“Ehi mamma, ricordati di girare” dice Figlio Filosofo
“Si’, caro, ora metto la freccia” risponde Piattini.
Figlio Filosofo per sua fortuna ha preso il senso dell’orientamento dal padre, e in macchina funge da navigatore vocale (la leggera pronuncia metallica è dovuta in questo caso non alla riproduzione digitale ma all’apparecchio per i denti).
Per qualche strana ragione infatti, Piattini, che è sempre aperta alle novità, in fatto di strade diventa ultraconservatrice. Non si allontana dai percorsi battuti. Rimane avvinghiata al Tuttocittà come un capitone alla vigilia di Natale. E se si accorge di aver dimenticato nella stampante la piantina di Google maps va immediatamente in iperventilazione.
A una così, la speculazione edilizia sotto casa con conseguente stravolgimento della geografia stradale rischia di provocare traumi irreversibili, ben più gravi di quelli ecologici.
Quando era piccola c’era una strada che portava fuori dal raccordo.
Tu la percorrevi ed eri fuori.
Piattini ricorda distintamente che essendo dotata di spirito libero e ribelle fin da piccola, sognava spesso di scappare da casa. Le bastava litigare con Fratelloartistico, o percepire una lieve esasperazione della madre, per pensare “Ora basta, me ne vado, prendo la strada che porta fuori e vado via”. La strada portava in campagna dopo meno di un chilometro da casa sua. Era facile arrivarci. Da lì poi sarebbero partite le avventure. Perché le vere avventure si hanno in campagna. Tutta la letteratura lo diceva. Da Rasmus e il vagabondo a Dagli appennini alle Ande questa era una verità incontrovertibile.
Invece adesso di strade ce ne sono almeno dieci, e anche se alla fine tutte e dieci sbucano inevitabilmente sul raccordo, formando un ingorgo micidiale di macchine, prima di arrivarci costeggiano i nuovi quartieri, pieni di palazzoni, e hanno il tempo di incrociarsi in almeno un centinaio di rotonde.
E Piattini odia le rotonde.
Le rotonde stanno a Piattini come la tagliola al lupo.
Sono trappole.
Orribili grovigli in cui l’unica indicazione è una freccia impietosa che ti ordina di girare.
Labirinti dai quali rischi di non uscire più, ritrovandoti a girare su te stesso per ore, forse per giorni, anche settimane.
Se ti va male, puoi anche sparire nel vortice, e nessuno saprà mai più nulla di te.
Per fortuna che il suo navigatore stamattina le dava importanti istruzioni.
“Gira dove c’è il palazzo giallo e blu”
“Sotto il ponte”
“Dentro la foresta”
Accompagnata dalla voce di Figlio Filosofo, Piattini ha trovato nuovi punti di riferimento per orientarsi.
Ha scoperto che può seguire una strada ricordando un’osservazione fatta in quel punto, una barzelletta raccontata mentre scatta il semaforo, la richiesta insistente di una canzone.
In macchina, la geografia fantastica di Figlio Filosofo e la sua si sono sovrapposte.
Dopo il ponte c’è sempre un gruppo di operai rumeni che aspettano accovacciati che qualcuno passi a prenderli. La foresta è l’ultimo scampolo di un parco che lei spera nessuno tocchi più, e la curva per tornare costeggia un enorme campo di girasoli, che la mattina si accendono di luce.
Piattini spera che questa campagna che è rimasta non si allontani ancora.
Lo spera per i suoi figli.
Di quello che poi loro ne faranno di questa campagna, delle avventure che vorranno viverci, sfuggendo a lei e alle sue esasperazioni, fuggendo nella fantasia, lei non sa niente.
Quello è un mondo a parte. Un mondo tutto loro.




Sfiorando solo la questione di un Fratellartistico che toglie specificità e carezze all’ego di Sorellartistica, colgo una vena malinconica mista all’humor un po’ più inglese del solito negli ultimi 2 post, che facciamo attribuirò al tasso di umidità di questi giorni… A occhio un 60% che, se non ti ha già steso su un lettino in mezzo al mare e se hai di tendenza la pressione bassina, ti schiaccia almeno in personalissimi sentimentalismi, come sta facendo a me
… proprio alla vigilia del 4 luglio… sarà che è il giorno dell’anno in cui la terra è più lontana dal sole? perché dell’indipendenza americana alle nostre cellule interessa un po’ meno, no?baci, Sorellartistica
mi identifico in te completamente. io, quando sono alla guida, mi fido più di mio figlio quattrenne che di me stessa.ps.certo che tu per la scrittura hai un dono.bacisimona
@sorellartistica il tuo ego come sai mi sta molto a cuore, quindi non toglierò neanche una piccola attenzione. effettivamente nell’ultimo periodo mi sono sentita un po’ l’età che avanzava. ma c’è un tempo per tutto
)@lasimo vedo che ho un’alleata
venir qui a leggerti è sempre un piacere. lo fò sempre sorridendo. (scusa il toscanismo, ma dopo un mese, haivoja!
@lisa ma huarda he a me il toscano mi garba assai
Come ti capisco, per me uscire dai miei percorsi vuol dire perdersi, se poi vado dall’altra parte della città è fatta debbo prendere fuori la piantina, accostare e fare il punto di dove sono…IO SONO QUI e poi cercare una qualche strada che conosco
come scrivi bene, piattini! ps in auto sono peggio di te, non vado da nessuna parte senza passare dal “VIA” (la casa dove ho passato l’infanzia). un giorno organizziamo un summit-disorientato?
@ziacris mi consola molto vedere che non sono la sola a perdersi, ma ti giuro è veramente limitante!@mammaepoi dovremmo fare un corso di orienteering, è la volta buona che non ci trovano più!