un interlocutore, se invece l’uso del consumatore è puramente strumentale non mi interessa: perchè non crea cambiamento e cambiamneto di cultura e modello (web 2.0 appunto).

    per il resto spero un sacco che la blogosfera sia un modo di creare nuove connessioni, pensieri, e punti di pression e perchè no, anche massa critica ….

    • piattinicinesi says:

      se l’azienda è un interlocutore intelligente e sta cambiando pragigma può essere un interlocutore, se invece l’uso del consumatore è puramente strumentale non mi interessa: perchè non crea cambiamento e cambiamneto di cultura e modello (web 2.0 appunto).

      d’accordissimo

  • supermambanana says:

    forse perche’ non sono un blogger, a parte incursioni commentistiche, la questione buzz mi tange poco e non so come la vedrei. Cioe’ se vengo da te e vedo una recensione ad un libro magari me lo vado a comprare. Se mi recensisci altro magari no, che ne so per una pentola mi vado a vedere il sito della guru Delia Smith per dire :-) Quando penso al web2.0 io penso essenzialmente alla rete sociale, cioe’ ad una correlazione o diretta (facebook style) o indiretta (lettori di un blog) fra persone, con dei ruoli precisi. Io sono linkata a te perche’ di leggo. Sono linkata a caio perche’ sono amico su FB. Etc. E collegata al marketing cio’ che vedo maggiormente e’ la rete involontaria di consumatori (o in genere usufruari, desian, di un servizio) che si forma su siti come amazon o booking.com. Che comunque raggiungono, eccome, le orecchie dei venditori/elargitori di servizi, se ti leggi le recensioni su amazon ogni tanto vedi intervenire anche l’autore che dice la sua se magari e’ stato interpretato male. La convenienza maggiore di amazon e booking e i simili sono il tempismo: io sto per comprare qualcosa, e allo stesso momento ne vedo la recensione, quindi mi da’ un aiuto decisionale sul momento, there and then. Altri siti di aiuto alla decisione, anche se non danno la possibilita’ di acquistare sul momento, sono quelli ‘etici’, tipo http://www.gooshing.co.uk/ da noi per scegliere le ditte con un approccio piu’ etico. O anche, Desian, per parlare non necessariamente di mercato ‘bieco’, i siti come il bellissimo http://www.kiva.org/ per beneficenza “dove serve”.

    La recensione sul blog invece la prende da lontano: io vado a leggere Piattini perche’ mi piace, mi accorgo che c’e’ una recensione (non avevo in mente di fare acquisti), me la leggo, ci penso su, magari poi passo da amazon e compro. Il tempismo e’ relativo.

    PS sto dicendo cose sensate? E’ che al momento ci sto pensando anch’io per motivi completamente diversi, sto scrivendo qualcosa sull’uso di argomentazione nelle social networks, hehehe.

    • piattinicinesi says:

      grazie per i link.
      la dimensione del web 2.0 è proprio il social, che è una cosa che a parte le derive è molto importante e anche molto positiva. il fatto che dovendo scegliere un hotel o un itinerario ci si fidi più di chi ha sperimentato di persona piuttosto che di una guida accadeva anche prima del web, adesso hai più racconti da ascoltare.
      è normale che sul web uno scambi modi di vivere, idee, spunti, che si aggreghi per iniziative, collaborazioni.
      è un modo che ha delle potenzialità enormi.
      il buzz come volgiono farlo qui, con le aziende che mandano liste di mail a caso ai blogger, non ha molto senso. è stupido e obsoleto rispetto alla realtà delle cose.
      rispetto al post sul prodotto la penso come te.
      ci si fida del blogger competente che non elargisce commenti prezzolati o superficiali ma che è competente sull’argomento, obiettivo e sincero.

      e poi un’altra cosa. è vero che gli acquisti sono solo una parte della nostra vita. ma per me che ho un’anima verde non è affatto secondario che su web si faccia comunicazione su prodotti eco, che si diffondano i pannolini lavabili, per dire, o modi di lavare e vivere meno inquinanti.
      come per esempio fare comunicazione su aziende etiche è un’azione politica. avete visto la punatta di report sul comparto dei divani a forlì? scegliere di non comprare poltrone e sofà, o creare un’opportunità per aziende piccole e artigianali che così si risollevano dalla crisi forse non è a impatto zero sulla società

  • Flavia TTV says:

    mamma mia quanti fronti aperti in questi giorni. il coaching (dubbi), il marketing (stradubbi), le mamme talebane (eh no…là son solo certezze).
    grazie Piattini, il tuo post è un gran lavoro e chiunque voglia parlare di queste cose dovrebbe prima venirselo a studiare un po’.
    Ho solo un pensiero da aggiungere, perchè io sono allergica alla politica come molti di voi lo sono al marketing, e quindi ho anch’io tanto da imparare. Ma dopo aver fatto questo lavoro per 15 anni ormai, credo che sia possibile oggi un marketing etico, credo che un amministratore delegato potrebbe sedersi a un tavolo ed ascoltarti, e anche seguirti perchè ci vede un ritorno utile sia per la sua azienda che per la comunità. Invece lo vedo molto meno possibile, questo, col consigliere con l’assessore e figuriamoci col ministro.
    come dicevo da Desian ognuno di noi può mettere a disposizione di uno scopo meritevole le proprie competenze. La mia è questa, e quindi non faccio un lavoro socialmente meno utile di chi scrive o fa teatro.. e dovrebbe essere normale che ne parli nel mio blog come è normale che un’insegnante o un giornalista parli del suo lavoro e usi il blog per farlo conoscere.
    ah, tu una leader già lo sei secondo Seth Godin, è solo che ancora non lo sai.

    • piattinicinesi says:

      la politica 2.0 è la nuova frontiera, ma credo sia solo una questione di tempo.
      comunque è vero, ognuno mette a disposizione degli altri la propria esperienza e il proprio approccio. proprio l’altro giorno leggendo MdiMs che raccontava della sua “educazione al pensiero” ovvero gli anni della formazione giovanili le ho scritto che sarebbe interessante ascoltare le storie delle persone perchè nascondono incredibili ricchezze. noi tutti ci formiamo attraverso dei modelli e delle opposizioni, incontri casuali e meno casuali.
      io credo molto nelle rivoluzioni, ma siccome mi sono fatta tutti gli anni 70 (da bambina è vero, ma una bambina tipo mafalda, anche se più silenziosa) credo alle rivoluzioni della parola e delle idee

  • smile1510 says:

    Ciao Piattins,

    mi piace tantissimo questo post.

    Premetto che ho letto i post a cui ti riferisci anche se non ho mai detto la mia. In fondo a me nessuna grande azienda ha mai chiesto di fare buzz marketing quindi mi sentivo un po’ tagliata fuori.

    Però l’altro giorno mi è arrivata una richiesta di scambio link e li allora ho cominciato a ripensare a tutte le cose scritte fin’ora.

    Poi ieri leggo qs tuo post illuminante visto che io di marketing ne so gran poco.

    ti ho mai detto che adoro come scrivi?

    Allora principalmente non sono contraria al buzz se però una blogger accetta di “recensire” prodotti consoni alla sua persona e a quello al messaggio che vuole trasmettere con il suo blog. Mi spiego: io, che sto cercando di limitare la TV a mia figlia (che comunque è già ridotta a soli DVD), forse non accetterei di fare un buzz marketing ad un DVD per bambini (che mi pare abbia scatenato tutte le polemiche), se però mi proponessero dei prodotti eco-bio per farle il bagnetto penso accetterei (post che ho intenzione di scrivere perché i prodotti eco-bio li ho pure comprati – online – da una blogger! Eheheh, io non mi smentisco!). Dall’altro lato ho saputo di Boppy, che anch’io ho considerato una bella iniziativa (mannaggia perché non è arrivata quando è nata Sofia???) ma leggendo i post di recensione delle mamme si percepiva che doveva essere scritto e non sorgeva spontaneo.

    È vero, i blogger, le mamme fanno già marketing. Io ne faccio a bizzeffe, ogni casa che faccio o compro la condivido, perché essere nella blogsfera per me significa soprattutto condivisione.

    Io personalmente linko tutti dei libri su IBS (e non mi pagano!!!) perché comunque utilizzo quasi esclusivamente questo servizio e mi sembrerebbe strano linkare a bol per es.

    Gl Adsense li tollero se discreti e se non urtano la mia lettura (non ci vedo nulla di male se un blogger, che investe molto tempo nel blog e mi piace frequentarlo) guadagna qualche soldo.

    Preferirei i banner, sempre però scelti e selezionati dal blogger (ecco da mammafelice.it non ce lo vedrei proprio un banner di moto! E avrei qualche dubbio anche per un dvd di Sky).

    Lo so che non do un contributo sostanziale alla discussione, ma volevo dire la mia. perchè questo post mi è piaciuto ASSAI!

    buon weekend
    Smile

    • piattinicinesi says:

      cara smile, tocchi un punto importantissimo. sul web noi già facciamo marketing, un marketing informale e fluido (uso molto questa parola della quale ho spiegato l’accezione nel post perchè è propria del web 2.0) perchè ci scambiamo informazioni su quello che ci piace. alcune blogger hanno comprato libri che ho consigliato, io personalmente mi sono informata su blog o da blogger di prodotti che mi inteerssavano, e che non avrei trovato altrimenti. non solo parliamo di prodotti, ma li critichiamo, ne analizziamo le caratteristiche, ne parliamo in modo più obiettivo di come farebbe qualunque redazionale e quindi lo promuoviamo (mi sto riferendo ai prodotti che ci interssano, evidente). questo tipo di marketing è positivo nel senso che diffonde comportamenti d’acquisto alternativi a quelli proposti dai grandi mezzi di comunicazione, e non incita a comprare, ma a comprare consapevolmente o anche a non comprare proprio. l’appello di grillo alle mamme2.0 aveva un suo perchè, ma arrivava in modo vecchio rispetto a una realtà che già esiste.
      oltretutto la fluidità del web è proprio nel fatto di partecipare a più realtà. per me che odio i compartimenti stagni è bellissimo poter partecipare a progetti diversi che fanno tutti parte di me.grazie per il contrubuto, secondo me hai chiarito alcuni aspetti importantissimi, invece :) ))

  • cautelosa says:

    Mi spiace di non piacerti più…
    Pazienza.
    Vedrò di sopravvivere…

  • supermambanana says:

    Off Topic clamoroso, scusami piattins ma non so resistere, cancellalo pure o trasferiscilo dove ti pare…. e’ che sei sull’Independent!!! Oddio, non tu tu, ma il tuo concetto dei piattini, vedi qui: http://www.independent.co.uk/news/education/education-news/girls-shouldnt-expect-to-have-it-all-says-school-head-1820208.html

    (a proposito, un articolo che mostra che la Gelmini, porella, e dacapo in controtendenza)

  • emily says:

    ma ci sarà un motivo x cui io sono sempre e totalmente d’accordo con te???
    come è possibile visto che io nn ho un briciolo di buon senso e tu si?
    cmq concordo, soprattutto x l’esperienza della barilla, ho pensato le stesse cose.

    • piattinicinesi says:

      che tu non abbia un briciolo di buon senso raccontale a qualcun altro ;) )
      certo un tuo giudizio dell’argomento da professionista mi interesserebbe molto

  • http://www.businessandblog.com/index.php/2009/11/12/il-nuovo-potere-dei-consumatori-sul-web-2009-il-racconto/

    che vitaccia s’ha da fare!
    allora visto che la esperienza che alcune hanno fatto con barilla non è stata particolarmente soddisfacente .. leggete qui. pare che barilla non se ne sia accorta.
    vale a dire che c’è ancora molto da fare da parte delle aziende (e forse flavia è una di quelle persone che ne avrebbero anche titolarità) per cominciare a fare davvero marketing 2.0, altrimenti rischiano di dirsi di continuo come sono stati bravi senza sapere se è davvero così
    … che ne dite…??
    non sarebbe sensato che le aziende nella loro volontà di trasparenza convocassero anche il blogger o i “meta” blogger (persone come flavia capaci di attraversare due mondi?) ..

  • Io sono in una fase di mezzo.
    Nel senso che ho una mia linea ora nei confronti delle aziende a cui spero di tenere fede fino a quando mi sarà possibile (anche economicamente).

    Gli scambi link li valuto con attenzione (uno l’ho scambiato ormai da due mesi ma non ho ancora sentito NULLA da da parte dell’azienda. Tra qualche giorno lo toglierò).

    Gli scambi banner li rifiuto quasi tutti, inerenti o no alle tematiche che tratto e questo perchè, se proprio devo mettere qualche banner preferisco che sia almeno funzionale al tempo e ai soldi che spendo per curare il blog.

    Ho accetatto, fino ad ora, solo la proposta di due aziende, ne ho al vaglio altre 3, ma sono moooolto selettiva. Anche per questa modalità accetto solo chi ha attività inerenti la maternità. Niente cellulari, siti di gioco on line, DVD e altra cianfrusaglia. A costo di perdere centinaia di euro di potenziale guadagno.

    Anche i pay per post li ho rifiutati tutti fino ad ora, inerenti o meno le tematiche che affronto. Potrei accettare qualche per per post solo se, ad esempio, mi proponessero un articolo che ho sperimentato PRIMA della brand experience e che mi è piaciuto. Faccio un esempio: io ho svezzato con il Baby Pappa della Chicco, ecco, se il signor Artsana mi proponesse un pay per post su quest’oggetto lo farei perchè l’ho usato per anni, mi sono trovata bene, insomma, ci credo anche io.

    Silvia

    • piattinicinesi says:

      silvia, il tuo commento mi dà l’occasione di sottolineare un punto. c’è una differenza sostanziale tra i blog che sono solo personali e i blog che sono anche tematici e professionali come il tuo. tu fai un enerme lavoro redazione, di approfondimento per il blog, e dai un servizio importante (e così approfitto per farti un complimento pubblico, perchè te lo meriti, anche se visto glia rgomenti relativi a gravidanza e bimbi piccoli spesso mi limito a leggere e non commentare, ti ammiro molto). se questo tipo di lavoro riesce a trovare un qualche tipo di remunerazione, credo che sia legittimo e anche auspicabile, e io sostengo a spada tratta le iniziative di donne che sul web e atraverso i blog si sono ricreate una professione. giustamente ti poni il problema di come mantenere una coerenza, non è facile ma possibile, se il guadagno non è l’unico obiettivo, e sono sicura che tu saprai farlo

  • Flavia TTV says:

    ehi tutti, il commento di Monica mi fa sentire il bisogno urgente di un chiarimento e anche di un ridimensionamento. Va bene, abbiamo da dire la nostra, possiamo influenzare ma stiamo coi piedi per terra! Barilla è una grande azienda e fa decine di progetti digitali, con enormi investimenti di cui uno molto importante è “Il mulino che vorrei” che raccoglie migliaia e migliaia di idee spontanee dei consumatori. è tra le più avanti su questi ragionamenti e a pieno titolo è invitata a tutti i convegni in cui si parla di consumer engagement. E perchè non dovrebbe? Il loro sforzo è notrevole in confronto ad altri che neanche sanno di cosa si parla. I diari delle spighe sono stati una gocciolina nel loro mare, noi siamo una decina sulle migliaia di utenti con cui sono in contatto: abituiamoci all’idea di non poter vedere tutto e subito, e soprattutto al fatto che tutto è relativo. Il feedback è stato passato, vedremo gli sviluppi futuri, ma da piccole cose non si traggono grandi conclusioni definitive: si traggono spunti e idee per fare altre cose ancora migliori, e così via. Un po’ di realismo e poca onnipotenza quando ci poniamo degli obiettivi… anche se e a titolo puramente personale sono lusingata dalla vostra fiducia, su questo resto molto umile.

    • piattinicinesi says:

      un’altra cosa che forse non abbiamo messo in evidenza è che il mulino che vorrei è un modo per proporre all’azienda anche modifiche e innovazioni del prodotto. molti utenti chiedono un packaging con pochi scarti, o di no mettere giochi nelle merendine. non so come l’azienda si regolerà in materia, ma comunque è un passo avanti importante

  • Ah, dimenticavo di dire che a me l’esperienza in Barilla è piaciuta, non foss’altro per l’attenzione che ci è stata dedicata, cosa davvero poco comune.
    Io lavoro nella comunicazione di una delle aziende più grandi d’Europa (in un settore non troppo differente da quello della Barilla ma una cosa così gestita, sarebbe, per ora, inconcepibile.

    • piattinicinesi says:

      ah ecco, eppure loro sembrano molto open. è solo apparenza? mi piacerebbe sapere che ne pensi

      • Mamma Imperfetta says:

        Sono open costituzionalmente. Nei valori, nell’approccio, nella distribuzione degli utili, nella solidarietà. Sono avanti nel bio, nel riciclo, nel riutilizzo, nella riduzione degli imballaggi, prima azienda certificata SA 8000 eccetera. Nei valori sono open e inimitabili (mio modesto parere).
        Sono open anche nell’ascolto dei soci (sono loro infatti che, attraverso test di assaggio, promuovono o bocciano, i prodotti a marchio).
        Ma è sulle nuove tecnologie che arrancano molto.
        Credo sia paura (e forse anche un po’ ignoranza, nel senso non offensivo del termine).
        Se pensi che io che lavoro sui SN ho un filtro aziendale che mi impedisce l’accesso…ho già detto tutto!
        Ci stiamo lavorando però…ora abbiamo un nuovo direttore che sembra propenso. ;-)

        PS: perchè non mi memorizza i dati Piattins? Ogni volta li devo reinserire… :S

        • piattinicinesi says:

          per i dati…non so, anche io sono molto indietro tecnologicamente :/
          se mi confermi i valori e l’avanguardia nel bio ecc mi rallegri, da sempre sono una fan e spero di non essere delusa.
          credo che nessuna azienda possa prescindere da un codice etico. purtroppo invece stiamo assistendo a una deriva terribile in molti sensi

  • piattinicinesi says:

    ripondo sula questione barilla anch’io.
    come ho detto anche in altri post, ho studiato la storia del marketing barilla, avevo anche messo un link di raieducational,e loro sono sempre stati all’avanguardia per la comunicazione. anche sul digital, come lo chiamano, sono avanti rispetto a molte altre aziende. ma esere avanti non vuol dire necessariamente essere perfetti. a volte le cose inovative si vedono più dal di fuori che da dentro le aziende, questa è uan cosa che ho capito quando sono uscita fuori dall’ultima in cui lavoravo. io pensavo seriamente di fare comunicazione multimediale ma solo quando i sono messa in gioco sulla rete ho capito che la realtà del web 2.o era molto più avanti, e che continuando a ragionare con quella logica sarei rimasta indietro. con Flavia abbiamo spesso discusso di come vorremmo i progetti, io mi lancio, perchè sono fuori da certe dinameiche e mis embra che sarebbe possibile un tutto e subito, lei mi frena perchè conosce i meccanism e sa che bisogna procedere più lentamente. è vero, al plitica dei piccoli passi è quella che conta.

  • Do minore says:

    Ciao Piattini. Questo post mi ha stimolato alcune riflessioni. Per non occupare troppo spazio qui, però, ho pubblicato un post sul mio blog. Te lo segnalo. A presto

  • @flavia è la tua posizione di donna tra due mondi che è interessante, però rinnovo il mio pensiero che sta a noi ribadire alle aziende che se vogliono fare il web 2.0 devono o dovrebbero conoscere le criticità che creano.
    es lo scontento, che non c’è un feedback di rientro etc etc etc…
    è chiaro che non si tratta di spostare il mondo ma credo di capire che il 2.0 prevede di accogliere (per le aziende) anche ciò che rientra in termini di criticità e non vedersi come bravi solo perchè si è cominciato con il 2.0 …
    io credo si il compito del blog 2.0 presidiare la sua presenza e rivendicarla alle aziende, perchè non si perdano questo pezzo

    vi sembra troppo ideologico…?

  • Flavia TTV says:

    Guarda caso, proprio ieri a Milano ho saputo da persone che hanno seguito con nteresse la nostra attività che in realtà il reparto ricerche ha apprezzato e inoltrato alla produzione molti dei feedback raccolti nei nostri diari del Mulino.
    certe volte, Monica, web 2.0 significa solo comunicarci subito cosa stai facendo! :)

  • Saraksha says:

    Molto bello e molto completo questo post. Anche io sto riflettendo molto sulle potenzialità del web, le sue gioie e i suoi dolori. Non ci credo troppo in termini di guadagno economico (per chi scrive o per i tantissimi, troppi, che vi cercano un lavoro) ma ci credo molto come spazio di scambio e informazione ancora reale, proprio perchè democratica. Naturalmente, bisogna saper scegliere chi vogliamo effettivamente leggere.

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