C’è sempre un modo per far passare le informazioni. Malgrado l’indifferenza, gli offuscamenti e le censure. Così il web ricorda che il 23 ottobre scorso è stata rapita nel sud dell’Algeria, nel campo sahrawi di Rabouni, vicino Tindouf, una cooperante italiana: Rossella Urru.
Da allora sulla questione è sceso un silenzio assordante, riempito da canzoni, conti pubblici, separatismi e farfalle inguinali.
Qualcuno dice che il governo lavora nell’ombra, che la situazione è complicata. Sul fatto che sia complicata non ho dubbi. Il Sahara occidentale è da decenni una spina nel fianco dell’Africa e dell’Europa. E come sempre tanto più spinosa diventa la questione e più difficile da trattare tanto più la si nasconde. Abbiamo esempi illustri.
E poi qui, al di là delle ragioni, c’è il fatto. Una ragazza, e soprattutto una ragazza che ha intrapreso la difficile strada della cooperazione, è da mesi nelle mani di sconosciuti. E per questo abbiamo unito le voci per esprimere un dolore comune alla famiglia, agli amici, e per dire ai media, ed al governo, di non tacere, di agire, e di farci sapere.




Che i governi taccino, lo capisco. Più le trattative sono “discrete” e più alte sono le probabilità di successo e lieto fine. Pero’ si’, il silenzio nei media è scandaloso! In Francia, ogni giorno vengono ricordati gli ostaggi francesi sul tg, con nomi/cognomi, foto e numero di giorni da quando sono stati fatti prigionieri.
quante tragedie ci “dimentichiamo” ogni giorno…grazie di questo post!
ele