perdite e ritrovamenti

Come al solito è solo quando rischi di perdere qualcosa che ti rendi conto di quanto sia importante.
Negli ultimi tempi lo detestavo. Lo chiamavo il malefico, l’incubo. Avrei voluto dimenticarlo. Seppellirlo per sempre. Rimuoverlo dalla mia vita come una carie. Lui, il romanzo. Il mio terzo figlio dalla gestazione infinita. Cuore di mamma e infingardo traditore. Quello che mi aveva alienato le simpatie dei più, che aveva fatto sussurrare ad alcuni ipotesi preoccupanti sulla mia sanità mentale (ma ci sarà veramente questo romanzo, o la poverina annaspa tra pagine bianche?).
Poi c’è stato l’imprevisto.
Basta, avevo detto, ora lo riprendo. Era venerdì e ormai avevo dato fondo a tutti i trucchi più biechi pur di non dover riaffrontare la pagina bianca. Ho aperto il file e la vista dei capitoli da terminare mi ha dato la nausea. “Giro un po’ su Internet”, ho detto, mentendo a me stessa “appena cinque minuti e poi… ” e poi d’improvviso lo schermo si è oscurato.
Una nebbiolina grigia ha ricoperto margini, parole, titoli e personaggi.
Mi sono accanita sui tasti, ho sbattuto il mouse, aggredito le prese ma niente. Il grigio mi aveva inghiottito in un attimo tre anni di lavoro.
“Sono calma” ho detto ad Highlander quando è tornato “sono calmissima”.
“Quando hai fatto l’ultimo back up?” mi ha chiesto lui.
Ho mugugnato qualcosa, evasiva.
Perfortuna ha avuto pietà di me e non ha infierito. Era evidente che il mio equilibrio mentale era già seriamente compromesso.
“Dormiamoci su” ha detto Highlander razionale mentro io cercavo una risposta karmica al disastro.

All’alba del mattino seguente, mentre giacevo stremata dalla notte insonne e piena di incubi, Highlander si è alzato ed è andato a smontare il computer. L’ho trovato che imprecava avvinghiato ai fili mentre cercava di far comunicare tre hard disk fra di loro. Poi ha sollevato la testa e mi ha detto trionfante: “Forse ce l’ho fatta”.
Quando ho visto tutti i miei file precipitarsi finalmente in salvo sul disco di back up mi sono sentita quasi svenire dalla felicità.

Altro che principi azzurri e cavalli bianchi. Le ragioni degli amori che durano a lungo sono in mattine come queste.

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2 Responses to “perdite e ritrovamenti”

  • Anonymous says:

    Erano giorni che vivevo con il cellulare attaccato al collo e proprio quano lo spegnevo la segreteria dell’ospedale mi chiamava per propormi il ricovero ed io non ero mai lì pronta ad accettare!E’ trascorso così un mese preciso dalla prima telefonata e poi… il giorno dopo pasquetta alle ore 9.20 è arrivata di nuovo un chiamata: Signora srebbe diposnibile al ricovero in tarda mattinata! La risposta è stata velocissima, nel timore di passare anche questo turno e quindi comunicazione al marito in ufficio, sms alle amiche per comunicare la cosa, doccia e ultimi preparativi. Finalmente il momento atteso da 5 mesi era arrivato! No, non sono masochista, ma credetemi a quel punto avrei fatto carte false per farmi ricoverare.Sono una persona a cui piace tenere sottocontrollo tutto e il fatto di stare appesa ad un cellulare mi stava veramente mandando ai pazzi. Vi starete chiedendo il nesso tra questo racconto ed il post, bhè devo dire che in questo periodo avere accanto il mio caro Diesel è stata una vera fortuna! Mai una reazione ai miei scatti di rabbia o di impazienza. Solidarietà totale con l’altro “uomo” di casa che pur avendo solo 7 anni, ha tirato fuori una sensibilità da adulto e poi… il ritorno a casa accompagnato da un mazzo di rose gialle ed una frase “Mamma ti possiamo chiamare Frankestein Junior?”Paquita

  • Silvia says:

    Sono fuori tempo massimo, ma, alla ricerca del primo post sul tuo libro, ho letto questo cammeo.Bellissimo, Anna.Silvia

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